l'analisi

Perché formare gli insegnanti al digitale è un investimento per il Paese

Il digitale è l’emergenza della scuola italiana. Forse lo si è capito tardi e in uno scenario non auspicato da nessuno. Ma adesso è il momento di agire: la formazione degli insegnanti assume ora un rilievo centrale nel processo di innovazione dell’intero sistema scolastico e forse anche del sistema-Paese

19 Mag 2020

Per chi negli anni passati si è occupato di formazione rivolta agli insegnanti e soprattutto di formazione relativa alle tecnologie didattiche o (se volete) alla didattica supportata dal digitale, in queste settimane di emergenza sanitaria è stato come ripercorrere un lungo tratto del proprio impegno professionale pieno di piccoli successi ma anche di grandi resistenze e di enormi ostacoli.

Forse vale la pena provare a fare qualche considerazione di più ampio respiro partendo da ciò che è stato e dallo sforzo immane a cui la presente emergenza sta chiamando decine di migliaia di insegnanti ma guardando soprattutto al dopo ed a seri progetti per il futuro.

L’importanza (trascurata) della formazione degli insegnanti

Diciamolo chiaramente: in Italia la formazione degli insegnanti finalizzata all’acquisizione o al potenziamento delle competenze digitali non è mai arrivata ad acquisire un ruolo importante, prioritario e centrale. E questo nonostante il nostro Paese possa annoverare anni (ormai decenni) di investimenti in questa direzione. Pensiamo a tutti gli interventi formativi sulle TIC, al Piano Diffusione LIM, alle classi o alle scuole 2.0 e alle azioni specifiche all’interno del PON (solo per citare quelli più pionieristici e lontani nel tempo). Ma più di recente i Piani Nazionali per la Scuola Digitale hanno costituito un grande sforzo propositivo in tale direzione con qualche evidente pretesa di sistematicità.

Nonostante tutto ciò però il nostro sistema scolastico è rimasto parecchio indietro se confrontato ad altri in Europa proprio sulle competenze digitali (sia degli studenti che degli insegnanti) e in generale l’Italia è rimasta indietro sulla “penetrazione/integrazione” del digitale a scuola.

Gli ostacoli sulla strada della formazione e delle competenze digitali

Perché? Come mai gli interventi passati non hanno prodotto risultati pienamente soddisfacenti? Sono stati insufficienti? Poco capillari? Sporadici e poco sistematici?

Sarà colpa delle carenze infrastrutturali e delle dotazioni insufficienti?

I maggiori ostacoli che queste azioni hanno dovuto affrontare sono di ordine culturale e denunciano un ritardo che non è solo della categoria dei docenti, e nemmeno del solo mondo scolastico. E’ un ritardo del sistema-Paese.

I meritori sforzi degli insegnanti

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L’emergenza sanitaria e la necessità di migrare forzatamente verso un’azione didattica mediata dal digitale hanno, in un certo senso, scoperto gli altarini. I ritardi si sono palesati in modo cogente e tutti abbiamo scoperto di dover recuperare quegli anni di colpevole mancata innovazione. In particolare fra gli insegnanti è stato diffusissimo un iniziale senso di spaesamento e di inadeguatezza ai nuovi scenari che la chiusura forzata delle scuole imponevano. L’intero sistema d’istruzione è stato chiamato ad un forte ed urgente impegno.

E sulla linea del “fronte” ci siamo ritrovati proprio noi insegnanti. Siamo stati noi quelli chiamati allo sforzo maggiore e a muoverci da subito. Gli insegnanti si sono aiutati da sé in questo eccezionale frangente. Si sono rimessi a studiare, hanno chiesto consigli, hanno sperimentato, hanno sbagliato, ci hanno provato. Si sono messi in gioco, su terreni in buona parte sconosciuti. Hanno imparato a superare le proprie resistenze, diffidenze e paure.

Ora però, proprio su queste questioni, è doveroso riconoscere che venga progettato un percorso per il domani. Che possibilmente pensi ad un professionista della conoscenza adeguatamente preparato ad integrare le tecnologie digitali nei processi di apprendimento anche dal punto di vista metodologico e non solo da quello strettamente tecnico. Non possiamo accontentarci di essere riusciti a maneggiare qualche app e qualche piattaforma se poi le usiamo solo per trasferire in digitale un modo vecchio di fare scuola. Il digitale è una “leva”, un “cavallo di Troia” per il dirompente potere innovativo che insinua nel mondo della conoscenza e dell’istruzione.

