il commento

Piano Scuola 4.0, finta innovazione per una didattica senza futuro

A leggere il piano Scuola 4.0 l’unico problema della scuola pare la mancanza della banda larga e dei maxischermi. A mancare è una riforma seria e strutturata della didattica, che anzitutto assicuri le conoscenze essenziali, che insieme appassioni e abitui alla chiarezza intellettuale

16 Ago 2022
Giovanni Salmeri

Università degli Studi di Roma Tor Vergata

piano scuola 4.0

Una approfondita e competente presentazione del Piano Scuola 4.0, pubblicata qui su Agendadigitale.eu, paventava il rischio che «qualche lettore attento» dicesse «che siamo alle solite, che di queste parole ne abbiamo sentite e lette molte in molte altre occasioni».

Piano Scuola 4.0, sarà la volta buona per innovare la didattica? Punti di forza e problemi

Ebbene: malgrado l’autore con lodevole e documentato ottimismo abbia tentato di mostrare come le premesse questa volta fossero diverse, pare proprio che siamo alle solite.

I problemi della Scuola

Un ampio articolo del Fatto Quotidiano ha raccolto le voci pessimiste che dilagano in questi giorni. I più di due miliardi di euro disponibili rischiano di non poter essere utilizzati per la solita congerie di motivi che affligge la scuola italiana:

WHITEPAPER
Crowdfunding: cos'è, come funziona e le migliori piattaforme
  • manca il personale per gestirli;
  • mancano i docenti in grado di usare la nuova tecnologia;
  • mancano gli incentivi economici che dovrebbero spingere direttori amministrativi e dirigenti scolastici a lavoro addizionale; sarebbe grottesco allestire locali innovativi in edifici fatiscenti;
  • i nuovi fondi provocheranno una moltiplicazione della già asfissiante mole di lavoro burocratico;
  • mancano spesso collegamenti Internet decenti per rendere agibili le nuove tecnologie.

A chiosa di uno di questi punti, dopo aver notato che il problema della sua scuola sono anzitutto i bagni in cui non funziona lo sciacquone, un dirigente commenta: «Vorrà dire che farò diventare ambienti digitali anche i bagni per poterli sistemare!» Se è lecita una facile battuta, prima della «scuola quattro zero» bisognerebbe sistemare la «scuola zero zero».

Eppure, malgrado questi limiti strutturali possano essere decisivi, credo che la vera questione sia più fondamentale. Quale idea di scuola vi è dietro il Piano Scuola 4.0? E quale idea di tecnologia e in particolare di informatica?

Quale innovazione in Scuola 4.0

Per fare questo bisogna armarsi di santa pazienza e leggere la quarantina di pagine che presentano appunto il Piano Scuola 4.0. Il fatto che le pagine siano gradevolmente ben impaginate purtroppo addolcisce solo di poco l’amaro calice di un testo scritto nel tipico linguaggio burocratico-similpedagogico che da tempo affligge tutti i documenti ministeriali su scuola e Università. Né certo contribuisce ad un’esperienza di lettura tollerabile l’uso ossessivo e comico di terminologia inglese (i capitoli portano per esempio tutti e quattro un titolo inglese: Background, Framework 1: Next Generation Classrooms, Framework 2: Next Generation Labs, Roadmap: chissà perché allora Introduzione invece di Introduction). Tolto questo sassolino dalla scarpa, tentiamo però di raccogliere le idee che sono più rilevanti per lo scopo che ci proponiamo.

Il compito è in realtà facile perché i principi ispiratori si trovano tutti all’inizio. Il documento esordisce (con due fugaci citazioni di Montessori e Malaguzzi) sull’importanza dello spazio nel contesto dell’istruzione: esso non offre solo un luogo all’insegnamento, ma ne condiziona anche le modalità.

Lo spazio tradizionale è l’aula con da una parte la cattedra, dall’altra le file di banchi: ma questo modello, si afferma, è ormai inadeguato per le esigenze didattiche di un mondo in rapida trasformazione.

