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Direttore responsabile Alessandro Longo

La proposta

Software libero, grande assente nel Piano Nazionale Scuola Digitale

di Nello Iacono, Stati Generali dell'Innovazione

28 Apr 2017

28 aprile 2017

Privilegiare il software libero nella Pubblica Amministrazione è da anni un obbligo del Codice dell’Amministrazione Digitale, ma è spesso eluso. Però il contesto della scuola è particolare, rende più stringente l’obbligo. Ecco perché e come rimediare

Nei corsi per Dirigenti Scolastici che ho tenuto nei mesi scorsi, ho provato a capire lo stato della diffusione del software libero nelle scuole dal punto di vista della percezione, della conoscenza e delle difficoltà incontrate.

E questo perché (come evidenziano molti blog di animatori digitali) il software libero è uno degli assenti chiave del Piano Nazionale Scuola Digitale, dove c’è la giusta enfasi per i dati aperti e per le OER (Open Educational Resources), con azioni dedicate.

Le risposte si sono collocate su sponde estreme:

  • da un lato chi ha scelto l’approccio al software libero, e lo ha adottato sia in area amministrativa (sistema operativo, sito web, applicazioni gestionali, produttività individuale) sia in area didattica, affrontando e superando le resistenze del personale senza particolari problemi;
  • dall’altro, chi non ha pensato alla possibilità di scegliere o ha ritenuto di non disporre di competenze e risorse adeguate per un percorso di questo genere.

Non ho riscontrato situazioni di progetti non andati a buon fine. Per avviare un progetto, però, la competenza è sempre requisito necessario, in mancanza, anche, di un supporto esterno (Ufficio Scolastico Regionale o Miur) e di un indirizzo chiaro nazionale.

L’approccio al software libero non viene sostenuto abbastanza, nonostante la dipendenza dai fornitori, legata a competenze digitali spesso poco diffuse nella dirigenza scolastica e amministrativa, faccia sì che le scelte sulla digitalizzazione amministrativa siano compiute in un contesto di scarsa capacità di azione.

Privilegiare il software libero nella Pubblica Amministrazione è da anni un obbligo del Codice dell’Amministrazione Digitale, non sempre rispettato, spesso eluso.

Ma il contesto della scuola è particolare, rende più stringente l’obbligo.

Non solo perché le scuole sono tante, con poche risorse, e il livello di negoziazione nei confronti dei fornitori è da sempre molto basso.

Non solo perché così i dati delle scuole spesso risiedono in cloud pubblici, in data center privati (e di cui non sempre è nota alle scuole la politica di disaster recovery).

Non solo perché così i requisiti dei processi amministrativi sono definiti dai prodotti.

Non solo. Ma perché il software libero rappresenta un approccio alla conoscenza, da insegnare. Con le parole di Stallmann: “La scuola ha una missione sociale: insegnare a chi studia a diventare cittadino di una società forte, capace, indipendente, collaborativa e libera. Dovrebbe promuovere l’uso del software libero così come promuove la protezione dell’ambiente, o il diritto di voto. Se la scuola insegna l’uso del software libero, potrà sfornare cittadini pronti a vivere in una società digitale libera. Ciò aiuterà la società nel suo insieme a evitare di essere dominata dalle multinazionali”.

Un approccio alla conoscenza che promuove il lavoro collaborativo, l’essere proattivo, e quindi il pensiero critico.

Riprendendo una delle proposte avanzate per la Buona Scuola (e che non hanno avuto, fin qui, adeguato recepimento): “La conoscenza e l’uso del sw libero (ad es. LibreOffice per la produzione di documenti e di Scratch per il coding) non solo rende i ragazzi consapevoli degli strumenti usati ma fa capire loro il valore della conoscenza condivisa e della collaborazione. Usare sw libero significa far conoscere i meccanismi di funzionamento delle community, insieme alle opportunità (e ai rischi) della Rete”. E ancora “L’uso di formati aperti introduce concetti importanti per la cittadinanza digitale quali la trasparenza e la possibilità per tutti di accesso ai documenti illimitato nel tempo. Per queste ragioni e molte altre le scuole dovrebbero scegliere software libero, potendo reinvestire le risorse risparmiate nell’acquisto di licenze in connettività e hardware. Crescere i ragazzi a pane e software libero, in una scuola dove non vi sia il monopolio delle idee, significa dar loro la possibilità di scegliere e non essere scelti.”

In ciascuna scuola si riparta da qui: dal tema non eludibile dell’insegnare a collaborare, in un mondo in cui sempre più la capacità di condividere e co-realizzare diventa una delle competenze chiave. E il primo passo della conoscenza di una community in rete sia anche una semplice installazione di un word processor open source. Imparando da chi questa esperienza l’ha già fatta.

Ma il Miur, presto, giochi un ruolo attivo sul software libero, anche per sostenere le scuole in una corretta e sostenibile digitalizzazione. L’approccio alla “Openness”, necessario, richiede un passo avanti anche su questo fronte.

  • Altrimenti come “Mangia Microsoft” ? …1 minuto di vergogna…

  • Ci sono decine di caso di successo di adozione di software libero nella PA. Quello che manca é la volontà nel seguire questi casi, e il coraggio di svincolarsi dalle multinazionali.

