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Direttore responsabile Alessandro Longo

istruzione

A che punto è la formazione per il Piano Nazionale Scuola Digitale

di Patrizia Cinti, docente su formazione PNSD

14 Apr 2017

14 aprile 2017

Una riflessione sui rischi e sulle opportunità della realizzazione del PNSD, partendo proprio dal punto di vista di chi partecipa nelle aule di formazione

Lavoro per le scuole e per altre istituzioni o imprese da molto tempo, ma mai ho visto un piano di formazione così esteso, per persone coinvolte e per la qualità degli obiettivi strategici prescelti, come quello che da più di un anno mi sta impegnando per il PNSD.

I numeri (grandi) e i contenuti (ampi) sono noti e non è su questo che mi vorrei concentrare. Voglio invece dare un contributo sulla diffusione delle pratiche di formazione che man mano ho contribuito a progettare e a realizzare, come risposta alle indicazioni ministeriali e come condivisione degli obiettivi strategici proposti dai Dirigenti Scolastici degli snodi formativi della regione Lazio dove sono impegnata.

Andando subito alla questione che reputo essenziale, credo che anche per questo tipo di formazione sia stato necessario trovare un equilibrio sostenibile rispetto alle tante differenze che rendono la nostra scuola un ambiente ricco, vivace, ma esposto a frequenti rischi di contrapposizione piuttosto che ad un aperto confronto.

L’equilibrio sostenibile è stato trovato, in fase di progettazione, partendo da queste considerazioni e relative scelte:

  • gli obiettivi strategici della formazione, così come esplicitati in tanti documenti istituzionali, sono quelli di una formazione di sistema, capillare e per ogni professione a supporto della realizzazione del PNSD. Una formazione non centrata sul mero uso di strumenti digitali, ma un piano per favorire la cultura digitale (che ci vede in ritardo rispetto agli altri paesi europei), l’educazione dei giovani verso Dig.Comp 2.0, l’innovazione della didattica capace di accompagnare il flusso dell’apprendimento consapevole e superare gli steccati verticali e orizzontali, temporali e spaziali, della didattica tradizionale;
  • gli obiettivi specifici dei diversi percorsi (per DS, DSGA, Personale amministrativo, Tecnici, Animatori Digitali, Docenti del Team dell’innovazione, Docenti) sono quelli di stimolare la motivazione verso l’innovazione, favorire lo sviluppo delle competenze digitali, nonché diffondere la conoscenza e l’uso delle tecnologie digitali per una scuola aperta, inclusiva e innovativa;
  • gli obiettivi didattici sono quelli di favorire una innovazione condivisa già a partire dal momento formativo, centrato sulle azioni del PNSD, su metodologie di laboratorio che favoriscono la partecipazione e sviluppano la scelta consapevole di obiettivi da perseguire a breve e medio termine nei contesti scolastici. Non ultimo, sulla conoscenza critica e applicazione di teorie che supportano l’innovazione e svelano l’obsolescenza di approcci replicati senza essere sottoposti ad una valutazione riguardo la loro reale efficacia.

Ognuna di queste considerazioni e scelte meriterebbe un approfondimento particolare, ma per favorire la sintesi di quanto in corso di realizzazione proporrò una breve riflessione sui rischi e sulle opportunità della realizzazione del PNSD, partendo proprio dal punto di vista di chi partecipa nelle aule di formazione e condivide esperienze e desideri, ma anche perplessità e talvolta ansie.

 

I rischi

Il rischio maggiore, a mio parere, è dato da aspetti tecnici e da metodologie di comunicazione ancora da migliorare.

Non si può sottovalutare il fatto che le infrastrutture scolastiche risultano ancora inadeguate alla piena realizzazione del PNSD. I partecipanti ai corsi di formazione esprimono il loro disagio nel confrontarsi con problemi di connettività e con ambienti fisici che rendono difficile la piena realizzazione di una didattica innovativa integrata con metodologie e strumenti digitali.

