Tutela della proprietà intellettuale: la strategia italiana e il ruolo delle tecnologie digitali - Agenda Digitale

contraffazione e pirateria

Tutela della proprietà intellettuale: la strategia italiana e il ruolo delle tecnologie digitali

Con l’esplosione del digitale e l’uso massivo dell’eCommerce è evidente che una strategia di tutela della proprietà intellettuale debba passare da soluzioni tecnologiche e modelli di enforcement online capaci di contrastare la pirateria anche a livello transfrontaliero. Come si sta muovendo l’Italia e quali sono i rischi

11 Mag 2021
Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)

Nei giorni scorsi, il Ministero dello sviluppo economico ha presentato le Linee di intervento strategiche sulla proprietà industriale, un piano per la promozione della cultura dell’innovazione e degli strumenti di tutela e valorizzazione della proprietà industriale (PI) condiviso da tutti i soggetti la cui azione incide sul sistema produttivo: policy maker, amministrazioni pubbliche, sistema imprenditoriale e sindacale, mondo accademico e della formazione, ordini professionali e consulenti, consumatori e utenti.

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Le Linee di intervento tengono conto di quanto indicato dal Piano di azione della Commissione UE “Sfruttare al meglio il potenziale innovativo dell’UE – Piano di azione sulla proprietà intellettuale per sostenere la ripresa e la resilienza dell’UE”, adottato il 25 novembre 2020.

Il documento del MISE delinea la strategia e gli interventi nazionali per rispondere a cinque sfide individuate per rafforzare la protezione e l’applicazione della PI, garantendo uno sforzo congiunto per la ripresa economica:

  • migliorare il sistema di protezione della PI,
  • incentivare l’uso e la diffusione della PI, in particolare da parte delle PMI,
  • facilitare l’accesso ai beni immateriali e la loro condivisione, garantendo nel contempo un equo rendimento degli investimenti,
  • garantire un rispetto più rigoroso della proprietà industriale,
  • rafforzare il ruolo dell’Italia nei consessi europei e internazionali sulla proprietà industriale.

Il documento, ora posto in consultazione, definisce anche l’urgenza di un intervento che contribuisca alla elaborazione di una politica capace di governare la rivoluzione digitale che sta cambiando la società, introducendo strumenti in grado di sfruttarne a pieno le potenzialità e di mitigarne i rischi.

Secondo il MISE, si tratta di una rivoluzione che sta modificando l’economia per come l’abbiamo fin qui conosciuta, trasformandola nell’economia della conoscenza.

Tecnologia, conoscenza e proprietà industriale

Tecnologia e conoscenza sono ormai divenute le coordinate essenziali per la crescita di ogni sistema economico; e questi sono elementi che da sempre contraddistinguono il genio italiano e che, nell’immaginario collettivo, rappresentano caratteristiche importanti del Made in Italy.

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L’innovazione, intesa come applicazione della conoscenza per creare processi più efficaci e nuovi prodotti o per rendere quelli già disponibili più rispondenti alle esigenze di una società in costante evoluzione, è alla base di gran parte della crescita economica.

In questo scenario i diritti di proprietà industriale (DPI) rivestono un ruolo cruciale poiché consentono di proteggere le idee, le opere e i processi frutto dell’innovazione, assicurando un vantaggio competitivo a chi li ha ideati; aprono la possibilità di valorizzare l’innovazione acquisendo nuovi mercati e offrono la possibilità di continuare a investire sul futuro.

Pandemia e crescita della contraffazione

L’iniziativa del MISE arriva in un contesto, quello della pandemia, dove la crescita esponenziale di e-commerce e distribuzione digitale di contenuti ha anche accentuato i rischi connessi alla contraffazione ad alla pirateria.

Nei giorni scorsi, a fronte di dati che testimoniano, ad esempio, l’aumento di casi di contraffazione dei vaccini e di attività illegali legate alla pandemia Covid-19, il Consiglio d’Europa ha inviato ai governi nuove raccomandazioni, sulla base della Convenzione sulla contraffazione di prodotti medici e reati simili che minacciano la salute pubblica (Convenzione Medicrime). Il Comitato Medicrime ha elencato in un paper tredici misure da adottare per prevenire e combattere la circolazione di vaccini contraffatti sul mercato, in particolare vaccini con falsa identità o falsa fonte.

Il fenomeno ovviamente non si limita ai farmaci ma, come avvenuto nel mondo tradizionale, impiega in modo molto efficace le nuove tecnologie per incrementare la distribuzione e realizzare nuovi profitti.

