Didattica digitale

Scuola a distanza, perché il Governo fa ancora troppo poco

L’art. 21 del Decreto Legge n. 137 prevede risorse per l’acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata, ma sono molte le necessità, non solo tecnologiche, da bilanciare per una didattica a distanza che non lasci indietro nessuno

16 Nov 2020
Daniela Di Donato

Docente di lettere, Dottoranda di ricerca presso Sapienza Università di Roma-Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione, Collaboratrice del Crespi

scuola covid dad

Gli ultimi picchi dei contagi in Italia hanno decretato la ripresa al 100% della Didattica a distanza per le scuole secondarie di secondo grado, come era già previsto nelle Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata emanate ad agosto, ma anche la possibilità di estenderla fino alla prima classe della scuola secondaria di I grado, nel caso la situazione epidemiologica peggiorasse e fosse decretato l’ingresso della regione nella zona di maggiore gravità del contagio.

Per supportare la soluzione di alcune questioni, soprattutto tecnologiche, relative alla didattica a distanza, il 28 ottobre è stato pubblicato il Decreto Legge n. 137, dedicato a ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Il fondo per la Scuola

L’art. 21 è dedicato agli stanziamenti di un fondo per la scuola: “le risorse stanziate sono destinate all’acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata, da concedere in comodato d’uso alle studentesse e agli studenti meno abbienti, anche nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità, nonché per l’utilizzo delle piattaforme digitali per l’apprendimento a distanza e per la necessaria connettività di rete”. Lo scopo è quello di permettere alle scuole di provvedere agli acquisti valutando anche il contesto socio-economico delle famiglie.

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Resta da capire se queste disposizioni riusciranno a bilanciare le diverse necessità innescate dalla scuola a distanza emerse in questi mesi.

I problemi legati alla didattica a distanza

I problemi legati alla didattica a distanza hanno riguardato vari aspetti del fare scuola:

  • Questioni tecnico-organizzative: dalla rimodulazione dell’orario di lezione alla scelta di un modello didattico diverso da quello della lezione frontale, non trasferibile ad una dimensione delimitata dallo schermo, alla difficoltà di attivare attività pratiche per gli studenti e monitorarne progressi, regressi e anche momenti di stallo;
  • Questioni pedagogiche: in testa forse proprio la mancanza dell’attenzione condivisa tra studente e docente, quel buttare gli occhi negli occhi per agganciare l’attenzione e la loro concentrazione, lo sguardo utile a portarli nella dimensione della relazione educativa e assumere quella postura pedagogica indispensabile nell’educazione[1]; l’accessibilità alle attività per ragazzi e ragazze con disabilità o altre difficoltà; il mantenimento e la trasformazione della dimensione della socialità, fondamentale per produrre apprendimenti profondi e significativi.
  • Questioni tecnologiche: dalla disponibilità della connessione internet delle famiglie a una distribuzione dei dispositivi digitali tra gli alunni, la criticità manifestata nello scorso lockdown della contemporaneità di più persone in smart working o in Dad nella stessa abitazione, che avrebbe compromesso l’efficienza della rete e dei collegamenti; la difformità tra i dispositivi digitali, che prevederebbero attenzione agli strumenti e alle piattaforme utilizzate durante la didattica sia sincrona che asincrona.

Le linee guida sulla DDI

Nelle Linee guida sulla DDI, pubblicate ad agosto si scriveva che ogni scuola avrebbe assicurato “unitarietà all’azione didattica rispetto all’utilizzo di piattaforme, spazi di archiviazione, registri per la comunicazione e gestione delle lezioni e delle altre attività, al fine di semplificare la fruizione delle lezioni medesime nonché il reperimento dei materiali, anche a vantaggio di quegli alunni che hanno maggiori difficoltà ad organizzare il proprio lavoro”.

Le indicazioni prevedevano che ogni scuola avrebbe individuato piattaforme con i necessari requisiti di sicurezza dei dati a garanzia della privacy, che assicurassero un “agevole svolgimento dell’attività sincrona” e che fossero fruibili con qualsiasi tipo di device (smartphone, tablet, PC) o sistema operativo a disposizione.

Strumentazione tecnologica e connettività

L’analisi del fabbisogno di strumentazione tecnologica e connettività doveva infatti essere un’altra delle procedure da attivare, nella prospettiva che la Dad o DDI non sarebbe stata un ricordo, ma una prospettiva di lavoro possibile e abbastanza probabile.