Servono dunque «ambienti di apprendimento innovativi», che metta al centro l’attività degli studenti e permetta più flessibilità e collaborazione. È a questo punto che viene nominata per la prima volta la tecnologia: uno dei principi dei nuovi spazi educativi è anche l’«apertura e l’utilizzo della tecnologia».

Ma spazi diversamente organizzati e uso della tecnologia non sono sufficienti per modificare le modalità dell’insegnamento: per fare ciò serve anche un coerente completo ripensamento di tempi, funzioni personali, risorse.

Il piano Scuola 4.0 intende appunto dare le risorse sia per trasformare le classi tradizionali (se non tutte, almeno moltissime) in questi nuovi ambienti, sia per creare da zero «laboratori per le professioni digitali del futuro», sia per promuovere la formazione di tutto il personale scolastico alla «transizione digitale».

I problemi di Scuola 4.0

I problemi dell’impostazione di Scuola 4.0 sono in realtà tutti qui. Iniziamo da quelli che riguardano l’idea di informatica: come avveniva anche nel precedente Piano Nazionale Scuola Digitale, un linguaggio intenzionalmente vago serve a tenere sotto lo stesso ombrello almeno tre cose profondamente diverse.

  1. La prima è l’informatizzazione delle strutture amministrative della scuola (per capirci, in questa voce entra pure l’adozione di PagoPA e della Carta d’identità elettronica): innovazione cioè che, se ben realizzate, certamente possono migliorare l’efficienza e anche l’uso delle risorse umane, ma che certo non hanno alcun rapporto diretto con l’insegnamento.
  2. La seconda è l’uso dell’informatica come tecnologia di sostegno all’insegnamento: in questo senso tutte le discipline possono essere più o meno coinvolte.
  3. La terza, infine, è l’insegnamento vero e proprio dell’informatica. Questo, che potrebbe essere un terreno più solido, è in realtà anch’esso segnato da una certa ambiguità: seppure l’espressione scivolosa di «pensiero computazionale» (che dominava nel Piano Nazionale Scuola Digitale) qui sia ridotta a poche e marginali occorrenze, ancora non si capisce se l’informatica venga intesa come una disciplina scientifica (eventualmente da inserire nel contesto dello studio della matematica e della logica, per esempio), oppure come una semplice cassetta degli attrezzi: le competenze informatiche sarebbero allora semplicemente la capacità di usare alcune macchine.

Siamo insomma anni luce distanti dalla chiarezza della proposta formulata nel 2017 dal Laboratorio Nazionale Informatica e Scuola del CINI.

Il consuntivo non è molto incoraggiante: l’unica cosa chiara è che nelle scuole, se questo piano sarà davvero realizzato, entreranno tante macchine nuove. Come e in che modo con esse entrerà anche l’informatica, non è per nulla chiaro. Una maggiore chiarezza vi è certamente nel capitolo Framework 2: Next Generation Labs: ma in esso si riconosce, come del resto è evidente dal contenuto specialistico che viene presagito, che tale linea di azione riguarda solo le scuole secondarie superiori.

Giustamente viene sottolineato il carattere trasversale di diversi ambiti tecnologici, in alcuni casi anzi poteva essere evidenziato ancor di più (sorprende per esempio che non vengano neppure nominate le Digital Humanities). Ma tutto questo non toglie l’impressione che nel caso migliore si potranno realizzare interessanti e stimolanti attività collaterali: non probabilmente un arricchimento organico del curriculum scolastico, né tanto meno quella profonda trasformazione della scuola che nell’introduzione viene immaginata.

Quest’ultimo problema ci porta a riflettere sull’idea di scuola che soggiace a queste pagine. Il collegamento tra inserimento massiccio della tecnologia nella scuola e «pedagogie innovative» è solo parzialmente giustificato: per esempio, che cosa c’entra con la tecnologia disporre i banchi in maniera diversa nell’aula, o proporre uno studio più partecipato e attivo, o far appello alla dimensione emotiva degli studenti?

