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agricoltura innovativa

Smart Agrifood, che cos’è la ricetta veterinaria elettronica (al decollo in Italia)

di Damiano Frosi, Maria Pavesi, Filippo Renga, Osservatorio Smart AgriFood, School of Management del Politecnico di Milano

07 Dic 2017

7 dicembre 2017

In Italia troppi farmaci sugli animali. Monitoraggi e controlli sono purtroppo onerosi. Il progetto “Ricetta veterinaria elettronica” punta a digitalizzare l’intero processo consentendo, secondo l’Osservatorio Smart AgriFood, di far risparmiare 60 milioni di euro l’anno solo alla filiera lattiero-caseario

Il sistema zootecnico italiano è uno dei pochi in Europa a tracciare, dalla prescrizione veterinaria fino alla somministrazione, l’utilizzo di farmaci sugli animali. Nonostante questo, però, non è in grado di rispondere alle richieste dell’Unione Europea, che accusa l’Italia di essere tra i Paesi con maggiore consumo di farmaci per animali, e alle aspettative dei consumatori finali, che colgono l’utilizzo di farmaci sugli animali come un rischio per la propria salute (e quindi come un fattore di non qualità del prodotto).

Questo perché il monitoraggio e controllo dell’utilizzo di farmaci negli allevamenti avviene tramite un processo oneroso, stressante per alcuni attori della filiera, che sfrutta sistemi cartacei per la trasmissione di informazioni: il veterinario emette una ricetta in triplice copia, così che possa essere archiviata da allevatore, fornitore farmaceutico e Azienda Sanitaria Locale; l’allevatore è poi chiamato a registrare, su appositi supporti cartacei, tutti i flussi di farmaci in azienda e i trattamenti effettuati. Tale processo è dispendioso in termini di risorse temporali e, come anticipato, stressante per allevatori e veterinari che a valle di errori sono chiamati a pagare multe salate.

L’onerosità di tale sistema di tracciabilità non è giustificato dal risultato ottenuto: tali informazioni non possono essere in alcun modo analizzate, elaborate e trasmesse in forma strutturata e aggregata. Risulta quindi impossibile per gli attori della filiera comunicare ai propri consumatori e colleghi internazionali il corretto e attento utilizzo dei farmaci sugli animali.

È in questo contesto che si inserisce il progetto “Ricetta veterinaria elettronica”, promosso dal Ministero della Salute – Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari – che interessa l’intero comparto zootecnico italiano e che prevede la digitalizzazione dell’intero processo di prescrizione e tracciabilità del farmaco, dalla ricetta veterinaria, ai registri aziendali dei trattamenti effettuati e del carico-scarico farmaci da magazzino.

L’obiettivo primario è quello di raggiungere un efficace controllo dell’utilizzo di farmaci sugli animali, aumentando la sicurezza degli alimenti con particolare attenzione ai residui dei medicinali e all’antibiotico-resistenza. E’, tuttavia, evidente che tale progetto non apporterà solo benefici in termini di tracciabilità, ma anche in termini di efficienza e risparmio economico: il digitale, infatti, consente di snellire il processo di prescrizione eliminando i flussi cartacei e i costi associati, abilitando la trasmissione tempestiva di informazioni strutturate.

L’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia ha analizzato l’impatto che questo avrà sul sistema Lattiero-caseario (vaccino) italiano. I risultati ottenuti sono positivi e incoraggianti, sia in termini di efficienza di processo, sia in termini di consapevolezza dell’utilizzo del farmaco, utile alla singola azienda così come al sistema nazionale.

Da un’accurata analisi del processo è, infatti, subito risultato evidente che i flussi cartacei rappresentano una complicazione per tutti gli attori coinvolti, comportando costi di archiviazione e di spedizione cheil monitoraggio digitale può invece annullare. L’informazione su carta, d’altronde, non è strutturata e quindi non elaborata: lavorando in cartaceo né gli enti di controllo né le aziende hanno evidenza dell’effettivo utilizzo di farmaci.

Se sommiamo a questo aspetto l’elevato rischio di errore nella compilazione dei registri aziendali, cui consegue il rischio di sanzione per il veterinario e l’allevatore, è chiaro che i tempi dedicati a queste attività risultano sovradimensionati.

Tutto il sistema, quindi, beneficia di tale soluzione, non solo in termini di sostenibilità di filiera, ma anche nell’operatività dei singoli attori.

Inoltre l’informazione digitale abilita davvero il controllo dell’utilizzo dei farmaci: è un aspetto utile al sistema nazionale, ma anche alle singole aziende, che possono finalmente monitorare i propri trattamenti e prendere conseguenti decisioni anche a livello strategico. Quest’ultimo aspetto auspicabilmente porterà a una riduzione dell’utilizzo di farmaci, per quanto minima comunque positiva sia per il bilancio dell’azienda agricola, sia per il sistema complessivo.

Al fine di stimare i benefici di costo dei singoli attori della filiera, l’Osservatorio ha sviluppato un modello parametrico di quantificazione del processo attuale (prescrizione e tracciabilità tramite supporti cartacei) e del processo evoluto (implementazione della Ricetta veterinaria elettronica), assumendo come campione l’ecosistema della regione Lombardia: 5.818 allevamenti di bovini da latte con una media di 190 capi l’uno. L’implementazione completa del programma di ricetta veterinaria elettronica comporta per l’intero ecosistema un risparmio stimato nell’ordine di circa 18 milioni di Euro l’anno, distribuiti in modo significativo e tangibile tra tutti gli attori della filiera.

 

Estendendo tale stima al sistema nazionale, si ottiene un beneficio di circa 60 milioni di Euro l’anno, solo per la filiera lattiero-casearia vaccina.

Questo è solo un primo passo e una piccola parte del beneficio che il sistema zootecnico otterrà grazie alla digitalizzazione: è infatti importante ricordare che questo progetto si colloca all’interno di una strategia di lungo periodo che vede l’implementazione di sistemi “open”- ovvero integrabili a sistemi gestionali aziendali e con libero accesso a banche dati nazionali – al fine di rendere più efficienti i vari processi, ma soprattutto certificare in modo sicuro e affidabile il buon operato della filiera. Questo non impatterà sui singoli attori solo in termini di sgravo da oneri pratici e stress, ma anche in termini di valorizzazione del prodotto: è auspicabile infatti che consumatori e comunità internazionale siano pronti a valorizzare una filiera certificata in termini di “FoodSafety”, sostenibilità e trasparenza.

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