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il documento miur

Trasformare la scuola in un’organizzazione che apprende: la sfida della formazione

Come rendere la scuola una knowledge school? Il documento MIUR elaborato a questo scopo offre un approfondimento sulle linee da seguire per raggiungere l’obiettivo. Tocca al nuovo governo decidere l’implementazione delle innovazioni e a insegnanti e sindacati assumere il giusto atteggiamento per attuarle

01 Giu 2018

Fulvio Oscar Benussi

Docente di diritto ed economia, Liceo Carlo Tenca di Milano


Per portare la formazione dei docenti da occasionale a strutturale non basta una legge. Per questo motivo il MIUR ha impegnato esperti provenienti dal mondo universitario, della formazione e Ispettori ministeriali in un attività collegiale di riflessione sul possibile riassetto organizzativo della scuola affinché possa diventare stabilmente una organizzazione che apprende (knowledge school).

La scuola come organizzazione che apprende: il documento

Alla stesura del documento Dossier_formazione.pdf hanno collaborato tre gruppi di lavoro:

  • gruppo 1 coordinato da Loredana Leoni (dirigente tecnico – Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione), che si è occupato della definizione di Indicatori di qualità e governance
  • gruppo 2 coordinato da Giancarlo Cerini (esperto di sistemi formativi), che si è occupato della definizione degli standard professionali
  • gruppo 3 coordinato da Davide D’Amico (dirigente Ufficio VI MIUR), che si è occupato della progettazione del Dossier professionale del docente

L’obiettivo basilare dell’attività era “[…] definire un livello base necessario per tutti, un punto di partenza da implementare nel corso degli anni e che possa garantire agli studenti sia apprendimenti significativi e coerenti che uno sviluppo professionale continuo[2]”.

Il documento offre un approfondimento sulle possibili linee d’azione da seguire per perseguire “l’obiettivo di realizzare un’organizzazione scolastica che apprende”.

I gruppi di lavoro hanno elaborato una sintesi dei temi affrontati che rappresenta sicuramente un interessante punto di partenza per la costruzione di un sistema motivante della formazione continua che faciliti il monitoraggio, il sostegno e la valorizzazione in termini di ricadute sulla vita professionale dei singoli docenti mettendo in luce l’auspicato circolo virtuoso che con la formazione continua si vuole perseguire. Dell’argomento abbiamo parlato nell’articolo Ecco come il knowledge sharing può innovare la didattica.[3]

In quel contesto riflettevamo sul “[…] circolo virtuoso di miglioramento organizzativo e di miglioramento dell’efficacia che si sta perseguendo con il percorso: “Rapporto di Autovalutazione – piano di miglioramento – Piano Triennale dell’Offerta Formativa”. […]”.

Nel documento del MIUR Dossier_formazione ci sembra che il circolo virtuoso consideri anche gli strumenti qualificanti del Dossier professionale, del Bilancio di competenze, del Piano per lo sviluppo professionale (che include Patto professionale e Patto formativo) e possa essere rappresentato come indicato in figura 1. Il circolo virtuoso indicato va inteso nella sua sequenzialità logica e non come percorso di avvicendamento meramente temporale.

Dossier formazione, la palla al nuovo governo

Presumiamo che alcuni passaggi non troppo approfonditi e un po’ sfumati, presenti nel documento dossier_formazione, derivino dalla circostanza che il percorso di riflessione condotto non si è svolto a partire da un preciso mandato politico e quindi non era possibile spingersi oltre nella definizione degli scenari organizzativi auspicabili. Infatti si è dovuto lavorare all’implementazione della legge sulla buona scuola del governo Renzi proprio in concomitanza della fine della legislatura, che nel frattempo si è risolta con la sconfitta del Partito di governo che tale legge aveva elaborato.

