Le ordinanze ministeriali

Esame di maturità e I ciclo al tempo del covid: tutto quello che c’è da sapere

Maturità in presenza, I ciclo a distanza, scuola primaria col voto in decimi. Ecco cosa dicono le ordinanze ministeriali 9, 10 e 11 nate per regolamentare lo svolgimento degli esami e la conclusione dell’anno scolastico per gli studenti del I ciclo e i maturandi italiani

26 Mag 2020
Daniela Di Donato

Docente di lettere, Dottoranda di ricerca presso Sapienza Università di Roma-Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione, Collaboratrice del Crespi

Photo by Nick Morrison on Unsplash

Sono uscite, sono tre e riguardano gli esami del I e del II ciclo, nonché la valutazione finale degli studenti degli altri anni. Stiamo parlando delle Ordinanze ministeriali 9, 10 e 11 pubblicate sabato 16 maggio e nate per regolamentare lo svolgimento degli esami e la conclusione dell’anno scolastico per 568.946 studenti della fine del I ciclo e 515.864 maturandi italiani, ai tempi del Covid 19.

Vediamo nel dettaglio cosa prevedono.

Esami del I ciclo

L’esame non ci sarà: coinciderà con la valutazione finale da parte del consiglio di classe di un elaborato, da discutere a distanza con i propri docenti in videoconferenza sincrona. Leggendo l’ordinanza, si arriva a capire chi deciderà il tema dell’elaborato solo all’ultimo tentativo di definizione: si ribadisce infatti per ben tre volte che sarà assegnata dal consiglio di classe, ma inerente a una tematica condivisa dall’alunno con i docenti. Questo elaborato dovrà arrivare prima del giorno previsto per la presentazione, che dovrà svolgersi entro la data dello scrutinio finale (comunque non oltre il 30 di giugno), secondo quanto previsto dal calendario stabilito dal dirigente scolastico o dal coordinatore delle attività educative e didattiche, sentiti i consigli di classe. Lo studente insomma potrà scegliere la forma dell’elaborato, ma non la tematica, che verrà stabilita dai docenti sulla base delle caratteristiche personali di ciascun alunno e dei livelli di competenza e dovrà “consentire l’impiego di conoscenze, abilità e competenze acquisite sia nell’ambito del percorso di studi, sia in contesti di vita personale, in una logica trasversale di integrazione tra discipline”. Le forme previste sono: testo scritto, presentazione anche multimediale, mappa o insieme di mappe, filmato, produzione artistica o tecnico-pratica o strumentale per gli alunni frequentanti i percorsi a indirizzo musicale.

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Tutto questo dovrà avvenire entro il 30 giugno, per ogni alunno delle classi terze.

E se gli studenti non potessero presentare online, davanti al consiglio di classe, il loro elaborato? L’articolo cinque prevede due situazioni: assenze per documentati motivi, e in questo caso ci sarà una convocazione per altra data sempre entro il 30 giugno

l’impossibilità a svolgere comunque la presentazione orale entro i termini previsti e in questo caso il consiglio di classe procederà comunque alla valutazione dell’elaborato inviato dall’alunno.

La valutazione

L’elaborato verrà valutato sulla base di una griglia di valutazione appositamente predisposta dal collegio dei docenti, con votazione in decimi. Attenzione però: allo scrutinio finale il consiglio di classe procede anche alla valutazione dell’anno scolastico 2019/2020 degli alunni delle classi terze, sulla base dell’attività didattica effettivamente svolta, in presenza e a distanza. Il voto che sarebbe stato di ammissione all’esame non c’è più, ma spunta di nuovo la valutazione del triennio al momento dello scrutinio, durante il quale verrà anche redatto il documento di Certificazione delle competenze. Si immagina pertanto che ci saranno almeno quattro fasi di questo esame:

  • La scelta della tematica e la condivisione tra alunno e consiglio di classe;
  • L’invio al consiglio di classe dell’elaborato, da parte dell’alunno;
  • Il momento della presentazione dell’elaborato;
  • Lo scrutinio finale con valutazione dell’elaborato e della sua presentazione e valutazione anche del percorso triennale, nonché redazione della Certificazione delle competenze.

