Nuovo anno scolastico

Scuola, che fare per ricominciare da una normalità “migliore”

Eccessiva dipendenza dalla didattica frontale, povertà educativa, divari territoriali, carenza di infrastrutture e competenze digitali e difficoltà a garantire adeguatamente il benessere dei più fragili, sono problemi cronici che la scuola ben conosce. Per questo tutti vogliono ricominciare da una normalità “migliore”

Pubblicato il 26 Ago 2020

Lorenzo Benussi

Riconnessioni - competenze digitali

Photo by kyo azuma on Unsplash

Il distanziamento sociale ha messo in discussione i quattro pilastri su cui si fonda il sistema scolastico: spazio, tempo, programmi e classi.

Non è stato possibile accedere alle aule, si è dovuto dividere spesso le classi per gestire la complessità delle lezioni a distanza, si sono modificati o interrotti in molte scuole i programmi didattici e il tempo scuola è semplicemente sparito. Nel nostro paese, più che in altri, si è insistito sulla necessità di dare continuità alla didattica e sono quindi nate sperimentazioni di ogni tipo per affrontare nuove difficoltà e colmare nuove diseguaglianze, in realtà una didattica d’emergenza, non semplicemente a distanza, perché frutto di un contesto fisico e psichico totalmente imprevisto e drammatico.

In questo percorso ricco di complessità e di opportunità, consci della natura caotica della situazione e dell’importanza di valorizzare la risorsa più flessibile e creativa di cui disponiamo cioè gli insegnanti, il progetto Riconnessioni ha chiamato a raccolta la sua comunità di docenti e dirigenti per condividere esperienze e metodi, ragionare su problemi e collaborare alla costruzione di soluzioni. Da inizio marzo 2020 si sono svolti più di 60 webinar a cui hanno partecipato oltre 50.000 persone; nei mesi di marzo e aprile si collegavano ogni giorno dai 1.300 alle 2.700 insegnanti per fare formazione ma soprattutto per capire insieme cosa stesse succedendo e come reagire, una sorta di “Radio Londra” per le scuole. L’esperienza ci ha permesso di raccogliere bisogni e testimonianze – oltre 15.000 domande – e di ascoltare i piccoli e grandi successi ed insuccessi della didattica emergenziale.

I tre temi al centro del dibattito

Uno di questi incontri ha visto la partecipazione di importanti esperti internazionali per discutere su alcuni temi, in particolare tre, che caratterizzano il dibattito non solo in Italia e che sono particolarmente cari alla Fondazione per la Scuola.

Il primo riguarda come sia possibile valutare il ritardo che gli studenti più fragili hanno accumulato nei mesi di lockdown perché sappiamo tramite sondaggi e interviste, ad esempio alle scuole di Torino, che circa uno studente su cinque non ha potuto seguire le lezioni ma non conosciamo realmente i motivi e gli effetti di questa “assenza”, certamente non sono solo tecnologici ma legati a contesti difficili che la crisi ha reso ancor più complessi e quindi richiedono interventi misti scolastici ed extra-scolastici.

Il secondo riguarda gli investimenti e i programmi che governi, istituzioni e fondazioni hanno avviato per fronteggiare la crisi perché dobbiamo fare in modo che il valore di questi sforzi si mantenga nel tempo – ad esempio comprare tablet economici che hanno la durata di pochi anni è molto diverso dallo sviluppo di infrastrutture in fibra ottica che servono per almeno vent’anni. Ma come progettare e avviare operazioni che mantengano il loro valore al di là della contingenza?

Il terzo riguarda il prossimo hanno scolastico e come costruire programmi che permettano a tutti di recuperare il ritardo della pandemia perché probabilmente non bastano le ripetizioni o quindici giorni in più nel calendario scolastico ma è necessario personalizzare i programmi, concentrarsi sui casi più difficili con percorsi di accompagnamento lungo tutto l’anno.

All’incontro hanno partecipato Anna Ascani – Vice Ministra dell’Istruzione; Stefania Giannini – Assistant Director General for Education di UNESCO; Wendy Kopp – CEO e fondatrice di Teach for All; Dr. Asmaa E. Al-Fadala, Direttrice della Ricerca e dello Sviluppo dei Contenuti di WISE – Qatar Foundation; Toby Baker – Programme Manager della Fondazione Nesta UK e Francesco Profumo – Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Dalla discussione sono emersi quattro temi chiave, linee di lavoro che le organizzazioni nazionali e internazionali, pubbliche e private, stanno avviando per recuperare il tempo perduto e soprattutto per indirizzare un rinnovamento dei sistemi educativi che attendiamo da anni.

