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Direttore responsabile Alessandro Longo

progetto reconnessioni

Che cos’è “Education 3.0”, Scuola a prova di futuro

di Lorenzo Benussi, Fondazione per la Scuola e Claudio Giovanni Demartini, Politecnico di Torino

07 Lug 2017

7 luglio 2017

Con Education 3.0, regole, politiche, strategie, e anche strutture e collocazioni, devono cambiare prospettiva, offrendo opportunità per nuove modalità di apprendimento. Ecco un esempio dal progetto Riconnessioni

Esiste una relazione diretta tra l’evoluzione del web e i profili metodologici emergenti nel campo dell’istruzione: i cambiamenti tecnologici rendono infatti disponibili nuovi servizi, innescando così contesti in cui i modelli di interazione nei processi educativi possono esprimersi in modo più efficiente.

In questo quadro il Web 2.0 ha abilitato, a suo tempo, nuovi scenari a sostegno dei processi di apprendimento, altrettanto è accaduto con il Web 3.0. Qualcosa di simile avverrà presto, quando il Web 4.0 comincerà ad offrire nuove opportunità, che derivano da una più profonda interazione simbiotica tra uomo e macchina, basati anche su scambi emotivi tra essi. Anche se pertinente, questo scenario richiede ulteriore sviluppo tecnologico prima di poter essere applicato con efficacia in rete su larga scala. Pertanto il profilo “Education 4.0” si trova ancora all’ingresso del palcoscenico della vita reale, mentre il profilo “Education 3.0” esprime oggi un quadro tecnologico ragionevole per l’istruzione, se combinato con paradigmi di apprendimento sostenibili.

La Tabella 1 descrive i profili di istruzione corrispondenti ai domini Education 1.0-4.0, adottando un insieme di parametri (dalle caratteristiche del docente alle proprietà degli strumenti) per ottenere rappresentazioni di dominio confrontabili. Ad esempio, considerando la colonna “Componenti” in tabella e facendo riferimento alle note esigenze del mercato del lavoro, qualsiasi Profilo di Sistema può essere adeguatamente descritto in relazione alle esigenze che quello stesso mercato ha espresso.

Tabella 1 – Profilo del Sistema di Istruzione e suoi Componenti

Nel caso di Education 3.0, il valore dell’attributo o componente “Allievo” rappresenta il ruolo attivo mostrato dagli studenti in esplicita crescita rispetto ai profili che precedono. Come riportato in tabella, i discenti vengono infatti descritti nel ruolo di creatori di prodotti della conoscenza, dunque riconoscendo loro il possesso di competenze adeguate per realizzarli. Essi infatti si impegnano in un contesto trans-istituzionale e multiculturale ampio, reso possibile attraverso la condivisione diffusa delle opportunità offerte dal social networking.

Allo stesso modo l’”Organizzazione” dei processi di apprendimento contribuisce a descrivere il profilo in termini di incrementale riduzione deli vincoli e condizionamenti determinati dall’ambiente stabile e perimetrato proprio della “classe” tradizionale.

L’intero sistema organizzativo è sotto pressione, perché tempo e spazio non sono più variabili indipendenti, e i domini di apprendimento, un tempo separati, convergono ora in un unico quadro inter-disciplinare ove i confini tra processi, persone e prodotti si confondono e integrano sinergicamente.

Quindi con Education 3.0, regole, politiche, strategie, e anche strutture e collocazioni, devono cambiare prospettiva, offrendo opportunità per nuove modalità di apprendimento, ora emergenti impetuosamente. Tali modelli modificano anche il modo in cui le discipline evolvono determinando, di fatto e conseguentemente, l’adeguamento dei processi di apprendimento.

L’attenzione prevalente è ora indirizzata allo studente che in tal modo diventa, se opportunamente sostenuto, attivo produttore di contenuti di apprendimento riutilizzabili.