Ci sono diverse domande, che avrei voluto fare ai redattori del documento, per capire come mai si sia scelto di fare un passo indietro rispetto all’esame consueto, inibendo la totale autonomia dell’alunno nella scelta del tema dell’elaborato da portare alla presentazione oppure con quali criteri verrà valutato il triennio. Sono però certa che i Dirigenti scolastici e i docenti abbiano già provveduto a sanare le incertezze dell’ordinanza, facendo affidamento alla loro creatività e allo spirito organizzativo, che in questi mesi non è mancato.

Esami di maturità

L’esame si farà, sarà solo una prova orale e soprattutto si svolgerà in presenza, nella propria scuola. Questo è il mantra del discorso ufficiale della ministra dell’Istruzione, diffuso in diretta Facebook la mattina di sabato 16 maggio, poco prima della pubblicazione delle ordinanze. Motivazione? La maturità è un rito di passaggio, del quale il Miur non ha voluto privare i cinquecentomila studenti del 2020 e al quale parteciperanno come accompagnatori almeno altrettante cinquecentomila persone poiché l’ordinanza prevede che ci sia un accompagnatore: e poi ci saranno in commissione i propri docenti, mentre i presidenti di commissione saranno esterni. Ammesso che se ne trovino di disponibili: già ora gli Uffici scolastici regionali lamentano le defezioni e almeno otto regioni hanno dovuto prorogare i termini per la presentazione della domanda, invitando a partecipare anche i docenti che possedessero i requisiti di idoneità all’incarico, al fine di garantire lo svolgimento dell’esame. Forse vale qui la pena ricordare che l’Italia ha gli insegnanti più vecchi del mondo: anche l’ultimo rapporto dell’Ocse sull’istruzione “Education at a glance 2019” ce lo ha ribadito, senza ombra di dubbio. La quota più alta di docenti ultracinquantenni tra i Paesi dell’Ocse ce l’abbiamo noi: il 59%. La media Ocse è 44 anni. Insomma, la nostra è un’età a più alto rischio di contagio. Negli altri Paesi invece le medie calano notevolmente: in Spagna si scende a 44 anni e in Francia a 41. I più giovani sono i maestri inglesi, che hanno mediamente solo 37 anni. D’altronde questo dato non viene ritenuto rilevante, neanche per il Comitato tecnico scientifico, al quale la ministra si è rivolta per avere un parere. Nel verbale del 6 maggio 2020 si legge: “Il CTS condivide l’esigenza di partecipare percorsi di supporto che porteranno, a breve, ad una pianificazione operativa degli esami di maturità e, in breve-medio termine alla definizione di strumenti atti alla riapertura di inizio dell’anno scolastico prossimo venturo, attraverso un percorso metodologico per operare una sintesi tecnico-operativa che preveda ulteriori momenti di confronto con il Ministro dell’Istruzione. In via preliminare, in relazione all’applicazione delle raccomandazioni di misurazione della temperatura corporea previste nei luoghi di lavoro e l’estensione di tale misura di screening per gli studenti di ogni ordine e grado, compresi i percorsi universitari, si rappresenta che, in considerazione della limitata efficacia della termorilevazione nelle fasce giovanili e infantili ed in considerazione delle complessità nella rilevazione, anche in termini di prevenzione di aggregazione, non se ne raccomanda l’utilizzo”.

Poco male se ad ammalarsi dovessero essere gli altri protagonisti di questo esame e cioè i docenti, i dirigenti scolastici e i collaboratori, nonché il personale amministrativo, che saranno tutti tenuti ad essere presenti durante i giorni delle prove. Nell’Ordinanza, infatti, è chiaro che basterà una autodichiarazione nella quale si scriva di non avere la febbre e di stare bene bene.

A casa dal 24 febbraio quindi, ma tutti a scuola per l’esame: una visione nostalgica e superata, quasi letteraria, di un evento che forse nella situazione attuale avrebbe ben poco di romantico. Niente abbracci, niente strette di mano, nessuna pacca sulla spalla del maturando, nessuna folla di compagni in attesa nei corridoi e niente applausi di troppo, stroncati magari dai professori della commissione, stavolta a due metri di distanza gli uni dagli altri. Rimarrà però quel brivido, quel tremore sottile di paura e tensione, ma non per l’esame: per il pericolo di poter contrarre il virus da una maniglia della porta della scuola o per una mascherina un po’ troppo bassa, come abbiamo visto già in questi giorni di maggiore circolazione delle persone, o ancora durante il viaggio di andata e ritorno con i mezzi pubblici (nell’Ordinanza si consiglia di spostarsi con mezzi privati, che evidentemente non saranno garantiti a ciascuno) oppure da un bagno non sicuro, la cui pulizia non è garantita dopo ogni utilizzo da parte di ogni utente, ma solo “più volte durante la giornata” sotto la responsabilità dei collaboratori scolastici, senza alcuna procedura di sanificazione. Una decisione che è stata definita come un “test”, ma non certo scolastico: un test sulla sicurezza. Vediamo un po’ come va, insomma e soprattutto speriamo che nessuno si ammali.

