Lead, valutazione dell’usato, pricing, rotazione dello stock, pianificazione dell’officina: una parte crescente delle decisioni che scandiscono il lavoro quotidiano di una concessionaria passa oggi attraverso dati e strumenti digitali. L’intelligenza artificiale sta entrando proprio in questi processi, non sostituendoli, ma modificando la velocità con cui le informazioni vengono elaborate e il modo in cui vengono utilizzate per prendere decisioni.
È un cambiamento che interessa una filiera molto più ampia della sola produzione. In Europa l’automotive impiega 13,8 milioni di persone, pari al 6,1% dell’occupazione complessiva[1]: solo 3,5 milioni lavorano nella manifattura, mentre una parte rilevante degli addetti opera nei trasporti e nelle attività legate a distribuzione, vendita, officine, ricambi, logistica e post-vendita[2].
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AI nelle concessionarie: il contesto italiano
Anche in Italia la filiera automotive presenta un nucleo industriale inserito in un contesto economico più ampio: secondo ANFIA, il settore automotive nel suo complesso, includendo industria e servizi, occupa 1,02 milioni di addetti, mentre 273.000 lavorano nella produzione industriale. La sola componentistica conta 168.000 addetti, distribuiti in 2.134 imprese[3].
Negli ultimi anni questi segmenti hanno visto crescere la complessità operativa: gestione dei lead, valutazione dell’usato, pianificazione dell’officina, definizione dei prezzi, rotazione dello stock, relazione con il consumatore. Processi che continuano a funzionare, ma che operano in un contesto sempre più frammentato, dinamico e competitivo, caratterizzato da una crescente pressione sui margini.
Per le concessionarie, dove la redditività media si attesta sotto l’1%, il tema diventa quindi capire dove la tecnologia possa intervenire non semplicemente per automatizzare un’attività, ma per rendere più efficienti processi che incidono direttamente sulla redditività stessa. La questione è particolarmente rilevante proprio quando i processi esistenti continuano a funzionare.
L’inefficienza, infatti, non coincide necessariamente con un processo che si interrompe: può tradursi in tempi decisionali più lunghi, informazioni non pienamente utilizzate, opportunità commerciali non intercettate o stock gestiti con minore tempestività. È in questo spazio che l’intelligenza artificiale sta iniziando ad assumere un ruolo concreto nella distribuzione automotive.
Come cresce l’adozione dell’AI nelle concessionarie
I dati disponibili sul mercato statunitense, più avanzato nell’adozione di questi strumenti, mostrano quanto rapidamente stia evolvendo il fenomeno. Secondo l’Urban Science–Harris Poll 2025[4], l’AI è già utilizzata dal 42% dei dealer nel sales tracking, dal 38% nella gestione dell’inventario e dal 37% nell’automazione della risposta ai lead.
Se si considerano anche i concessionari che intendono adottarla o aumentarne l’utilizzo, le percentuali salgono rispettivamente all’89%, all’86% e all’83%. Il 62% segnala inoltre un miglioramento dell’efficienza nei processi di vendita e marketing e il 51% un incremento delle vendite e dei ricavi.
Una tendenza confermata dal più recente Cox Automotive AI in Auto Retail Tracker[5], secondo cui nel 2026 l’82% dei dealer statunitensi utilizza già strumenti di AI, principalmente per automatizzare attività routinarie o complesse e coordinare il follow-up con i clienti. Il dato interessante, tuttavia, non è soltanto il livello di adozione: circa un dealer su tre non misura ancora l’impatto dell’AI o non ha chiarezza su come venga misurato. Un dato che evidenzia come alla rapida diffusione degli strumenti non corrisponda ancora, in tutti i casi, una capacità altrettanto strutturata di misurarne l’impatto.
Automazione e nuove competenze professionali
Automatizzando le attività ripetitive — risposta ai lead, follow-up, programmazione degli appuntamenti, analisi dello stock, parte dei processi amministrativi — la tecnologia libera tempo per ciò che richiede relazione, interpretazione e decisione commerciale. È probabilmente questo uno degli effetti più rilevanti sul lavoro in concessionaria: l’AI non elimina la necessità delle competenze professionali, ma ne modifica progressivamente il baricentro.
Non significa trasformare le figure commerciali e operative in specialisti di intelligenza artificiale. Significa, però, sviluppare una maggiore familiarità con gli strumenti digitali già presenti nei processi della concessionaria e, soprattutto, la capacità di comprendere, interpretare e verificare le informazioni che questi sistemi restituiscono.
È in questo senso che McKinsey[6] parla di competenze emergenti come il prompting e la model stewardship, ovvero capacità legate all’interazione con i sistemi AI e alla supervisione dei loro risultati; mentre secondo il Cox Automotive AI Readiness in Auto Retail Study, il 66% dei dealer dichiara di avere bisogno di più formazione sull’intelligenza artificiale[7], non per imparare a programmare modelli, ma per comprendere come integrarla nei processi quotidiani.
