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il punto

Scuola, Ascani (PD): “Il nostro bilancio del PNSD e gli obiettivi 2018”

Insieme all’evoluzione delle tecnologie digitali, anche l’insegnamento è in continua metamorfosi. Il PNSD comincia a dare i suoi frutti, ma molto resta da fare -su competenze interne, risorse economiche, disponibilità d’infrastrutture tecnologiche

09 Feb 2018

Anna Ascani

responsabile Dipartimento Cultura PD


L’impatto delle nuove tecnologie sul sistema scuola ha portato a innumerevoli cambiamenti: Internet permette ogni giorno l’accesso a una moltitudine d’informazione senza fine. Insegnare agli studenti la modalità con cui selezionarli (partendo, ad esempio, dai sistemi di individuazione dell’attendibilità di una fonte) è diventata quindi una necessità formativa.  Cambiano i contenuti, cambia anche la didattica, così come la metodologia d’insegnamento: l’insegnamento stesso nel suo complesso è in continua metamorfosi.

Abbiamo superato l’idea di una formazione ingabbiata tra le mura di un’aula o nella griglia di un calendario di lezioni: il sistema scolastico è ormai “esteso”, l’apprendimento è continuo, l’insegnamento è flessibile. Lasciati liberi di costruire autonomamente le proprie competenze, gli studenti possono giovare di quella trasversalità e interdisciplinarietà che le nuove modalità di consultazione delle fonti e dei contenuti consentono, costruendo mappe concettuali in grado di superare l’ontologica frammentarietà di un sapere specifico.

Buona scuola e PNSD per le competenze digitali

Anche per andare incontro a queste nuove esigenze, è stato ideato il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), presentato il 27 ottobre 2015 ed entrato ormai a regime. Nel 2008 si introducevano le prime lavagne interattive multimediali, le prime “Classi 2.0” e, dal 2009, le prime “Scuole 2.0”. Dieci anni dopo, viene messa a regime una filosofia, quella contenuta del PNSD, che si muove su tre grandi direttrici (formazione, infrastrutture, contenuti), in linea con La Buona Scuola.

La Legge n. 107 del 2015 (La Buona Scuola) ha il grande merito di aver attivato ingenti investimenti per la digitalizzazione delle infrastrutture e del personale scolastico. In particolare, finanziando il PNSD insieme ai Fondi strutturali Europei (PON Istruzione 2014-2020), questo provvedimento mira ad incentivare lo sviluppo delle competenze digitali, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali e i processi di innovazione delle istituzioni scolastiche.

Facendosi carico della formazione obbligatoria e strutturale del personale docente, poi, il PNSD punta alla valorizzazione e all’armonizzazione delle competenze del docente. A tale scopo sono già stati individuati più di 8000 animatori digitali (con uno stanziamento di 8.5 milioni di Euro l’anno), con il compito di guidare l’attuazione del Piano: si tratta di una figura professionale che non era mai stata inserita prima nell’organico della scuola e che, anche per questa ragione, svolge un ruolo di cruciale importanza.

Per quanto riguarda le infrastrutture tecnologiche, indispensabili per l’attuazione del PNSD, e rispetto alle quali sicuramente il nostro Paese mostra qualche difficoltà di base, un protocollo MIUR-MISE prevede l’inclusione della digitalizzazione delle scuole come priorità del piano banda ultralarga e delle risorse aggiuntive ad hoc: un investimento complessivo di circa 10 milioni di euro all’anno per potenziare la connettività delle scuole.

PNSD, quali risultati?

Per quanto riguarda i primi risultati del PNSD, un’analisi condotta dall’Osservatorio tecnologico del Miur, ha rilevato che, nell’anno scolastico 2014/2015, il 70% delle classi italiane era connessa alla Rete ed il 58% utilizzava forme di comunicazione scuola-famiglia online. A marzo 2017 i risultati sono stati altrettanto entusiasmanti. Secondo i dati presentati, il 75% degli istituti ha digitalizzato in parte o completamente i processi primari. Internet è presente pressoché ovunqueil 55% ha una connessione internet DSL, il 29% in fibra ottica, il 21% tramite operatore wireless fisso WISP, solo il 6% va a 56Kbps. L’85% delle scuole dichiara di avere personale con competenze tecniche necessarie per l’utilizzo dei software, nonostante non manchino criticità nell’introduzione: in primo luogo la resistenza al cambiamento (40%) e la mancanza di competenze interne (40%), poi la mancanza di risorse economiche (34%) e, infine, la scarsa disponibilità d’infrastrutture tecnologiche (25%)[1].

Gli obiettivi per il 2018

Il 2018 riparte proprio da qui, dai traguardi dell’anno precedente e dagli ulteriori miglioramenti da compiere, con l’obiettivo di portare a regime la transizione verso una scuola che sappia mediare tra la velocità del nostro tempo, col suo linguaggio e i suoi mezzi, e la profondità dell’insegnamento che affonda le proprie basi su secoli di cultura. Vogliamo essere nani digitali sulle spalle dei giganti analogici, con tanta voglia d’imparare.

[1] L’analisi è stata svolta dall’Osservatorio e-Government della School of Management del Politecnico di Milano sul tema della diffusione del digitale all’interno dei processi scolastici, e da Link Campus University con il supporto dell’Università degli Studi Roma Tre sull’utilizzo del digitale nella didattica, entrambe in collaborazione con ANP Associazione Nazionale Dirigenti e alte professionalità della scuola.

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