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Tecnologia e salute

Blockchain per migliorare la Sanità, ecco come

Diventata di moda insieme ai Bitcoin, la Blockchain può essere determinante anche nella sanità. Come? Per verificare l’identità del paziente, tenere traccia delle prescrizioni o riguardare la corretta applicazione dei protocolli. Vista la gran mole di dati, serve però un approccio comune e condiviso specie per la privacy

18 Dic 2017

Giovanni Maglio

avvocato, responsabile eHealth e Privacy del L.E.G. (Laboratorio eGovernment) dell’Università del Salento


La tecnologia base dei bitcoin, la Blockchain, può servire a migliorare i servizi sanitari, a vantaggio del paziente e del sistema. Vediamo come. 

Con la parola blockchain, diventata molto di moda insieme a Bitcoin, della quale costituisce la parte più interessante, si fa riferimento ad una tecnologia che lega due strumenti già ampiamente utilizzati in ambito digital e che insieme promettono di rivoluzionare moltissimi settori, tra cui, appunto, la sanità.

Blockchain, dicevamo, lega il controllo diffuso peer-to-peer alla crittografia più avanzata in modo da rendere estremamente sicura l’attività di raccolta e tracciamento delle informazioni.

L’etimo della parola, infatti, deriva dall’unione di due parole block e chain, che rispettivamente significano “blocco” e “catena”: catena di blocchi, quindi.

Ebbene, la tecnologia Blockchain permette di creare e gestire un grande database distribuito per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete; ogni nodo è chiamato a vedere, controllare e approvare tutte le transazioni creando una rete che permette la tracciabilità e l’immodificabilità di tutte le transazioni registrate ed entrate a far parte della “catena”.

Ciascun blocco, a sua volta, è anche un archivio per tutte le transazioni e per tutto lo storico di ciascuna transazione che, proprio per essere approvate dalla rete e presenti su tutti i nodi (Block) della stessa, sono immodificabili, grazie all’uso di strumenti crittografici che garantiscono la massima sicurezza di ogni transazione.

Una struttura del genere rende, quindi, superflua la intermediazione di parti fiduciarie che sinora hanno svolto un ruolo preminente nella tenuta di registri di vario genere e che costituiscono uno degli ontologici presupposti della P.A.: in un sistema di Blockchain, infatti, non c’è un’autorità centrale chiamata ad assolvere tale compito, in quanto la disintermediazione non richiede un operatore dedicato dal momento che tutti i partecipanti hanno accesso al registro distribuito.

Ed allora, Blockchain può essere determinante anche nel settore sanitario (come sta già facendo, ad esempio, nel fintech)?

Uno dei suoi possibili utilizzi, ad esempio, potrebbe essere quello di verificare l’identità digitale del paziente, tenere traccia della cronologia delle prescrizioni mediche, delle somministrazioni di farmaci e della relativa assunzione delle terapie.

Un’ulteriore applicazione potrebbe riguardare anche la corretta applicazione dei protocolli terapeutici e di device certificati dispositivi medici; gli organismi sanitari hanno l’opportunità di rafforzare il sistema attraverso contratti intelligenti (smart contract) che si eseguono automaticamente quando alcune condizioni sono soddisfatte e consentono il tracciamento sicuro ed immodificabile delle informazioni, potendo, al tempo stesso, tracciare il corretto funzionamento dei dispositivi medicali (una sorta di scatola nera).

Tale tecnologia sta diventando sempre più sofisticata, poiché utilizza algoritmi per personalizzare completamente le condizioni che determinano quando scambiare valore, trasferire informazioni o innescare eventi, registrandoli in maniera sicura ed immodificabile, come nel caso delle cartelle cliniche elettroniche e nella gestione EHR (Electronic Health Record).

In generale, può servire come base per applicazioni più elaborate nell’assistenza sanitaria, incluse le autorizzazioni preventive e l’elaborazione automatica dei dati.