Cosa serve fare

Ma, laddove si seguano i riferimenti che vengono indicati come ispirazione di queste pagine, si trovano, in posizione centrale, esattamente questi o simili suggerimenti. Ciò accade soprattutto in Teachers as Designers of Learning Environments. The Importance of Innovative Pedagogies, edito nel 2018 dall’OECD. Non solo: una lettura di questo ampio volume suscita alcune sorprese. Notiamone almeno due.

  • La prima: tutte le forme di «pedagogia innovativa» sono presentate come sperimentali, da perseguire con grandissima attenzione e senza improvvisazione. È verissimo che ciò che è nuovo, più coinvolgente, può di per sé aumentare la motivazione (Mindstorms di Seymour Papert merita ancora di essere letto, per esempio). Ma ciò non assicura contemporaneamente che si impari di più e meglio e comporta anzi rischi. Insomma: mai esperimenti sulla pelle degli studenti! Curiosando tra gli studi specifici segnalati in bibliografia, la cautela viene ancor più incoraggiata: vi sono modalità pedagogiche che appaiono promettenti, ma per le quali mancano ancora dati sufficienti per affermarne l’efficacia.
  • La seconda sorpresa: all’inizio del testo viene sottolineato che «il contenuto è cruciale per ogni insegnare e imparare; gli studenti e gli insegnanti non insegnano e imparano nel vuoto: insegnano e imparano qualcosa!». È questo l’unico punto esclamativo dell’intero libro, che intende fare piazza pulita dell’idea che «innovare» nell’istruzione significhi mettere da parte le «conoscenze». Anzi, sostengono gli autori, è esattamente il contrario: sono i contenuti, ed eventualmente dei nuovi contenuti, che possono veicolare una pedagogia innovativa.

Fatta salva la giusta differenza tra un breve documento ministeriale e un ampio studio scientifico, il lettore resta quindi alquanto perplesso. Proprio il testo che viene citato come riferimento per la «pedagogia innovativa» non sostiene nessuna delle idee sottese nel Piano Scuola 4.0.

Non sostiene lo stretto legame tra tecnologia e innovazione (delle sei aree che esso individua, solo quella del «blended learning» ha un nesso inevitabile con le tecnologia!), non sostiene soprattutto l’idea che le pedagogie innovative siano strade di sicuro miglioramento: sono piuttosto aree di sperimentazione, da attraversare con cautela e competenza.

E qui, giungiamo, ahimè, alla considerazione finale e più importante. Il Piano Scuola 4.0 nota i progressi realizzati grazie al Piano Nazionale Scuola Digitale.

Omette però di notare la discesa del livello di formazione degli studenti che è avvenuta negli stessi anni: un livello che ormai in percentuali ragguardevoli sfiora l’analfabetismo. I due anni di Covid non hanno aiutato, ma il crollo è iniziato prima.

Sarebbe ovviamente stupido addebitare ciò al Piano Nazionale Scuola Digitale. Ma non mi pare neppure lungimirante pubblicare un documento in cui l’unico problema della scuola pare la mancanza della banda larga e dei maxischermi, e in cui viene semplicemente proposto di andare trionfalmente avanti nella strada intrapresa, per di più accelerandola verso una trasformazione radicale mediata appunto dalle nuove tecnologie.

La causa dell’informatica, o in generale della tecnologia, non ha nulla da guadagnare dall’attribuire ad essa capacità taumaturgiche. È vero piuttosto che la causa dell’informatica e di tutte le «professioni del futuro» (che nessuno conosce ancora) necessita come poche della premessa di un’istruzione seria, che anzitutto assicuri le conoscenze essenziali, che insieme appassioni e abitui alla chiarezza intellettuale.

Se quest’idea può apparire retrograda e antitecnologica, ci consoliamo di essere in compagnia di Edsger Dijkstra, uno dei grandi padri dell’informatica: «Una volta mi venne chiesto quali fossero le doti più vitali di un programmatore competente, e risposi: un’inclinazione matematica e un eccezionale dominio della propria lingua materna». Una Scuola 1.0, insomma.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 4