Le commissioni

Le commissioni saranno formate da docenti interni all’Istituto, mentre il Presidente sarà un componente esterno. Tutte le prove d’esame saranno sostituite da un colloquio, che ha la finalità di accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale dello studente che dovrà dimostrare di aver acquisito “i contenuti e i metodi propri delle singole discipline, di essere capace di utilizzare le conoscenze acquisite e di metterle in relazione tra loro per argomentare in maniera critica e personale, utilizzando anche la lingua straniera; di saper analizzare criticamente e correlare al percorso di studi seguito e al profilo educativo culturale e professionale del percorso frequentato, mediante una breve relazione o un lavoro multimediale, le esperienze svolte nell’ambito dei PCTO; di aver maturato le competenze previste dalle attività di “Cittadinanza e Costituzione” declinate dal consiglio di classe”.

Nella diretta Facebook, la ministra ha dichiarato che intendeva dire (anche se non lo troviamo scritto in nessun punto del documento) che per quest’ultimo punto si dovrà chiedere allo studente di raccontare come ha vissuto la sua esperienza di isolamento e reclusione per colpa del Covid 19: quanti seguiranno queste indicazioni verbali?

Il colloquio

Il colloquio sarà una vera e propria discussione di un elaborato sulle discipline di indirizzo e l’argomento sarà assegnato a ciascun candidato su indicazione dei docenti delle discipline di indirizzo entro il primo giugno. Si specifica che gli stessi possono scegliere se assegnare a ciascun candidato un argomento diverso, o assegnare a tutti o a gruppi di candidati uno stesso argomento che si presti a uno svolgimento fortemente personalizzato. L’elaborato andrà trasmesso dal candidato ai docenti delle discipline di indirizzo per posta elettronica entro il 13 giugno. Solo per gli studenti dei licei musicali e coreutici, la discussione è integrata da una parte performativa individuale, a scelta del candidato, della durata massima di dieci minuti “ove ricorrano le condizioni di sicurezza e di forma fisica dei candidati”. Non è finita qui: si prevede anche la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno e ricompreso nel documento del consiglio di classe.

Tutti in presenza? No. Gli studenti con disabilità che non potessero essere presenti all’esame potranno svolgerlo in via telematica.

La valutazione

Per la valutazione vale quanto già dichiarato in precedenza: 60 punti per il percorso, compresi i crediti per l’ex alternanza scuola lavoro, e 40 punti per la prova finale. L’art. 26 dell’ordinanza prevede che, nel solo caso in cui le condizioni epidemiologiche e le disposizioni delle autorità competenti lo richiedessero, i lavori delle commissioni e le prove d’esame potranno svolgersi in videoconferenza o altra modalità telematica sincrona, ma non solo. L’esame potrà svolgersi online anche se il dirigente scolastico (o il presidente della commissione) prima dell’inizio della sessione d’esame “ravvisi l’impossibilità di applicare le misure di sicurezza stabilite dallo specifico protocollo nazionale di sicurezza per la scuola”. Ciò vale anche nei casi in cui uno o più commissari d’esame siano impossibilitati a seguire i lavori in presenza, inclusa la prova d’esame, in conseguenza di specifiche disposizioni sanitarie connesse all’emergenza epidemiologica: il presidente può disporre la loro partecipazione in videoconferenza o altra modalità telematica sincrona.