Governare l’AI nei processi delle concessionarie
Tuttavia, come ogni tecnologia che automatizza processi, anche l’AI porta con sé alcuni rischi: dalla qualità dei dati alla sicurezza informatica. Rischi che richiedono piattaforme solide e una governance ben definita. Le soluzioni SaaS oggi disponibili integrano infatti controlli, aggiornamenti continui, standard di sicurezza elevati e sistemi di monitoraggio che riducono drasticamente la possibilità di errori.
Il presidio umano resta centrale non in contrapposizione all’automazione, ma proprio perché aumenta la quantità di informazioni e indicazioni che possono concorrere a una decisione: due dirigenti su tre ritengono che sistemi più chiari di governance e responsabilità permetterebbero di utilizzare meglio l’intelligenza artificiale nei processi decisionali[8], mentre il 53% delle organizzazioni considera governance e framework etici tra gli elementi fondamentali per portare l’AI dai progetti pilota a un utilizzo su larga scala[9].
La trasformazione in atto nella distribuzione automotive mostra con chiarezza che l’impatto dell’intelligenza artificiale non riguarda solo l’adozione della tecnologia, ma il modo in cui le concessionarie organizzano il lavoro, prendono decisioni e gestiscono la complessità quotidiana. L’AI è già presente nei processi chiave — lead, usato, officina, pricing, stock — e la sua adozione cresce rapidamente. Non sostituisce i ruoli, ma li ridefinisce, ampliando le competenze, dalla lettura dei dati alla capacità di interpretare modelli predittivi e integrarli nelle decisioni operative quotidiane.
In un mercato caratterizzato da margini contenuti e da una crescente complessità operativa, la differenza sarà sempre meno nella disponibilità della tecnologia — destinata a diventare progressivamente accessibile — e sempre più nella qualità con cui verrà integrata nelle decisioni quotidiane della concessionaria.
L’AI sta cambiando anche il cliente in concessionaria
C’è infine un secondo cambiamento che la distribuzione automotive dovrà considerare: l’intelligenza artificiale non sta modificando soltanto il modo in cui lavora il dealer, ma anche il percorso con cui il consumatore arriva alla scelta dell’auto. Il 63% dei consumatori statunitensi dichiara che probabilmente o sicuramente utilizzerà strumenti di AI nel prossimo processo di acquisto di un veicolo, mentre soltanto il 29% dei dealer ha iniziato ad adeguarsi alla ricerca basata sull’intelligenza artificiale[10].
Dalla ricerca online alla relazione commerciale
Il consumatore può quindi arrivare al contatto con la concessionaria dopo aver utilizzato l’AI per confrontare modelli, prezzi e caratteristiche. Per il dealer significa confrontarsi con un cliente potenzialmente più informato e con percorsi di ricerca meno lineari rispetto al passato, ma anche ripensare il modo in cui informazioni, offerta e relazione commerciale vengono organizzate lungo il customer journey.
È su questo doppio fronte che si sta giocando la fase successiva dell’AI nella distribuzione automotive. Da una parte, strumenti sempre più presenti nei processi interni; dall’altra, consumatori che iniziano a utilizzarli prima ancora di entrare in concessionaria.
La questione, quindi, non è più soltanto quanto rapidamente l’AI verrà adottata, ma quanto efficacemente verrà integrata nei processi, nei dati e nelle piattaforme che il dealer utilizza ogni giorno e quanto chiaramente sarà possibile misurarne i risultati. A fare la differenza sarà la capacità di trasformarla in decisioni migliori, processi più efficienti e una relazione con il cliente coerente con un percorso d’acquisto che sta cambiando.
Note e fonti
[1] https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/automotive-industry_en ↩
[2] ibidem ↩
[3] https://www.anfia.it/it/associazione/numeri-della-filiera ↩
[4] https://content.urbanscience.com/hubfs/UrbanScience_Harris_Poll_Study.pdf ↩
[5] https://www.coxautoinc.com/press-releases/new-cox-automotive-ai-in-auto-retail-tracker/ ↩
[6] https://www.mckinsey.com/industries/automotive-and-assembly/our-insights/ai-is-already-rewiring-the-aftermarket-and-services ↩
[7] https://www.coxautoinc.com/insights/automotive-dealers-are-ready-for-ai-to-deliver-outcomes-and-skip-the-hype-according-to-new-cox-automotive-study/ ↩
[8] https://www.capgemini.com/gb-en/news/press-releases/in-a-shift-from-ai-hype-to-ai-realism-organisations-are-increasing-their-ai-investmentswith-a-focus-on-long-term-value/ ↩
[9] https://www.capgemini.com/insights/research-library/AI-perspectives-2026/ ↩
[10] https://www.coxautoinc.com/press-releases/new-cox-automotive-ai-in-auto-retail-tracker/ ↩























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