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Direttore responsabile Alessandro Longo

sanità digitale

Ricetta elettronica, il promemoria cartaceo la sta uccidendo: ecco perché

di Paolo Misericordia, Responsabile area ICT della FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale)

09 Ott 2017

9 ottobre 2017

Sopravvive il tabù della carta. Eppure la ricetta dematerializzata darebbe molti vantaggi ai medici, ai pazienti ai farmacisti. Si sta perdendo una grande occasione per colpa di un sistema che non riesce a cambiare

Da un paio di anni (un po’ più in alcune regioni, un po’ meno in altre) è in atto la dematerializzazione della ricetta SSN. Attualmente, ad eccezione di qualche piccola zona del Paese, tutti i medici di Medicina Generale (MMG) hanno adottato questa modalità prescrittiva. Anche se la normativa riguarda tutti i medici prescrittori, di fatto solo i MMG sono coinvolti poiché le quote dei medici specialisti ed ospedalieri che “ricettano SSN” sono da sempre irrilevanti.

Il progetto è stato normato e varato sulla base di un DM del novembre 2011 che, come noto, prevede l’invio, in tempo reale, di un pacchetto di dati elettronici al MEF, attraverso SOGEI, relativi all’evento “prescrizione”. Il farmacista, avendo davanti il paziente dotato di tessera SSN, è in grado di risalire online alla prescrizione del medico e di provvedere alla consegna del farmaco avendo cura di spuntare elettronicamente l’avvenuta erogazione.

Il progetto, così come viene raccontato, appare lineare e, seppur gravato da alcune sbavature che potranno essere comunque corrette, efficace negli obiettivi che si propone di raggiungere: il “sistema” dispone in tempo reale delle prescrizioni a carico del SSN, lo studio del medico non viene più frequentato da persone che arrivano per ritirare mazzi di ricette approfittando spesso per parlare comunque con il medico, il farmacista è in grado di accedere online alla ricetta, il paziente, soprattutto, può recarsi direttamente nella farmacia di sua scelta a ritirare un farmaco prescritto elettronicamente. Sembrerebbero evidenti i vantaggi per tutti.

Purtroppo non è così!

Su tutto il percorso grava il peso del “promemoria cartaceo”. Si tratta di un foglietto di carta semplice (formato “ricetta”) dove devono essere stampati tutti i dati relativi alla prescrizione elettronica: in altre parole, insieme all’invio online del dato deve essere stampato anche un corrispettivo cartaceo, che deve essere consegnato dal medico al paziente, che a sua volta, per poter ottenere il farmaco, deve consegnarlo al farmacista. La ricetta, apparentemente uscita dalla porta, rientra quindi dalla finestra.

Nello stesso DM del 2 novembre 2011, la dignità ad esistere del promemoria cartaceo era attribuita alla tutela dell’intero sistema (e del paziente in primis) rispetto a possibili iniziali defaillance informatiche che avrebbero potuto impedire l’erogazione del farmaco. C’era il timore che un processo ancora non rodato potesse andare incontro a qualche intoppo in questa filiera comunicativa: bisognava quindi garantire che il farmacista fosse in grado, sempre, di consegnare il farmaco prescritto. Il pezzo di carta aveva, appunto, questo ruolo. Un pezzo di carta, tra l’altro, che non viene firmato dal medico, che viene stampato su un normale foglio formato A5, il cui intrinseco valore documentale è sostanzialmente nullo: presentato comunque come “ciambella di salvataggio”, poteva avere un senso.

La “ricetta dematerializzata” sta andando avanti, come detto, da diversi anni. Il sistema è oramai a regime e il percorso informatico procede in modo sostanzialmente fluido e senza difficoltà. Il promemoria è stato superato solamente nella Provincia autonoma di Trento. Altrove non si riesce a rimuoverlo. Tra l’altro, laddove, per più motivi, vi fosse una impossibilità ad inoltrare la prescrizione dematerializzata (per esempio, durante una visita domiciliare, o in corso di blackout elettrico) è correttamente previsto che il medico proceda alla redazione (e alla firma …) della solita ricetta “rossa” che, per queste ragioni, non potrà completamente essere superata.

