Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

protocollo mise-miur

Alternanza scuola-lavoro, il Governo ha partorito il topolino (per ora)

Il protocollo Mise-Miur sull’alternanza scuola-lavoro potrà sortire un qualche effetto solo se sarà seguito in tempi brevi da da lineamenti strategici ben definiti, altrimenti resterà l’ennesima dichiarazione d’intenti. Di per sé del tutto inefficace

23 Nov 2018

Mauro Lombardi

Scienze per l’Economia e l’Impresa, Università di Firenze


Oltre all’effetto mediatico, leggermente ridotto dal fatto che si tratta dell’ennesimo protocollo tra soggetti vari, pratica estremamente diffusa nel nostro Paese, non emerge alcunché di sconvolgente dal protocollo Mise-Miur sull’alternanza scuola-lavoro annunciata nei giorni scorsi (per altro proprio quando nel frattempo arriva anche la decisione del Governo di tagliare i fondi sulla formazione per Industry 4.0, Ndr).

Vorrei sottolineare che davvero questo commento non vuole essere irriverente e distruttivo, la notizia interessante sta già nel rendere noto che due entità pubbliche come queste abbiano bisogno di dichiarare pubblicamente l’intenzione di collaborare in progetti educativi con le proprie strutture decentrate.

Le enunciazioni sono talmente generiche (dalla politica industriale al commercio internazionale) da rendere quasi evanescente il quadro, che non può essere ritenuto qualificante se si basa su espressioni tipo “fare scelte consapevoli in una società che cambia rapidamente e costantemente”, oppure “abbiamo bisogno del contributo di tutti, compreso quello dei giovani”. Non basta certo il riferimento alla trasversalità delle competenze per delineare una novità strategica, vista la pletora di enunciazioni in merito da parte dei più vari soggetti ad ogni livello istituzionale. Enunciazioni che restano puntualmente in aria il tempo di banner estivi mostrati sulle spiagge da aerei leggeri.

Il protocollo potrebbe avere tuttavia una portata incisiva se fosse seguito, in tempi non biblici, da lineamenti strategici ben definiti: principi chiari, contenuti precisi, architettura operativa, strumenti e risorse dedicate su progetti top-down e bottom-up. Non “che mille fiori fioriscano” in prati infestati da erbe estranee, bensì in “prati ben progettati con l’arte dei giardini”.

Fuor di metafora, occorre un quadro generale di un puzzle formativo da realizzare, ma i vari tasselli da inserire non vanno creati a caso, perché devono essere concepiti e realizzati secondo un frame concettuale e operativo elaborato in anticipo. Altrimenti si avrà una dispersione scolastica di altro tipo rispetto a quella tradizionale degli studenti che si perdono per strada, ovvero quella delle scuole e delle Università che continueranno a percorrere vie senza uscita mediante indicazioni con parole nuove.

Il punto di arrivo di queste sintetiche considerazioni è una serie di suggerimenti: occorrerebbe un protocollo d’intesa in grado di fornire puntuali orientamenti, correlati alla descrizione dei problemi, alla visione o alle visioni delle strade da intraprendere per cercare di risolverli, ai meccanismi progettuali per realizzarli, ad alcuni dei principi e contenuti irrinunciabili, lasciando poi alla creatività progettuale distribuita la realizzazione e l’eventuale proposta di nuove direttrici strategiche.

Le sfide da affrontare sono importanti, pensare di misurarsi con mere dichiarazioni di intenti può generare future disillusioni e perdita di un potenziale di crescita culturale, civile ed economica. L’elenco riflette l’ordine di priorità che lo scrivente ritiene fondamentale.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4