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Il nodo della sanità digitale: trasformare i dati in cura



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La trasformazione digitale della sanità richiede un ripensamento dei processi clinici, organizzativi e tecnologici. Cartella Clinica Elettronica, Fascicolo Sanitario Elettronico, interoperabilità e governance del dato diventano strumenti centrali per garantire continuità assistenziale, qualità delle cure e sostenibilità del sistema

Pubblicato il 25 mag 2026

Gianfranco Mancini

Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone

Gandolfo Miserendino

Direttore Generale di Azienda Zero Calabria



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La trasformazione digitale del settore sanitario non riguarda tanto l’introduzione di nuove tecnologie e piattaforme digitali all’interno di contesti organizzativi consolidati e maturi, quanto l’analisi e il ripensamento in maniera sistematica di processi clinici, gestionali e relazionali, ponendo il dato sanitario al centro di un nuovo ecosistema integrato in grado di garantire continuità informativa, qualità delle cure e garanzie della piena sostenibilità del sistema.

In questo quadro le varie disposizioni e norme convergono verso la stessa direzione: la Missione 6 – Salute del PNRR, il DM 77/2022 del Ministero della Salute sui modelli e standard per l’assistenza territoriale e il DM 7 settembre 2023 e le successive modifiche e integrazioni, sull’attuazione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0.

Un approccio integrato: clinico, organizzativo e tecnologico

Per essere realmente efficace, il processo di digitalizzazione richiede modelli di collaborazione strutturati che mettano in dialogo costante tre dimensioni fondamentali: l’ambito clinico, quello organizzativo e quello tecnologico. L’integrazione dei processi, la valorizzazione e la condivisione del dato durante l’intero percorso assistenziale costituiscono l’obiettivo finale da raggiungere: un paziente che viene accolto al Pronto Soccorso viene ricoverato in reparto, sottoposto a esami diagnostici e infine dimesso verso il territorio deve poter avere a disposizione una documentazione clinica unica, accessibile a tutti gli operatori e aggiornata in tempo reale.

Questo approccio si fonda sull’esperienza concreta di implementazione e supporto operativo nell’utilizzo della Cartella Clinica Elettronica (CCE) all’interno del sistema sanitario della Regione Calabria, il cui uso oltre che essere finanziato con fondi PNRR, è incentivato sin dall’art. 47-bis del D.L. 5/2012 e disciplinato, sul piano della conservazione, dalle Linee Guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici. La CCE non è un semplice archivio digitale: è il luogo virtuale in cui vengono collezionate le informazioni provenienti dai diversi moduli applicativi che costituiscono l’ossatura del sistema informativo di un’azienda sanitaria e del relativo ecosistema sanitario regionale.

I moduli applicativi e l’integrazione del dato

Tra i principali moduli su cui si articola la digitalizzazione ospedaliera nel sistema sanitario calabrese figurano il sistema ADT (Ammissioni, Dimissioni, Trasferimenti), che traccia i movimenti del paziente all’interno della struttura; la gestione delle consulenze interne ed esterne; il sistema di order entry collegato al LIS (Laboratory Information System) per la richiesta e la refertazione degli esami di laboratorio; il sistema RIS-PACS per la radiologia, che integra prenotazione, esecuzione e archiviazione delle indagini di diagnostica per immagini.

A questi si aggiunge la gestione informatizzata degli accessi al Pronto Soccorso, snodo critico per la qualità dell’assistenza in emergenza-urgenza, e l’invio strutturato della documentazione sanitaria al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), strumento abilitante per la continuità delle cure tra ospedale e territorio e per il coinvolgimento attivo del cittadino nel proprio percorso di salute.

Dall’implementazione tecnologica alla buona pratica quotidiana

In termini operativi, il processo di digitalizzazione non si esaurisce nell’attivazione di nuovi software: si misura sulla capacità delle organizzazioni di tradurli in pratica quotidiana. Tra le leve individuate nel processo di progettazione e sviluppo del deployment della soluzione, alcune risultano determinanti per il pieno successo dell’iniziativa:

 La prima è l’adozione coordinata di strumenti innovativi. Non basta installare una nuova CCE, un order entry o un sistema RIS-PACS: occorre garantirne l’integrazione reale con gli applicativi già in uso, evitando duplicazioni di inserimento dati, doppi binari cartacei e «isole» informative. In termini concreti, ciò significa attivare interfacce standard (HL7, FHIR, IHE), allineare le anagrafiche utilizzando l’Anagrafe Nazionale Assistiti (ANA), sincronizzare le agende, far parlare l’order entry con il LIS e collegare la dimissione informatizzata all’invio automatico della Lettera di Dimissione e dei Referti al FSE. Ogni modulo introdotto va valutato non in modalità stand alone, ma in funzione del valore che aggiunge al flusso complessivo.

 La seconda leva è il rafforzamento delle competenze digitali e l’utilizzo sistematico delle piattaforme. Anche lo strumento meglio progettato resta inutilizzato se il personale non viene messo in grado di comprendere e utilizzare le piene potenzialità delle piattaforme. Per questo è indispensabile costruire un piano formativo articolato per ruoli (medico, infermiere, OSS, amministrativo), basato su sessioni brevi e ripetute, materiali rapidi di consultazione (quick reference, video tutorial, FAQ), figure di «key user» o «super user» di reparto in grado di fare da primo presidio, e indicatori di utilizzo che permettano di intercettare reparti o servizi che faticano nell’adozione. L’obiettivo è trasformare la piattaforma da «obbligo da assolvere» a strumento percepito come valore utile nel lavoro quotidiano.

