microelettronica

Semiconduttori, Italia avanti tutta: ecco la strategia



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Sulla scia del “Chips Act” Ue, l’Italia ha intrapreso la propria traiettoria verso l’autosufficienza tecnologica e la cybersicurezza, aprendo una nuova era di innovazione e resilienza nella microelettronica. Il contesto nazionale e internazionale, l’esempio della Germania

Pubblicato il 11 ago 2023

Luisa Franchina

Presidente Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche

Tommaso Ruocco

Junior Analyst Hermes Bay



reti chip ia

In un’epoca dominata da rapidi progressi tecnologici e dall’importanza cruciale delle catene di approvvigionamento sicure, l’Europa sta compiendo audaci passi avanti per affermarsi nel mercato globale dei semiconduttori. Ispirandosi al “Chips Act” della Commissione Europea, presentato dalla Commissione nel febbraio 2022, il quale mira a raddoppiare la quota di mercato europea dei semiconduttori dal 10% al 20% entro il 2030, l’Italia ha intrapreso la propria traiettoria verso l’autosufficienza tecnologica e la cybersicurezza, aprendo una nuova era di innovazione e resilienza nella microelettronica.

Il settore dei semiconduttori italiano

Il settore dei semiconduttori italiano, che contribuisce a circa il 3,3% del mercato europeo, ha generato circa 1,6 miliardi di euro di vendite nel 2022. Come mercato di spicco, il settore automobilistico assorbe circa il 40% delle vendite di semiconduttori. Con un valore di produzione industriale di quasi 7 miliardi di euro, l’Italia si posiziona come terzo maggiore produttore di componenti elettronici nell’Unione Europea, enfatizzando ulteriormente l’importanza strategica del settore.

A seguito della ratifica dell’European Chips Act, l’Italia ha abbracciato il proprio “Chips Act” con l’approvazione del Decreto-legge recante “Disposizioni urgenti a tutela degli utenti e in materia di attività economiche e investimenti strategici” (noto come “Decreto Omnibus”) da parte del Consiglio dei ministri. Questa mossa strategica si allinea con l’impegno dell’Europa nel raddoppiare la sua quota di mercato dei semiconduttori, riducendo la dipendenza dalle nazioni non europee.

Gli investimenti dell’Italia nel settore dei semiconduttori

I recenti provvedimenti del 7 agosto, con stanziamenti di 30 milioni da parte del Consiglio dei ministri, oltre al credito d’imposta e agli investimenti di oltre 600 milioni previsti nel Decreto Omnibus, sono integrati da ulteriori finanziamenti significativi. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede 50 milioni per la ricerca e lo sviluppo dei semiconduttori a livello nazionale.

Vittorio Privitera, direttore dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sottolinea l’importanza di tali finanziamenti, inclusi i 40 milioni del progetto Beyond Nano a Catania, provenienti da Regione Sicilia, Cnr e Mur, e i 10 milioni dell’iniziativa europea Ipcei 2.

Gli incentivi alle imprese nel Decreto Omnibus

Entrando nello specifico, al Capo II “Misure Urgenti In Materia Di Asset Strategici E Attività economiche”, sono presenti due articoli dedicati al tema.

L’articolo 5 stabilisce che le imprese residenti in Italia, incluse le organizzazioni stabili di soggetti non residenti, che investono in progetti di ricerca e sviluppo nel settore dei semiconduttori, godono di un incentivo sotto forma di credito d’imposta. Tale incentivo è disciplinato dal regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione Europea, ed è calcolato sui costi ammissibili elencati nell’articolo 25 del medesimo regolamento. Il credito d’imposta è utilizzabile solo in compensazione, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono sostenuti i costi. Le imprese devono ottenere una certificazione attestante l’effettivo sostenimento dei costi e la loro conformità alla documentazione contabile. Il credito d’imposta non influisce sulla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

La partecipazione dell’Italia al partenariato europeo “Chips Joint Undertaking”

L’articolo 6 riguarda la partecipazione dell’Italia al finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo nel settore della microelettronica nell’ambito del partenariato europeo “Chips Joint Undertaking” e per lo sviluppo dell’infrastruttura di ricerca delle nano ed etero-strutture. Per supportare tali iniziative, vengono stanziati finanziamenti aggiuntivi, inclusi un incremento di 6 milioni di euro annui al Fondo per gli Investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST) e di 5 milioni di euro annui al Fondo istituito dall’articolo 23 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83.

