Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

pratiche didattiche

Come sviluppare in classe competenze digitali e capacità critiche: la sfida

La didattica che punta a fare acquisire competenze digitali di cittadinanza è significativamente onerosa, sia per gli insegnanti che per gli alunni. Alcuni esempi, sperimentati con studenti liceali, contribuiscono a evidenziare le criticità cui si può andare incontro

11 Mar 2019

Fulvio Oscar Benussi

Docente di diritto ed economia, Liceo Carlo Tenca di Milano


Sull’importanza di promuovere, a scuola, l’apprendimento di competenze digitali e di capacità critiche c’è un diffuso accordo, ma il successo non è così scontato.

Presenteremo, in questo articolo, alcune pratiche didattiche ideate con l’obiettivo di aumentare le competenze di cittadinanza degli studenti[2]. Le abbiamo sperimentate con studenti liceali del primo biennio e l’esperienza fatta può contribuire a evidenziare alcune delle criticità che ci si può trovare ad affrontare quando si sceglie di perseguire queste tipologie di obiettivi.

Influenza del contesto sull’acquisizione di capacità critiche

Secondo Beatrice Aimi[1]: Frequentare le aule scolastiche dovrebbe oggi dare garanzie di sviluppo di competenze, di pensiero critico, di pensiero creativo, di abilità comunicative e collaborative. Tutto questo è invece lasciato troppo spesso alla libera iniziativa dei docenti, i quali devono però fare i conti con rigidità strutturali e organizzative che lasciano poco spazio a didattiche alternative.

Con la pratica didattica che andiamo a illustrare abbiamo potuto verificare quanto il contesto possa essere significativo per la motivazione all’apprendimento degli studenti.

L’esercitazione relativa all’inflazione, svolta in piccoli gruppi, era finalizzata a sviluppare le abilità e le competenze dei ragazzi e prevedeva una prima fase effettuata a partire dall’esame di alcune tabelle reperite dal sito Istat e una seconda fase con una proposta di lavoro riferita ad alcune tabelle OCSE. All’esercitazione faceva seguito, per ogni gruppo, la presentazione al docente e alla classe del lavoro svolto[3]. In tale frangente con uno studente di uno dei gruppi abbiamo avuto la seguente conversazione:

Studente: “sa professore, sono rimasto molto stupito dai dati sull’inflazione che abbiamo trovato nel sito dell’OCSE che ci ha indicato: io credevo che la situazione economica italiana fosse ben altra.”

Professore[4]: “è proprio per questo che vi ho proposto questa esercitazione.”

Studente: “ma professore dai giornali mi ero fatto delle idee molto diverse…”

Professore: “quindi può capire meglio perché vi insegno a consultare fonti autorevoli così da poter verificare le vostre usuali fonti informative ed evitare che accettiate per buone delle non verità o delle verità distorte. ”

Studente: “ma professore queste competenze non servono: mi sono reso conto che agli adulti non interessa approfondire e verificare le notizie diffuse dai media.”

Professore: “Se la pensa così sarà sempre libero di non cercare conferma in fonti diverse e autorevoli alle informazioni che sente o legge. Credo però che sia mio dovere aiutarla ad acquisire le competenze di cittadinanza e le abilità di literacy e numeracy indispensabili per potere effettuare, consultando fonti autorevoli, il fact checking delle notizie che vuole verificare aumentando così le sue possibilità di assumere scelte politiche, economiche e di lavoro consapevoli e potere così esercitare appieno i suoi diritti democratici e potere effettuare così scelte più fondate. ”

Quanto riportato, realmente avvenuto a scuola, spiega perché pensiamo che sviluppare competenze digitali e capacità critiche non sia poi così immediato: nella situazione proposta la disponibilità a un apprendimento, soprattutto se duraturo, era evidentemente ostacolata dall’osservazione dei comportamenti degli adulti che lo studente considerava desiderabili da acquisire in vista della propria personale maturità. Tali comportamenti osservati dal giovane contrastavano, infatti, con i nuovi atteggiamenti che l’esercitazione svolta suggerivano essere competenze di cittadinanza irrinunciabili e perciò auspicabili da assumere per la propria vita adulta.

Motivare all’apprendimento: la sfida dei docenti

Se la disponibilità ad acquisire capacità critiche (di cittadinanza) risulta così legata al contesto, diventa evidente che l’impegno del docente per accrescere la motivazione all’apprendimento è fondamentale e che l’efficacia della formazione dipenderà dalla capacità di portare i ragazzi a modificare il proprio atteggiamento nei confronti degli apprendimenti proposti a scuola. Un ulteriore ostacolo a queste tipologie di apprendimento deriva dalla consolidata abitudine degli studenti ad apprendere “cosa” e non “come” pensare.

