farmaci

Pharma 4.0, innovare i processi per migliorare le cure: ecco come

L’industria del farmaco è sempre più orientata verso l’innovazione di processo, oltre a quella del prodotto. Vediamo cosa vuol dire fare Pharma 4.0, come si sta rivedendo l’intera filiera del farmaco con l’obiettivo di aumentare l’efficienza e l’efficacia del processo curativo e in cosa consiste il progetto Hansel

20 Lug 2018
Roberto Setola

direttore Master Homeland Security, Università CAMPUS Bio-Medico di Roma

pillole

L’industria del farmaco si caratterizza per una forte innovazione – tanto da far maturare il concetto di Pharma 4.0 – sia di prodotto sia di processo, come recentemente illustrato nell’annuale assemblea di Farmaindustria. Infatti in parallelo allo sviluppo di nuove famiglie di farmaci con innovative caratteristiche curative e sempre più mirati sulle peculiarità del singolo paziente (medicina personalizzata) si registra un forte interesse per quel che è l’innovazione di processo. Dal matrimonio tra Industry 4.0 e mondo del farmaco nasce così Pharma 4.0. Vediamone i vantaggi.

Il prodotto farmaceutico come e-product

Questo sia per garantire una capacità produttiva flessibile e in grado di soddisfare le rigide prescrizioni regolamentari, ma soprattutto perché sempre di più il prodotto farmaceutico tende ad essere un e-product. Ovvero un prodotto per la cui corretta fruizione è necessario abbinare all’oggetto fisico un insieme di informazioni e dati che ne caratterizzano la storia e che fanno del farmaco un elemento in una catena di valore all’interno della quale cresce la rilevanza dei servizi di pre- e post-produzione.

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Non meraviglia, pertanto che ben il 94 % delle imprese del settore farmaceutico ha adottato o pensa di adottare nei prossimi 3 anni i paradigmi propri della rivoluzione 4.0 a partire dai sistemi di gestione integrata della produzione.

Cosa vuol dire esattamente fare Pharma 4.0

Vuol dire adottare i paradigmi propri dell’industria 4.0 per migliorare la capacità produttiva della filiera, ovvero sfruttare l’Internet of Things (IoT) per moltiplicare la capacità di acquisizione di dati caratterizzanti il processo produttivo al fine di estrarre, sfruttando le caratteristiche proprie dell’Intelligenza Artificiale, quelle informazioni utili non solo a controllare al meglio il processo, ma anche di gestirlo in modo pro-attivo.

Infatti con la terza rivoluzione industriale e l’introduzione negli anni ’70 dell’automazione negli impianti di produzione siamo stati in grado di controllare il corretto funzionamento di processo produttivo. Con Industria 4.0 aggiungiamo la dimensione di pro-attività spostando il focus dal processo all’obiettivo: un sistema 4.0 non si limita a seguire correttamente un percorso (una traiettoria) tracciato ma comprende ed anticipa le mutevoli condizioni al contorno (siano esse legate alla domanda o allo stato di un macchinario) e quindi modifica e adatta le sue attività al fine di garantire la qualità del risultato, ottimizzando l’utilizzo delle risorse e prevenendo l’insorgenza di eventi anomali. Ad esempio sfruttando sensori in grado di monitorare costantemente ogni aspetto del processo produttivo ed al tempo stesso lo stato dei singoli elementi, è possibile sviluppare uno strato di intelligenza distribuite in grado di creare nel singolo elemento una capacità di “self-healing” su cui costruire strategie di ottimizzazione dinamica dei consumi, dell’invecchiamento, dell’usura, di predictive maintence, ecc.

Il farmaco come parte del processo di cura

Non si tratta solo di automatizzare il processo produttivo del farmaco ma di uno shift paradigmatico che passa dal vedere il farmaco come un prodotto ad una visione del farmaco quale parte di un processo di cura. Questo impone di rivedere la filiera produttiva del farmaco in un’ottica olistica che include i diversi attori sia sanitari che non al fine valorizzarne il ruolo in un’ottica di aumentare l’efficienza e l’efficacia del processo curativo.

