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Il bilancio

Codice Contratti, Anac: “Questi i nostri obiettivi e prossime sfide”

di Ida Angela Nicotra, Consigliere Autorità Nazionale Anticorruzione

17 Lug 2017

17 luglio 2017

L’Anac dovrebbe rappresentare un presidio nella lotta alla corruzione. Tante le forme di vigilanza collaborativa avviate con le amministrazioni e l’arrivo di istituti nuovi, come il whistleblowing, anche se restano alcune criticità

Per L’Autorità Nazionale Anticorruzione è tempo di bilanci. Adesso al giro di boa, l’Anac è oramai conosciuta per le sue reali capacità di intervento che gli derivano dall’essere un’Autorità amministrativa indipendente, con un ruolo ben definito, distinto da quello di altri poteri dello Stato, primo fra tutti il potere giurisdizionale. Il compito che la legge ha conferito alla nuova Authority è di rappresentare un presidio nella lotta alla corruzione. La prevenzione  costituisce la strategia migliore, come dimostrano altre esperienze comparate che prediligono sistemi anticipatori rispetto a quelli di carattere repressivo. In un edificio ordinamentale la complementarietà tra prevenzione e repressione è fondamentale per provare a sconfiggere i fenomeni corruttivi.

L’Anac ha assunto un ruolo centrale con il nuovo Codice dei Contratti  che si è sviluppato intorno all’idea che gli appalti pubblici devono essere regolati nella prospettiva di coniugare la tutela della concorrenza e del mercato con il contrasto alla  corruzione e alla criminalità organizzata.

In particolare, il decreto legislativo n. 50 del 2016 ha compiuto scelte coraggiose, in primo luogo, prevedendo il potere in capo all’Anac di adottare linee guida attuative delle disposizioni primarie; vale a dire di atti di regolazione flessibili scritti dopo aver consultato i portatori d’interesse, secondo il principio di democrazia partecipativa.

Così si è proceduto alla redazione di sette linee guida su argomenti di fondamentale importanza (fra cui il responsabile unico del procedimento, la progettazione, l’offerta economicamente più vantaggiosa). Nella predisposizione di tali atti l’Anac si è attenuta ad alcuni principi comuni, primo fra tutti quello di realizzare testi “leggeri” e di facile comprensione, al fine di semplificare il quadro normativo. L’Anac, inoltre, ha ritenuto opportuno, prima dell’approvazione definitiva e senza un obbligo previsto dalla legge, di richiedere il parere del Consiglio di Stato. Con l’approvazione del c. d. Correttivo del codice (decreto legislativo n. 56 del 2017), l’Autorità ha dovuto rimodulare gli atti di regolazione alla luce delle modifiche apportate dalle nuove disposizioni normative.

Fra le novità positive contenute nel decreto legislativo n. 56 del 2017 spicca la riscrittura del rating d’impresa che – come suggerito da un atto di segnalazione inviato al Parlamento e al Governo da Anac – viene adesso trasformato in un criterio premiale delle offerte, da prevedersi su base volontaria. Nel corso del 2016 è proseguita l’attività di vigilanza collaborativa dell’Autorità Anticorruzione; essa anzi risulta rafforzata rispetto al passato in quanto il Codice dei contratti ha previsto espressamente tale potere, prima attribuito solo in virtù di un regolamento interno dell’Anac. Molto numerose sono state le richieste pervenute ad Anac da parte delle amministrazioni di attivazione di Protocolli di vigilanza collaborativa, con un aumento del 69% rispetto al precedente anno.

Si tratta di uno strumento ritenuto utile dalle amministrazioni, perché è un modello innovativo di vigilanza, che si declina in una sorta di dialogo continuo e costante con le Stazioni appaltanti che chiedono all’Autorità osservazioni preventive per l’adozione formale degli atti di gara sulla corretta e uniforme interpretazione della normativa o  indicazioni di best practices, al fine di prevenire le criticità nel sistema degli appalti pubblici.

La vigilanza collaborativa tende a ricalcare la struttura di presidio  preventivo  sugli affidamenti svolto da Anac sul grande evento Expo, che OCSE ha individuato come best practice. Da recente le vigilanze collaborative hanno riguardato la ricostruzione post sisma, l’emergenza e diversi interventi in aree da bonificare, come quella di Bagnoli – Coroglio.

Il correttivo aveva cancellato la raccomandazione vincolante ed in effetti l’istituto mostrava qualche criticità; la recente “manovrina” ha previsto una nuova e più efficace misura che attribuisce ad Anac, oltre ad una nuova forma di raccomandazione, anche un generale potere di impugnazione dei provvedimenti di gara davanti al giudice amministrativo nei casi di mancata rimozione da parte delle stazioni appaltanti delle illegittimità riscontrate. Un istituto in chiaro scuro è quello del whistleblowing; se da una parte si è registrato un aumento significativo delle segnalazioni, 235 nel 2015, 252 nel 2016 e 260 nei primi sei mesi dell’anno in corso, dall’altra persistono, invece, criticità sia con riferimento al quadro normativo non del tutto esaustivo sul versante della tutela antidiscriminatoria del segnalante, sia rispetto al reale significato dell’istituto, utilizzato per far emergere problemi di carattere personale piuttosto che fatti illeciti avvenuti nel luogo di lavoro.

L’istituto del whistleblowing va incoraggiato proprio perché, coinvolgendo la parte migliore dell’amministrazione, costituisce una svolta culturale nella politica di prevenzione della corruzione. E i primi segnali positivi, comunque, ci sono. Grazie ad alcuni whistleblower, infatti, sono state scoperte diverse irregolarità che riguardano il settore degli appalti e del personale.

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