Psicologia forense

Crudeltà sugli animali preludio di pericolosità sociale? Un database può aiutare a prevenire i crimini



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Un database informatico può rappresentare un ottimo strumento per la prevenzione della criminalità. Raccogliendo dati sulla crudeltà verso gli animali manifestata in età giovanile si potrebbe favorire l’identificazione precoce dei soggetti a rischio, permettendo interventi tempestivi e mirati

Pubblicato il 22 dic 2023

Vincenzo Lusa

Professore di Antropologia Forense presso l’Università Pontificia in Roma e Professore di Diritto Penale presso l’Università UNISED in Milano



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Un crescente corpo di ricerca e dati empirici suggerisce un collegamento inquietante tra la crudeltà sugli animali e il comportamento criminale, sollevando nuove questioni sulla necessità di un’attenzione maggiore ai comportamenti devianti nella prima infanzia.

Il dibattito intorno all’impatto della genetica e dell’ambiente sulla formazione del carattere criminale si arricchisce di nuovi spunti, mentre il concetto di pericolosità sociale viene riletto alla luce di queste scoperte.

Emergono in particolare le figure dello zooerasta e dello zoosadico: individui la cui condotta violenta verso gli animali può costituire un segnale premonitore di future aggressioni verso le persone.

L’importanza di un database informatico per la prevenzione della criminalità

In questa complessa trama, l’importanza di un database informatico dedicato si rivela cruciale per la prevenzione della criminalità, rappresentando uno strumento fondamentale per comprendere e contrastare il fenomeno del ‘link’.

La domanda che ci pone è la seguente: ai fini della prevenzione e repressione del comportamento criminale diverrebbe opportuno creare un database informatico finalizzato alla catalogazione di alcuni sintomi devianti, i quali si possano manifestare in età giovanile con particolare riferimento al comportamento di natura delittuosa attuata su animali?

La successiva questione si riferisce necessariamente al primo quesito; ovvero, perché interessarsi a comportamenti devianti in età adolescenziale perpetrati nei confronti della fauna in generale e in particolare su animali domestici?

La correlazione tra crudeltà sugli animali e comportamento criminale

Le Scienze Criminologiche attuali hanno dimostrato che alcuni sintomi devianti di natura criminale che siano rinvenibili nelle azioni di minori, i quali seviziano e poi uccidono animali, possono essere premonitori dei futuri atti devianti compiuti nei confronti degli esseri umani (Corsaletti-Lusa, 2021). Quanto appena espresso, si rinviene nelle cosiddette caratteropatie di natura sadico sessuale e la cui base è una psicopatia di natura narcisistica maligna che in nuce racchiude la genesi dei crimini seriali.

Gli atti devianti di natura violenta vengono definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come: «l’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione.» L’uomo (Homo sapiens) è venuto a contato con il mondo animale in tempi recenti (20.000-15.000 anni fa). L’avvento dell’agricoltura in effetti si è manifestato a partire intorno ai 10.000 anni fa circa e tale stadio culturale viene denominato “transizione neolitica”. 

In questo panorama storico il sapiens è passato dall’attuare la caccia di animali alla raccolta di frutti selvatici sino a giungere all’allevamento del bestiame e alla domesticazione delle piante. In definitiva l’uomo ha interagito con l’animale, trattando quest’ultimo non solo come una riserva di cibo ma anche addomesticandolo ai fini lavoratavi (utilizzo nei campi) financo a ritrovarselo tra le mura domestiche come un componente della stessa famiglia. Il cane, ad esempio, è addomesticato sin dal 14000 a.C. La domesticazione dei semi e delle piante e l’ allevamento di animali ha legittimato l’uomo agricoltore facendolo divenire un profondo conoscitore del mondo animale. L’inserimento degli animali domestici all’interno della famiglia e degli agglomerati urbani ha generato parafilie (perversioni e sadismi) specifiche (Corsaletti-Lusa, 2021).