A questo punto occorre attribuire adeguata rilevanza alle norme, ai regolamenti e alle licenze concernenti lo sviluppo dei prodotti della conoscenza. In particolare occorre consolidare i processi di accreditamento per la certificazione dei produttori di conoscenza per le competenze che hanno raggiunto, a sostegno della realizzazione, dello scambio e della condivisione di ulteriori prodotti derivati dalla trasformazione di quelli esistenti. Infatti, le funzionalità pertinenti per i nuovi profili di personale, ricercati negli ultimi tempi, tendono a focalizzarsi sulla velocità di apprendimento e sulle attitudini che i candidati mostrano per l’auto-organizzazione, in tutti i settori, anche tecnologici, e per l’elaborazione di una incommensurabile quantità e varietà di informazioni.

Pertanto gli esempi del mondo reale suggeriscono che le competenze più significative sono quelle che sostengono processi di costante e progressivo auto-aggiornamento, adattabilità, e risultano essere trasferibili e immediatamente applicabili in vari contesti sociali, aziendali e professionali.

Questo scenario descrive nel complesso quelle che in letteratura sono le competenze del 21 ° secolo, o competenze per l’apprendimento permanente, che comprendono la produzione di nuova conoscenza; l’adattabilità; la capacità di trovare, organizzare e recuperare informazioni; la gestione di processi complessi; il pensiero critico; il lavoro di squadra.

In questo quadro il mercato del lavoro identifica come competenze critiche quelle necessarie per migliorare le prestazioni sul luogo di lavoro, dove la comunicazione, il lavoro di squadra, la comprensione dei problemi e lo sviluppo delle soluzioni corrispondenti, oltre all’autogestione, la pianificazione e l’organizzazione, la gestione della tecnologia, l’apprendimento autonomo lungo tutto l’arco della vita e le competenze imprenditoriali, assumono grande rilievo. Tali capacità critiche aiutano le persone a far fronte alle dinamiche del cambiamento e migliorano le loro opportunità di sviluppare individualmente la propria carriera professionale.

 

Un’architettura 3.0 per il Sistema di Istruzione e Formazione

Nel dicembre 2016, la Fondazione Compagnia di San Paolo, con il supporto operativo della Fondazione per la Scuola, ha lanciato l’iniziativa di Riconnessioni (RC) (www.fondazionescuola.it/riconnessioni-corso).

Questo progetto propone un modello “Education 3.0” in grado di evolvere scalando sia a livello regionale che nazionale. Esso trasferisce i risultati conseguiti nell’ambito di progetti sperimentali intrapresi tra il 2012 e oggi, anche grazie al sostegno del Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca. RC mira a offrire a gran parte delle scuole della Città di Torino – compresi i comuni limitrofi, e due valli alpine – la capacità di sfruttare le opportunità derivanti dall’uso diffuso di tale modello.

Anche se i due livelli inferiori dell’architettura, funzionalmente gerarchica, elaborata nel piano di progetto, ospitano lo sviluppo di un’infrastruttura di interconnessione (geografica e locale), garantendo la piena disponibilità dell’accesso a Internet, si impone la questione se la tecnologia sia davvero la risposta corretta – ancorché parziale – al ritardo digitale sistematicamente mostrato in quasi tutto il vasto dominio del sistema dell’Istruzione e della Formazione del Paese. La risposta è in parte fornita nel rapporto della Comunità Europea che, attraverso un sondaggio effettuato nelle scuole di vari Paesi, raccoglie dati sul numero di studenti per computer e la percentuale di studenti non in grado di accedere a Internet. Questa testimonianza sottolinea l’impatto dell’inadeguatezza delle infrastrutture riportando le prestazioni di quasi tutti i Paesi Europei, tra i quali emerge, negativamente purtroppo, anche la situazione Italiana.

