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il decalogo

Smartphone a Scuola per una nuova cittadinanza digitale: ecco perché

Il decalogo del MIUR è una iniziativa importante. Si tratta non solo di “capovolgere le classi” e fare delle tecnologie digitali uno strumento per innovare le metodologie e gli approcci didattici, ma soprattutto di diffondere attraverso la scuola una nuova cultura della “cittadinanza digitale”

23 Gen 2018

Paolo Maria Ferri

Università degli Studi Milano Bicocca


Il Miur ha presentato il decalogo per l’uso consapevole a scuola degli smartphone. Vediamo i contenuti più interessanti dei dieci punti ministeriali.

Perché è una novità importante 

Il MIUR, attraverso il primo e il secondo punto del decalogo riconosce il fatto che non si possono più chiudere gli occhi di fronte al cambiamento digitale ma che il cambiamento va governato e gestito, è quindi inutile proibire l’uso dello smartphone a scuola, ma ogni scuola dovrà predisporre un piano di Politiche di uso accettabile (PUA) dei device mobili in classe. Per una volta si tratta di una posizione d’avanguardia nel mondo, dal momento che l’uso degli smartphone è ancora proibito o molto limitato nella maggior parte dei paesi sviluppati (dalla Francia agli USA, passando per  Gran Bretagna). Il punto più interessante delle “linee guida” però  è  il terzo. Quello che prevede, attraverso il metodo del BYOD (Bring Your One Device, in italiano “porta il tuo device digitale da casa) di ampliare e aggiornare le capacità di connettività e la dotazione di “attrezzi digitali per l’apprendimento” di molte classi della scuola italiana. Portare uno smartphone o un tablet da casa a scuola vuole dire aggiungere (molto spesso introdurre per la prima volta) un hot spot Internet in classe. Inoltre, significa, permettere ad un gruppo di quattro o cinque bambini o ragazzi di apprendere in gruppo attraverso le metodologie della didattica laboratoriale utilizzando contenuti e strumenti digitali in ogni campo disciplinare (punto quattro e otto del decalogo). L’obiettivo è quello di estendere progressivamente i “contagio digitale” innescato con il Piano Nazionale Scuola Digitale alla fine del 2015.

 

Didattica, cittadinanza digitale e collaborazione scuola famiglia

Si tratta non solo di “capovolgere le classi” e fare delle tecnologie digitali uno strumento per innovare le metodologie e gli approcci didattici, ma soprattutto di diffondere attraverso la scuola una nuova cultura della “cittadinanza digitale”, insieme alla consapevolezza critica nell’uso dei device e dei contenuti digitali. Si favorisce in questo la promozione di un uso creativo e non passivo di questi strumenti e linguaggi (punto cinque e sei  e dieci del decalogo). La diffusione degli smartphone e degli strumenti di comunicazione digitale nelle classi, inoltre, può conseguire un altro fondamentale obiettivo: quello di abbattere il muro di incomprensione che spesso separa genitori e famiglie ed insegnati e dirigenti scolastici. Gli smartphone oltre che nelle tasche degli alunni e degli studenti, sono sempre presenti anche nelle mani dei genitori. Una app connessa all’ambiente virtuale della classe al registro elettronico può forse permettere diventare un potente strumento di comprensione e collaborazione reciproca tra istituzioni formative e famiglie.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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