pedagogia

Scuola dell’Infanzia e Covid, sì al digitale se usato bene: ecco come

Dal momento che il digitale è entrato prepotentemente anche nelle scuole dei più piccoli, è sicuramente utile cogliere l’occasione per imparare ad utilizzarlo efficacemente. Per farlo occorre conoscere a fondo gli strumenti, con una formazione adeguata. Vediamo come

02 Ott 2020
Roberto Maffeo

pedagogista


Dopo lo shock iniziale del lockdown, la scuola – anche quella dell’Infanzia – si è prontamente attrezzata per offrire i primi tentativi di servizio a distanza. Educatrici, docenti e pedagogisti in pochissimo tempo si sono immersi nel mondo del digitale come unica possibile soluzione per mantenere un contatto con i bambini.

Si è trattato di una reazione molto varia e con estreme differenze. Da una parte c’è chi si preoccupava di ricostruire un legame, di riconnettersi con quei bambini con cui passava intere giornate stimolanti. Dall’altra le educatrici cercavano di offrire ai genitori spunti educativi ma anche di gioco per non perdere tutto quel lavoro di autonomie acquisite dai bambini con fatica al nido.

Un bella fetta della scuola dell’infanzia proponeva periodicamente pacchetti di didattica a distanza per proseguire i percorsi formativi dei bambini.

Ma credo che molti se non tutti, si sono presto resi conto che per bambini così piccoli la distanza non solo non era colmabile con il digitale, anzi questi si era rivelato per i bambini noioso e per i genitori, ormai in smartworking, estenuante.

Non era ovviamente colpa del mondo digitale che di per sé è solo uno strumento, rivelatosi particolarmente utile in questa fase di distanziamento, la causa è più da cercare nelle poche competenze che in generale il mondo educativo dello 0/6 anni ha sul digitale, soprattutto nel fatto che le comunità educanti rispondono ad altri bisogni dell’infanzia che solo attraverso figure competenti e “presenti” possono essere soddisfatti. Ci sono, tuttavia, dei margini di “buon utilizzo” del digitale anche nelle scuole dedicate ai più piccoli.

L’importanza di nidi e scuola dell’Infanzia

Di certo, la chiusura dei nidi e delle scuole dell’infanzia ha privato i bambini di alcuni elementi fondamentali per la loro crescita e ritengo sia importante ricordarceli ora, perché sono gli stessi che hanno spinto alcuni a non rimandare oltre la riapertura e a sperimentare servizi per l’infanzia durante l’estate. Azioni fondamentali perché tali servizi si sono dimostrati banchi di prova utilissimi per la riapertura, una sorta di fase di transizione concreta che permette oggi alle scuole dei più piccoli di non partire da zero, in completa oscurità. Se è possibile immaginare i nuovi servizi educativi e le scuole dell’infanzia è grazie alle sperimentazioni estive che hanno dato, in larga misura, ottimi risultati in termini di sicurezza e contenimento del contagio.

L’attuale tendenza sociale sempre più individualista fa emergere i nidi e le scuole come quei pochi e privilegiati luoghi dove è possibile crescere insieme agli altri, che vuole dire confrontarsi, scontrarsi ma anche collaborare e costruire insieme. Vuole dire imparare a gestire la relazione con i coetanei che non è sempre tutelante come quella con gli adulti che circondano il bambino. Adulti che se da una parte lo tutelano, dall’altra rischiano di tenerlo in ombra non facendo emergere appieno le sue potenzialità, a volte sostituendosi e a volte negandogli le esperienze più “rischiose” ma proprio per questo più “vere”.

Vuole anche dire la vita scolastica con i suoi tempi e spazi pensati e dedicati all’infanzia, luoghi stimolanti e dinamici studiati per sostenere il bambino a rendersi sempre più autonomo dall’adulto. Ed infine il gioco, quella serie di esperienze ludiche progettate da figure competenti per accompagnare il bambino a conoscere il mondo attraverso le sue personali e molteplici intelligenze.

Tutto questo pezzo di vita è mancato al bambino per oltre sei mesi e credo che restituirgliela il prima possibile sia un nostro dovere.

