Il 29 ottobre, da Binance, il più grande exchange di criptovalute del mondo sono stati sottratti 6,34 miliardi di dollari in asset digitali. Secondo il Wall Street Journal, la prima ondata di trasferimenti si è concentrata in circa venti minuti; alcune operazioni si sono completate dopo ore.
Indice degli argomenti
L’attacco a Binance e la sicurezza delle criptovalute
Il furto a Binance, attribuito dall’FBI agli hacker nordcoreani di TraderTraitor, ha messo alla prova la promessa fondamentale delle piattaforme crypto: custodire patrimoni enormi in sistemi accessibili e trasferibili da qualsiasi parte del mondo. Gli aggressori hanno sfruttato computer di dipendenti compromessi, strumenti aziendali e autorizzazioni della blockchain per svuotare una serie di portafogli collegati alla rete.
Binance ha risposto impegnando risorse proprie. Nel comunicato del 4 novembre sostiene di aver reintegrato il 98% degli asset sottratti e accantonato risorse per coprire l’intero ammontare. In parallelo, circa 2,85 miliardi di dollari rubati sono stati congelati o intercettati: sono due operazioni diverse. Il primo dato misura i fondi che Binance ha rimesso a disposizione dalle proprie risorse; il secondo riguarda i beni bloccati lungo il percorso dei ladri. La società afferma che la perdita sarà sostenuta da Binance e non dagli utenti.
Il risultato è imponente, ma apre la questione centrale per il futuro del settore: che cosa succede quando un exchange non ha miliardi da mobilitare? Nelle banche esistono requisiti patrimoniali, vigilanza e sistemi collettivi di garanzia. Per le criptovalute la protezione dipende dal tipo di intermediario, dalla sua solidità, dalle responsabilità previste dalla legge e dalla possibilità concreta di recuperare gli asset rubati.
RICOSTRUZIONE DELL’ATTACCO · GIUGNO–NOVEMBRE 2026
Come si è sviluppato il furto: otto fasi da esplorare
Passa il mouse su una fase per un’anteprima; aprila con clic, tocco o tastiera per leggere il meccanismo e la difesa da rafforzare.
01 Installer di sviluppo contraffatto Giugno 2026
Preparazione. Un ingegnere Wallet DevOps scarica una versione alterata di Homebrew. Binance rileva l’anomalia e sostituisce il dispositivo, ma gli aggressori hanno ricavato informazioni sui ruoli tecnici.
Difesa da rafforzare: Verifica dell’origine dei pacchetti e isolamento degli ambienti di sviluppo dai sistemi che amministrano asset.
02 Falsi colloqui di lavoro Settembre
Preparazione. Un secondo ingegnere partecipa a colloqui video con falsi selezionatori e scarica sul computer aziendale un esercizio di programmazione che contiene malware.
Difesa da rafforzare: Protezione delle postazioni aziendali dall’esecuzione di codice ricevuto in selezioni e colloqui.
03 Lo strumento AI interno come tramite 20 ottobre
Accesso interno. Dalla postazione compromessa gli intrusi abusano di uno strumento AI aziendale, raggiungono altri sistemi e trovano un token utile alla distribuzione di container. Il ruolo dello strumento è descritto da Binance; i dettagli tecnici sono ancora oggetto di indagine.
Difesa da rafforzare: Privilegi minimi e separazione degli accessi degli strumenti AI interni.
04 Dalle credenziali al container malevolo 29 ottobre, 17:15–19:56 UTC
Accesso interno. Secondo la cronologia di Binance, gli aggressori usano il computer di un terzo ingegnere e credenziali sottratte a un collega per distribuire un container e avviare uno script.
Difesa da rafforzare: Protezione delle credenziali di distribuzione e approvazioni indipendenti per le operazioni sui wallet.