Agency di insegnanti e alunni

L’agency degli insegnanti si riferisce alla capacità di prendere decisioni e agire per affrontare al meglio le esigenze e le richieste della classe, riguarda la capacità di essere proattivi anziché reattivi ai cambiamenti. La quarantena ha cancellato la zona di comfort della pedagogia tradizionale e le nostre scuole si sono trovate ad affrontare l’arduo compito di trovare nuovi modi per garantire la didattica, sono state costrette a tirar fuori, in poco tempo e in una situazione drammatica, la loro capacità di adattamento, la loro agency appunto. Ma essa non deve finire con la crisi, deve essere coltivata quotidianamente cosicché, quando si verificasse un nuovo lock down, i ragazzi possano continuare ad imparare. Nel costruire il mondo post-virus, dobbiamo ricordare l’incredibile reattività, autonomia e creatività che le nostre scuole hanno dimostrato e coltivare queste competenze affinché possano diventare parte della nostra nuova normalità. L’agency degli insegnanti va di pari passo con l’agency degli studenti che è la capacità di diventare autonomi nell’apprendimento e deve essere coltivata simultaneamente. L’autonomia – ciò che chiamiamo “imparare a imparare” – è diventata fondamentale durante questa crisi e sarà centrale anche nel nuovo anno scolastico. È importante sfruttare questa esperienza per sviluppare le competenze ad essere studenti per tutta la vita, protagonisti del proprio apprendimento, non solo negli insegnanti e nei ragazzi ma in tutta la società.

Affrontare le povertà educative, vecchie e nuove

I dati di UNESCO descrivono bene come la pandemia abbia influenzato l’insegnamento e l’apprendimento in tutto il mondo. Dall’inizio dell’epidemia, oltre 1 miliardo di studenti in 190 paesi ha imparato al di fuori delle classi, tuttavia circa 45 milioni di studenti in 38 paesi attualmente non hanno accesso all’apprendimento a distanza. Molti governi hanno fornito alternative all’apprendimento tradizionale, ma i dati mostrano che oltre il 60% di queste soluzioni si basa su piattaforme online e quasi il 47% degli studenti delle scuole primarie e secondarie non ha accesso a Internet da casa. Quindi molti studenti sono rimasti tagliati fuori. Dobbiamo essere pronti a valutare le perdite e preparare programmi di recupero di lungo termine per ridurre le disuguaglianze che si sono acuite in questo periodo. In questo senso non basta aumentare le ore di lezione e gli insegnanti, ovvero aumentare l’energia che mettiamo nel sistema, perché amplificheremmo solo vizi e virtu’ di un modello, novecentesco e industriale, che evidenziava forti limiti già prima della crisi. Bisogna avviare un ragionamento profondo su come modificare tempi, programmi, professionalità, processi. L’epidemia ha chiarito che è tempo di modificare “la macchina” non basta renderla più grande.

Infrastrutture e competenze digitali

Tutta la comunità internazionale è d’accordo sul fatto che l’accesso alla connettività, ai dispositivi e alla competenza digitale sia un fattore abilitante per la resilienza dei nostri sistemi educativi e, potenzialmente, per la loro riprogettazione nel mondo post-COVID. La tecnologia è stata preziosa per consentire agli studenti di impegnarsi nell’apprendimento da remoto, creare reti per condividere informazioni e materiali e per coinvolgere istituzioni e governi in programmi globali. Si è osservato in questi mesi, come per altro era noto da anni, che mentre la chiusura delle scuole ha comportato un aumento della domanda di prodotti EdTech (Educational Technologies ovvero tecnologie dell’apprendimento), è difficile determinare se ciò abbia comportato un miglioramento della qualità dell’apprendimento. Il picco della domanda ha reso difficile per molte imprese fornire la formazione necessaria agli insegnanti rendendo indispensabile che nei prossimi mesi si avviino percorsi di approfondimento e riflessione critica sulle piattaforme per migliorare la qualità, non solo la quantità. Un tema centrale in questo processo accelerato di adozione è tutelare privacy e sicurezza, perché se da un lato gli strumenti digitali sono e saranno una parte centrale dei sistemi educativi del XXI secolo – anche senza COVID – dall’altro è necessario definire regole e policy per tutelare i diritti degli utenti e l’indipendenza delle scuole. È necessario lavorare sulla capacità critica e sulla consapevolezza del mondo della scuola, sviluppare una nuova sensibilità per le tecnologie dell’apprendimento perché il medium è il messaggio ed esse influenzano il modo di insegnare ed imparare.

