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Satelliti più longevi in orbita: i record e le missioni italiane


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L’Italia occupa un posto rilevante tra i satelliti più longevi in orbita con LAGEOS-2, LARES, COSMO-SkyMed 2 e SICRAL 1B. Le loro missioni chiariscono come architetture passive, gestione operativa e ricambio generazionale possano prolungare il valore scientifico, civile e militare

Pubblicato il 30 ott 2026

Alessandro Sannini

Ceo Twin Advisors&Partners Limited



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Nel 1974 un gruppo di radioamatori manda in orbita un satellite di 28,6 chilogrammi. Deve durare tre anni. Nell’ottobre 2026 AMSAT-OSCAR 7 può ancora collegare persone sulla Terra, se riceve abbastanza luce solare. In mezzo ci sono una batteria guasta, ventun anni di silenzio e una ripartenza inattesa. Cinquantuno anni dal lancio, dunque, non significano cinquantuno anni di servizio continuo.

I satelliti più longevi in orbita comprendono relitti, trasmettitori superstiti, strumenti passivi e osservatori riparati dagli astronauti. L’Italia è presente nella geodesia, nell’osservazione terrestre e nelle comunicazioni militari. Seguirne le traiettorie aiuta a capire quanto valore rimanga in un’infrastruttura già costruita.

I satelliti più longevi in orbita tra record e servizi residui

Vanguard 1 è il più anziano tra i satelliti artificiali ancora in orbita. Partito il 17 marzo 1958, ha superato i sessantotto anni. Le trasmissioni si sono fermate nel 1964. È un testimone dell’alba spaziale, non un servizio disponibile: la traiettoria sopravvive anche quando ogni apparato tace.

L’infografica attribuisce a Transit 5B-5, lanciato nel dicembre 1964, il primato delle trasmissioni. Gli osservatori radio documentano segnali intorno a 136,65 MHz, ma discutono l’identificazione con 5B-5 oppure con il compagno di lancio 5E-5. È una questione aperta nelle analisi della comunità, non una riassegnazione ufficiale. Ricevere telemetria, inoltre, non certifica un servizio di navigazione ancora disponibile.

Anni dal lancio, funzioni residue e servizio utile sono misure differenti. La vita di progetto indica invece l’orizzonte per cui un sistema viene dimensionato e verificato: superarlo è possibile, ma prometterlo in anticipo richiede evidenze.

AO-7 e la longevità satellitare dopo ventun anni di silenzio

AO-7 parte il 15 novembre 1974 e orbita a circa 1.450 chilometri. Nel 1981 il guasto alle batterie interrompe le operazioni. Nel 2002 torna a farsi sentire: secondo AMSAT, un cortocircuito si è trasformato in circuito aperto, permettendo ai pannelli solari di alimentare gli apparati. Il componente rimane compromesso, ma smette di bloccare tutto il sistema.

Il ripetitore funziona quando è illuminato; in eclissi manca l’energia necessaria. Anche sotto il Sole possono esserci limitazioni di potenza. Chi lo utilizza deve pertanto adattare i collegamenti alle risorse disponibili.

Separare i circuiti, introdurre ridondanze e prevedere modalità degradate può limitare gli effetti di un guasto. AO-7 resta però un’eccezione: nessun piano industriale può attendere che una batteria cambi comportamento.

LAGEOS e la longevità dei satelliti passivi

LAGEOS-1 arriva in orbita il 4 maggio 1976. Cinquant’anni dopo continua a fare il proprio mestiere senza batterie o trasmettitori. È una sfera di sessanta centimetri, pesante oltre quattrocento chilogrammi, con 426 retroriflettori. Le stazioni terrestri inviano impulsi laser e misurano il tempo del ritorno: da quell’intervallo ricavano la distanza.

La massa elevata rispetto alla superficie e la quota di circa 5.900 chilometri limitano alcune perturbazioni. Le misure aiutano a studiare placche tettoniche, rotazione terrestre e campo gravitazionale. La continuità amplifica il valore della precisione: decenni di dati rendono riconoscibili fenomeni lenti che una campagna breve potrebbe confondere con il rumore.

Le missioni italiane tra i satelliti più longevi in orbita

LAGEOS-2, missione ASI-NASA, parte il 22 ottobre 1992: nell’ottobre 2026 sfiora i trentaquattro anni. A circa 5.620 chilometri, affianca il predecessore nelle misure geodetiche e nelle verifiche dell’effetto Lense-Thirring, legato alla rotazione terrestre.

La stessa scuola prosegue con LARES, lanciato il 13 febbraio 2012 sul primo Vega. La sfera in lega di tungsteno pesa circa 387 chilogrammi e ospita 92 retroriflettori. Dopo quattordici anni il catalogo CEOS lo classifica operativo. È un esperimento passivo: la durata deriva da un’architettura essenziale, progettata per misure di relatività e geodesia. Il Centro ASI di Matera partecipa alle osservazioni laser.