Come saranno i nuovi servizi e le scuole per l’infanzia

Ma come saranno i nuovi servizi e le scuole per l’infanzia? Proviamo ad immaginarli.

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Innanzitutto, è importante sapere che non saranno a rischio zero, i dispositivi di sicurezza indicati dai vari protocolli servono per contenere il contagio ma dobbiamo essere tutti consapevoli che la possibilità di un contagio è sempre possibile. A differenza dei gradi superiori di scuola, al di sotto dei sei anni giustamente i bambini non utilizzano la mascherina, cerchiamo però di non vederli come “bombe virali”, è che, per loro natura, non possono rispettare il distanziamento sociale.

Nessuna educatrice può immaginare di non tenere in braccio un bambino che piange, le azioni di cura per bambini così piccoli necessitano di contatto fisico, di calore umano. Inoltre, i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, conoscono il mondo attraverso tutti i loro sensi e partono proprio dalla bocca. Bloccare le loro esplorazioni è come negargli l’accesso al mondo. L’apprendimento alla loro età avviene attraverso il “fare” e soprattutto “il fare insieme”.

Dunque, è compito del mondo adulto organizzare contesti il più sicuri possibile dove i bambini si sentano protetti e liberi di giocare.

Le modalità indicate dalle ultime linee guida rispetto alle procedure da adottare per diminuire i rischi del contagio cambiano profondamente la fisionomia dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Proviamo a guardare alcuni dei cambiamenti più evidenti.

Per molti plessi l’entrata sarà caratterizzata da turni, dovendo verificare che ogni bambino stia bene prima di entrare e dunque procedere con tutti i bambini e i loro genitori con quella procedura chiamata triage, è possibile che si verifichino file ma, dal momento che dobbiamo evitare ogni tipo di assembramento, sarà necessario prevedere un’entrata scaglionata.

Come sempre i nostri bambini saranno nella loro sezione con le educatrici o insegnanti di riferimento ma, a differenza di quello che accadeva prima, avranno spazi dedicati, sia interni sia esterni e, come delle “bolle”, non potranno avere alcun tipo di contatto con le altre sezioni.

Questa modalità è stata sperimentata con successo nei centri estivi perché permette, se un bambino risulta positivo, di mettere in quarantena la sola sezione e non l’intera scuola. Come si diceva all’inizio è una modalità che contiene la diffusione del contagio.

Purtroppo, mancherà tutta quella progettualità d’intersezione che si era sviluppata moltissimo negli ultimi anni ed in alcune scuole aveva raggiunto l’apertura delle classi e la possibilità dei bambini di scegliere in quale zona/laboratorio della scuola trascorrere la giornata con un grado di autonomia personale di alto livello. Spero si sviluppino nuove forme di comunicazione con le altre “sezioni-bolla” grazie alla creatività del personale e anche dei bambini stessi.

Con molta probabilità vi capiterà di vedere i giardini dei nidi e delle scuole sempre pieni di bambini, le indicazioni sanitarie hanno confermato l’importanza di stare fuori il più possibile perché all’aria aperta il virus si propaga con maggiore difficoltà. Questa è una grande occasione perché offre la possibilità di sperimentare tutta la didattica ma anche alcuni momenti educativi all’aperto, con o senza giardino. Se il bambino sperimenta attraverso il fare vuole anche dire che non è necessario avere un banco o una sedia, può invece fare le sue scoperte, le sue esperienze, anche all’aperto. Non solo, in giardino si può mangiare come è consuetudine nei paesi nordici. Come italiani siamo spesso spaventati dal freddo ma ricordiamoci sempre che come dice saggiamente il padre degli scout, non è una questione di brutto o bel tempo ma una questione di adeguato equipaggiamento.

Le opportunità del digitale

Infine, dal momento che il digitale è entrato prepotentemente anche nelle scuole dei più piccoli, è sicuramente utile cogliere l’occasione per imparare ad utilizzarlo efficacemente. Durante il lockdown la didattica a distanza è stata risolutiva come mezzo di comunicazione, di trasmissione di esperienze da eseguire a casa con l’aiuto dei genitori ma, solo fino ad un certo punto.