05 Firme e trasferimenti fraudolenti 29 ottobre, dalle 20:05 UTC
Furto. Partono i trasferimenti verso indirizzi controllati dagli aggressori: 233,46 milioni di XRP fra le 20:05 e le 20:09 UTC; l’attacco coinvolge poi altri portafogli e asset, fino a 6,34 miliardi di dollari sottratti secondo Binance.
Difesa da rafforzare: Limiti automatici sui trasferimenti, verifiche dei destinatari e controlli prima della firma.
06 Delega Ethereum EIP-7702 29 ottobre, sera
Furto. Gli aggressori sfruttano la funzione di delega EIP-7702 e fanno approvare 50 autorizzazioni con nonce differenti: alcune operazioni on-chain possono proseguire dopo lo stop ai normali prelievi.
Difesa da rafforzare: Revoca delle deleghe on-chain e limiti al potere dei servizi di firma.
07 Allarme, blocchi e revoca 29–30 ottobre
Contenimento. Binance blocca i prelievi ordinari, coordina il congelamento di parte degli asset e disattiva la delega Ethereum coinvolta. La cronologia tecnica riporta una transazione confermata alle 23:56 e la revoca alle 00:10 UTC del 30 ottobre.
Difesa da rafforzare: Un piano di risposta che agisca sulle firme, sulle autorizzazioni blockchain e sugli emittenti delle stablecoin.
08 Riserve ricostituite, prelievi in ripresa 4–5 novembre
Dopo il furto. Binance dichiara di aver reintegrato il 98% degli asset sottratti con risorse proprie e fondi interni. Circa 2,85 miliardi di dollari del bottino risultano congelati o intercettati; i prelievi degli utenti riprendono per gruppi di token.
Difesa da rafforzare: Capacità finanziaria di assorbire perdite, trasparenza delle riserve e continuità di accesso dei clienti ai fondi.
Due computer compromessi, poi l’accesso ai sistemi di firma
La porta d’ingresso è stata costruita con pazienza. Secondo la prima relazione tecnica pubblicata da Binance il 3 novembre, a giugno un ingegnere del gruppo Wallet DevOps aveva scaricato un’installazione contraffatta di Homebrew dopo una ricerca online, mentre voleva installare un diffuso strumento di programmazione assistita dall’AI. Il reparto sicurezza rilevò l’anomalia, sostituì il computer e rinnovò le credenziali. Gli aggressori avevano però acquisito indicazioni utili sui ruoli all’interno del gruppo che gestiva i portafogli.
A settembre, un secondo ingegnere è stato adescato da sedicenti selezionatori su una piattaforma professionale autentica. Dopo due colloqui video con interlocutori che recitavano una parte, gli è stato chiesto di scaricare sul computer di lavoro un archivio con un esercizio di programmazione. Il codice comprendeva malware, mascherato da componente legittimo dello strumento di sviluppo. L’attacco ha così superato il livello tecnico facendo leva su una relazione di fiducia.
Il 20 ottobre gli intrusi, secondo Binance, hanno utilizzato uno strumento interno basato sull’intelligenza artificiale come tramite per raggiungere altre postazioni e individuare un token che consentiva di distribuire container, cioè ambienti software isolati. Il 29 ottobre, fra le 17:15 e le 19:56 UTC, sono entrati nel computer di un terzo ingegnere e hanno usato le credenziali ottenute per attivare il codice malevolo. La ricostruzione disponibile descrive un abuso degli accessi allo strumento AI; non documenta che un agente AI abbia deciso autonomamente come rubare i fondi.
Il bersaglio finale era il servizio che autorizza e firma le transazioni dei portafogli online di Binance, detti hot wallet. Questi portafogli servono per gestire rapidamente la liquidità e i prelievi degli utenti. Quando il sistema interno ha iniziato a produrre operazioni apparentemente valide ma impartite dagli intrusi, le monete sono uscite verso indirizzi esterni senza passare dal consueto iter di richiesta del cliente.
