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le indicazioni

Scuola digitale, il Governo completi e attui il piano nazionale: ecco come

Alcuni suggerimenti sull’evoluzione del Piano Nazionale Scuola Digitale, con tre linee di intervento da avviare in parallelo, sulla base della valutazione obiettiva del valore e del riconoscimento strategico di un Piano che è centrale per la trasformazione della Scuola

20 Giu 2018

Nello Iacono

Stati Generali dell'Innovazione


Quale futuro per il Piano Nazionale Scuola Digitale? Il cambio di governo è sempre un passaggio importante, e lo è ancor di più per i programmi pluriennali, che sono sottoposti a una naturale valutazione di bilancio, per capire cosa cambiare o migliorare, sapendo che quando i processi sono in corso non vale solo la valutazione dei risultati già conseguiti ma anche di quelli che si stanno sviluppando. Del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) ci si aspetta che si occuperà in particolare Salvatore Giuliano, appena nominato sottosegretario, esperto di quest’ambito come pochi in Italia e appunto per questo qualche suggerimento credo possa trovare ascolto.

Qualche mese fa su questa stessa testata avevo cercato di tracciare sinteticamente un profilo dell’attuazione del PNSD, basato anche sui dati ottenuti dall’Agi rispetto alla rilevazione su questi temi allora ancora in corso da parte del Miur. La situazione risultante era molto disomogenea, con scuole già avanti e con ottime esperienze e scuole molto indietro, quasi al palo, con azioni sufficientemente consolidate e diffuse, come quella relativa agli animatori digitali, e azioni ancora non pervenute, come quelle relative all’Osservatorio e al monitoraggio del PNSD.

Nel frattempo, complice anche il periodo elettorale e di transizione, poco è successo, se si eccettua, finalmente, lo sblocco del finanziamento alle scuole per la connettività (mille euro a scuola). Un’azione che era pianificata, però, per marzo 2016. Con un ritardo di 2 anni che diventa metafora dello stato del PNSD e che fornisce la base per alcuni suggerimenti.

Primo: mantenere la visione, e condividerla

Dopo tre anni, rimane abbastanza forte e attuale la visione che muove il PNSD. È una scuola che si vuole innovare puntando sulle competenze dei docenti e degli studenti, aprendosi a sperimentazioni e contaminazioni, mantenendo la sua funzione di riferimento culturale e al tempo stesso aprendosi alle nuove culture e alle nuove modalità di apprendimento e di relazione. Dove la tecnologia è sempre uno strumento, un’opportunità da sfruttare, un elemento che riconfigura il contesto dove la scuola opera, ma non ne guida lo sviluppo e la strategia. È una visione ancora molto lontana dalla scuola che vediamo oggi, e che certamente ha bisogno di un rinnovamento su alcuni punti inizialmente poco approfonditi (penso, ad esempio, al legame indispensabile con lo sviluppo dell’interdisciplinarietà degli insegnamenti e quindi con l’organizzazione stessa degli apprendimenti nelle singole scuole e nelle comunità dei docenti). Ma che mantiene la sua forza positiva e ha la sua debolezza profonda nella scarsa condivisione profonda nel personale scolastico. Rimane percepito, in questo senso, non come un piano collettivo di cambiamento, ma una strategia tutto sommato costruita in ambito Miur e via via dispiegata e diffusa.

In questo senso, approfittando della conclusione del primo triennio, e con l’esigenza di rinnovare il piano anche “allineandolo alle buone pratiche internazionali” (obiettivo dell’azione 34 del PNSD), sarebbe utile promuovere sull’evoluzione del PNSD una consultazione diffusa su tutte le scuole (con forum che operino in presenza e online, e il coordinamento degli animatori digitali), coinvolgendo (insieme) docenti e studenti, in modo che le scuole possano appropriarsi del Piano e allo stesso tempo essere attori protagonisti del suo sviluppo e della sua evoluzione.