La permanenza del promemoria cartaceo vanifica, sostanzialmente, i possibili vantaggi che si sarebbero dovuti concretizzare per tutti gli utenti. Costringe il paziente a recarsi ancora presso lo studio del medico anche per le prescrizioni dei farmaci assunti cronicamente, con notevoli perdite di tempo, disagi e rischi che derivano da spostamenti di persone spesso anche molto anziane. Il medico continua ad avere un ambulatorio pieno di pazienti affetti da malattie croniche, che con i loro mille disturbi (che non avrebbero motivato altrimenti una visita) approfittano della presenza in studio per sottoporsi a controlli privi di vere necessità, creando ingorghi alla sua attività e a quella del suo personale di studio. La stampa del promemoria cartaceo è onerosa in termini di consumi (milioni di inutili fogli di carta stampati ogni giorno) e di organizzazione. Il settaggio delle stampanti di uno studio complesso come quello di una medicina di gruppo con personale di segreteria, costituisce una vera impresa informatica che i medici, normalmente, hanno dovuto affidare a personale tecnico. Personale che viene spesso richiamato ad intervenire per i frequenti guasti delle stampanti o anomalie dell’intero circolo di stampa. Le variabili previste nel processo di stampa sono molteplici: i farmaci in “distribuzione per conto” vanno stampati ancora su ricetta rossa, gli altri sul promemoria. Molte farmacie ospedaliere non recepiscono ancora promemoria cartacei: su ricetta rossa devono essere stampati anche i farmaci distribuiti dalle farmacie ASL e, spesso, anche quelli destinati a pazienti in assistenza domiciliare integrata. Un confusione infinita …

Il risultato è che sia i medici che i pazienti non hanno affatto percepito l’evoluzione del sistema; non hanno fruito di alcun evidente vantaggio (per i medici si è trattato di un ulteriore carico burocratico ed economico). Si sta perdendo insomma una grande occasione per fare apprezzare a tutti un cambiamento, per far vedere come la tecnologia possa produrre evidenti vantaggi nella vita reale di tutti i giorni.

Qualche medico ha provato ad utilizzare l’invio del promemoria al paziente, su sua richiesta, per email, considerando che molti software di cartella lo permettono. Anche se questa non rappresenta una via completamente ortodossa ai fini della sicurezza della comunicazione, i medici si orientano a questa scelta poiché lo stesso INPS consente l’invio della copia del certificato di malattia al paziente (con tanto di diagnosi) sempre attraverso l’email. Non è intuitivo comprendere perché, quando una così rilevante istituzione nazionale prevede e permette una certa cosa, un’altra la dovrebbe poi vietare. Di fatto però molte Regioni e Aziende Sanitarie si sono pronunciate precludendo l’inoltro del promemoria cartaceo via WEB al paziente (anche attraverso portali protetti), precisando che deve avvenire la consegna diretta dal medico al paziente di questo documento. Viene sancita, cioè, la permanenza dell’elemento cartaceo nella filiera prescrittiva, alla faccia di una vera dematerializzazione.

Ma perché c’è tutta questa resistenza a superare il promemoria?

In un recente questionario i cui risultati sono stati presentati a maggio al Convegno organizzato dall’Osservatorio sulla Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, i MMG, oltre ad auspicare il superamento del promemoria (in più dell’85% delle risposte), attribuiscono un maggiore interesse a mantenere la copia cartacea del promemoria al farmacista (43% delle risposte), alle istituzioni sanitarie (30%), al paziente (23%) e allo stesso medico (4%).

Certamente il mondo delle farmacie è quello che manifesta meno rammarico rispetto alla permanenza del promemoria; sembrerebbe che i farmacisti desiderino che il promemoria rimanga al fine di mantenere un adeguato supporto per l’affissione delle fustelle. C’è difficoltà a credere che questa possa essere considerata una ragione veramente valida, per privare tutti di tanti vantaggi.

Se così fosse, speriamo che la logica prevalga e che, prima o poi, venga accettato che le inquietudini di pochi non debbano più condizionare i benefici di molti.

  • paolo

    Racconto (vedi LINK in fondo) la mia esperienza personale dove il mio medico mi dice che in base a disposizioni della ASL non mi puo’ inviare più via mail la solita ricetta bianca per medicine che devo prendere sistematicamente (malattia cronica) e devo quindi andare al suo studio e fare la solita fila. Mi esibisce una circolare delle Federfarma che è stata rilanciata dalla ASL convincendo in questo modo il mio medico ad adeguarsi al nuovo indirizzo.

