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la critica

AcquistinretePA, bug e problemi che complicano l’uso del portale Consip

Il restyling del portale AcquistinretePA introduce molte novità che rendono più immediate le modalità di inserimento e gestione dei prodotti a catalogo per tutti gli operatori economici registrati, ma lascia insolute diverse criticità che rendono la vita difficile ai dipendenti pubblici, a prescindere dalle loro competenze

12 Mar 2018

Pierluigi Piselli

avvocato, Studio Piselli & Partners


Da pochi giorni il portale di e-procurement più utilizzato in Italia ha subito un vero e proprio intervento di restyling.

Il nuovo portale AcquistinretePA di Consip è già online e numerose sono le novità: nuove le vetrine delle iniziative e le schede riassuntive, nuova la visualizzazione del catalogo, nuovo il carrello, nuovo il cruscotto dell’utente, e nuovo il motore di ricerca dei prodotti.

Certamente le modifiche apportate concorreranno a rendere più intuitive, e quindi più immediate, le modalità di inserimento e di gestione dei prodotti a catalogo per tutti gli operatori economici registrati, con una maggiore visibilità dei beni e servizi acquistabili dal portale.

Tuttavia, l’operazione di maquilage della piattaforma lascia ancora insolute molte criticità, che ostacolano ancora oggi il necessario ammodernamento della PA.

Piattaforme elettroniche della PA: intervenire su formazione e competenze

Infatti, se è vero che è stata semplificata la fruibilità della piattaforma per l’operatore economico, permane comunque la problematica circa il dislivello di competenze tecniche tra il privato concorrente e i soggetti che all’interno delle Amministrazioni sono deputati all’utilizzo degli strumenti elettronici.

La questione non è certamente trascurabile, specie se si considera che, nonostante le annunciate e oramai prossime misure di riduzione delle stazioni appaltanti in Italia, strumenti come il MePA sono (rectius, debbono essere) utilizzati da qualsiasi Amministrazione, a prescindere dall’ottenimento o meno della qualificazione di cui all’art. 38 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. n. 50/2016), almeno per la fornitura di beni e servizi di importi inferiori ai 40.000,00 euro.

Pertanto tutte le Amministrazioni hanno l’esigenza di formare (ed aggiornare) i propri dipendenti per un corretto e consapevole utilizzo delle piattaforme elettroniche della PA.

A questa problematica (che dipende essenzialmente dalla sensibilità delle amministrazioni procedenti) se ne aggiunge una di carattere operativo-metodologico, che non può certamente essere risolta dalle singole stazioni appaltanti, in quanto richiede un ripensamento dell’attuale sistema di eProcurement, caratterizzato da diverse criticità.

In primo luogo vi è che l’Ente Pubblico ha la piena responsabilità della legittimità e dell’economicità degli appalti stipulati sul MePA, in quanto Consip (salvo le verifiche a campione) non esegue alcun controllo sulle Imprese, nè sulle procedure, nè sulle offerte del catalogo.

Ciò significa che per utilizzare il MePA si devono affrontare le stesse tipologie di rischio degli appalti tradizionali e sono necessarie quelle stesse competenze giuridiche richieste per le gare non digitali.

Ma vi è di più.

eProcurement ancora gravato da bug e complessità di gestione

Infatti, l’attuale sistema di eProcurement sconta la mancanza di una vera centralizzazione dei sistemi di verifica dei requisiti, gestiti il più delle volte da Enti terzi con piattaforme diverse e non dialoganti tra loro.

Basti pensare al necessario ricorso al sistema AVCPass, esterno al MePA e gestito dall’ANAC.

Un sistema sorto e ancorato alle regole stabilite dal previgente D.Lgs. n. 163/2006, che necessita un allineamento con le nuove regole dettate dall’attuale Codice dei Contratti Pubblici, oltre che di una maggiore stabilità in termini di connettività (il sistema spesso si disconnette, provocando il reset delle verifiche che si stavano compiendo).

E che soffre di veri e propri bug mai corretti.

Tra i tanti, è sufficiente richiamare le FAQ n. 16, aggiornate al 30 agosto 2017, pubblicate sul sito istituzionale dell’ANAC: alla domanda “Come deve essere classificato in sede di creazione del PassOE il ruolo del subappaltatore indicato dal partecipante?” si legge che “Ai soli fini della creazione del PassOE, il subappaltatore indicato dal partecipante deve generare la propria componente AVCpass classificandosi come “Mandante in RTI”. Il partecipante genererà il PassOE con il ruolo di “Mandataria in RTI”.

Ma le problematiche connesse all’utilizzo del sistema vanno ben al di là del mancato coordinamento con la vigente normativa.

Infatti, al momento attuale, il sistema AVCPass è uno strumento di verifica poco duttile, che non consente in certi casi all’Amministrazione procedente di compiere delle modifiche in itinere, rispetto a esigenze estemporanee connesse al controllo dei requisiti sul soggetto aggiudicatario che abbia subito delle modifiche soggettive (ad esempio in caso di cessione di ramo d’azienda).

Peraltro, in totale antitesi rispetto alle esigenze di semplificazione della macchina burocratica, per gli appalti di importo inferiore a 40.000 euro, le Amministrazioni debbono effettuare le verifiche non attraverso l’AVCPass, ma direttamente con gli Enti Certificatori, con tutte le lungaggini che ne derivano, chiaramente incompatibili con la snellezza e la rapidità proprie di queste tipologie di affidamenti.

Da qui la sensazione che il sistema di eProcurement in vigore, pur semplificato da un punto di vista grafico e funzionale, mantiene inalterata una complessità di gestione che grava sui dipendenti delle Amministrazioni, a prescindere dal grado di consapevolezza e di aggiornamento all’utilizzo degli strumenti di approvvigionamento.

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