Fortunatamente, relativamente alla scuola, le scelte dei governi spesso nascono da confronti internazionali e da analisi di sistema fondate su analisi coincidenti, potremmo dire: bi-partisan. Pertanto le decisioni assunte nel tempo dai governi che via, via si sono avvicendati, generalmente, non sono state poi oggetto di disconferma da parte dei successivi.

E quindi auspichiamo che il nuovo governo possa decidere, pur con le modifiche ritenute necessarie, l’implementazione delle innovazioni relative all’assetto organizzativo, alla definizione degli standard professionali[4], agli strumenti di sostegno e monitoraggio[5] e alle modalità di progettazione, erogazione e valutazione delle unità formative[6] studiate e sistematizzate nel documento del MIUR.

Innovazioni, il ruolo di insegnanti e sindacati della scuola

La possibilità di attuare le innovazioni proposte dipenderà anche dall’atteggiamento che assumeranno gli insegnanti e i sindacati della scuola.

Crediamo che l’atteggiamento degli insegnanti probabilmente terrà conto dei costi-benefici dell’innovazione proposta. La compilazione delle schede del dossier professionale otterrà i risultati attesi se verrà svolta con cura dai docenti. Il rischio è che la compilazione delle schede venga considerata un “adempimento inutile”. Ciò potrebbe comportare una compilazione “copia-incolla” con coinvolgimento nullo e vanificazione dell’intera operazione.

La domanda cui, perciò, sarà necessario rispondere prima di procedere, è a nostro avviso: quale deve essere il giusto insieme di strumenti di incentivazione dei comportamenti virtuosi e di disincentivazione dei comportamenti oppositivi per ottenere un coinvolgimento più convinto, indispensabile, per la riuscita dell’operazione?

Per fare intendere i nostri timori circa l’accoglimento delle novità proposte, scherzando un po’, riportiamo sotto una metafora tratta dai Quaderni di formazione Pirelli che abbiamo adattato al mondo della scuola.

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AZIENDASCUOLA
Il direttore, reduce da un seminario motivazionale, chiamò nel suo ufficio un impiegato e gli disse: “D’ora in poi lei sarà libero di pianificare e controllare il Suo lavoro. Sono sicuro che ne deriverà un aumento di produttività”.

“Mi pagheranno di più?”, domandò il dipendente.

“No, affatto. il denaro non costituisce un incentivo valido e un aumento di stipendio non dà alcuna soddisfazione”.

“Si, ma se la produzione migliora, mi pagheranno di più?”

”Stia a sentire”, spiegò il direttore, “evidentemente lei non ha capito la teoria della motivazione. Porti a casa questo libro e lo legga; spiega quali sono le sue vere motivazioni

Mentre si allontanava, l’uomo si fermò e disse: “Se leggo il libro, mi pagheranno di più?’

Il dirigente scolastico, reduce da un seminario motivazionale, chiamò nel suo ufficio un docente della sua scuola e gli disse: “D’ora in poi lei sarà assistito da strumenti digitali nel suo percorso di formazione e miglioramento delle sue competenze prifessionali. Sono sicuro che ne sarà contento”.

“Mi pagheranno di più?”, domandò il docente.

“No, affatto. il denaro non costituisce un incentivo valido e un aumento di stipendio non dà alcuna soddisfazione”.

“Si, ma se il servizio pubblico migliora, mi pagheranno di più?”

”Stia a sentire”, spiegò il dirigente scolastico, “evidentemente lei non ha capito la teoria della motivazione. Porti a casa questo libro e lo legga; spiega quali sono le sue vere motivazioni

Mentre si allontanava, l’insegnante si fermò e disse: “Se leggo il libro, mi pagheranno di più?’