Secondo: completare la governance per l’attuazione

Se diverse azioni sono in ritardo e l’attuazione è molto disomogenea, è evidente che qualcosa nella governance del Piano non ha funzionato e che qualche cambiamento è necessario. Riprendendo anche quanto scritto più volte, alcuni interventi di miglioramento potrebbero essere così sintetizzati:

  • dare priorità al completamento delle componenti utili alla governance del PNSD: l’Osservatorio sulla scuola digitale (azione 33) ancora non effettivo, il Comitato Scientifico (azione 34) non istituito, gli accordi territoriali (azione 29) ancora troppo pochi (6 in 3 anni);

  • definire e attuare efficaci modalità e meccanismi di funzionamento per connettere tra loro organicamente le attività sul PNSD degli attori che devono e possono agire sull’attuazione territoriale del PNSD, come gli uffici scolatici regionali (da riposizionare anche in quest’ambito come luoghi di governo territoriali del MIUR), le scuole polo di formazione, le reti di scuole (ancora non ben consolidate e sistematizzate anche rispetto a quanto previsto dall’azione 32), valorizzando esperienze e iniziative territoriali in una logica di sostenibilità del sistema complessivo ma anche di sussidiarietà e non di sovrapposizione o sostituzione;

  • ripensare le modalità di attivazione dei progetti sulle singole scuole, riducendone l’impatto burocratico-amministrativo (ad esempio, senza legare il dispiegamento delle azioni a uno o più bandi) e prevedendo risorse specifiche di territorio per la governance dell’attuazione (ad esempio task force dedicate per l’accompagnamento).

Terzo: completare la messa a sistema

Come anche indicato dalla Ministra uscente, è sempre più urgente e necessario passare dalle sperimentazioni e dai progetti agli interventi di reale messa a sistema. Questo significa rendere obbligatorie alcune strumentazioni di base (come il registro elettronico), ma anche modificare gli ordinamenti per includere temi essenziali come le competenze digitali e la cittadinanza digitale, o indicare requisiti chiari per abbandonare modalità didattiche ormai inadeguate, oltre che fissare requisiti e criteri per la stessa formazione permanente sul PNSD da parte di dirigenti scolastici, personale amministrativo e personale docente. Tutti interventi che richiedono al MIUR però di assumere in pieno responsabilità legate alla messa a sistema, come ad esempio:

  • prendere in carico i temi della sicurezza e dell’applicazione del GDPR;

  • procedere verso l’adozione/realizzazione di piattaforme digitali comuni a tutte le scuole a supporto delle azioni del piano;

  • cambiare gli ordinamenti uscendo dalla sperimentazione e dall’estemporaneità dei progetti (non è più sufficiente “l’ora del codice” ma raggiungere l’obiettivo di formare studenti in grado di intraprendere anche percorsi STEM);

  • scegliere la strada dell’adozione di sw libero avviando e governando le comunità di utenti delle scuole;

  • definire e istituire un sistema di controllo qualità sull’offerta formativa e sulla sua efficacia (tema critico, come sottolineato recentemente anche da Paolo Ferri su questa testata), associato a un sistema di gestione delle competenze dei docenti. Precondizione perché il cambiamento culturale possa davvero aver luogo in modo omogeneo.

In conclusione

Il suggerimento è che le tre linee di intervento qui brevemente delineate siano avviate in parallelo, sulla base della valutazione obiettiva del valore e del riconoscimento strategico di un Piano che è centrale per la trasformazione della Scuola, ma ha mostrato dei problemi e delle criticità di dispiegamento e di risultati sui quali è necessario intervenire. Superando il limite anche concettuale della “scuola digitale” (termine fuorviante che sembra contemplare la possibilità di una scuola che ignori il digitale), sapendo che questo è l’ambito principale in cui si costruisce il futuro della nostra società. E quindi i ritardi, che ci sono stati, devono spingere a definire le condizioni per un recupero rapido, se necessario anche con nuovi investimenti. Perché il tempo non è una variabile indipendente, ma una delle condizioni che determina l’impatto e i benefici del cambiamento che si vuole produrre.

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