COSMO-SkyMed oltre la vita di progetto

Sul versante industriale spicca COSMO-SkyMed 2, il secondo satellite della prima generazione, da non confondere con CSG-2. Lanciato il 9 dicembre 2007, il 3 giugno 2026 raggiunge le centomila orbite. L’ASI ne documenta l’operatività ben oltre i cinque anni inizialmente previsti, poi estesi a sette. A circa 620 chilometri continua a fornire immagini radar per calamità, infrastrutture e sorveglianza. Quasi diciannove anni di hardware complesso al lavoro.

Il programma coinvolge ASI e Difesa, Thales Alenia Space, Telespazio ed e-GEOS. L’affiancamento della seconda generazione rinnova la capacità conservando continuità: prolungare una missione e introdurre nuove piattaforme possono procedere insieme.

SICRAL tra i veterani italiani ancora attivi

Nelle telecomunicazioni, SICRAL 1B risale al 2009. A diciassette anni dal lancio, Telespazio lo indica ancora tra i satelliti che garantiscono i servizi in banda SHF e UHF, insieme a SICRAL 2 del 2015. Il primo SICRAL, partito nel 2001, è invece dichiarato non più operativo. Includerlo fra i veterani attivi gonfierebbe la classifica italiana con una missione conclusa.

Hubble e la manutenzione che prolunga la vita in orbita

Hubble parte il 24 aprile 1990. Trentasei anni dopo produce scienza: il 19 settembre 2026 completa la duecentomillesima orbita mentre osserva l’ammasso di galassie MACS J0417, nella ricerca della riapparizione della supernova Athena.

La spiegazione della sua longevità è terrestre: manutenzione. Cinque missioni dello Shuttle, tra il 1993 e il 2009, hanno corretto, sostituito e aggiornato parti dell’osservatorio NASA-ESA. La possibilità di intervenire era prevista dal progetto. Ha consentito di rimediare al difetto iniziale dell’ottica e poi di installare strumenti più avanzati. La riparabilità ha prodotto nuova capacità scientifica.

Anche da terra si guadagna tempo. Nel giugno 2024 Hubble riprende le osservazioni utilizzando un solo giroscopio, combinato con altri sensori di orientamento. Alcune operazioni diventano meno efficienti e la scelta dei bersagli incontra limiti aggiuntivi. La missione prosegue grazie a una diversa organizzazione del lavoro della macchina.

Skynet 4C e TDRS, satelliti longevi tra riuso e ricambio

Skynet 4C, lanciato il 30 agosto 1990 con una vita prevista di sette anni, mostra come un apparato possa trovare altri impieghi. Il programma antartico statunitense documenta il suo utilizzo per collegare il Polo Sud con finestre giornaliere di circa sei ore. La traiettoria geosincrona fortemente inclinata consente quella visibilità: definirla semplicemente geostazionaria nasconde il meccanismo del servizio.

La documentazione descrive l’impiego antartico senza certificare l’operatività quotidiana nell’ottobre 2026.

TDRS-6, partito il 13 gennaio 1993, appartiene alla rete NASA che trasferisce dati tra veicoli spaziali e stazioni terrestri. La NASA colloca la prima generazione tra i satelliti ritirati o prossimi al termine della vita e prepara la transizione verso fornitori commerciali. Dal novembre 2024 non assegna nuove missioni alla rete TDRS: anche un’infrastruttura di successo deve organizzare il ricambio.

Quanto vale prolungare la vita operativa dei satelliti

Un anno aggiuntivo può rinviare un investimento, mantenere clienti e coprire l’attesa di una nuova piattaforma. Il vantaggio dipende dal servizio vendibile: un satellite funzionante può offrire capacità insufficienti o richiedere troppe risorse di controllo.

Il conto confronta ricavi aggiuntivi, gestione, assistenza, rischio di interruzione e costo dell’alternativa. Il capitale già speso è un costo passato: conservarlo in orbita non giustifica qualsiasi nuova spesa. Nella ricerca il beneficio può essere una serie scientifica ininterrotta; nelle telecomunicazioni, la continuità dei contratti.

Attenzione alla statistica: i veterani sono sopravvissuti di popolazioni molto più ampie. Guardare soltanto loro fa sparire i guasti precoci. I margini di progetto costano massa, prove e denaro; una costellazione pensata per ricambi frequenti può risultare più razionale di apparati costruiti per durare a ogni costo.

Servizi in orbita per estendere la durata dei satelliti

Nel febbraio 2020 MEV-1 di Northrop Grumman e SpaceLogistics si aggancia a Intelsat 901, fornendogli propulsione e controllo orbitale. Il carico di telecomunicazioni conserva utilità e continua a essere sfruttato. L’estensione dura cinque anni e termina nell’aprile 2025. Il cliente acquista tempo operativo.

