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Direttore responsabile Alessandro Longo

TESTIMONIANZE

Vecchie aule scolastiche addio, ecco i quattro nuovi modelli

di Rudi Bartolini, ricercatore Indire

31 Mar 2017

31 marzo 2017

Sono quattro i paradigmi innovativi dello spazio-lezione, adesso, a quanto emerge dagli esempi di scuole all’avanguardia

Spazio, tempo e didattica sono le tre dimensioni su cui il Movimento delle Avanguardie educative vuole incidere per cambiare il modello trasmissivo del fare scuola, come abbiamo visto nello scorso articolo, considerato non più adeguato a rispondere alle sfide della società della conoscenza.

Nel presente contributo approfondiremo il tema degli spazi dell’apprendimento, sia richiamando alcuni passaggi del Manifesto delle Avanguardie educative e delle Idee in cui questo si declina, sia facendo ricorso direttamente alla voce delle scuole aderenti al Movimento. Queste ultime infatti, all’interno della community di Avanguardie educative, hanno raccontato la propria esperienza di innovazione, mettendo in evidenza bisogni ed obiettivi, le azioni messe in campo per soddisfarli e raggiungerli, risultati ottenuti e difficoltà incontrate, prospettive per il futuro.

Se guardiamo il setting di un’aula tradizionale, la cattedra di fronte a file di banchi allineati, è subito evidente che è pensato per un flusso comunicativo unidirezionale: dal docente, depositario unico del sapere, verso studenti considerati recettori passivi o quasi. Questo contrasta fortemente con quello che avviene fuori dalla scuola, nella vita quotidiana, imperniata da una comunicazione interattiva, multidirezionale, multimediale, grazie a ICT e social network. Ma cozza anche con processi di apprendimento e di produzione del sapere che si stanno facendo sempre più negoziati, co-costruiti, reticolari, sociali.

Così, il terzo orizzonte del Manifesto si intitola “Creare nuovi spazi per l’apprendimento e recita:

«La fluidità dei processi comunicativi innescati dalle ICT si scontra con ambienti fisici non più in grado di rispondere a contesti educativi in continua evoluzione, e impone un graduale ripensamento degli spazi e dei luoghi che preveda soluzioni flessibili, polifunzionali, modulari e facilmente configurabili in base all’attività svolta, e in grado di soddisfare contesti sempre diversi.

Spazi così concepiti favoriscono il coinvolgimento e l’esplorazione attiva dello studente, i legami cooperativi e lo “star bene a scuola”. Condizioni indispensabili, queste, per promuovere una partecipazione consapevole al progetto educativo e innalzare la performance degli studenti.

Non solo “ridisegnare” un’aula finora pensata per una didattica erogativa e frontale, ma prevedere anche spazi diversificati per condividere eventi e presentazioni in plenaria; luoghi per attività non strutturate e per l’apprendimento individuale/informale che favoriscano la condivisione delle informazioni e stimolino lo sviluppo delle capacità comunicative; ambienti “da vivere” e in cui restare anche oltre l’orario di lezione, destinati ad attività extracurricolari come teatro, gruppi di studio, corsi di formazione per docenti, studenti e genitori, in accordo con enti locali, imprese, associazioni sportive e culturali del territorio, servizi sociali, ecc.

L’aula è ancora uno spazio pensato per interventi frontali, ma è anche il luogo in cui l’insegnante può muoversi liberamente e interagire in forma più esplicita e diretta con i suoi studenti. I diversi momenti didattici richiedono nuovi setting che sono alla base di una differente idea di edificio scolastico che deve essere in grado di garantire l’integrazione, la complementarità e l’interoperabilità dei suoi spazi.

Una scuola d’avanguardia nasce da un nuovo modello di apprendimento e di funzionamento interno, nel quale la centralità dell’aula viene superata.

Una scuola d’avanguardia rende duttili i suoi ambienti affinché vi siano spazi sempre abitabili dalla comunità scolastica per lo svolgimento di attività didattiche, per la fruizione di servizi, per usi anche di tipo informale; spazi dove lo scambio di informazioni avviene in modo non strutturato, dove lo studente può studiare da solo o in piccoli gruppi, dove può approfondire alcuni argomenti con l’insegnante, ripassare, rilassarsi.

Una scuola d’avanguardia si apre all’esterno e diventa baricentro e luogo di riferimento per la comunità locale: aumentando la vivibilità dei suoi spazi, diventa un civic center in grado di fare da volano alle esigenze della cittadinanza e di dare impulso e sviluppo a istanze culturali, formative e sociali».