Ethereum, le 50 autorizzazioni e il blocco arrivato troppo tardi
Le prime operazioni documentate dall’exchange sono avvenute fra le 20:05 e le 20:09 UTC: 233,46 milioni di XRP sono stati trasferiti da cinque hot wallet. Sono poi usciti asset da altri portafogli, tra cui circa 970.500 SOL, 44,2 milioni di OP e 18.270 bitcoin. Secondo Elliptic, i prelievi illeciti hanno interessato undici blockchain: una velocità e una simultaneità che hanno reso difficilissimo fermare tutto con una sola misura.
Su Ethereum gli hacker hanno sfruttato la funzionalità EIP-7702, introdotta con l’aggiornamento Pectra del 2025. Permette a un normale portafoglio di delegare a un contratto intelligente alcune funzioni, autorizzandole con una firma. Binance riferisce che gli aggressori hanno ottenuto 50 autorizzazioni firmate per aggirare le variazioni di un contatore tecnico, il nonce, e far accettare la delega malevola. Il problema non era una sottrazione diretta della chiave privata: i sistemi dell’exchange avevano reso possibile la firma di comandi utili agli intrusi.
Qui il normale pulsante di emergenza è risultato insufficiente. Bloccare i prelievi dal sito non revocava una delega già registrata sulla blockchain. Inoltre il wallet utilizzava la firma distribuita MPC, che protegge dalle chiavi singole compromesse ma richiede una procedura specifica per revocare quella autorizzazione. L’ultimo trasferimento non autorizzato si è finalizzato alle 23:56 UTC del 29 ottobre; la revoca della delega Ethereum è arrivata alle 00:10 del giorno successivo.
Il Wall Street Journal ha raccontato la fase più rapida del furto, nell’arco di circa venti minuti, e la sala di crisi con un centinaio di persone. La cronologia tecnica di Binance mostra una fase di contenimento più lunga. La lezione ingegneristica è netta: per custodire grandi valori servono controlli che interrompano le firme sospette prima della pubblicazione on-chain, oltre a procedure di revoca già preparate per le autorizzazioni esistenti.
Tracciabili, ma difficili da recuperare: dove sono finiti i fondi
Il 31 ottobre l’FBI ha attribuito l’attacco al gruppo nordcoreano TraderTraitor e ha diffuso un elenco di indirizzi da bloccare. La blockchain lascia una traccia pubblica dei trasferimenti, ma per trasformare quei miliardi in denaro spendibile gli aggressori devono scambiarli, frazionarli o farli passare attraverso altri operatori.
La prima difesa ha funzionato soprattutto con le stablecoin: i loro emittenti possono congelare determinati token. Binance indica circa 2,85 miliardi di dollari di beni congelati o intercettati rispetto ai 6,34 miliardi sottratti. Per bitcoin ed ether, che non hanno un emittente centrale capace di congelare singoli indirizzi, il recupero dipende maggiormente dagli intermediari che gli attaccanti useranno in seguito. La parte congelata, dunque, è bloccata ma non deve essere considerata automaticamente restituita.
Nell’analisi aggiornata al 4 novembre, Elliptic ha seguito trasferimenti e conversioni su più reti: circa 220 milioni di dollari in TRX spostati tramite Tron e buona parte dei SOL sottratti già trasferita o convertita. Il riciclaggio mostra elevata automazione. Le piattaforme di scambio, i broker e gli emittenti di token diventano quindi l’ultima barriera pratica per impedire la monetizzazione del bottino.
Il 98% reintegrato da Binance: che cosa protegge gli utenti
Binance ha mobilitato fondi aziendali, una quota del Secure Asset Fund for Users (SAFU) e risorse di altri fondi interni, come ha spiegato nell’aggiornamento del 31 ottobre. Il 4 novembre ha annunciato di avere reintegrato il 98% degli asset colpiti, mentre il restante 2% comprendeva token meno liquidi e più difficili da riacquistare in volumi sufficienti. Questo 98% indica la ricostituzione delle riserve della piattaforma, non il recupero del 98% del bottino dai criminali.