    Condivido quindi la critica dell’articolo che mette bene in evidenza il fatto che in un contesto in cui si dice di voler fare tanto per digitalizzare gli atti della PA si arrivi al punto di far ridiventare CARTACEO un documento che è nato ELETTRONICO come la ricetta medica bianca.

    Quello che mi lascia perplesso è che nessuno soggetto competente al riguardo, a partire dall’AGID ha fatto qualche passo per intervenire a risolvere la macroscopica contraddizione. Eppure è sufficiente una semplice circolare perchè le leggi già ci stanno!!

    LINK ESPERIENZA :
    https://agendadigitale.atavist.com/ricetta-dematerializzata

    Paolo

    • Gastone Zilio

      In Veneto, AULSS6 (ex 15, ex 16, ex 17) la sperimentazione per il progetto Eco Farmacia si è conclusa. I medici di MMG possono accordarsi con il dr Piovanello dell’Aulss 6 (sede Padova) per accreditarsi e inviare le ricette in farmacia, senza più consegna di ricette-pro memoria al paziente. Il sistema ha dematerializzato totalmente la ricetta farmacologica. Sarà il provider di riferimento (Millewin, Medico2000 e altri) ad attivare il tutto.

      • paolo

        Beati voi! Noi che siamo in regioni poco efficienti (che sono purtroppo la maggioranza delle regioni d’italia) dovremo aspettare ancora molto.

        • Stelvio P.

          Il Ragioniere dello Stato di concerto con il Capo di Dipartimento della Qualità del Ministero della Salute hanno emesso nel novembre 2011 il Decreto che prevede la stampa del promemoria cartaceo. Cosa aspettano a modificarlo? Perché al riguardo non interviene il Commissario straordinario per l’agenda digitale Piacentini?

  • Stelvio P.

    App “Sanità km zero”
    L’app mette a disposizione il primo servizio “a km zero”.
    Grazie all’app “Sanità km zero” se sei un utente del Servizio Sanitario Regionale Veneto, hai già rilasciato il consenso all’attivazione del tuo Fascicolo Sanitario Elettronico regionale e sei in possesso delle credenziali di accesso potrai ricevere le ricette farmaceutiche direttamente sul tuo smartphone e andare in farmacia senza il promemoria cartaceo!
    Ma non solo: nel tempo costruirai l’archivio dei farmaci che hai acquistato e, previo accordo con il tuo medico di medicina generale, potrai richiedergli il rinnovo di un farmaco dall’app.
    Vedi ulteriori notizie su:
    http://www.sanitakmzero.it/app/

  • CLAUDIO PISANI

    Non si capisce perchè l’invio al MEF di ricette che non contengono quasi mai alcuna diagnosi (al 90% si tratta di farmaci) sia permesso e “sicuro” mentre l’invio al diretto interessato no. A parte il fatto che i sistemi informatici sono “bucati” dagli hackers anche a livelli di altissima sicurezza (vedi politici americani), non si capisce che interessi avrebbero i pirati sapendo che un mio paziente assume questo o quest’altro farmaco. Indagini di mercato? Statistiche commissionate dalle asicurazioni private per valutare il costo di ogni italiano?
    E per far ciò dovrebbero sorvegliare milioni di persone, mentre sarebbe molto più semplice spiare il MEF?
    La carta formato A5 poi è la ciligina sulla torta! Per non parlare dei costosissimi toner (le ben più economiche inkjet non stampano bene i codici a barre ) che bisogna averne sempre due in caso di fine inchiostro in una giornata con 100 ricette da stampare!
    Non capisco, ma (purtroppo) mi adeguo
    Claudio Pisani MdB (Medico di Burosaurocrazia)

  • alfonso lorenzo cocco

    Tutto già noto agli addetti ai lavori. Domando cortesemente: cosa sta facendo la FIMMG per far si che la dema sia realmente dematerializzata e non più cartacea? Grazie per eventuale risposta Alfonso lorenzo Cocco medico di famiglia (Roma)