A riguardo Tulio De Mauro[5] scrisse: “I compiti a casa sono stati un pilastro della venerata trimurti che ha retto negli ultimi due secoli l’insegnamento nelle scuole: lezione orale dell’insegnante, interrogazione dello studente per verificare che ripeta esattamente le parole dette dall’insegnante, e i compiti a casa per rafforzare la capacità di ripetere. Nella vita e nel lavoro il più e meglio s’impara interagendo con gli altri, cooperando e cercando di mandare a effetto quel che apprendiamo. Non così a scuola. Turba l’idea che la classe si trasformi in laboratorio, luogo di apprendimento attivo e cooperativo, e l’insegnante fornisca non formule da ripetere, ma consigli e assistenza sul cammino autonomo degli apprendimenti”.

Competenze digitali, le difficoltà della didattica

Vogliamo segnalare, infine, che la difficoltà di affrontare proposte di lavoro contestualizzate e collegate al mondo attuale, vista la necessità di acquisire abilità nell’utilizzo degli applicativi informatici e dei servizi digitali disponibili in rete per potere svolgere le consegne, rende la didattica che punta a fare acquisire competenze digitali di cittadinanza significativamente onerosa. Onerosa per gli studenti che, spesso, si trovano a gestire il cambiamento della routine di apprendimento cui erano abituati e onerosa per gli insegnanti che devono autonomamente formulare delle proposte didattiche collegate a casi di realtà, documenti e/o articoli giornalistici anche multimediali e altri materiali raccolti ad hoc nel tempo[6].

La percezione del talento nell’era dei social network

E’ importante sapersi rapportare con gli studenti per avere maggiori possibilità di saperli coinvolgere e, se possibile, appassionare alle attività che si vanno a proporre. Con l’obiettivo di migliorare la conoscenza dell’utenza con cui dobbiamo misurarci quotidianamente, abbiamo predisposto e somministrato il questionario di cui riportiamo nel seguito gli esiti.

Esiti del questionario:

Schermata 2019-01-13 alle 16.23.14.png

Figura 1

Questa domanda aveva l’obiettivo di verificare la percezione dei ragazzi circa le possibilità (l’onnipotenza?) di Internet nel contenere risposte per tutti i quesiti ci si ponga. Come si può notare dall’infografica di figura 1 metà gli studenti intervistati hanno una fiducia straordinaria nelle potenzialità informative della Rete.

Schermata 2019-01-13 alle 16.25.52.png

Figura 2

Schermata 2019-01-13 alle 16.26.25.png

Figura 3

Le risposte visualizzate nelle figure 2 e 3 sembrano indicare una grande fiducia, e forse un desiderio recondito di emulazione di chi è diventato una celebrità prima nei social e successivamente anche in altri media. Le risposte in figura 3 evidenziano che tre quarti degli studenti credono che una notorietà universale, anche in altri media, possa essere ottenuta più facilmente grazie al successo nei social network.

Schermata 2019-01-13 alle 16.26.56.png

Figura 4

Schermata 2019-01-13 alle 16.27.30.png

Figura 5

Le infografiche nelle figure 4 e 5 sembrano segnalare implicitamente una svalorizzazione dello studio e quindi della scuola tout court come veicolo per il successo. Infatti nell’evidenza riportata in figura 4 risulta assolutamente minoritario l’influsso della scuola e dello studio nella possibilità di avere successo sui social network. Gli esiti di figura 5 sembrano indicare che l’effetto ispiratore di “divi” e dive” nel vissuto degli adolescenti enfatizzino ulteriormente le posizioni emerse con le risposte di figura 4.

Il percorso didattico seguito a scuola è continuato come segue.

Le infografiche rappresentative dell’esito del questionario sono state presentate alla classe che aveva partecipato al sondaggio proiettandole con la LIM in classe e svolgendo un’analisi socializzata degli esiti emersi. Nella prima fase abbiamo lasciato esprimere liberamente gli studenti.

In relazione alla domanda presente in figura 4, gli studenti hanno segnalato che mancavano delle opzioni che avrebbero permesso di rispondere in modo più appropriato alla richiesta. In particolare gli studenti, nel caso si volesse riproporre il questionario ad altre classi, hanno suggerito di aggiungere le seguenti risposte: 1) dalla bellezza e 2) dalle idee che uno ha alla domanda “la popolarità sui social network dipende?”.