Pedagogia innovativa

La crisi causata dal COVID-19 ci obbliga ad allontanarci dal classico approccio gerarchico/trasmissivo di insegnamento, verso una modello distribuito in cui tutta la comunità educante, dagli insegnanti ai genitori e agli studenti, contribuiscono all’apprendimento. Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, propone di spostare le nostre metodologie pedagogiche da una condivisione unilaterale di conoscenze a un piano trasversale in cui l’apprendimento diventa una responsabilità condivisa. Gli studenti possono imparare da altri studenti, insegnanti da altri insegnanti, governi di altri governi, “i docenti saranno sempre più designer di esperienze educative o meglio direttori d’orchestra, la lezione sarà più simile a una sinfonia, gli studenti saranno i musicisti, a volte suoneranno tutti insieme, a volte non lo faranno, ma tutto sarà condotto in modo armonico dalla mano sapiente dell’insegnante”.

Questa crisi, come ogni crisi, segna lo spartiacque tra un prima e un dopo. Dall’esperienza drammatica della pandemia abbiamo chiaramente capito che questo dopo deve diventare il teatro di una riflessione che vada oltre le misure emergenziali, per unire la comunità educante nella costruzione di un nuovo paradigma socio-educativo.

L’aumento della penetrazione delle tecnologie nella didattica potrebbe rappresentare un primo punto di partenza verso una maggiore personalizzazione degli apprendimenti e l’occasione per ragionare in modo olistico sull’innovazione di programmi e metodi, a patto che questo sia un tassello di un mosaico più grande: la costruzione di un nuovo sistema realmente in grado di valorizzare ciascuno a prescindere dalle differenze sociali, economiche, culturali, di garantire la qualità dell’insegnamento, indipendentemente dall’eroismo di alcuni insegnanti, e che sappia insegnare ad imparare, non solo a scuola ma lungo tutta la vita, perché istruzione e formazione sono lo strumento più efficace, e l’unico che conosciamo, per affrontare velocità, complessità e incertezza che caratterizzano gli anni a venire.

Un’agenda dei lavori da condividere

Nell’acceso dibattito che parte dalle nostre case, invase dalla didattica a distanza, per arrivare nelle sedi dei governi nazionali e internazionali, emerge un’agenda di lavoro che credo sia utile condividere, discutere e mettere al centro della progettazione nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

  • Connessioni in fibra ottica per ogni studente, a casa e a scuola – Internet è una componente ormai imprescindibile del diritto allo studio dei ragazzi e la connessione deve essere garantita sia a casa sia nei luoghi di formazione.
  • Uno strumento digitale per ogni studente – Computer e tablet sono i libri, la penna e il quaderno del XXI secolo, strumenti indispensabili per imparare e quindi necessari a tutti.
  • Un percorso didattico personalizzato per ogni studente – La didattica di stampo industriale tipica della scuola novecentesca è sempre meno efficace, ormai da 50 anni, va quindi rinnovata attraverso lo sviluppo di percorsi didattici personalizzati che abbiamo lo scopo di insegnare ai ragazzi a “imparare ad imparare”, anche attraverso le reti e tecnologie digitali.
  • Combattere la povertà educativa di adulti, ragazzi e bambini – Le scuole possono diventare il centro operativo di azioni, programmi e politiche che, coinvolgendo la comunità educante, mettano al centro l’apprendimento non solo a scuola ma lungo tutta la vita come strumento contro le vecchie e nuove diseguaglianze.

Conclusioni

In fondo le difficoltà che osserviamo non ci sono nuove. L’eccessiva dipendenza dalla didattica frontale, la povertà educativa, i divari territoriali, la carenza di infrastrutture e competenze digitali e la difficoltà a garantire adeguatamente il benessere dei più fragili, sono problemi cronici che l’attuale crisi rende solo più gravi e più visibili. Non vogliamo, credo tutti, tornare semplicemente alla normalità ma a una normalità migliore: best normal non semplicemente new normal.

___________________________________________________________________

NOTA – Le riflessioni sintetizzate in questo articolo derivano dall’esperienza raccolta nei webinar di Riconnessioni in particolare nell’evento Educational Responses To Covid-19 che si è svolto il 14 maggio 2020 e la cui registrazione completa è online sul sito di Riconnessioni.

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