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Tecnologie pronte, processi al palo: il paradosso della sanità digitale



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La spesa per la sanità digitale cresce a 2,7 miliardi di euro nel 2025, spinta dal PNRR. Telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico e ricetta elettronica avanzano, ma interoperabilità, frammentazione territoriale e integrazione operativa restano il vero banco di prova

Pubblicato il 15 giu 2026

Roberto Bellini

Direttore Generale AssoSoftware



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I dati presentati nei giorni scorsi dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano restituiscono l’immagine di una sanità italiana che sta finalmente entrando in una fase di maturazione sul fronte dell’innovazione tecnologica. Secondo la ricerca “Consolidare il futuro: la Sanità Digitale tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI”, nel 2025 la spesa per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Un incremento sostenuto soprattutto dagli investimenti del PNRR e destinato a incidere in maniera sempre più profonda sull’organizzazione del Servizio sanitario nazionale.

L’Osservatorio del Politecnico di Milano evidenzia come, per la prima volta, la digitalizzazione non sia più percepita come una somma di progetti sperimentali o iniziative isolate, ma come una componente strutturale del sistema sanitario. Le aziende sanitarie indicano infatti tra le priorità dei prossimi anni la cybersecurity (90%), i servizi digitali al cittadino (81%), la cartella clinica elettronica (76%), la telemedicina (74%) e l’intelligenza artificiale (71%).

Sanità digitale italiana, la maturazione oltre i dati aggregati

Sono numeri che raccontano un cambiamento profondo e che confermano la centralità dell’innovazione tecnologica per garantire sostenibilità, efficienza e qualità dell’assistenza. Tuttavia, sarebbe un errore fermarsi all’entusiasmo dei dati aggregati. La vera sfida oggi non riguarda più soltanto la realizzazione delle infrastrutture digitali, ma la loro concreta implementazione nei processi quotidiani di cura e assistenza.

Anche su questo aspetto la ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano offre indicazioni significative. Le piattaforme regionali di telemedicina previste dal PNRR risultano sostanzialmente completate e operative, ma gli effetti concreti sugli utilizzi sono ancora limitati. Secondo lo studio, la televisita rappresenta oggi il servizio più diffuso, presente nel 61% delle strutture sanitarie e utilizzata dal 29% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale. Seguono il teleconsulto tra ospedali, presente nel 49% delle strutture, e il telemonitoraggio, fermo al 30%.

Ancora più significativo è un altro dato evidenziato dal Politecnico: meno di un terzo dei professionisti utilizza piattaforme realmente dedicate all’uso sanitario. È il segnale più evidente che la trasformazione organizzativa necessaria per accompagnare la rivoluzione digitale è ancora lontana dall’essere completata.

Fascicolo Sanitario Elettronico e cartella clinica tra diffusione e interoperabilità

Lo stesso discorso vale per la cartella clinica elettronica e per il Fascicolo Sanitario Elettronico. L’Osservatorio rileva che l’83% delle strutture sanitarie dispone ormai di una cartella clinica elettronica e che oltre la metà degli italiani, il 53%, ha effettuato almeno un accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico nell’ultimo anno. Cresce anche l’utilizzo da parte dei professionisti: il FSE viene sfruttato dal 67% dei medici di medicina generale e dal 48% degli specialisti.

Eppure, anche in questo caso, persistono criticità che rischiano di rallentare il percorso. Lo stesso Osservatorio segnala problemi di interoperabilità e integrazione incompleta tra sistemi. Solo il 30% dei medici specialisti e il 20% degli infermieri accede al Fascicolo direttamente dagli strumenti aziendali utilizzati quotidianamente. Un limite che dimostra come la disponibilità delle tecnologie non coincida automaticamente con la loro effettiva integrazione nei processi operativi.

È qui che emerge la questione dell’“ultimo miglio”, il vero nodo della sanità digitale italiana.

L’ultimo miglio della sanità digitale italiana

Negli ultimi anni il legislatore e le amministrazioni centrali hanno definito regole, investimenti e piattaforme nazionali. Tuttavia, quando si passa dall’impianto normativo all’applicazione concreta, emergono differenze territoriali rilevanti. Le Regioni continuano spesso a procedere in ordine sparso, adottando infrastrutture, procedure operative e modalità di integrazione differenti.

Il caso della ricetta elettronica rappresenta un esempio particolarmente emblematico. Dal 2025 la prescrizione digitale è stata estesa anche alle cosiddette ricette bianche, cioè quelle a carico del cittadino. Si tratta di una riforma importante, destinata a rafforzare la tracciabilità delle prescrizioni, alimentare il Fascicolo Sanitario Elettronico e migliorare il monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva.