Nelle Linee guida sono stati anche ricordati quei docenti che, non potendo fruire della Carta del docente perché a tempo determinato, avessero necessità di acquistare per loro dei dispositivi idonei allo smart working: si sostiene infatti che la rilevazione del fabbisogno avrebbe riguardato anche loro.

È scritto però che ai precari “potrà essere assegnato un dispositivo in via residuale rispetto agli alunni e solo ove il fabbisogno da questi espresso sia completamente soddisfatto”.

Il nodo delle connessioni e dell’accessibilità: le misure Ue

Secondo i dati estratti da Eurostat a settembre 2020, la disponibilità di rete delle famiglie europee è cresciuta costantemente dal 2014 al 2019, secondo il grafico mostrato. L’Italia non si distacca troppo né dalla media europea, né dalle medie nazionali degli altri Paesi. Uno dei problemi più gravi è stato forse quello delle zone rurali, dove la rete non è garantita allo stesso modo che in città o nelle zone maggiormente abitate.

Il problema delle connessioni e dell’accessibilità è stato affrontato dall’ Unione Europea già nel 2019 quando la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva affermato che voleva che l’UE cogliesse le opportunità offerte dall’era digitale e nel programma delle sei priorità che la Commissione europea si è data per il per il periodo 2019-2024 troviamo anche “Un’Europa adatta all’era digitale, che prevederebbe una trasformazione basata sulla premessa che le tecnologie e le soluzioni digitali dovrebbero aprire nuove opportunità per le imprese; promuovere lo sviluppo di una tecnologia affidabile; promuovere una società aperta e democratica; consentire un’economia vivace e sostenibile; aiutare a combattere il cambiamento climatico”.

Svantaggi percepiti sull’educazione col digitale

Per quanto riguarda la scuola troviamo un riflesso di questa intenzione di promuovere il digitale nel “Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021-2027. Ripensare l’istruzione e la formazione per l’era digitale”[2], che delinea la visione della Commissione europea per un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile. Per aggiornare il Pianola Commissione Europea ha diffuso una consultazione con l’intenzione di raccogliere informazioni sull’istruzione digitale alla luce dell’esperienza di insegnamento avuta durante la crisi del COVID-19.

I due principali svantaggi percepiti sull’educazione col digitale sono stati, nell’ordine, prima la mancanza di interazione e la comunicazione faccia a faccia, poi la necessità di connettività e l’idoneità nelle attrezzature disponibili a casa.

La necessità di connettività e di attrezzature per tutti gli studenti è stata vista come una questione rilevante, ma non più della necessità di avere sguardi condivisi tra docente e studente.

Il piano prevede di attivare uno sviluppo che consideri infrastrutture, connettività e apparecchiature digitali, ma anche pianificazione e sviluppo efficaci delle capacità digitali comprese capacità organizzative aggiornate, la formazione dei docenti, la realizzazione di contenuti di apprendimento di alta qualità e il possesso di strumenti di facile utilizzo, comprese piattaforme sicure che rispettino la privacy e le norme etiche.

In conclusione

Tali riflessioni andrebbero accompagnate da un’altra precedente rilevazione, cioè quella dell’Ocse Talis del 2018[3], che trovo molto drammatica: meno del 40% dei docenti europei si sente a suo agio nell’uso delle tecnologie digitali a scuola.

Come sarà possibile allora conciliare questi bisogni, così urgenti e forse ancora non completamente presi in considerazione dalle nostre didattiche, dai nostri piani per la DDI, ma soprattutto dalle nostre politiche educative?

Credo che abbiamo solo cominciato un lungo percorso. Errore sarebbe considerarlo concluso con le recenti misure per la Didattica Digitale Integrata. Speriamo che il Governo ne sia consapevole.

____________________________________________________________________________________

Bibliografia

Digital Education Action Plan 2021-2027. Resetting education and training for the digital age in https://ec.europa.eu/education/sites/education/files/document-library-docs/deap-communication-sept2020_en.pdf

OECD (2019), TALIS 2018 Results (Volume I): Teachers and School Leaders as Lifelong Learners, TALIS, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/1d0bc92a-en.

Stanislas D. (2019), Imparare. Il talento del cervello, la sfida delle macchine, Raffaello Cortina Editore, Milano

The territorial impact of COVID-19: Managing the crisis across levels of government:

  1. Stanislah Dehaene, Imparare. Il talento del cervello, la sfida delle macchine, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2019
  2. https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12453-Digital-Education-Action-Plan/public-consultation
  3. OECD (2019), TALIS 2018 Results (Volume I): Teachers and School Leaders as Lifelong Learners, TALIS, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/1d0bc92a-en.

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