A questo si aggiunge il fatto che la comunicazione istituzionale non sta raggiungendo del tutto i propri destinatari. Non si tratta di trovare dove risiedano le responsabilità, cosa che porta sempre poco lontano, ma di constatare che la comunicazione sul contenuto di alcuni siti istituzionali a supporto della formazione del PNSD, ma anche la pubblicazione di alcuni bandi, sembra raggiungere i destinatari proprio durante la loro partecipazione ai corsi e non nel momento in cui viene erogata.

 

Le opportunità

Il PNSD e la formazione che lo sta supportando viene vista dalla maggioranza dei professionisti della scuola come una opportunità di innovazione attesa da tempo. Ma questo è abbastanza scontato dal momento che tutti i partecipanti (o quasi tutti) stanno partecipando per ruolo istituzionale (certamente i DS, DSGA, AD e Team) o per adesione spontanea ai percorsi di formazione.

Viene però colta, soprattutto dai DS e DSGA, l’opportunità di potersi trovare insieme ad approfondire le strategie per la piena realizzazione delle azioni del PNSD, di riflettere sulle implicazioni rispetto alla stesura del Piano triennale dell’offerta formativa, di competenze manageriali per il pieno coinvolgimento della comunità scolastica tutta e del territorio.

Gli Animatori digitali, che si erano già confrontati nel precedente percorso di avviamento al ruolo per l’azione numero 28 del PNSD che li ha interessati per tutto il 2016, stanno riconoscendo poi l’opportunità di fare il punto della situazione sul loro ruolo nelle scuole, di condividere le loro esperienze, di completare la formazione con lo sviluppo di competenze per la leadership diffusa, il lavoro di gruppo, le metodologie partecipate di progettazione per le azioni di formazione interna, coinvolgimento della comunità scolastica e creazione di soluzioni innovative che sono loro assegnate e riconosciute.

Gli Amministrativi e i Tecnici hanno colto l’opportunità di essere coinvolti forse per la prima volta in attività di formazione propriamente detta, e non solo in attività di aggiornamento professionale. E di potersi sempre più sentirsi soggetti attivi dell’innovazione digitale in senso ampio, culturale e tecnica allo stesso tempo.

Ma il grande numero dei Docenti coinvolti, componenti dei Team dell’innovazione e non solo, richiederebbe una riflessione successiva e più ampia. Per una serie di motivi, che vorrei elencare di seguito in modo sintetico, che stanno permettendo agli insegnanti di:

  • confrontarsi sulla validità e applicazione di teorie pedagogiche nuove o rinnovate dalla cultura digitale, come ad esempio la tassonomia di Bloom ora supportata da numerose applicazioni digitali, per mobile o in cloud o in ambienti digitali dedicati;
  • riflettere sulla indispensabilità del ruolo dell’educatore nell’accompagnare gli studenti verso lo sviluppo delle loro competenze anche digitali, proprio quando qualche finto visionario sta mettendo in discussione il ruolo della scuola reale a vantaggio di un apprendimento liquido, individualista e non orientato;
  • accedere alle fonti istituzionali e non solo, comunque qualificate, per rimanere informati su teorie, metodologie e strumenti della cultura digitale per l’attuale società della conoscenza e dell’apprendimento.

E siamo solo all’inizio…

  • Renzo Provedel

    Leggendo l’articolo sento la tua positività, ma non capisco i contenuti. Non conosco il programma, non ho avuto alcuna esperienza. A chi stai parlando col tuo scritto? Qual è il tuo target? Se vuoi parlare a persone come me che non hanno alcuna esperienza del contesto potresti adottare un approccio diverso ? Per me sarebbe molto utile e convincente che tu descrivessi una tua esperienza dando riferimenti concreti sui partecipanti, il luogo, la disponibiità di strumenti hardware e software, e soprattutto sul PROCESSO…che cosa succede, che cosa si fa, che cosa si impara, come sono le risposte dei partecipanti. Senza queste informazioni la tua comunicazione è, per me, astratta e priva di significati. Grazie, Renzo

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