In questa contesto le università svolgono un ruolo fondamentale per sostenere lo sviluppo dell’ecosistema in una visione di open innovation, dove lo sviluppo e l’innovazione industriale non è svolta in modo proprietario e “riservata” da parte del singolo attore ma è condivisa fra una pluralità di soggetti al fine di garantire quella necessaria visione olistica e multi disciplinare, oltre che rendere economicamente sostenibili le attività di innovazione. Aspetto questo estremamente critico per la realtà italiana caratterizza da una pluralità di soggetti imprenditoriali medio-piccoli, non in grado di sviluppare al proprio interno tutte le competenze e le conoscenze necessarie per padroneggiare l’intero processo di innovazione.

Il progetto HANSEL

In questo quadro l’Università Campus Bio-Medico di Roma si pone quale centro di competenza per l’Ospedale 4.0 anche tramite il progetto HANSEL (Health AutomatioN SystEms Laboratory), finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito del progetto INTESE, che mira al trasferimento tecnologico di competenze nel settore dell’automazione industriale con specifico interesse per gli ambiti Ospedale 4.0 e Pharma 4.0. Diverse tecnologie fornite da una pluralità di partner industriali nazionali ed internazionali sono state integrate con le metodologie e gli algoritmi sviluppati dal gruppo di ricerca di Ingegneria dell’Automazione, al fine di creare un sofisticato ambiente altamente innovativo dove i diversi soggetti possono sperimentare gli approcci e le soluzioni proprie di Industria 4.0. Uno spazio nel quale realizzare un ambiente sintetico per la verifica della funzionalità e della compatibilità delle diverse tecnologie e per realizzare attività di show-room e training, oltre che per l’analisi di problematiche di cyber-security.

Per rendere vincente la strategia occorre, però, anche la presenza dei soggetti istituzionali che devono sviluppare e rafforzare strumenti quali il Piano Industria 4.0 mediante i quali spronare e supportare gli imprenditori nei loro investimenti in innovazione e questo sia dal punto di vista finanziario ma anche e, direi soprattutto, evidenziandone la priorità e la rilevanza per il sistema paese.

La produzione farmaceutica in Italia

La generale propensione all’innovazione è alla base degli ottimi risultati raggiunti dalla nostra industria farmaceutica che vede operare in Italia[1] circa 180 aziende con 65.000 addetti diretti (232.000 se si considera l’indotto e la filiera distributiva) e un fatturato di 31 miliardi di euro di cui il 71% destinato all’export ed una produzione che rappresenta il 25% della totale europeo e che ci pone in una posizione di leadership. La produzione farmaceutica in Italia nel periodo 2010 -2017 è cresciuta del 21% in controtendenza rispetto al settore manifatturiero che ha registrato nel medesimo periodo una contrazione del 3%, grazie soprattutto alla crescita dell’export (la cui quota è più che raddoppiata negli ultimi 10 anni) e che ha ampiamente compensato la riduzione del mercato interno. Questi dati trovano una loro spiegazione nell’attenzione all’innovazione che caratterizza la filiera e che nell’ultimo biennio ha visto investimenti per oltre 5,6 miliardi di euro di cui ben 3 miliardi solo per attività di Ricerca e Sviluppo. Attività che, come detto, non ha riguardato solo la ricerca di prodotto ma l’intera filiera farmaceutica come evidenziato dalla riduzione, negli ultimi 10 anni, del 65% del fabbisogno energetico (a fronte di una riduzione media del settore manifatturiero del 25%) pur in presenza di un aumento significativo della capacità produttiva.

Negli ultimi 3 anni l’occupazione nel settore è cresciuta con un tasso del 5% annuo a riprova che innovazione e occupazione non sono termini in contrapposizione, ma che anzi investimenti in innovazione portati avanti con costanza ed in una strategia di medio lungo termine consentono non solo di ricreare le condizioni produttive ed occupazionali pre-crisi, ma anche di performare meglio degli altri player a partire dai tedeschi, che quest’anno per la prima volta sono risultati secondo a livello europeo per capacità produttivo dopo l’Italia.

  1. Dati Farmindustria rapporto 2016 e 2017

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