Gli oneri derivanti da queste disposizioni vengono finanziati attraverso trasferimenti da varie fonti, tra cui il Fondo nazionale del FIRST e il Fondo istituito dall’articolo 23 del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17.

In sintesi, l’articolo 5 promuove l’investimento in ricerca e sviluppo nella microelettronica mediante crediti d’imposta, mentre l’articolo 6 sostiene la partecipazione italiana a programmi europei di ricerca e lo sviluppo delle nano ed etero-strutture attraverso finanziamenti supplementari. Entrambi gli articoli mirano a promuovere l’innovazione tecnologica nel settore delle tecnologie dei semiconduttori e delle microelettroniche, con un occhio alla cooperazione internazionale e allo sviluppo infrastrutturale.

Il Comitato Tecnico permanente per la Microelettronica nel Mimit

Quest’approccio poliedrico è ulteriormente rafforzato dalla creazione di un Comitato Tecnico permanente per la Microelettronica all’interno del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Il Comitato Tecnico assume un ruolo centrale nell’orchestrare e monitorare l’attuazione delle politiche pubbliche, guidando efficacemente la traiettoria dello sviluppo della microelettronica in Italia. Inoltre, la partecipazione attiva del comitato in forum e organizzazioni internazionali sottolinea l’impegno globale dell’Italia, allineandosi perfettamente allo spirito generale del “Chips Act”.

Le opportunità per l’industria italiana

Come sottolinea Filippo Girardi, Presidente di ANIE Federazione, il “Chips Act” rappresenta un’opportunità straordinaria per l’industria elettronica italiana. Questa legislazione innovativa non solo migliora la sicurezza delle catene di approvvigionamento, ma aumenta anche la resilienza tecnologica e crea nuove opportunità di crescita commerciale. È importante notare che le vendite di microelettronica in Italia nel 2022 hanno raggiunto un significativo ammontare di 1,6 miliardi di euro, costituendo circa il 3,3% del mercato europeo più ampio (fonte: WSTS – World Semiconductor Trade Statistics). La centralità di questo settore nell’industria automobilistica ne sottolinea l’importanza, con quasi il 40% delle vendite totali di semiconduttori attribuite a questo settore.

Il contesto internazionale

Il piano strategico che guida la rinascita della microelettronica in Italia trova ispirazione soprattutto in controparti globali, come nel “CHIPS and Science Act” degli Stati Uniti. Promosso dal Presidente Joe Biden, questa legislazione mira a rafforzare le catene di approvvigionamento nazionali dei semiconduttori e a elevare la sicurezza nazionale. Tuttavia, nonostante l’assegnazione considerevole di 52,7 miliardi di dollari per l’industria dei semiconduttori, la distribuzione di questi fondi rimane un impegno in corso. La Segretaria al Commercio, Gina Raimondo, sottolinea che, sebbene la distribuzione dei fondi sia pronta per cominciare nei mesi a venire, una preparazione accurata e la dovuta diligenza rimangono fondamentali per garantire un utilizzo ottimale.

La Germania pioniera in Europa

Nel panorama europeo, tuttavia, i vari Stati Membri stanno adottando misure e strategie divergenti con tempistiche relativamente diverse. Tra i paesi più pioneristici si rileva la Germania, paese membro che emerge come beneficiario principale dell’European Chips Act, contraddistinto da cospicui investimenti in infrastrutture e ricerca di semiconduttori. Il paese intende investire circa 20 miliardi di euro per ridurre la dipendenza dalla Corea del Sud e Taiwan nella catena di approvvigionamento dei chip. Berlino ha recentemente annunciato investimenti notevoli in fabbriche di semiconduttori, come il piano di spesa di oltre 30 miliardi di euro da parte di Intel per impianti di produzione di chip a Magdeburgo. Inoltre, è di recente notizia l’annuncio da parte della Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), un gigante del settore, di voler stabilire una struttura di produzione di semiconduttori in Germania. Superando gli ostacoli iniziali come i costi di produzione elevati e le disparità gestionali, l’impegno di TSMC ad investire 10 miliardi di euro in una struttura a Dresda, potenzialmente sovvenzionato fino al 50% dal governo tedesco in collaborazione con pilastri dell’industria europea come Bosch, Infineon e NXP, rappresenta un passo significativo verso la riformulazione del panorama dei semiconduttori in Europa. Questa collaborazione non solo consolida la posizione della Germania come hub emergente per i semiconduttori, ma sottolinea anche la determinazione dell’UE nel coltivare un ecosistema competitivo di semiconduttori.

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