L’Europa prepara la propria dimostrazione con RISE, missione ESA affidata all’italiana D-Orbit. L’obiettivo è assistere satelliti geostazionari ancora funzionanti che necessitano di controllo dell’assetto e dell’orbita. Dopo la verifica delle prestazioni è previsto l’avvio commerciale. Il passaggio decisivo sarà dimostrare ripetibilità e convenienza su più interventi.

Per la filiera si aprono lavori precisi: sensori di avvicinamento, agganci, propulsione e diagnostica. Predisporre interfacce accessibili può semplificare l’assistenza. Conviene pensarci prima del lancio, quando modificare un disegno costa meno che raggiungere una macchina lontana migliaia di chilometri.

Satelliti longevi, detriti spaziali e fine della missione

Alle quote elevate la scarsa resistenza atmosferica favorisce permanenze lunghissime: un vantaggio durante la missione, un problema dopo l’abbandono. Il rapporto ESA 2026 segnala che troppi satelliti restano nelle orbite congestionate al termine dell’impiego. Continuare a operare richiede prevenzione delle collisioni e risorse per una conclusione sicura.

I veterani mostrano fin dove arrivino un buon progetto e una gestione competente. La lezione industriale è trasformare la durata in una prestazione utile, aggiornabile e controllata. Ogni anno aggiuntivo va meritato: con dati che servono, collegamenti che funzionano e una responsabilità che continua fino all’ultima manovra.

Approfondimenti e fonti

Fonti consultate il 16 ottobre 2026. Le età sono calcolate alla stessa data. I diversi stati operativi sono riportati con i limiti delle rispettive fonti pubbliche. L’infografica fornita è stata utilizzata come spunto e verificata, senza riprodurla.

NASA e Vanguard 1. Lancio nel 1958 e cessazione delle trasmissioni nel 1964.

Libre Space Community e il caso Transit. Analisi diretta degli osservatori sull’identità del trasmettitore 5B-5 o 5E-5; ipotesi, non conclusione ufficiale.

https://community.libre.space/t/the-transit-mystery/9899

AMSAT e AO-7. Scheda tecnica, vita prevista, guasto del 1981 e ripresa nel 2002.

NASA e i cinquant’anni di LAGEOS. Bilancio scientifico pubblicato il 4 maggio 2026.

ASI e LAGEOS-2. Origine della missione congiunta, orbita e applicazioni scientifiche.

https://www.asi.it/scienze-della-terra/lageos-2

ASI e LARES. Configurazione passiva, retroriflettori, lancio e contributo italiano.

https://www.asi.it/scienze-della-terra/lares

CEOS e lo stato di LARES. Scheda della missione classificata operativa nel catalogo.

https://database.eohandbook.com/database/missionsummary.aspx?missionID=19

ASI e COSMO-SkyMed 2. Comunicato del 3 giugno 2026 sulle centomila orbite e sulla durata della missione.

https://www.asi.it/2026/06/traguardo-storico-nello-spazio-il-satellite-italiano-cosmo-skymed-2-taglia-il-traguardo-delle-100-000-orbite

Telespazio e SICRAL. Servizi di SICRAL 1B e SICRAL 2; SICRAL 1 dichiarato non più operativo.

https://www.telespazio.com/it/business/space-programmes/sicral

NASA e le duecentomila orbite di Hubble. Traguardo del 19 settembre 2026 e osservazioni della supernova Athena.

NASA e le riparazioni di Hubble. Le cinque missioni di manutenzione tra il 1993 e il 2009.

NASA e Hubble con un giroscopio. Ripresa delle osservazioni nel giugno 2024 e modalità di puntamento.

US Antarctic Program e Skynet 4C. Applicazione antartica, orbita inclinata e vita di progetto; scheda priva di conferma operativa quotidiana aggiornata.

https://www.usap.gov/technology/4297

NASA e il sistema TDRS. Generazioni della rete e passaggio verso servizi commerciali.

NASA e il lancio di TDRS-6. Missione STS-54 del 13 gennaio 1993, con rilascio di TDRS-F.

Northrop Grumman e MEV. Funzionamento del servizio e completamento dell’estensione di Intelsat 901 nell’aprile 2025.

https://www.northropgrumman.com/what-we-do/space/space-logistics-services

ESA e RISE. Obiettivi della missione e ruolo di D-Orbit nell’assistenza ai satelliti.

https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Images/2025/09/RISE_Extending_missions_in_geostationary_orbit

ESA e l’ambiente orbitale nel 2026. Rapporto sui detriti e sulla sostenibilità, con dati fino alla fine del 2025.

https://www.esa.int/Space_Safety/Space_Debris/ESA_Space_Environment_Report_2026

Google Search Central e i titoli. Criteri per titoli descrittivi, concisi e senza ripetizioni di parole chiave.

https://developers.google.com/search/docs/appearance/title-link

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