Già nel giugno del 2020 l’EUIPO aveva pubblicato il rapporto 2020, che racchiudeva le principali evidenze  e  implicazioni della contraffazione in Europa,  emerse dai più recenti studi EUIPO, OCSE ed Europol, offrendo una interessante visione d’insieme sul ruolo fondamentale degli IPR e sulla pericolosità della contraffazione nel contesto socio-economico dell’UE.

I dati confermavano l’entità e la crescita della contraffazione negli ultimi anni: nel solo settore dei cosmetici le mancate vendite sono aumentate di oltre 2,5 miliardi di euro a livello UE, raggiungendo in Italia il valore complessivo annuo di 935 milioni, pari al 11,9% delle vendite nel settore.

La tecnologia nel contrasto alla contraffazione

Come detto, con l’esplosione delle tecnologie digitali e l’uso massivo dell’eCommerce è oltremodo evidente che una strategia di tutela dei prodotti oggetto di IPR debba passare proprio attraverso soluzioni tecnologiche e modelli di enforcement online capaci di contrastare, anche in modalità transfrontaliera il fenomeno.

Come è stato possibile osservare grazie anche all’esperienza di realtà come DCP, una content protection company attiva da tempo sul fronte online, ciò che diviene oggi essenziale è disporre di tecnologie, che coinvolgono anche elementi di intelligenza artificiale, per individuare la presenza di offerte illegali e contrastarle efficacemente. Oggi queste realtà dedicate hanno a disposizione robot programmati da esperti suddivisi per aree di mercato globali e settori di riferimento scandagliano siti e offerte di aste online o canali web per identificare le copie contraffatte o illecitamente riprodotte che colpiscono i titolari di brand o di contenuti digitali. Si tratta, come scritto sopra, di uno sviluppo reso possibile dall’innovazione dei software di intelligenza artificiale e dai processi di machine learning e image recognition.

Le imprese alimentano i database con informazioni sui prodotti e liste di contenuti digitali e i programmatori “addestrano” i robot che “girano” sui siti di riferimento identificando le offerte illegali e procedendo all’invio di milioni di notice & take down per la loro rimozione, alla deindicizzazione di milioni di pagine dai principali motori di ricerca, o forniscono sofisticate prove digitali per assistere gli uffici legali nelle azioni giudiziarie.

Il monitoraggio robotizzato del web passa al vaglio della logica di attribuzione delle priorità definita dagli esperti (onde evitare errori o falsi positivi) e i sistemi informatici inviano le notifiche con procedure che possono spaziare dal manuale al completamente automatico, ai servizi di rimozione o di contrasto all’illegalità dei maggiori siti di aste online, alle piattaforme di social media dove avviene parte dell’attività di marketing per promuovere i siti illegali o, nel caso di musica e film, alla piattaforme di hosting, ai siti di video sharing e ai motori di ricerca. I big data generati dall’approccio tecnologico multilivello vanno poi ad alimentare un complesso sistema di business e enforcement intelligence che diventa uno strumento prezioso per la difesa a 360° del complesso dei diritti di proprietà intellettuale e industriale di chi si affida a questi servizi di content protection.

Come abbiamo avuto modo di vedere, una strategia efficace deve avere al centro le tecnologie digitali e un’ampia capacità di reazione anche in cooperazione con le istituzioni dedicate.

La proposta di Regolamento Ue, Digital Services Act

Un ultimo accenno vale la pena di riservarlo anche alla recente proposta di regolamento sul DSA (Digital Services Act) presentata dalla Commissione EU.

Nell’ambito della proposta vi sono elementi essenziali che devono assolutamente integrarsi con la strategia per la tutela dell’IPR. Gli aspetti riguardanti il ruolo delle piattaforme e la loro responsabilità nel contrasto ai contenuti o prodotti illegali, l’individuazione dei “trusted flaggers” ovvero di realtà riconosciute e certificate per l’invio di segnalazioni e gli aspetti riguardanti il cosiddetto principio KYBC (know your business customer).

Le piattaforme online sono obbligate a ricevere, archiviare, fare sforzi ragionevoli per valutare l’affidabilità dei professionisti che utilizzano i loro servizi e pubblicare informazioni specifiche sui professionisti che utilizzano i loro servizi, qualora tali piattaforme online consentano ai consumatori di concludere contratti a distanza con tali professionisti.

Solo con un’applicazione integrate di queste strategie internazionali e nazionali sarà effettivamente possibile contrastare in modo efficace i fenomeni di contraffazione e violazione dei diritti di IP a livello globale.

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