Modelli di collaborazione e governance del dato

Le modalità di collaborazione efficaci nei progetti di digitalizzazione condividono tre tratti ricorrenti.

Il primo è il coinvolgimento attivo dei professionisti nei processi di implementazione. Medici, infermieri, tecnici, farmacisti, amministrativi e referenti IT vanno coinvolti non come destinatari di un sistema «chiavi in mano», ma come co-attori: partecipano ai workshop, segnalano colli di bottiglia e difficoltà operative. Questo riduce drasticamente le resistenze al cambiamento e fa emergere requisiti che nessun fornitore esterno potrebbe cogliere da solo. Fondamentale è la predisposizione di un team di supporto on site che fornisca un presidio costante nei vari reparti, nelle unità operative trasversali e negli uffici del servizio amministrativo sanitario del presidio ospedaliero.

Il secondo tratto è l’integrazione tra ospedale e territorio. Il dato deve poter viaggiare insieme al paziente: dal medico di medicina generale allo specialista ospedaliero, dal Pronto Soccorso ai servizi domiciliari, dalle Case della Comunità alle Centrali Operative Territoriali (COT) previste dal DM 77/2022. Concretamente, ciò avviene mediante la pubblicazione automatica di referti, lettere di dimissione sul FSE, l’attivazione di canali di teleconsulto e telemonitoraggio, la condivisione della documentazione tra i diversi attori coinvolti.

Il terzo è la governance del dato orientata a qualità e continuità informativa. Significa definire chi è responsabile della qualità di ciascun dato (data ownership), regole condivise di codifica, controlli automatici di completezza e congruenza, audit periodici, meccanismi di accesso tracciati, in piena conformità con il GDPR e con le indicazioni del Garante Privacy in materia di FSE.

Il ciclo progettuale della trasformazione digitale in sanità

Tra le buone pratiche, si evidenzia il coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder lungo l’intero ciclo progettuale, articolato nelle seguenti fasi.

Analisi del contesto e dei fabbisogni organizzativi. Vengono mappati i processi as-is, si raccolgono criticità e aspettative evolutive tramite interviste e osservazione sul campo, si individuano gli indicatori di partenza (volumi di attività, tempi, errori, doppi inserimenti). È la fase “core” in cui si definisce il perimetro progettuale.

Definizione dei requisiti funzionali e dei flussi operativi. I bisogni emersi vengono tradotti in specifiche tecniche e organizzative: campi obbligatori, ruoli, regole di validazione, integrazioni con altri sistemi, modelli di documento, livelli di servizio attesi. È in questa fase che si definiscono nuovi flussi operativi «to-be».

Configurazione e implementazione delle soluzioni. Si configurano i moduli software, si attivano le interfacce con gli applicativi esistenti, si caricano anagrafiche e cataloghi, si predispongono ambienti di test e di preproduzione. È una fase tecnica, ma richiede un dialogo costante con i referenti progettuali per validare le scelte di parametrizzazione.

Formazione e affiancamento operativo costante per tutta la fase di ramp-up. Nelle prime settimane di utilizzo si organizzano sessioni d’aula, esercitazioni, presidio e affiancamento on the job. La presenza di referenti di progetto direttamente in reparto, durante i turni reali, è ciò che garantisce la piena operatività e il giusto grado di supporto alle strutture.

Monitoraggio continuo, raccolta dei feedback e supporto on site. Dopo il go-live si attivano cruscotti di monitoraggio (utilizzo, tempi di refertazione, alert, errori), si raccolgono in modo strutturato segnalazioni e proposte degli utenti, si pianificano release evolutive. Il supporto on site agli utenti rimane attivo nelle settimane successive all’avvio e poi si trasforma in un presidio stabile, capace di accompagnare l’evoluzione dei processi nel tempo.

La trasformazione digitale in Sanità non è un progetto IT, ma un progetto di profondo cambiamento organizzativo in cui la tecnologia è un fattore abilitante. Raggiunge i suoi obiettivi quando strumenti, flussi e competenze evolvono insieme, e quando ogni professionista coinvolto ha la concreta percezione di essere parte attiva del cambiamento. È in questa convergenza tra innovazione tecnologica, ridisegno dei processi e cura delle persone, che il dato sanitario può diventare davvero patrimonio condiviso al servizio della salute dei cittadini.

Riferimenti e fonti

Portale ufficiale Fascicolo Sanitario Elettronico – Ministero della Salute

Quadro normativo della sanità digitale – Camera dei Deputati

Il nuovo Fascicolo Sanitario Elettronico – Camera dei Deputati

DM 77/2022 – Modelli e standard per l’assistenza territoriale (Gazzetta Ufficiale)

Sanità digitale – Agenzia per l’Italia Digitale (AgID)

Fascicolo Sanitario Elettronico – Garante per la Protezione dei Dati Personali

Missione 6 – Salute, PNRR (Ministero della Salute)

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