Nel frattempo Binance ha ampliato da 10 a 44 i token inclusi nella nuova fotografia delle riserve, la Proof of Reserves, il cui sistema consente agli utenti di verificare la copertura dei saldi inclusi. È un’informazione utile sulla disponibilità di asset in un dato momento; non sostituisce una verifica complessiva e indipendente di tutte le passività, degli obblighi societari e della capacità di reggere un’altra crisi. Il 5 novembre l’exchange ha comunicato una nuova riapertura graduale dei prelievi per alcune coppie token-rete: il blocco dei movimenti resta un costo concreto per gli utenti anche quando il saldo è preservato.
Il vero interrogativo è la replicabilità. Un fondo volontario è credibile fino a quando l’operatore dispone delle risorse necessarie e le destina effettivamente alla copertura. Un secondo furto dello stesso ordine di grandezza, una crisi di liquidità o il dissesto di un intermediario più piccolo metterebbero alla prova la medesima promessa in condizioni ben diverse.
Banche e criptovalute: garanzie, responsabilità e assicurazioni
Chi affida criptovalute a una piattaforma assume un rischio di custodia diverso da quello di un conto corrente. Le garanzie giuridiche e i meccanismi di rimborso cambiano a seconda del danno: insolvenza della banca, bonifico fraudolento, furto dei token o fallimento dell’exchange.
Come cambia la protezione tra conto bancario ed exchange crypto
| Rischio o tutela | Conto bancario in Italia | Crypto presso un custode soggetto a MiCA |
|---|---|---|
| Insolvenza dell’intermediario | Garanzia dei depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca aderente | Separazione legale e operativa degli asset dei clienti; nessuna garanzia dei depositi equivalente per le crypto |
| Operazione non autorizzata | Regime PSD2: rimborso di regola entro la giornata lavorativa successiva alla segnalazione, con eccezioni di legge | Perdite da custodia imputabili al prestatore: responsabilità prevista dall’articolo 75 MiCA, nei limiti fissati dalla norma |
| Capitale e coperture | Requisiti bancari, vigilanza prudenziale e meccanismi di garanzia dei depositi | Requisiti prudenziali MiCA soddisfatti con fondi propri, assicurazione idonea o combinazione; non una polizza automatica per ogni portafoglio |
| Trasferimenti fraudolenti | Possibili interventi e procedure del circuito dei pagamenti; rimangono le regole di responsabilità | Trasferimenti on-chain difficili da annullare; congelamento possibile su alcune stablecoin e presso intermediari collaboranti |
Fonti: FITD; Banca d’Italia; MiCA, articolo 75 e articolo 67. Ambito: conti di deposito ed exchange custodial autorizzati nell’Unione europea.
In Italia, il Fondo interbancario di tutela dei depositi garantisce fino a 100.000 euro per depositante e per banca aderente quando un istituto va in liquidazione. È una rete di protezione contro l’indisponibilità dei depositi, finanziata dal settore bancario. Il furto tramite un bonifico fraudolento riguarda un altro regime: la Banca d’Italia ricorda che, per le operazioni di pagamento non autorizzate soggette alla PSD2, il prestatore deve normalmente rimborsare entro la fine della giornata operativa successiva, con eccezioni e responsabilità legate, tra l’altro, a frode e colpa grave.
Per chi utilizza un custode crypto autorizzato nell’UE, il regolamento MiCA, all’articolo 75, impone la separazione degli asset dei clienti e prevede che il prestatore risponda delle perdite provocate da incidenti imputabili alla propria attività di custodia. La responsabilità è limitata al valore di mercato degli asset al momento della perdita. La regola fornisce una base giuridica per chiedere il risarcimento, ma la concreta soddisfazione del credito dipende anche dalla situazione finanziaria dell’intermediario.