Purtroppo, alla lunga tale uso ha mostrato i suoi limiti perché i bambini, alla fine dei conti, si sono stufati di fare con i genitori le cose che facevano a scuola con i compagni e, allo stesso tempo, i genitori hanno rapidamente e giustamente ceduto quel difficile ruolo da insegnante che gli era toccato e che si sovrapponeva a quello di genitore.

Ma oggi sappiamo che i device digitali hanno molte potenzialità per la scuola: esistono ad esempio applicazioni che permettono di avere un gioco interattivo dove sia possibile sviluppare nel bambino processi cognitivi e di apprendimento dal semplice al complesso, sia in modo intuitivo sia deduttivo e che possono stimolare la creatività.

Bisogna però imparare a conoscere le applicazioni in commercio e avere quegli strumenti critici minimi per scegliere quelle che ci servono in sezione per quello specifico gruppo di bambini.

Come un gioco di società il tablet può trasformarsi in uno strumento di socializzazione da usare in compagnia, può diventare una macchina fotografica e una sorta di microscopio per guardare gli insetti del giardino, può trasformarsi in uno strumento grafico-pittorico con mille possibilità o addirittura giocare con la realtà che circonda il bambino attraverso l’ampliamento virtuale. Tutto ciò è possibile se conosciamo a fondo lo strumento con una formazione adeguata, come abbiamo fatto e continuiamo a fare con quel ramo della letteratura diventato specifico e dedicato all’infanzia. Se a primavera, a scuola chiusa, avessimo avuto tali competenze allora anche il tablet o lo smartphone sarebbero stati usati non solo per comunicare o passare indicazioni didattiche, ma sarebbero diventati essi stessi strumenti di esperienze di apprendimento non solo individuali anzi, visto che crediamo nella collettività, avremmo utilizzato quelle applicazioni per fare in modo che i bambini apprendessero a distanza condividendo con i loro compagni.

Conclusioni

Per concludere credo sia utile porre uno sguardo anche alle famiglie, i servizi e le scuole dell’infanzia hanno ben presente quanto sia importante la relazione con le famiglie e quale supporto possono offrire loro.

I nuovi protocolli indicano di costruire un patto di alleanza educativa con i genitori che si può tradurre in due interventi: da una parte un coinvolgimento delle famiglie per mantenere una comunicazione attiva e rassicurante su come stanno procedendo le giornate al nido e a scuola, dall’altra un patto di corresponsabilità sul rispetto dei dispositivi di sicurezza dentro e fuori la scuola, nella consapevolezza che, nonostante tutti gli sforzi, un minimo rischio rimane.

Ricordiamoci ciò che abbiamo tutti vissuto e che purtroppo è ancora dietro l’angolo, ogni famiglia ha avuto la propria personale esperienza, un’esperienza che il bambino, volente o meno, porterà con sé a scuola. Ritengo davvero che la priorità nei primi mesi dell’anno scolastico sarà l’ascolto, nel senso più ampio del termine, di ogni singolo bambino e della sua famiglia. Quando i bambini sono così piccoli è necessario costruire un rapporto di fiducia che, personalmente mi piace chiamare “fiducia professionale”, tra personale docente e famiglia, una fiducia che si conquista solo con il tempo e con una buona comunicazione. Purtroppo, tutto ciò è stato interrotto bruscamente e dovrà essere ricostruito ma, attenzione, non sappiamo se i bisogni che ci porta quel genitore che conoscevamo bene saranno quelli di prima, forse qualcosa è cambiato e sarà necessario ascoltare e rimodulare il nostro intervento. Abbiamo da anni consolidato, soprattutto nello 0/3, strategie di coinvolgimento e partecipazione delle famiglie, si potranno ovviamente utilizzare anche quelle modalità da remoto che abbiamo recentemente imparato ma, ricordiamoci che con le dovute precauzioni esiste sempre il giardino.

Buon inizio a tutte e a tutti.

  1. R.Nardone, E.Pacetti, F.Zanetti, TABLETTI@MO: Infanzia e tecnologie digitali tra famiglie e servizi educativi: analisi da una ricerca-formazione. FrancoAngeli (in pubblicazione)

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