L’importanza del monitoraggio dei comportamenti devianti nell’infanzia

Le Parafilie e devianze di natura criminogena possono essere legate al dominio sugli animali tenendo presente che pur se non sempre coloro che mettono in atto condotte devianti o antisociali arrivano a commettere reati o provocano danno sociale possono però essere più predisposti di altri a intraprendere una carriera criminale e divenire soggetti socialmente pericolosi soprattutto se, questi comportamenti, diventano predominanti qualora acuiti da patologie psichiatriche (Corsaletti-Lusa, 2021).

La criminologia moderna nei riguardi del maltrattamento animale pone il suo focus sull’aspetto preventivo dell’individuazione precoce di questi sintomi soprattutto riguardo alle ripercussioni sociali a livello di pericolosità dei comportamenti devianti e criminali attuati da coloro che maltrattano o uccidono animali (Corsaletti-Lusa, 2021). Già nel 1953 uno psicanalista ed etologo Britannico, John Bowlby affermava che la crudeltà verso gli animali e verso gli altri bambini è un tratto caratteristico, sebbene non comune, dei delinquenti non empatici (Corsaletti-Lusa, 2021).

Alcuni parametri criminologici definiscono una semeiotica, tale da palesare la futura nascita di possibili soggetti devianti i quali abbiano compiuto maltrattamenti nei confronti degli animali (Corsaletti-Lusa, 2021). Per comodità di lettura ci si riferisce al termine “devianza” intendendo il discostamento dell’individuo da una norma o da una serie di regole e da valori socialmente condivisi e accettati. Si parla invece di “comportamento antisociale” intendendo con tale accezione una serie di condotte aggressive dettate da impulsività e iperattività che vedono il loro esordio nell’infanzia e che possono sfociare, se non trattati, nel disturbo antisociale di personalità. Con il termine “delinquenza” si evidenziano atti illeciti perpetrati da individui sotto i 18 anni. Per “criminalità” vengono descritte una serie di azioni volte alla commissione di un fatto molto grave previsto dalla legge come reato e in natura del suo carattere antigiuridico (Zara G., 2006).

Il “Link”: dalla crudeltà sugli animali alla violenza sulle persone

Riallacciandoci al primo interrogativo proposto in esordio, ovvero la creazione di un database informatico finalizzato al contenimento di alcuni sintomi devianti i quali si possano manifestare in età giovanile, occorre tenere presente il fenomeno antropico connesso alla “zoo-antropologia” in senso generale. Con quest’ultimo termine si intende lo studio volto a comprendere le relazioni esistenti tra l’essere umano e le altre specie animali (Corsaletti-Lusa,2021). Un ambito scientifico ancora più specifico riguardante queste tematiche è la “zoo-antropologia della devianza” la quale disciplina si occupa dei diversi tipi di maltrattamenti e sevizie agli animali studiando le implicazioni zoo-antropo-psicosociali delle condotte devianti e criminali, perpetrate dall’ essere umano nei loro confronti (Corsaletti-Lusa,2021 ). Alla base di citati fenomeni sociali è insito il link ovverosia il legame (Corsaletti L., 2020).

Scrive infatti la Corsaletti che: “negli anni 60, negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni, sono stati effettuati numerosi studi scientifici sul link in ambiti disciplinari quali la psicologia, psichiatria e la criminologia e anche la vittimologia a dimostrazione che il maltrattamento di animali, soprattutto se condotto da minorenni, deve essere interpretato non solo come sintomo di una potenziale situazione esistenziale patogena, ma deve essere visto come un campanello di allarme, predittivo di comportamenti o successivi comportamenti devianti e criminali soggetti a un’escalation di violenza, quindi come un fortissimo indicatore di pericolosità sociale. Essa non deve mai essere considerata un fenomeno isolato, bensì una spia di allarme, un anello di congiunzione, un importante indicatore predittivo di pericolo e soprattutto fortemente correlata alla violenza interpersonale oltre che a condotte socialmente pericolose e atti criminali contraddistinti da sadismo e forte aggressività con una tendenza alla recidiva e all’ inasprimento sempre maggiore di tali condotte” (Corsaletti L., 2020).