  • Max Calisi

    1) Con la vera dematerializzata negli studi medici non ci saranno più file di pz che devono ritirare mazzetti di precrizioni? Queste prescrizioni chi le ha prodotte, come sono state prodotte, il pz nella produzione non “affolla” lo studio? Le prescrizioni sono prodotte deviando dalla buona pratica medica e dalla norma, senza incontro medico/pz indispensabile anche per le cronicopatie trattandosi sempre di follow up, con possibilità di prescrizione dopo l’incontro per 6 mesi? Le prescrizioni sono prodotte deviando con richiesta dell’atto medico anche ripetitivo (possiblie per sei mesi!), per via tel mail pizzini e magari con la segretaria delegata? E’ possibile un atto medico dematerializzato senza la presenza del pz in studio per incontrare il medico? Ogni ritiro di prescrizione prevede una produzione di atto medico in scienza coscienza e norma ai fini della tutela della salute. 2) Per i certificati inps e’ possibile la mail da parte del medico al lavoratore,
    ma per analogia non e’ cosi per le prescrizioni dematerializzate, essendosi espresso negativamente il garante della privacy. E non si ometta che per i certificati di malattia e’ necessario sempre di volta in volta, anche per i certificati di continuazione(ripetizione di certificato) l’incontro reale tra medico prescrittore e l’utente/cittadino/paziente/lavoratore e quindi sì per analogia anche ogni prescrizione prevede l’incontro medic/paziente. Non omettiamolo questo passaggio!.3) Lo studio del mdf e’ sempre aperto in libertà negli orari indicati anche per le dematerializzate, non c’è nessun divieto per i pz a recarsi dal medico, cosa bella e buona. 4) W la dura fatica ai fini della tutela della salute, sancita da norme, sentenze e buon senso, da parte del mdf per incontrare e reincontrare i cronicopatici anche per le ricette ripetitive (possibile prescrizione per 6 mesi!) sia cartacee che dematerializzate

    • paolo

      Ma Max Calisi in conclusione preferisce lo status quo ?

      • Paulin Grillone

        Lui sì, è un innovatore.

        • elena

          Secondo me non capite che quel che vuol dire è: a volte (spesso) la ricetta non è una formalità, è il risultato di una visita. La dematerializzazione totale può servire per quei casi in cui davvero è una formalità e il paziente non serve che si faccia vedere, è un danno negli altri casi. Il mio medico mi ha detto che varie volte anche solo guardando il paz. cronico in faccia ha capito che qualcosa non andava, che stava peggiorando, ecc. Eliminare questo contatto non è una bella cosa. Qualche medico senza scrupoli già ora delega tutto alla segretaria e tanti saluti al paziente…

          • Max Calisi

            Nessun medico può delegare il trattamento dei dati sanitari/ricette/prescrizioni alla segretaria. Se ciò dovesse accadere saremmo di fronte a esercizio abusivo della professione medica da parte di quella ipotetica segretaria e a favoreggiamento da parte di quell’ipotetico medico.

          • paolo

            si vede che vivete in un altro pianeta…..o semplicemente la vostra posizione dipende dal fatto che essendo medici non vivete il problema dal punto di vista del paziente cronico. Mai successo di essere visitato per poter avere la solita ricetta mensile. Oltretutto non credo che dal punto di vista normativo il medico debba ogni volta rivisitare un paziente cronico per fargli la solita prescrizione. Ingolferebbe il suo studio ulteriormente! E poi scusate ….seguendo il vostro ragionamento le ricette non potrebbero neanche essere consegnate ai familiari del paziente cronico: cosa che avviene regolarmente

          • Max Calisi

            La terapia cronica è possibile per le norme vigenti sino a 6 mesi per il pz stabilizzato. Ma se decido 1 mese o decido due o più mesi di terapia, devo reincontrare sempre alla fine della terapia cronica il pz in questione( a 1 mese o due mesi sino a 6 mesi, a secondo della decisione presa). E’ sempre un follow up l’atto intellettuale del medico nella ricettazione, eseguibile solo e soltanto sempre dopo incontro/visita . Se il pz è a un mese o a una settimana vale lo stesso. Ci sono sentenze che stabiliscono che sempre il medico al mometo del follow up/ricettazione debba incontrare il pz, per una visita breve o lunga a seconda dei casi. Il duro lavoro del medico di famiglia: la cronicopatia con la dovuta ricettazione possibile per scelta in scienza e coscienz a 1 mese o 2 o 3 fino a sei mesi
            . Io chiudo qui. Grazie per le risposte sempre educate

          • paolo

            Se con le norme attuali il medico non ha la libertà di valutare se rifare o non rifare la visita ogni volta che fa una ricetta (per i casi cronici) allora le norme vanno cambiate

          • elena

            Ti assicuro che in molti studi medici associati in Emilia (specie a Bologna) è la regola, i colleghi me ne parlano spesso. Il ‘trucco’ è che formalmente il medico è lui che redige (la sera prima) la ricetta ripetuta, la segretaria è solo colei che la consegna al paziente o ai parenti.