Anche le Indicazioni per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo d’Istruzione precisano che: «La scuola si deve costruire come luogo accogliente, coinvolgendo in questo compito gli studenti stessi. Sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso. (…) L’acquisizione dei saperi richiede un uso flessibile degli spazi, a partire dalla stessa aula scolastica, ma anche la disponibilità di luoghi attrezzati che facilitino approcci operativi alla conoscenza per le scienze, la tecnologia, le lingue comunitarie, la produzione musicale, il teatro, le attività pittoriche, la motricità».

L’attenzione agli spazi significa attenzione alla persona, ai ragazzi, visti come soggetti attivi e partecipi. La centralità della persona, il nuovo umanesimo e l’apertura al territorio trovano nell’ambiente di apprendimento il contesto idoneo per organizzare i saperi e per stare bene: benessere e accoglienza, flessibilità, identità ma anche socialità sono le parole chiave. L’aula con i banchi allineati è sempre meno adatta per questo scenario di riferimento (Bagnara et al., 2014).

 

Nella Galleria delle idee di Avanguardie educative, quelle che concernono maggiormente la dimensione dello spazio sono:

  • Aule laboratorio disciplinari
    Le aule sono assegnate in funzione delle discipline che vi si insegneranno per cui possono essere riprogettate e allestite con un setting funzionale alle specificità della stessa. Il docente non ha più a disposizione un ambiente indifferenziato da condividere con i colleghi di altre materie, ma può adeguarlo a una didattica attiva di tipo laboratoriale, predisponendo arredi, materiali, libri, strumentazioni, device, software, ecc. La specializzazione del setting d’aula comporta quindi l’assegnazione dell’aula laboratorio al docente e non più alla classe.
  • Spazio flessibile (Aula 3.0)
    L’aula di tipo tradizionale, dotata di cattedra, lavagna di ardesia e banchi disposti in file, ha progressivamente accolto al suo interno tecnologie di varia natura, che sono diventate il terzo elemento dell’interazione tra docenti e studenti. Oggi le aule più avanzate vanno oltre questa logica e includono anche l’utilizzo di device mobili che consentono il superamento della stessa dimensione fisica dell’aula e l’accesso ad ambienti di lavoro collocati nello spazio virtuale. L’aula si dota di una sorta di “doppio” in cui si svolgono attività complementari e profondamente diverse da quelle di classe. È quella che si definisce “Aula 3.0”, uno spazio che riconfigura la sua organizzazione in termini di apertura verso l’esterno, ma che modifica anche il suo assetto in senso propriamente fisico, tramite modifiche evidenti alla disposizione degli arredi. Il tutto per favorire una didattica innovativa, che privilegia approcci laboratoriali e collaborativi.
  • Dentro/fuori la scuola
    Già da molti anni, l’autonomia scolastica, l’Accordo Stato Regioni ed Enti Locali, le indicazioni europee hanno accentuato un processo di trasformazione della scuola vista al centro di un ‘sistema’ a cui partecipano tutte le componenti formative del territorio (famiglia, enti locali, associazionismo, strutture ricreative, mondo del lavoro) coinvolte in un’azione di corresponsabilità educativa nei confronti degli studenti. Secondo questa visione la scuola si propone come collettore tra il “dentro” e il “fuori”, rilancia la sua funzione di ambiente di socializzazione, si afferma come agenzia in grado di formare i ragazzi e fare acquisire loro competenze, conoscenze e abilità necessarie per vivere e interagire nella società dell’informazione e della conoscenza. Si tratta di un orientamento rilanciato anche dalla Buona Scuola e dal Piano Nazionale Scuola Digitale per valorizzare le istituzioni scolastiche intese come comunità attive, aperte al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie, la comunità locale, il terzo settore e le imprese.
  • Flipped classroom
    L’idea-base è che la lezione diventa compito a casa mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. In questo contesto, il docente non assume il ruolo di attore protagonista, diventa piuttosto una sorta di facilitatore, il regista dell’azione didattica. Nel tempo a casa viene fatto largo uso di video e altre risorse digitali di apprendimento, mentre in classe gli studenti sperimentano, collaborano, svolgono attività laboratoriali.

