Fino a pochi anni fa, l’idea che l’intelligenza artificiale potesse rendere la scoperta di nuovi farmaci più rapida, più precisa e capace di comprimere in pochi anni progressi tradizionalmente misurati in decenni sarebbe apparsa quasi fantascientifica. Oggi questa promessa è al centro dell’ingresso dell’AI nella ricerca farmaceutica. La domanda che anima il dibattito è però più sfumata: quanto di questa promessa deriva davvero dalla capacità dell’AI di “capire” la biologia, e quanto invece dalla sua abilità di accelerare soltanto alcuni segmenti di un processo ben più articolato?
ricerca aumentata
Nuovi farmaci, il rischio dell’AI è accelerare le ipotesi sbagliate
L’AI promette di accelerare la scoperta di farmaci, ma progettare molecole non garantisce cure efficaci. Il vantaggio competitivo dipenderà dalla capacità di collegare modelli, esperimenti e dati clinici, verificando meglio le ipotesi biologiche prima di arrivare al paziente

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