Siamo ancora lontani da una integrazione proficua e sinergica del digitale nell’attività didattica. Non è affatto sufficiente dotare le scuole, gli insegnanti e gli studenti di apparati e strutture tecnologiche. Non basta uscire da questa enorme “palestra” che è la presente emergenza con una vaga idea di una “didattica a distanza” o di un “digitale dell’emergenza”. Sarebbe fondamentale dare in prospettiva una giusta formazione agli insegnanti che permetta loro di integrare stabilmente ed in modo proficuo questi strumenti nei processi di insegnamento/apprendimento.

Preparare gli insegnanti  all’uso del digitale nella didattica

La soluzione a questo annoso problema richiederebbe tempo, ma non c’è più tempo da perdere. Bisogna superare ogni indugio e preparare gli insegnanti bene all’uso del digitale nell’attività didattica. Il digitale è l’emergenza della scuola italiana. Forse lo si è capito tardi e in uno scenario non auspicato da nessuno. Ma adesso è il momento di agire.

Anche qui si rischia però di commettere errori già fatti in passato.

Vale la pena semmai soffermarsi un attimo a riflettere su come preparare meglio i docenti in questo senso. Quindi non chiediamoci se si deve fare formazione di questo tipo ma piuttosto chiediamoci come farla bene.

C’è tanto bisogno di formazione seria e sul digitale poi ne avvertiamo (ora più che mai) una grande necessità. C’è un bisogno diffuso tra gli insegnanti di avere un supporto (e una formazione) non solo tecnica ma anche metodologica all’uso delle ICT nell’insegnamento. Le community online di insegnanti e l’enorme lavoro di aiuto reciproco e condivisione che in esse si è svolto nelle ultime settimane (ma che viene da anni di preziosa attività delle stesse) ne sono una palese testimonianza. Veri fenomeni spontanei di autoformazione. In Rete. Gruppi come “Insegnanti 2.0”, “Docenti Virtuali”, “La classe capovolta”, “Insegnanti”, o e-magazine come “Bricks” (solo per citare i più conosciuti), costituiscono nello stesso tempo un segnale che gli insegnanti hanno voglia di confrontarsi, condividere, informarsi, formarsi con nuove modalità ma anche una prima indicazione (che viene dal basso) su come dovrebbe essere la formazione sul digitale.

Una vision univoca

Non c’è più bisogno di una formazione concentrata sugli aspetti tecnici svincolati dall’applicabilità in classe. Non si può pensare che possa tornare utile in classe ad un insegnante saper usare un database o uno spreadsheet ed invece trascurare del tutto i veri strumenti che la tecnologia digitale ha per l’apprendimento: applicazioni per creare mappe mentali, linee del tempo, documenti e produzioni collaborative; tool per la produzione di test e verifiche, per la creazione di risorse didattiche e per la loro condivisione; strumenti per la creazione di blog e siti web; ambienti per l’e-learning; i social network e le varie app per la comunicazione e per l’organizzazione del lavoro individuale e di gruppi, le migliaia di risorse open ma anche le piattaforme e-learning di enti, di editori e di università.

Tutto questo dovrebbe essere potenziato, gestito, governato e portato a sistema con una “vision” univoca. Ministero. Enti locali, Indire, editori, associazioni di categoria, dovrebbero tendere ad un medesimo obiettivo: innovare la didattica usando l’onda lunga delle nuove tecnologie come una sorta di cavallo di Troia per conquistare tutti gli insegnanti e incoraggiarli a cambiare.

Vista così la formazione degli insegnanti all’uso del digitale assume un rilievo centrale e nel processo di innovazione dell’intero sistema scolastico e forse anche del sistema-Paese.

Possiamo vedere questa un po’ come una sfida per l’intero sistema educativo. L’introduzione reale ed efficace del digitale a scuola mette tutto il mondo scolastico di fronte ad una sfida e nello stesso tempo rappresenta per esso una grande opportunità di cambiamento. Il digitale è l’emergenza.

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