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Direttore responsabile Alessandro Longo

il problema

Medici troppo al pc, poco coi pazienti: è ora di migliorare i processi in Sanità

di Peter A. L. Bonis, Chief Medical Officer Clinical Effectiveness, Wolters Kluwer Health

27 Set 2017

27 settembre 2017

Le tecnologie non sono ancora riuscite nell’obiettivo di ridurre il carico di lavoro sulle spalle del medici. I workflow devono cambiare, per ridurre i costi dell’assistenza migliorandone la qualità

Quando il venerdì mattina sono il supervisore di turno degli specializzandi in gastroenterologia, il rumore prevalente nel reparto è il ticchettio delle dita dei medici sulla tastiera. È una novità degli ultimi anni, da quando l’ospedale ha implementato i sistemi EMR (Electronic Medical Record) chiedendo ai miei colleghi di usarli in modo “sensato” (come specificato dalle leggi federali statunitensi), così che il mio ospedale possa ottenere gli incentivi finanziari disponibili in base al HITECH Act (Health Information Technology for Economic and Clinical Health).

I miei colleghi devono anche interpretare con attenzione i risultati e i test eseguiti sui pazienti e comunicare le loro diagnosi e i piani di gestione agli altri medici, documentando accuratamente le visite non solo per averne una traccia precisa, ma anche ai fini di una corretta fatturazione e della conformità a tutta una serie di requisiti regolamentari.

I sistemi EMR non hanno semplificato queste operazioni, il cui workflow e funzionalità sono tutt’altro che ideali. Non sorprende che i medici oggi trascorrano due ore (a volte al di fuori dell’orario lavorativo) di fronte a un computer per ogni ora trascorsa di fronte ai pazienti.

La macchinosità dei sistemi informativi non è la sola causa di frustrazione. La preoccupazione per eventuali errori, la crescente pressione finanziaria da parte degli amministratori e i nuovi e mutevoli requisiti in termini di legge e di compliance, che si aggiungono ai già elevati livelli di pressione tipici della professione, hanno contribuito a creare un clima che ha portato i medici ad avere una bassa considerazione della pratica medica per come viene esercitata oggi. Secondo diverse indagini, quasi la metà dei miei colleghi ha avuto esperienze di burn-out.

Tuttavia, nonostante la frustrazione, la digitalizzazione dell’assistenza medica rappresenta una grande opportunità che potrebbe aiutare a risolvere molti dei problemi del nostro sistema sanitario, il più grosso dei quali è l’incremento dei costi.

Gli USA attualmente spendono oltre 3.000 miliardi di dollari all’anno per l’assistenza sanitaria (più o meno il prodotto interno lordo della Francia). Il tasso di crescita della spesa (circa 5,8% l’anno) è circa 1,3 punti percentuali in più della crescita del nostro prodotto interno lordo. Ai tassi di crescita attuali, la spesa sanitaria rappresenterà entro il 2025 il 20% della nostra economia. E ciò non è tollerabile.

Altrettanto inquietante è il valore relativo che ricaviamo da questa spesa rispetto ad altre nazioni. Gli USA spendono molto più di qualsiasi altro paese per la sanità, ma sono molto più indietro di altri su diversi criteri di misurazione della qualità e dei risultati, oltre che nella capacità di offrire accesso alle cure e una vita sana a tutti i cittadini.

D’altro canto, abbiamo anche qualcosa di cui essere molto fieri. I cittadini degli Stati Uniti sono avvantaggiati rispetto a quelli di molti altri paesi per quanto riguarda l’accesso a nuovi trattamenti potenzialmente salvavita, a cure specialistiche e alla medicina d’emergenza per una lunga serie di condizioni critiche. Benefici che tuttavia sono disponibili solo a coloro che possono usufruire di una buona assicurazione.

Uno degli obiettivi delle nuove norme sanitarie introdotte nell’ultimo decennio era di ridurre i costi dell’assistenza migliorandone la qualità. Se si considera l’entità degli sprechi, calcolati in vari studi tra i 475 e 992 miliardi di dollari all’anno, questi risultati sono realizzabili. Un complesso di fattori contribuisce a questi sprechi: in parte dipendono dalla variabilità degli approcci clinici e delle decisioni prese da medici e pazienti.

Poiché esistono evidenze a supporto di specifici approcci all’ottimizzazione dell’assistenza e alla riduzione dei costi, per una stessa patologia non dovrebbe essere possibile essere curati in modo completamente diverso a seconda del medico che ci ha in cura o del luogo in cui si troviamo

Eppure, sono oltre 40 anni che questa variabilità clinica è stata documentata. Per un settantenne con un tumore alla prostata nelle fasi iniziali, ad esempio, la probabilità di trovare un medico che raccomanda la rimozione chirurgica della prostata è fino a 4 volte maggiore se vive in determinate aree del paese rispetto ad altre aree in cui viene raccomandato un periodo di osservazione.

Entrambi gli approcci possono portare allo stesso risultato, ma la prostatectomia, oltre ad essere molto più costosa, comporta il rischio di serie complicanze tra cui l’incontinenza urinaria e l’impotenza.

Vi è inoltre una variabilità sostanziale nei costi tra diverse regioni degli Stati Uniti e anche in aree più ristrette. Il costo di una sostituzione protesica del ginocchio nel Massachusetts, ad esempio, varia tra 18.000 e 53.000 dollari a seconda di dove viene eseguita, anche se i risultati sono i medesimi.

Analogamente, anche il tasso di crescita della spesa sanitaria varia da regione a regione. Potremmo risparmiare più di 1.000 miliardi di dollari solo riuscissimo a spostare verso la media nazionale le aree con tasso più alto di crescita della spesa.

Come affrontare queste sfide, che sono profondamente radicate in decisioni cliniche che dovrebbero essere prese da professionisti e pazienti e non dal legislatore? Una soluzione, ancora non sufficientemente sfruttata, consiste nell’adozione di tecnologie che possano aiutare medici e pazienti a giungere alle migliori decisioni cliniche in linea con le conoscenze del momento e che tengano in considerazione i costi.

Oltre a porre l’accento su politiche che premiano l’ecosistema sanitario che offre più valore per dollaro speso, è necessario puntare l’attenzione sui workflow e sul carico di lavoro che abbiamo posto sulle spalle dei medici, con l’obiettivo di fornire loro gli strumenti necessari ad aiutarli a raggiungere in modo coerente alti standard di qualità a costi sostenibili.

Le raccomandazioni cliniche che i medici offrono ai loro pazienti possono essere giuste o sbagliate e possono essere seguite o ignorate. Ma di una cosa siamo sicuri: le nostre vite dipendono dalla qualità e dagli esiti di questa interazione. Se i miei colleghi e io dobbiamo premere su una tastiera, facciamo almeno in modo che ogni clic abbia un senso.

 

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