tracciamento e trasparenza

Troppe ombre su Immuni: le domande a cui il ministro Pisano dovrebbe rispondere

L’adozione dell’app Immuni avrà un grosso impatto sui diritti e le libertà dei cittadini e data l’importanza degli obiettivi sarebbe stato il caso di evitare un’azione politica così opaca e giuridicamente poco solida. Mancano all’appello risposte nette in merito alle scelte effettuate, alla loro efficacia, alla strategia

07 Mag 2020
Andrea Lisi

Coordinatore Studio Legale Lisi e Presidente ANORC Professioni

Fulvio Sarzana di S.Ippolito

avvocato, professore Straordinario nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Telematica Internazionale Uninettuno


Le audizioni della Ministra per l’Innovazione e la digitalizzazione, Paola Pisano, e del Commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, rispettivamente presso il Copasir e presso la Commissione trasporti della Camera, fanno emergere ulteriori profili di riflessione sulla vicenda dell’App Immuni.

Diversi e delicati aspetti meritano di essere approfonditi.

Dov’è l’atto di nomina del Gruppo Interministeriale che sta sviluppando la piattaforma? Da chi è composto?

Il Commissario Arcuri, durante la sua relazione alla Commissione trasporti della Camera del 5 maggio, ha riferito dell’esistenza un Gruppo di lavoro costituito da rappresentanti di diversi Ministeri, che si sta occupando della realizzazione della piattaforma.

È stato formalizzato dalla Ministra per l’innovazione tale Gruppo di lavoro?

Se sì, con un atto Ministeriale, interministeriale?

Da chi è presieduto tale Gruppo di lavoro? Chi sono i componenti del Gruppo di Lavoro?

Vi sono tra i componenti anche soggetti appartenenti all’organigramma del Ministro dell’Innovazione che hanno partecipato alle fasi precedenti e coeve la scelta dell’App? Se sì, quali sono i nominativi?

Quali attività legate allo sviluppo della piattaforma sono gratuite e quali no?

Come già si ricordava in un precedente articolo, all’interno del DL 28/2020 è stato inserito il comma 7 dell’art 6 , che prevede al comma 7 che agli oneri derivanti dall’implementazione della piattaforma di cui al presente articolo, nel limite massimo di 1.500.000 euro per l’anno 2020, si provvede mediante utilizzo delle risorse assegnate per il medesimo anno al Commissario straordinario di cui all’articolo 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 con delibera del Consiglio dei Ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali di cui all’articolo 44 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.

Il Commissario Arcuri nel corso della sua relazione ha precisato che le attività legate all’App Immuni sono comunque prestate a titolo gratuito.

In particolare, lo sviluppo dell’App e le attività di comunicazione connesse alla campagna, per i quali lo stesso Commissario – è stato precisato – ha ricevuto preventivi a titolo gratuito da diverse società di comunicazione, devono quindi intendersi completamente gratuite?

In proposito, può chiarire il Ministro la notizia (anticipata dal Corriere della Sera il 30 aprile, Ndr.) in base alla quale il Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione avrebbe affidato a un membro della task force la selezione di un’alternativa al nominativo Immuni e lo sviluppo di una campagna che dovrebbe anche essere adeguatamente promossa attraverso tv, radio e social?

Il nominativo prescelto farebbe parte del gruppo di lavoro sul fenomeno dell’odio online istituito presso il citato ministero.

Può chiarire, quindi, il Ministro se sono in programma attività di affidamento all’esterno e se tali attività si svolgeranno a titolo gratuito, quale sia lo strumento contrattuale adottato e in che modo tale attività coincide o differisce da quanto dichiarato dal Commissario Arcuri?

La decisione in ordine alla adozione dell’App Immuni e la comunicazione al Commissario Arcuri

A seguito delle relazioni della task force è stata adottata una decisione politica, come riportato da diversi organi stampa e tale decisione è stata comunicata al Commissario Arcuri, il quale, durante l’audizione alla Camera il 5 maggio 2020, ha precisato di non aver preso parte alla fase precedente alla stipula del contratto con la società Bending Spoons.

Tra la comunicazione delle relazioni della task force e la comunicazione al Commissario sembrerebbe esserci stata quindi la decisione del Ministero dell’Innovazione di adottare la soluzione Immuni.

Può spiegare perché il Ministro qualifica come “atto politico” un atto che appare essere invece un atto di “alta amministrazione”, come tale sindacabile e soggetto alla possibile verifica di un Giudice amministrativo?

Che tipo di decisione dal punto di vista amministrativo è stata adottata dal Ministro e con quale atto?

La decisione è stata firmata dal Ministro o da persone dell’organigramma del Ministero e sotto quale forma? Con quale numero di protocollo? Può mostrare il Ministro tale atto?

Conclusioni

È vero che secondo alcuni il FOIA sarebbe temporaneamente sospeso, pur se anche su questo ci sono pareri discordi, ma su questioni di tale rilevanza a nostro avviso ci dovrebbe essere un dovere di massima trasparenza che è venuto meno sin dall’inizio di questo progetto. Ancora mancano all’appello risposte nette in merito alle scelte effettuate, alla loro efficacia, alla strategia che si intende portare avanti, al trattamento dei dati la cui titolarità ancora rimane non correttamente definita tra ministeri competenti e non può non destare preoccupazione anche la scarsa chiarezza nella definizione dei ruoli con il Copasir che sta emergendo in queste ore.

Se il Governo non risponde alle domande

Alla luce di tutto questo, considerato che incredibilmente non è pervenuta alcuna risposta alla tante domande poste da Associazioni, accademici, esperti, società civile, non ci si può non chiedere se abbia ancora senso continuare a portare avanti un’azione politica così opaca e giuridicamente poco solida nella predisposizione di un progetto che avrà in ogni caso un grosso impatto sui diritti e le libertà dei cittadini italiani.

Un’azione politica di questa portata meriterebbe una trasparenza ineccepibile e scelte nette, ci si chiede pertanto se non sia utile per la ministra Pisano considerare sin da subito un doveroso passo indietro.

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