De Mello, La preghiera della rana. Saggezza popolare dell’Oriente Volume primo, Ed. Paoline, Milano, 2002, pag. 330

Tratto da un Quaderno di formazione Pirelli

Trasformazione della metafora dal contesto aziendale al contesto scolastico

(trasformazione a cura dello scrivente)

Chi si oppone alle innovazioni nella scuola

Continuando nella riflessione va considerato che le modifiche proposte infine impatteranno sull’assetto contrattuale del rapporto di lavoro degli insegnanti e quindi, per rendere operative le novità indicate, sarà necessario inserire le necessarie integrazioni e modifiche normative nel prossimo CCNL. Il nostro parere[7] è che l’innovazione del sistema scolastico sia improcrastinabile viste le sfide economiche che dobbiamo e dovremo fronteggiare. Le vecchie logiche redistributive che hanno sicuramente una dignità e una grande rilevanza per l’equità all’interno del Paese, nonché il mantenimento del livello di welfare cui siamo abituati, hanno poche possibilità di conseguire i risultati sperati se non si riesce ad agire per aumentare il reddito da ripartire. Visto che il nostro Paese è povero di risorse naturali si deve puntare con decisione sullo sviluppo delle risorse umane.

La professoressa Marianna Mazzuccato, fondatrice e direttrice dell’UCL Institute for Innovation and Public Purpose di Londra, nell’articolo su The Times: Don’t mess with Mariana Mazzucato, the world’s scariest economist esprime la convinzione che i Sindacati tendano ad opporsi alle innovazioni tecnologiche e abbiano in genere un “atteggiamento difensivo” di fronte alle innovazioni.

E’ nostra speranza che in questa circostanza, e vista la qualità delle proposte, le Organizzazioni Sindacali della scuola, dimostrino con comportamenti coerenti che operano realmente per il miglioramento del sistema scolastico pur tutelando, ragionevolmente, i lavoratori che vi operano.

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  1. Un lavoratore della conoscenza è un individuo che, all’interno di un determinato contesto, opera e comunica in modo prevalente con la conoscenza. Si annoverano in questa categoria: ruoli professionali collegati con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, docenti, bibliotecari, avvocati, architetti, ingegneri, ecc.
  2. Dal Dossier_formazione (pag. 14)
  3. Del legame formazione-organizzazione avevamo parlato anche in PNSD, due leve per attuarlo meglio: formazione e organizzazione
  4. La presente proposta struttura gli standard professionali in indicatori ed in rubriche descrittive dei comportamenti “sul campo”, che si proiettano nelle dinamiche della gestione della classe, negli stili comunicativi, nella capacità di costruire relazioni pro-attive con gli studenti, nella produzione e documentazione didattica, nel dialogo con una realtà culturale e sociale che sta cambiando. Il documento presenta un quadro analitico di 12 standard professionali, riferiti a cinque dimensioni della professionalità: culturaledisciplinare, metodologico-didattica, organizzativa, istituzionale-sociale, formativo-professionale. Dossier_formazione, pag. 4
  5. La progettazione e la redazione di un piano di raccolta del percorso professionale del docente poggia sulla convinzione che il pensiero riflessivo e la documentazione sistematica delle azioni più significative contribuiscono alla definizione di una propria identità professionale e al miglioramento delle pratiche d’insegnamento, (dossier_formazione, pag.30). vedere l’infografica esplicativa di Figura 3 (dossier_formazione, pag. 37)
  6. A tal fine è apparso utile sviluppare il concetto di “Unità Formativa”, da intendersi come sequenza coerente e compiuta di attività, con una precisa definizione delle competenze attese dai partecipanti, con scelta di metodologie appropriate e partecipate, con individuazione delle forme di verifica dei risultati raggiunti. L’unità formativa diventa lo strumento per qualificare la formazione, a partire dai bisogni dei singoli docenti che si incontrano con le esigenze delle scuole, per dar luogo ad un’attività che vede il protagonismo dei partecipanti (come ricerca-azione, sperimentazione didattica, documentazione e condivisione delle pratiche migliori), da ricondurre ad una progettualità condivisa nella scuola. (Dossier_formazione, pag. 6)
  7. l’autore dell’articolo è membro del Consiglio Generale della Cislscuola di Milano, Legnano, Magenta, ma qui esprime solo opinioni personali