regole di comunicazione social

Le chat docenti-famiglie generano mostri? Perché i presidi dicono basta

L’uso dei social per le conversazioni private tra famiglie, studenti e docenti favorisce una comunicazione troppo libera, deleteria ai fini degli obiettivi primari delle istituzioni scolastiche. Vanno usati i canali ufficiali. La proposta dell’Associazione nazionale presidi del Lazio fa discutere. Le posizioni

27 Apr 2022
Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino

Chat docenti-studenti, c’è puzza di bruciato. Ci avevano pensato in molti, tra genitori, insegnanti, educatori, e ora qualcuno lo ha fatto sul serio: l’Associazione nazionale presidi (Anp) del Lazio ha deciso di attuare la revisione del codice deontologico, la cui ultima versione risale al 2012, con l’intenzione dei dirigenti di emanare un regolamento utile per le scuole di tutta Italia, ponendo al centro del documento i social network e la comunicazione scuola-famiglia.

All’origine della iniziativa ci sono sicuramente le tante questioni sollevate dal caso della presunta relazione – poi rivelatasi completamente falsa – tra una preside di un istituto romano e un alunno dell’ultimo anno. Le chat tra i due erano diventate di dominio pubblico fino a che il Garante della Privacy ne aveva bloccato la diffusione.

Questo ha spinto verso un cambio dei regolamenti.

Chat tra studente e dirigente d’istituto, cosa rischiano i giornali: sanzioni del Garante Privacy

Chat docenti-studenti, etica e prevenzione

I presidi spiegano che si tratta di idee, che riprendono le normative decise in Francia e Inghilterra.

Non si tratta di una proposta con valore amministrativo, ma con un valore etico e di prevenzione, anche se nelle intenzioni dell’Associazione nazionale presidi non si esclude di presentare il nuovo codice all’Aran[1] per inserirlo nel contratto di lavoro nazionale. Whatsapp, sostiene in numerose dichiarazioni la presidente dell’ANP del Lazio Cristina Costarelli, “è uno strumento molto comodo, ma proprio per questo favorisce una comunicazione fin troppo libera, bisogna frenare questo canale di comunicazione e limitare questo strumento”. E aggiunge: “Durante il lockdown è stato naturale sfruttare qualunque canale per rimanere in contatto. Ma è necessario che adesso si individuino delle norme”.

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Lo stop che si intende dare alle conversazioni private tra famiglie, studenti e docenti prevede che la comunicazione attraverso la scuola, con eccezioni che possono riguardare informazioni urgenti, per esempio le gite cancellate, eventuali lezioni sospese, siano effettuate usando canali ufficiali e non i social. Secondo la proposta, ai docenti non sarà permesso avere conversazioni via Whatsapp o via social con i genitori degli studenti.

“Vanno evitate le chat con genitori e con studenti, se non per questioni di natura urgentissima come una gita che salta all’improvviso”, chiarisce Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma. “Vorremmo bandire i gruppi WhatsApp in cui i genitori chiedono perché il figlio ha preso 7 invece di 8”, dice ancora Rusconi, con l’obiettivo di porre fine anche ai contenuti pubblicati sui social che ledono l’immagine degli istituti scolastici.

Alla presa di posizione dei presidi del Lazio fa eco quella del presidente nazionale Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, che ha detto a La Stampa: “La critica va bene, ma non la diffamazione e anche chi mette like a questo tipo di contenuto è ritenuto dalla legge colpevole. Serve un’educazione al mezzo, ed è quello che cerca di fare la scuola, ragionando su una linea di consapevolezza e informazione”.

Il decalogo per le chat docenti studenti

Ecco allora alcune delle proposte inserite in una sorta di decalogo:

  • Postare solo messaggi attinenti alla scuola e all’attività didattica
  • Osservare il diritto alla disconnessione (contatti fino alle 19:00, dal lunedì al venerdì, salvo
    comunicazioni urgenti da parte del DS o delegati/collaboratori)
  • Limitare il numero di post
  • Evitare post e commenti su eventi specifici avvenuti all’interno dell’Istituzione scolastica
  • Utilizzare un linguaggio semplice, chiaro e che non dia spazio a fraintendimenti
  • Evitare conversazioni che manchino di rispetto o siano ambigue nei confronti degli altri membri del gruppo o di persone assenti

Nelle intenzioni dei presidi, che hanno proposto il decalogo, non dovrebbe essere possibile utilizzare WhatsApp in sostituzione degli adempimenti previsti dalla legge, quale ad esempio la pubblicazione sul sito web istituzionale della scuola di una circolare, tenendo ben a mente che le vie classiche di comunicazione restano il registro elettronico, la email istituzionale, il sito web.

La posizione degli studenti

Secondo le linee guida dell’Associazione Nazionale Presidi il giro di vite coinvolgerà anche gli studenti: foto, post e commenti non dovranno ledere l’immagine dell’istituto. Per le sanzioni a carico degli alunni, i presidi pensano alle ore di volontariato con lavori socialmente utili, non si tratta infatti di punizioni, ma di indicazioni per meglio utilizzare i social.

Il codice è stato bocciato dalla Rete degli studenti medi[2]: Un parere poco utile e fuori dal tempo. Serve educare alla tecnologia, non disincentivarla.

Diritto alla disconnessione dei docenti

In questo contesto si colloca anche il diritto alla disconnessione, previsto dal contratto integrativo di istituto, un documento strategico delle istituzioni scolastiche sottoscritto dal Dirigente scolastico, le RSU e i Rappresentanti Sindacali Provinciali presenti, garantendo il diritto alla disconnessione dei docenti per favorire una maggiore conciliazione tra lavoro e vita familiare.

Non è previsto dal CCNL l’utilizzo di WhatsApp e del cellulare, si possono concordare, secondo specifici criteri all’interno del contratto integrativo di istituto, le modalità di comunicazioni tra i lavoratori della scuola, usando chat di messaggistica. È prassi in alcune scuole nel regolamento interno fare riferimento all’utilizzo dei canali non istituzionali, che va comunque approvato dagli organi collegiali.

È in ogni caso obbligatorio far parte dei gruppi di messaggistica relativi alle attività scolastiche del proprio istituto, se previste dalle “norme pattizie” nel contratto integrativo e possono essere postati e condivisi solo messaggi attinenti alla scuola e all’attività didattica.

Sarà proprio il Dirigente scolastico, responsabile dell’organizzazione e funzionamento del proprio istituto, in sede di contrattazione integrativa, in accordo con le parti sindacali, a disporre che l’utilizzo dei dispositivi “informali” come le chat di messaggistica possa essere adoperato nei casi di comunicazioni tempestive e urgenti non in sostituzione dei canali istituzionali e in ogni caso in aggiunta a queste ultime.

Note

  1. https://www.aranagenzia.it/
  2. https://www.retedeglistudenti.it/rete-studenti/
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