Al riguardo, è molto importante la delicata decisione circa l’utilizzo della Blockchain senza autorizzazioni oppure con autorizzazioni che restringano l’accesso a un gruppo pre-determinato di utenti.

Di certo, quest’ultima soluzione è un po’ limitante (perché perderebbe i vantaggi del peer control), ma sarebbe più opportuna in ambito sanitario, perché permetterebbe di avere un maggiore controllo su dati di natura sensibile, specie al diretto interessato, che potrebbe conoscere chi, come, quando e, magari, anche perché ha avuto accesso ai propri dati sanitari.

Non tutti i problemi legati al management del dato sanitario, però, richiedono una soluzione Blockchain; infatti, tale tecnologia promette di produrre ottimi risultati in presenza di alcune condizioni:

* numerose parti generano transazioni che modificano le informazioni in un repository condiviso;

* le parti devono fidarsi delle transazioni valide;

* il ruolo degli intermediari è azzerato;

* è necessaria una maggiore sicurezza per garantire l’integrità del sistema.

Analogamente a Internet, il potenziale di Blockchain aumenta con il numero di partecipanti alla rete ed è necessario un approccio comune e condiviso, a maggior ragione in ambito sanitario dove le esigenze di tutela della riservatezza sono altissime.

È indispensabile, quindi, che gli aspetti relativi alla riservatezza vadano tenuti nella massima considerazione, anche in relazione del trattamento potenzialmente automatizzato e delle decisioni prese da agenti software basati su Intelligenze Artificiali.

La enorme mole di dati legati alla salute della popolazione che un tale sistema gestisce consentirebbe anche di avere, in logica big data, la possibilità di elaborare, anche attraverso l’uso dell’Intelligenza Artificiale, strumenti predittivi e di assistenza alla pratica da parte dei sanitari oltre che di fornire un supporto unico per la ricerca.

Una importante conseguenza potrebbe essere che le informazioni raccolte ed adeguatamente anonimizzate vengano rese disponibili a fini di ricerca per essere utilizzati nel miglioramento della PMI (Precision Medicine Initiative).

Per le organizzazioni sanitarie che hanno deciso di avviare progetti che si basino sulla tecnologia Blockchain, dunque, il primo passo è quello di verificare i casi concreti di utilizzo in relazione all’analisi costi–benefici.

Una tale gestione di dati, come le ricette o le prescrizioni mediche, potrebbe creare dimensioni di transazioni inutilmente grandi che finirebbero per avere un impatto negativo sulle prestazioni del sistema, minimizzando i benefici in relazione ai costi di gestione.

Pertanto, per comprendere i potenziali costi e i benefici, sono necessari esperimenti mirati e linee guida comuni per testare iterativamente la tecnologia in modo da creare economie di scala.

Diverse sfide economiche tecniche, organizzative e comportamentali devono essere affrontate prima che la tecnologia Blockchain possa essere adottata da organismi di assistenza sanitaria.

Con una maggiore trasparenza, fiducia e accesso ai dati, il sistema sanitario può anche puntare ad una migliore sicurezza, efficacia, qualità e sicurezza degli alimenti, dei farmaci, dei vaccini e dei dispositivi medici

Al di là della Blockchain di Bitcoin, ci sono ancora poche concrete ed effettive attuazioni in altri settori e, di conseguenza, è difficile prevedere i possibili costi di funzionamento di un Blockchain all’interno del settore sanitario.

Ovviamente, Blockchain non è la panacea per la standardizzazione dei dati o per vincere le sfide dell’integrazione e interoperabilità dei sistemi, ma offre un nuovo contesto distribuito che promette di ampliare e supportare l’integrazione delle informazioni in materia di assistenza sanitaria avente ad oggetto una vasta gamma di utilizzi e stakeholders, attraverso i suoi punti di forza principali ossia una migliore efficacia del sistema, la disintermediazione e la sicurezza.

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