i rischi

Cento, mille altre Wannacry senza una forte cybersecurity nazionale

Il commento dell’esperto, Pierluigi Paganini, sui rischi che il sistema Paese sta correndo. E come mitigarli

14 Mag 2017
Pierluigi Paganini

Cybaze, Enisa


Per l’infezione di massa con il ransomware Wannacry, fabbriche in Francia si sono fermate, più di dieci ospedali inglesi hanno dovuto bloccare interventi, terapie.

Il tutto, per un incidente tutto sommato banale, facile da mitigare, perché causato da sistemi non aggiornati da anni. Tutto questo ci deve far pensare che la cybersecurity è ormai un fatto di sopravvivenza dello Stato. E tutti ne devono essere consapevoli, dai cittadini al Governo, per salvarci dal disastro.

Wannacry è il combinato disposto di due fenomeni.

Da una parte, scarsa consapevolezza del rischio cyber, anche da parte di gestisce infrastrutture critiche, dove c’erano sistemi Windows ormai obsoleti. Dall’altra, militarizzazione non controllata del cyberspazio, dato che sono stati usati software di infezione sottratti alla NSA americana.

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Ne deriva che serve una migliore governance su questi due piani.

E’ necessaria una strategia cyber che coinvolga tutti, dal cittadino alle istituzioni, in un disegno che sia organico.

In altre parole, è impensabile fare cybersecurity nazionale con risorse pubbliche di 150 milioni di euro…

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