 

Chiara Cheti, docente di chimica scienze e geografia, sta sperimentando l’idea Aula laboratorio disciplinari nell’’ISIS “Valdarno” di San Giovanni Valdarno, Arezzo. L’obiettivo che si è posta è insegnare con maggior efficacia i concetti delle sue discipline a partire da oggetti di utilizzo quotidiano:

«Gli studenti hanno lavorato con la LIM in classe, nell’aula laboratorio disciplinare appositamente predisposta, nel laboratorio di Scienze/Chimica. L’aula laboratorio disciplinare è costituita da 4 scrivanie per studenti con 6 postazioni e 2 PC ognuna, da una scrivania con PC collegato al videoproiettore e stampante, da un armadio a scomparti (per materiale studenti e docenti, dotato di videocamera e fotocamera).

La metodologia utilizzata è stata mista tra il metodo flipped classrom ed il problem solving.

Gli studenti lavorano in gruppi, ma le postazioni non sono fisse, ossia i gruppi si formano di volta in volta in base all’argomento affrontato. […] Ogni argomento […] discusso in classe può essere approfondito sia con ricerche sul web che sul libro di testo digitale.

[…] I percorsi proposti e sviluppati con le classi sono partiti dall’osservazione diretta, hanno fatto seguito una serie di domande a cui trovare risposte nei vari ambiti disciplinari, anche in base agli interessi personali degli studenti. L’obiettivo è quello di far comprendere che le conoscenze non sono a compartimenti stagni e che ogni cosa può essere analizzata da punti di vista diversi tra loro interconnessi.» (Leggi l’intera narrazione dell’esperienza).

L’Istituto Pacioli di Crema, precursore in Italia nell’innovazione degli spazi scolastici, illustra le soluzioni che hanno portato alla realizzazione della prima Aula 3.0 (Idea Spazio flessibile):

«Gli elementi che caratterizzano lo spazio sono arredi appositamente progettati, in particolare tavoli rotondi scomponibili e assemblabili, due tribunette su ruote, carrelli di servizio in sostituzione della cattedra. Il secondo elemento di rilievo è la dotazione tecnologica: 4 isole composte da PC e videoproiettore con pannelli attivi analoghi a LIM consentono di organizzare le lezioni sia condividendo le schermate che lavorando con gruppi autonomi. La rete Wi-Fi ed il carrello porta PC consentono di fare lavorare gli studenti anche con i propri computer o con quelli dell’aula» (in Indire, “Avanguardie educative”. Linee guida per l’implementazione dell’idea “Spazio flessibile – Aula 3.0”, versione 1.0, Firenze 2015).

Il concetto di aula 3.0 va oltre la semplice integrazione delle tecnologie digitali nella didattica quotidiana: il potenziale delle tecnologie di rete, infatti, potrà concretizzarsi a pieno solo se esse saranno utilizzate nell’ambito di una didattica attiva e dunque in un ambiente di apprendimento progettato per lo svolgimento di attività centrate sullo studente (Mosa, Tosi, 2016).

Erica Cagnoli e Stefania Baudone dell’IC Arcola-Amelia (SP) (Idea Aule laboratorio disciplinari) si soffermano sui rapporti fra docenti e ragazzi:

«I docenti hanno potuto personalizzare l’aula–laboratorio in funzione della propria didattica, allestendola con un setting funzionale specifico, con la LIM o proiettore collegato ad un computer. Con la partecipazione del gruppo–classe lo spazio viene utilizzato per sperimentare e sviluppare conoscenze, abilità e competenze. Di conseguenza anche le modalità di approccio con gli alunni sono cambiate e si diversificano continuamente. Inoltre, è presente uno spazio proprio dove è possibile preparare e correggere verifiche, condividere con i colleghi materiale, ricevere alunni e svolgere attività di recupero.

Per quanto riguarda i ragazzi, lo spostamento, che sembrava alle famiglie il problema maggiore, si è rivelato uno dei punti di forza del progetto. Spostandosi da un ambiente all’altro i ragazzi cambiano banco, compagno e modalità di occupare lo spazio a seconda della disposizione che ciascun docente ha assegnato alla propria aula-laboratorio. Gli alunni assumono pertanto un ruolo attivo nel “fare scuola”, nel personalizzare le aule e nell’essere partecipi ad attività che spesso partono da loro.» (Leggi l’intera narrazione dell’esperienza).