Tuttavia, come abbiamo evidenziato come AssoSoftware, il problema non riguarda la norma in sé, ma la sua concreta applicazione. La cornice è nazionale, ma la gestione operativa coinvolge una pluralità di soggetti: Sistema Tessera Sanitaria, Fascicolo Sanitario Elettronico, Regioni, aziende sanitarie, medici di medicina generale, specialisti, farmacie e strutture sanitarie pubbliche e private.

In questo intreccio permangono ancora colli di bottiglia significativi: l’abilitazione degli specialisti privati ai sistemi nazionali, l’allineamento delle anagrafiche, l’integrazione tra piattaforme regionali e nazionali, il coordinamento delle procedure operative. Il risultato è che un obbligo pensato per essere uniforme rischia di tradursi in percorsi applicativi differenti a seconda del territorio.

Questa frammentazione genera inevitabilmente complessità per tutti gli attori coinvolti e in particolare per le software house, chiamate ogni giorno a sviluppare soluzioni capaci di dialogare con ecosistemi tecnologici che cambiano da Regione a Regione.

Software, cultura digitale e sicurezza dei dati sanitari

Accanto agli aspetti tecnologici esiste poi una questione culturale che non può essere ignorata. Una parte degli operatori continua a percepire la digitalizzazione come un nuovo adempimento burocratico anziché come uno strumento di semplificazione. È una resistenza comprensibile in un sistema già sottoposto a forti pressioni organizzative, ma che può essere superata soltanto attraverso strumenti realmente efficaci e intuitivi.

Quando i software sono progettati correttamente, infatti, consentono di automatizzare attività ripetitive, ridurre gli errori, migliorare la qualità dei dati e restituire tempo agli operatori sanitari. Non si tratta di sostituire il lavoro delle persone, ma di liberarle da attività amministrative che sottraggono energie alla cura.

C’è poi un ulteriore aspetto da considerare: la sicurezza. La digitalizzazione dei processi prescrittivi riduce il rischio di falsificazioni e utilizzi impropri, soprattutto per farmaci particolarmente sensibili. Anche sotto questo profilo la tecnologia rappresenta un investimento nella qualità e nell’affidabilità del sistema sanitario.

A tal proposito è doveroso ricordare che ora le software house possono certificare la “compliance” al GDPR dei propri prodotti software aderendo allo specifico Codice di Condotta promosso da AssoSoftware e approvato dal Garante della Privacy (vedi www.fondazioneodmsoftware.it), ulteriore elemento di garanzia per il corretto trattamento dei dati personali, in particolare quelli sensibili come i “dati sanitari”.

Governance e interoperabilità per completare la trasformazione

Per completare la trasformazione servono però alcuni passaggi decisivi: standard condivisi, maggiore interoperabilità, procedure uniformi e soprattutto una governance nazionale capace di accompagnare il lavoro delle Regioni evitando frammentazioni che finiscono per rallentare l’innovazione.

Le software house italiane sono pronte a raccogliere questa sfida. Il settore dispone oggi di competenze, professionalità e tecnologie mature per sostenere l’ammodernamento della sanità italiana. Le piattaforme esistono, gli investimenti sono stati realizzati e le imprese del software hanno dimostrato in questi anni di saper accompagnare processi complessi di trasformazione.

È arrivato il momento di fare un salto di qualità sul piano dell’integrazione e della cooperazione tra tutti gli attori del sistema.

Software & Networking, il confronto sulla filiera del software sanitario

Proprio per favorire questo confronto, il prossimo 24 giugno AssoSoftware promuoverà a Milano una nuova edizione di “Software & Networking”, ospitata presso Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia.

L’appuntamento sarà dedicato alla filiera del software per la sanità e vedrà la partecipazione di rappresentanti della Regione Lombardia, una delle realtà che più hanno investito nella digitalizzazione dei servizi sanitari. Al centro del confronto ci saranno temi come Tessera Sanitaria, ricetta elettronica, Fascicolo Sanitario Elettronico, telemedicina, processi gestionali e amministrativi per professionisti e strutture ospedaliere.

Sarà un’occasione concreta per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, operatori sanitari e imprese tecnologiche. Perché la partita della sanità digitale non si gioca più sulla costruzione delle infrastrutture. Quella fase è ormai avviata. La vera sfida è fare in modo che tutto funzioni insieme.

La tecnologia è pronta. Le imprese del software sono pronte. Ora serve completare davvero l’ultimo miglio della trasformazione digitale della sanità italiana.

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