I pareri del Consiglio superiore della pubblica istruzione di prevedere con immediatezza la realizzazione a distanza di tutte le operazioni d’esame sono rimasti ignorati. Come sono state ignorate anche le richieste di eliminare la griglia di valutazione nazionale allegata all’ordinanza e dare alle singole commissioni la possibilità di elaborare criteri di valutazione del colloquio, che fossero coerenti con l’effettiva situazione della classe oppure, in subordine, di modificare la griglia, eliminando i singoli punteggi, per dare la possibilità a ciascuna commissione di calibrare valori ed intervalli, rendendo la valutazione del colloquio coerente alla situazione descritta nel documento del 15 maggio. Ignorata anche la richiesta di adattare la durata del colloquio alle singole situazioni, evitando di congelarla sui sessanta minuti. Ignorata la necessità di sentire la famiglia prima di stabilire in quali situazioni prevedere lo svolgimento del colloquio in modalità telematica, per gli studenti disabili. Ignorato perfino il richiamo al rispetto dell’art. 20 comma 10 del Dlgs 62/2017, che prevede che i criteri di valutazione stabiliti nel Piani didattici personalizzati degli studenti con Dsa valgano anche per l’esame.

La valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/2020

Prima di emettere l’ordinanza, il Consiglio superiore della pubblica istruzione è stato ascoltato in merito, ma sono stati ottenuti pochi risultati. Per la valutazione nella scuola primaria, il CSPI chiedeva di tener conto della situazione emergenziale che ha particolarmente penalizzato l’apprendimento degli alunni, per i quali l’interazione in presenza con i docenti di classe costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento e aveva chiesto che la valutazione finale degli apprendimenti fosse espressa attraverso un giudizio riportato nel documento di valutazione, in deroga all’art. 2, comma 1, del d.lvo 62/2017, che dispone nel primo ciclo l’attribuzione della votazione espressa in decimi. La motivazione la troviamo nei vari “Visto…visto…visto…” che popolano le prime righe di tutti i documenti ministeriali: è scritto che il “giudizio articolato”, per essere davvero fondato e condiviso, implicherebbe “una attività di studio e confronto da parte degli organi collegiali che non potrebbe che richiedere tempi distesi, in ragione della necessità di individuare criteri, livelli, indicatori e descrittori per ciascuna delle discipline, di illustrarli compiutamente alle famiglie, nonché di predisporre eventuali traduzioni nelle lingue delle famiglie non italofone, al fine di garantire l’indispensabile trasparenza delle valutazioni stesse”. Quindi, mi pare di capire che chi ha redatto il documento pensi che per assegnare invece un voto in decimi tutti questi passaggi non siano necessari.

Vediamo i punti chiave: tutti gli alunni sono ammessi alla classe successiva, anche in presenza di voti inferiori al sei e anche in più discipline. Per questi studenti, i docenti predisporranno un piano di apprendimento individualizzato in cui “verranno indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire o da consolidare nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi livelli di apprendimento”. Ci sono solo due casi in cui questo non viene ritenuto possibile: “quando i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo relativo all’alunno, per cause non imputabili alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, bensì a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, già perduranti e opportunamente verbalizzate per il primo periodo didattico, il consiglio di classe, con motivazione espressa all’unanimità, può non ammettere l’alunno alla classe successiva”.

Credo che tutti abbiano già svolto sia l’esame di fine ciclo che l’esame di maturità: hanno vissuto uno dei periodi più difficili e complessi della storia contemporanea.

Isolamento, privazione delle libertà personali, lutti familiari, impossibilità di svolgere attività sociale e fisica, esposizione a misure drastiche e forse anche drammi familiari dovuti alla perdita del sostentamento proveniente dalle attività lavorative dei genitori e tanto, tanto altro.

Facciamo pure quel che dobbiamo, ma sfido chiunque dei miei colleghi docenti a sostenere che ci sono motivi validi per fermare il percorso scolastico di uno studente, impedirgli di avere un orizzonte di senso e di futuro, di provvedere alla sua sicurezza e a quella dei suoi cari.

Restiamo umani, per favore. La scuola è vita, fiducia, sostegno che si sviluppa nella relazione educativa, anche con le famiglie. Concentriamoci sugli scenari della scuola che vogliamo costruire, che sarà digitale, empatica, collaborativa in qualsiasi forma possibile (distanza, presenza, ibrida) e soprattutto dovrà essere la scuola di tutti.

PS: come Dottoranda di ricerca della Sapienza Università di Roma sto indagando due aspetti professionali dei docenti: l’uso delle tecnologie didattiche digitali, anche in questo momento in cui la Didattica a distanza è l’unica possibile, e la percezione di efficacia dei docenti nell’uso delle tecnologie. Il Questionario allegato è uno degli strumenti della mia ricerca. Vi invito a completarlo e a diffonderlo. Grazie!

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