Il regolamento prevede inoltre, all’articolo 67, garanzie prudenziali sotto forma di fondi propri, polizze assicurative o una combinazione dei due. La soglia richiesta è almeno il maggiore fra il capitale minimo previsto per il servizio e un quarto dei costi fissi dell’anno precedente: il requisito non è commisurato direttamente all’intero patrimonio crypto custodito. Le eventuali polizze devono coprire determinati rischi, ma MiCA non istituisce un fondo collettivo che garantisca le criptovalute rubate come avviene con i depositi bancari in caso di dissesto.
La distinzione riguarda anche l’operatore giuridico: il colpo ha interessato la piattaforma internazionale di Binance, separata da Binance.US. Dopo la fine del regime transitorio MiCA, il 1° luglio 2026, le tutele europee vanno verificate rispetto alla specifica società che presta il servizio, alla sua autorizzazione e al contratto del cliente. Per i prestatori autorizzati si aggiungono gli obblighi di resilienza informatica del regolamento DORA. L’avvertimento congiunto delle autorità europee invita proprio a controllare che il fornitore sia autorizzato, prima di depositare asset o fondi.
Che cosa deve cambiare nella sicurezza degli exchange
La prima lezione è tecnica. Gli hot wallet devono mantenere soltanto la liquidità necessaria alle operazioni correnti, con limiti di trasferimento e sistemi che verifichino destinazione, importo e autorizzazioni indipendentemente dal servizio che firma. La firma distribuita MPC e la custodia offline riducono alcuni rischi, ma la difesa deve impedire a un account interno compromesso di impartire comandi validi a nome dell’azienda. Servono anche procedure già esercitate per revocare deleghe on-chain e isolare rapidamente i servizi.
La seconda riguarda il lavoro quotidiano: attacchi alle assunzioni, archivi di codice e strumenti usati dagli sviluppatori. Un finto recruiter può essere il punto d’ingresso di un furto miliardario. Postazioni di sviluppo separate da quelle che amministrano il denaro, privilegi temporanei e verifica dei pacchetti software diventano misure finanziarie prima ancora che informatiche. L’infrastruttura AI interna, come qualsiasi strumento con accesso a credenziali e risorse, va governata con controlli sugli accessi, registrazioni e limiti operativi.
La terza lezione è economica e normativa. Per essere considerati affidabili anche da investitori e risparmiatori non specialisti, gli exchange dovranno rendere verificabile la propria capacità di assorbire perdite estreme: disponibilità di asset, passività, capitali, coperture assicurative, condizioni di esclusione e procedure di liquidazione. Fondi di protezione credibili, audit indipendenti e prove di stress renderebbero confrontabili operatori che oggi chiedono fiducia soprattutto sul marchio.
Infine il recupero dei fondi richiede collaborazione internazionale. Le liste di indirizzi diffuse dalle autorità, le società di analisi on-chain e gli emittenti di stablecoin hanno mostrato di poter bloccare una parte importante del bottino. La velocità delle transazioni va accompagnata da una velocità comparabile di rilevazione e coordinamento, soprattutto nei punti in cui le criptovalute vengono trasformate in valute spendibili.
Il futuro: meno fiducia nel marchio, più diritti esigibili
L’alternativa dell’autocustodia sposta il rischio. Chi conserva personalmente le chiavi evita di affidare i token a un exchange, ma deve difendersi da furti delle credenziali, malware, truffe e perdita delle chiavi senza poter contare su un custode chiamato a rimborsarlo. Autonomia e protezione del risparmio sono due obiettivi che richiedono strumenti diversi.
Binance ha mostrato che un colosso può riempire rapidamente un buco miliardario e limitare le perdite dei clienti. Il furto mostra anche quanto possa essere ampia la falla creata dall’accesso a un servizio di firma e quanto tempo occorra per interrompere i trasferimenti già autorizzati sulla blockchain.
La prossima prova di maturità delle criptovalute sarà offrire garanzie esigibili anche senza un colosso pronto a pagare il conto.
Servono: responsabilità chiare, coperture verificabili, vigilanza effettiva e difese che fermino il furto prima della firma.

































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