  • Eudora

    Il problema è che qualsiasi soluzione open source venisse eventualmente scelta, un secondo dopo scatterebbe il flame dei sostenitore degli altri progetti simili. Va avanti così dai tempi in cui Sun regalava alle scuole StarOffice e già c’era gente che riteneva fosse meglio dare agli studenti Emacs per abituarli alle logiche del software libero. Emacs, non so se rendo l’idea 🙂

    • Niente di più falso. I progetti esistono e non possono essere certo screditati a colpi di chiacchiere da bar. Staroffice, poi, era software proprietario.

      Per esempio… http://www.provincia.bz.it/news/it/news.asp?news_action=4&news_article_id=588512

      • Eudora

        Qundi secondo lei se utilizzassimo la soluzione proposta nel link saremmo tutti d’accordo? Ed in base a cosa scusi?
        Di progetti simili ce ne sono decine, chi decide qual’è quello giusto a livello nazionale? Lei?

        Oppure la proposta è che ognuno vada per la sua strada, magari provincia per provincia o comune per comune. In tal caso è quello che già avviene oggi.

        Piccola nota su StarOffice, ovviamente era software proprietario. Ma era gratis quando il software libero non aveva prodotto nulla di neanche lontanamente usabile per l’office automation. E se Sun non avesse liberato quel codice probabilmente sarammo ancora a quel livello.

        • Lo decidono le esperienze comuni, i risultati e i contributi di tutti. I progetti ci sono e io e lei non saremmo qui a scrivere se non ci fosseri i progetti di SL che hanno permesso lo sviluppo di una infinità di servizi e tecnologie. Purtroppo le belle esperienze di rado vengono recepite e si preferisce reinventare l’acqua calda, spesso peggiorandola. Mi sono permesso di consigliare l’approfondimento di una esperienza che conosco bene e che coinvolge le scuole altoatesine da 12 anni.
          Le battaglie ci sono in tutti i campi e in tutti gli schieramenti. Parlare solo di Office, poi, mi pare molto riduttivo quando si parla di scuola digitale.

          • Eudora

            Forse le sfugge che si parlava di un piano nazionale nell’articolo. Le esperienze locali ci sono sempre state. E puntualmente ognuna è andata per la sua strada. Ed ognuna di queste esperienze ovviamente ritiene di poter essere di esempio per tutti gli altri. E si ritorna al punto di partenza.

            Per il resto le assicuro non deve insegnarla a me l’importanza del software FLOSS.

          • Un’esperienza locale che coinvolge migliaia di studenti non avrebbe senso a livello nazionale? e da cosa dovremmo prendere ispirazione allora?
            Non le devo insegnare niente? devo anche darle ragione, anche quando non sono d’accordo? mi spiega almeno i motivi?
            Parlare di Staroffice e emacs per mostrare una eventuale debolezza del software libero nella scuola dimostra la volontà di trollare e non di insegnare. 🙂

          • Eudora

            Evidentemente è troppo preso dal volermi dare torto per leggere quel che scrivo. Le ho chiesto -e si è guardato bene dal rispondermi- con quale criterio scegliere una delle tante esperienze di software libero attiva localmente ed estenderla a livello nazionale con un consenso ampio. Se vuole rispondere bene. Se poi ha qualcosa di personale contro StarOffice, non la posso aiutare.

          • Staroffice è ormai insignificante, ma citarlo a sproposito insieme a emacs non aiuta a fare chiarezza, secondo me. Devo risponderle io che non sono un amministratore pubblico locale o nazionale? Tutto quello che viene usato è libero e disponibile e può essere utilizzato o adattato alle singole realtà. Non è una questione tecnica, ma di indirizzo e invece mi pare evidente che spesso si preferisca parlare, ma non prendersi la responsabilità di decidere. Il tuo ragionamento pareva escludere il SL per via di talune divergenze. Io credo che le convergenze siano invece ben più interessanti e tutte le esperienza portino contributi importanti. L’alternativa secondo te quale sarebbe? Il software proprietario? grazie a quello le scuole funzionano meglio. Io sono disponibile a portare il mio contributo a tutti i livelli e lo faccio da oltre quindici anni, nel pubblico come nel privato, perché credo fermamente nel software libero. Credo un po’ meno in chi dovrebbe prendere certe decisioni. E non è una questione di partigianeria o di interesse.

          • Eudora

            Quindi lei sostiene che io abbia torto ma se le chiedo di spiegarmi perché, la risposta non è di sua competenza. Tipico di un certo modo di pensare dogmatico.

            La lascio con l’opinione del presidente di Italian Linux Society, sperando che non classifichi anche lui come troll:
            https://madbob.wordpress.com/2017/01/22/lezioni-teoriche/

          • Possiamo darci del tu? Non conosco madbob, prendo atto del suo pensiero, ma non convido l’analisi sbrigativa del progetto FUSS, per esempio, perché la realtà è ben diversa e la storia molto lunga. Io cerco di spiegare quanto ognuno di noi abbia delle responsabilità diverse e queste esperienze abbiano senso per il presente e per il futuro. Io ho organizzato eventi sul SL fin dal 1998, ero tra i fondatori dell’associazione software libero e ho contribuito alle prime mozioni sul SL in italia. Qualcosa ho vissuto, no? non sto qui a pontificare, ma a dimostrare quanto le esperienze positive diano i loro frutti. Io ovviamente cerco di raccontare quelle che conosco meglio e credo che si possa andare oltre gli scontri del passato, proprio perché adesso lo scenario è molto diverso e anche gli avversari sono diversi da quelli di un tempo.

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