I due livelli superiori dell’architettura ospitano invece, rispettivamente, la funzione di gestione del sistema didattico amministrativo, posta al IV livello, e la funzione connessa ai processi di apprendimento, collocata al III livello. Infatti, proprio la recente accelerazione dello sviluppo tecnologico ha reso possibile l’accesso diffuso, e la conseguente elaborazione, al materiale prodotto da altri, reso disponibile in rete. Inoltre, i meccanismi di accesso e di utilizzo sono enormemente più efficienti, favorendo così interventi di personalizzazione, incrementando anche il livello di sicurezza in modo estensivo a tutto il sistema di istruzione e formazione. Esempi ispiratori sono Codecademy (codecademy.com) e, caratterizzato da una più ampia gamma di offerta, il modello educativo Khan Academy (khanacademy.org).  Entrambi sviluppano e sostengono sia l’apprendimento personalizzato per qualsiasi studente (comprese accurate valutazioni individuali) sia veri e propri “cruscotti” resi disponibili ai docenti. Vari portali Internet forniscono inoltre innumerevoli esperienze di apprendimento e alcuni di essi propongono anche l’apprendimento adattativo come metodo e strumento consolidato per tracciare i profili degli allievi.

Un altro elemento di rilievo, particolarmente efficace in corrispondenza dei due livelli superiori dell’architettura, è fornito dall’enorme accelerazione mostrata dalla frequenza e consistenza delle interazioni su Internet, attraverso l’impiego di strumenti e applicazioni di aggregazione sociale e automazione industriale. Ciò deriva anche dalla crescita incontrollabile del numero di dispositivi digitali come videocamere, lettori RFID, tablet, schede e biglietti, che, unitamente al Web semantico e ai servizi web federati, migliorano la qualità, l’efficienza e la sicurezza di qualsiasi processo e funzione di gestione e controllo.

Ogni giorno diventa sempre più facile e immediato collegare macchine, cose, aule e processi applicativi a Internet e, attraverso Internet, tra loro. In tale contesto, il movimento denominato “Bring Your Own Device” assume un ruolo dominante, considerando che un numero crescente di studenti, ciascuno con il proprio dispositivo, entra in aula e si collega alle infrastrutture di rete istituzionali. Tutto ciò, infrastruttura tecnologica e comportamenti individuali, rendono possibile il cosiddetto “apprendimento adattativo”.

Quest’ultimo si esprime attraverso un sofisticato approccio non lineare basato sull’elaborazione di dati e informazioni che possono guidare il processo di apprendimento di ogni individuo, sulla base delle interazioni di questi con l’ambiente e le comunità educative. Esso consente di misurare il livello di raggiungimento degli obiettivi della prestazione, attraverso il monitoraggio e l’analisi dei contenuti e delle risorse utilizzate da ciascuno studente, in un ogni determinato momento e per ogni singola interazione.

Comunque, occorre ricordare che le analisi effettuate in Europa nel corso degli anni hanno più volte mostrato che la sola tecnologia digitale in aula non è sufficiente a superare i problemi che tradizionalmente le parti interessate del sistema dell’istruzione e della formazione hanno sempre ripetutamente denunciato. L’impresa, le famiglie, la stessa comunità educativa, insieme alle tendenze sociali emergenti, richiedono sempre più apprendimento autonomo in rete, spesso inteso come inevitabile manifestazione di comportamenti individuali indipendenti. Ciò determina un nuovo, diffuso e inarrestabile adeguamento a paradigmi di apprendimento impliciti sia dentro la classe, in casa, e fuori da entrambe.

 

Conclusione

Il progetto “Riconnessioni” mostra, dunque, che il quadro dei processi di istruzione emergenti comprende e unisce la complessa rete di rapporti tra tutte le parti interessate, ove si collocano gli studenti, i genitori, gli insegnanti, le scuole e le università, le imprese e gli organi di governo, nonché i fornitori di soluzioni che, ancorché separati, costituiscono parti complementari dell’intero ecosistema di apprendimento. L’obiettivo principale in tale contesto è infatti il miglioramento dell’efficacia dell’azione educativa per rendere sostenibile l’apprendimento per qualsiasi studente, indipendentemente dalla sua cultura, età e genere. Al raggiungimento di quell’obiettivo concorrono, ciascuno con il proprio ruolo, tutte le parti citate, che possono direttamente contribuire allo sviluppo e al successivo consolidamento della “Comunità Educante” a cui implicitamente essi afferiscono.

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