          • paolo

            forse una soluzione potrebbe essere la riforma del medico di famiglia che si vuole sperimentare in lombardia http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_giugno_19/cure-personalizzate-nuovo-modello-medici-famiglia-milano-bcdda6ec-5462-11e7-b88a-9127ea412c57.shtml

      • Max Calisi

        Caro Paolo. Il futuro dell’atto medico non prevede i cittadini e le file dematerializzarsi e scomparire dagli studi.

  • Italo Paolini

    Meglio tardi che mai. C’e’ chi si era accorto di queste problematiche e della pseudodematerializzazione da subito, chiedendo impegni precisi sulla durata temporale di questa assurdità.
    Il tempismo e’ una componente troppo importante dell’efficacia di azione sindacale e tre anni sono decisamente troppi.

  • robinud

    Leggendo il titolo (…Ecco perchè) mi aspettavo finalmente un punto di vista coraggioso, quantomeno una menzione a motivi meno “politically correct” e fuorviante del ritardo artificioso della dematerializzazione della ricetta (l’avvio del processo è una legge del 2003!).
    E se il motivo del ritardo fosse il controllo del paziente/consumatore che di fatto è il valore alla base degli accordi tra prescrittori (medici) e farmacie, che aggirano le norme di comparaggio e “promuovono, organizzano iniziative di accaparramento di prescrizioni mediche”, ad esempio fornendo gli spazi dove i medici esercitano, convenientemente situati nelle immediate vicinanze delle farmacie?
    Tecnicamente, il chip della tessera sanitaria (o più semplicemente il codice fiscale) potrebbe consentire al farmacista di richiamare l’ NRE e con esso la prescrizione del medico, tutelando di fatto la privacy del paziente (teoricamente l’unico abilitato a recuperare i dati inseriti dal medico è un soggetto con un software abilitato presso Sogei – il farmacista, ma oggi, il software richiede l’inserimento dell’ NRE prima del CF). Troppo complesso? L’80% delle farmacie italiane utilizza gli stessi 2 software.
    Se questo semplice processo venisse reso noto al pubblico (finalmente qualche regione italiana ci prova), si comprenderebbe che la stampa del promemoria cartaceo è un semplice escamotage.
    In merito alle raccomandazioni di Federfarma e immagino di chi ha interesse a mantenere lo status quo (rimandando il più a lungo possibile l’effettiva dematerializzazione), sul “divieto di invio via email della ricetta” dal medico alla farmacista, è corretto dal punto di vista legislativo (medici e farmacisti non dovrebbero organizzare un sistema chiuso – mi chiedo tra l’altro chi debba vigilare sul rispetto di questa presunta disposizione di legge, basterebbe fare controlli sui contratti d’affitto, ubicazione, grado di parentela con il locatore da parte del farmacista, o più semplicemente dalla concentrazione per farmacia dei codici dei medici sulle ricette mediche etc…).
    Ma qualcuno è in grado di dirmi il fondamento legislativo del divieto di invio della ricetta dal medico al paziente ?
    Mentre ci poniamo inutili quesiti sulla dematerializzazione della ricetta, o rispettiamo le disposizioni di Associazioni e Ordini al divieto di invio email al paziente (cliente), a maggio 2018 entrerà in vigore un regolamento comunitario con pesanti sanzioni sulla violazione della privacy (GDPR).
    Un codice (NRE) caricato sul CF del paziente presso Sogei (già oggi) e disponibile presso qualsiasi farmacia, alla presentazione del Codice fiscale è senz’altro più efficace del rilascio di un pezzo di carta o di una mail (pec incluse).
    Ma perchè questo accada, bisognerà informare gli italiani (pensionati, ipocondriaci, clienti della sanità in generale), che non è più necessario il pezzo di carta (le ricette bianche – dematerializzate, sono ormai più del 75% del totale ricette), ma basterà andare in qualsiasi farmacia e presentare il codice fiscale per ricevere i farmaci prescritti.
    Il giorno seguente, si assisterà a disdette di contratti d’affitto e perdita del valore di quelle farmacie la cui incidenza del fatturato generato da ricette mediche è rilevante.
    Oltre alla chiusura di quelle società che oggi tariffano le ricette per conto di pigre farmacie che hanno bisogno di un posto dove pinzare le fustelle. Hanno sempre fatto così, perchè cambiare?

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