Abbiamo poi proseguito la riflessione proponendo di riconsiderare quali potessero essere le conoscenze necessarie per “fare opinione”. Abbiamo cioè chiesto il parere degli studenti su come, secondo loro, gli “influencer” trovassero le idee e “confezionassero” i contenuti che postavano nei social.

Una ragazza ha segnalato che per un buon messaggio sono necessarie competenze di marketing. Abbiamo quindi concordato che, per propagandare le proprie idee, è bene seguire precise strategie comunicative. Abbiamo perciò segnalato la necessità di essere preparati in tal senso, cioè avere studiato e approfondito le modalità comunicative maggiormente adeguate al messaggio da veicolare. Infine abbiamo considerato che è possibile utilizzare specifici sistemi capaci di analizzare, in modo scientifico, migliaia e migliaia di post e di tweet inseriti in Rete dalla platea di fan dell’influencer[7].

Sulla base delle informazioni acquisite sugli “umori” del target di utenti di Internet che si vogliono raggiungere, l’influencer potrà preparare messaggi e parole-chiave efficaci per essere diffusi nei social network. Se il messaggio sarà stato “ben calibrato”, sarà più alta la probabilità che lo stesso diventi virale aumentando di conseguenza la captatio benevolenza e, di conseguenza, il seguito dell’influencer. Visto che gli studenti coinvolti frequentano un liceo delle scienze umane abbiamo evidenziato come questa modalità fondi su strategie psicologiche relative alla «sentiment analysis». In questo caso la capacità di utilizzare in modo congruo le risorse tecnologiche diventa fondamentale per l’esito che si persegue. Ciò evidenzia come il “talento naturale” non sia l’unica componente a fondamento del successo di un influencer.

____________________________________________________

  1. Beatrice Aimi, “Il valzer delle proposte dal Miur”, http://www.scuola7.it/?page=2)
  2. Stefania Capogna, Scuola digitale come Socrate: per educare alla comprensione della realtà, https://www.agendadigitale.eu/?p=51185?sfdcid=0030O00002LXH5xQAH
  3. La proposta di lavoro assegnava ai ragazzi il seguente compito:Il gruppo, che nella precedente proposta di lavoro ha analizzato i recenti dati ISTAT relativi ai prezzi al consumo e ai prezzi alla produzione industriale: ora analizzi i le tabelle prodotta da OCSE che permette comparazioni internazionali sull’andamento recente dell’inflazione nei diversi territori.  Integri quindi l’analisi prodotta nella precedente proposta di lavoro proponendo riflessioni aggiuntive sugli effetti che potrebbero evidenziarsi nell’economia del nostro Paese visto l’andamento dell’inflazione italiana in comparazione con gli altri Paesi e Organizzazioni internazionali considerati da OCSE
  4. Con “Professore:” riportiamo le nostre risposte alle osservazioni dello studente
  5. Tullio De Mauro, Compiti a casa al tramonto?, Internazionale numero 1084, 9 gennaio 2015, pag. 88
  6. Va segnalato che questo modus operandi è coerente con la possibile formulazione della seconda prova dell’esame di stato del corso di studi dove abbiamo operato:La prova consiste nella trattazione di problemi, concetti o anche temi della disciplina ovvero nell’analisi di particolari casi o situazioni sociali, giuridiche ed economiche; entrambe le tipologie possono essere proposte al candidato anche con l’ausilio di dati qualitativi e quantitativi, come, ad esempio, grafici, tabelle statistiche, articoli di giornale e riviste specialistiche.[…] la traccia sarà predisposta, sia per la prima parte che per i quesiti, in modo da proporre temi, argomenti, situazioni problematiche che consentano, in modo integrato, di accertare le conoscenze, abilità e competenze attese dal PECUP dell’indirizzo e afferenti ai diversi ambiti disciplinari. Vedere: QDR liceo scienze umane LES LI12 scaricabile al link: http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/QDR_Licei_26+novembre.zip/9ad205ba-e769-4e29-b827-e9f3f97dad83
  7. A titolo di esempio, vedere: https://www.pandslegal.it/tecnologie-ict/persuasive-technology-informatica-affettiva/ e anche: https://www.lastampa.it/2018/09/09/italia/la-bestia-lalgoritmo-che-suggerisce-a-salvini-se-e-quanto-essere-cattivo-D3hc009TLdZLRe619D5AhI/pagina.html

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4