Alessandra Patti e Antonella Pinna dell’IC Gramsci+Rodari di Sestu (CA) (Idea Spazio flessibile) notano come «qualunque ambiente è diventato luogo dove si può apprendere: corridoi per lavori in piccoli gruppi, atri per la condivisione di esperienze, cortile per la realizzazione di attività creative. Anche l’aula è sempre più uno spazio polifunzionale e duttile che facilita l’inclusione dei veri protagonisti della nostra scuola: i ragazzi.» (Leggi l’intera narrazione dell’esperienza).

Con l’Idea Dentro/fuori la scuola, gli spazi della scuola si aprono e si connettono al territorio. Un’evoluzione della scuola come centro di aggregazione sociale. Esemplificando, un auditorium, una palestra o altri spazi possono essere strutturati in modo da rendersi disponibili all’esterno per eventi, seminari e convegni, o ancora possono essere adibite aree ad hoc e strumentazioni specializzate per attività organizzate dall’ente locale o da altri stakeholder.

L’IC Bozzano di Brindisi racconta di aver adottato questa idea per «fare della scuola un ambiente di ricerca, di formazione e di aggregazione aperto ai docenti, alle famiglie, che costituiscono la nostra utenza, al quartiere, su cui la scuola opera, con il fine di promuovere la crescita civica e il senso di appartenenza al territorio (quartiere e scuola) e coltivare, attraverso il fare, il rispetto e la cura del bene comune.» (Leggi l’intera narrazione dell’esperienza).

Una delle esperienze più significative è quella dell’Istituto Comprensivo di Cadeo e Pontenure (Roveleto di Cadeo, Piacenza) che ha visto la realizzazione di una biblioteca aperta alla cittadinanza: «L’obiettivo iniziale […] è stato quello di fornire un servizio alla comunità scolastica e al territorio e arrivare all’identificazione della scuola come centro culturale e piazza del paese. Oggi, raggiunto l’obiettivo iniziale, lo spazio viene anche e soprattutto proposto e utilizzato come setting flessibile per azioni e sperimentazioni di didattica attiva e centro culturale del territorio […]. La biblioteca è oggi il biglietto da visita dell’istituto; è il luogo da cui si parte per presentare la scuola, dove avvengono i primi incontri tra docenti, alunni, famiglie, dove si fa formazione e si organizzano attività di vario genere, dove prendono forma idee e progetti. I ragazzi diventano qui protagonisti: il docente o il personale bibliotecario accompagna il lettore, suggerisce percorsi di lettura sulla base di gusti e preferenze, consiglia chi è indeciso o in difficoltà» (in Indire, “Avanguardie educative”. Linee guida per l’implementazione dell’idea “Spazio flessibile – Aula 3.0”, versione 1.0, Firenze 2015).

Altre esperienze hanno invece puntato sulla valorizzazione di percorsi di cittadinanza, come l’IIS Alberto Castigliano di Asti che ha svolto un monitoraggio sulla gestione, manutenzione e finanziamento della Biblioteca Civica di Asti, con metodologie quantitative e qualitative, e ha poi restituito i risultati attraverso una documentazione multimediale: «è stata sicuramente un’esperienza positiva in quanto ha aperto una realtà sconosciuta agli studenti, consentendo loro di acquisire nuove metodologie di lavoro e capacità critiche e di analisi. Le ragazze coinvolte hanno sviluppato nuove competenze, imparato ad usare dei tools (grafici on-line, time-line), in autonomia, utilizzandoli anche per altre attività in classe. L’esperienza ha permesso di sviluppare nuove idee con la possibilità di stabilire nuovi contatti sul territorio. Si tratta di un’esperienza che trova spazi di approfondimento in molti contesti: eventi didattici o workshop o convegni.» (Esperienza in corso di pubblicazione).

Infine, l’idea Flipped classroom che prevede un totale “ribaltamento” delle modalità di utilizzo degli spazi. L’aula non è più lo spazio della lezione frontale, ma di attività collaborative e di confronto, e a casa non ci si dedica ai compiti ma si fruisce la lezione grazie a video e contenuti multimediali.

Le docenti Renata Pirozzi e Ida Sorrentino, dell’Istituto Comprensivo 1 di Chieti, sottolineano la diversa organizzazione spaziale e didattica che questo capovolgimento comporta: «L’aula è predisposta in modo tale da avere un setting funzionale con banchi disposti ad isole. La classe viene divisa in gruppi secondo precisi criteri (gruppi omogenei ma variegati al loro interno) e si procede all’assegnazione di compiti a ciascun componente degli stessi (segretario, relatore, osservatore, custode del tempo e del silenzio, responsabile digitale). Ogni allievo è consapevole che il proprio lavoro contribuirà alla realizzazione di un prodotto comune. Evidente è il contributo allo sviluppo delle competenze sociali e civiche. L’insegnante ha un ruolo da “regista”, osserva le modalità di conduzione del lavoro di gruppo, rispondendo a dubbi o richieste di chiarimento degli alunni.» (Leggi l’intera narrazione dell’esperienza).

L’IC Paolo Soprani di Castelfidardo (AN) ha affiancato la Flipped classroom alla metodologia CLIL per l’insegnamento della lingua inglese: «gli alunni hanno scaricato a casa i materiali proposti, li hanno analizzati e svolto i test assegnati. Ritornati in classe hanno presentato e discusso gli esiti del lavoro individuale, inoltre sono stati impegnati cooperativamente nella produzione di elaborati, anche utilizzando le nuove tecnologie. L’attività ha favorito e stimolato, in diversi alunni, la motivazione ad indagare, ad operare e a collaborare con i compagni e gli insegnanti, incrementando la partecipazione, la didattica cooperativa, l’acquisizione di abilità e competenze disciplinari e trasversali».

Inoltre le docenti dell’Istituto, Maria Chiara e Tiziana Sampaolesi, hanno utilizzato l’ambiente di apprendimento Edmondo (un mondo virtuale per la didattica immersiva progettato da Indire), grazie al quale «sono stati poi somministrati materiali didattici multimediali, in lingua inglese, appositamente predisposti: video lezioni relative al Mar Adriatico, video e documenti di natura espositiva per presentare alcuni miti e leggende legate a luoghi significativi del Monte Conero, file audio mp3 (registrati da alunni di madrelingua inglese); le risorse audio e video si sono, altresì, rivelate azioni didattiche inclusive, strumenti utili per compensare le difficoltà di apprendimento della lingua straniera in alunni DSA. L’ambiente online è stato quindi predisposto per accogliere il feedback su quanto presentato, nonché le riflessioni e rielaborazioni personali degli studenti.» (Leggi l’intera narrazione dell’esperienza).

In molte di queste esperienze si evidenzia l’importanza della figura del dirigente scolastico, spesso vero e proprio motore dell’innovazione, della condivisione di obiettivi e strategie in consiglio di classe e del dialogo con le famiglie.

Dalle testimonianze appare chiaro che la trasformazione degli spazi si lega strettamente all’introduzione di metodologie didattiche che mettono al centro lo studente, fondate sulla collaborazione e la co-costruzione della conoscenza, sull’acquisizione non soltanto di saperi teorici ma anche di abilità e competenze. Tali metodologie didattiche hanno spesso bisogno di tempi diversi dalla classica scansione oraria del tempo scuola. Proprio la dimensione temporale sarà oggetto di un prossimo approfondimento.

Infine, per chi volesse approfondire le tematiche relative agli spazi di apprendimento, suggeriamo la lettura del recente volume Dall’aula all’ambiente di apprendimento curato dal Presidente Indire Giovanni Biondi, dal Dirigente dell’Area tecnologica Indire Samuele Borri e dal Ricercatore/Tecnologo Leonardo Tosi. L’opera documenta approfonditamente esperienze di eccellenza in Italia e all’estero, buone pratiche ed esempi di ambienti scolastici che hanno saputo raccogliere le sfide della modernità e proporre soluzioni efficaci.

 

Bibliografia di riferimento

Bagnara, S., Campione, V., Mosa, E., Possi S., & Tosi L. (2014). Apprendere in Digitale. Come cambia la scuola in Italia e in Europa, Milano, Guerini e Associati.

Biondi, G., Borri, S., Tosi, L. (a cura di) (2016). Dall’aula all’ambiente di apprendimento, Firenze, Altralinea Edizioni.

Biondi, G. (2007). La scuola dopo le nuove tecnologie, Milano, Apogeo.

Castells, M. (2008). La nascita della società in rete, Milano, Egea

Laici, C., Orlandini, L. (2016). “Avanguardie Educative”: paths of innovation for schools, REM – Research on Education and Media, Vol. 8, N. 1.

Mosa, E., Tosi L. (2016). Ambienti di apprendimento innovativi – Una panoramica tra ricerca e casi di studio, Bricks, anno 6, N. 1.
Per approfondire:

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