Il concetto di “pericolosità sociale”

Quanto appena esposto ben si ricollega al concetto di  “Pericolosità Sociale” il quale lemma data in Italia dal 1930 ed è nato in seno alla Scuola Positiva, che leggeva il reato quale fenomeno naturale originato da vari fattori criminologici. In Italia la dichiarazione del delinquente pericoloso è volta a ritenere nocivo per la società colui che, ancorché non imputabile o non punibile, è probabile che commetta nuovi fatti previsti dalla legge come reati. Nel nostro paese, la prognosi giudiziale è attuata in riferimento all’art. 203 del codice penale italiano unitamente ai parametri insisti all’ articolo 133del codice penale italiano.

Il giudice valuta la gravità del reato, la capacità a delinquere del reo, (nozione criminologica ex art. 133 c.p.), i motivi a delinquere e il carattere del soggetto, i precedenti penali e giudiziari, la condotta antecedente, contemporanea o seguente al reato, e le sue condizioni di vita individuale, familiare e sociale. La pericolosità sociale è riferibile a una disposizione o inclinazione dell’individuo a commettere in futuro fatti in aperto contrasto con i beni come l’onore, la vita, il patrimonio ecc.

Il ruolo della genetica e dell’ambiente nella formazione del carattere criminale

La pericolosità sociale del soggetto (art 203 c.p.) deve essere letta come una intensa forma della capacità a delinquere e con essa ha stretti punti di connessione giacché la pericolosità sociale può essere vagliata come possibile prognosi preventiva della capacità a delinquere e pertanto riferibile sia al passato del reo ma in particolare modo al suo futuro. Invero, per la dottrina penale, l’ambiente origina il carattere del reo come risultanza tra il temperamento (di matrice biologico ereditario, fattore endogeno) e l’ambiente (fattori esogeni) (Romano, Grasso 1934) .

Alla luce di quanto appena esposto, s’inserisce il compito che il giudice deve compiere valutando il “carattere” dell’agente al fine di comprendere le sue componenti “innate”, poiché idonee a orientare il futuro comportamento del soggetto come parametro indicatore della sua pericolosità sociale che dovrà essere accertata in base alle qualità soggettive della persona attesa l’assoluta rilevanza che le varie tipologie di “ambiente” possono apportare alla psiche del soggetto e quindi contribuire alla formazione della sua personalità come quello familiare, sociale, o le cure parentali, in altre parole l’ambiente scolastico, sono in grado di produrre sul fanciullo nonché sull’adolescente (Corsaletti-Lusa, 2021).

Si deve tenere conto anche del fattore legato alla genetica comportamentale e in particolare dell’epigenetica: in tale ambito, infatti, studi di settore hanno dimostrato che gli ambienti maltrattanti sui puberi sono in grado di produrre sostanziali alterazioni del fenotipo del DNA predisponendo i soggetti ad atteggiamenti volenti (Di Cosimo-Ferracuti 2013) ove esse siano di tipologia maltrattante.

Zoosadismo: un segno premonitore di condotte aggressive

Gli zoosadici sono caratterizzati da forti connotazioni psicologiche proiettive e senso di rivalsa non solo verso gli animali, ma anche verso gli esseri umani (Corsaletti L., 2020)Lo zoosadismo può essere un sintomo precocemente riconoscibile, la cui individuazione può favorire un tempestivo e risolutivo intervento terapeutico (Corsaletti L., 2020). Scrive ancora la studiosa Corsaletti che: “se il sintomo non viene intercettato e curato il soggetto crescendo può incorrere nel disturbo antisociale di personalità e anche se questo disturbo non viene mai diagnosticato prima dei 18 anni di età, nella quasi totalità dei casi i sintomi e le manifestazioni cliniche si manifestano molto prima. In età adulta infatti, superata la fase infantile e adolescenziale, lo zoosadismo può rappresentare una modalità comportamentale specifica adottata per sublimare un’aggressività repressa” (Corsaletti L.,2020). 

Zooerastia: un disturbo con implicazioni criminali

Ai predetti concetti si collega il fenomeno della “Zooerastia” che è un disturbo che prevede il praticare rapporti sessuali con gli animali o avere fantasie erotiche sugli stessi (Corsaletti L.,2020). Quando la violenza di animali è messa in atto da bambini o adolescenti è segno premonitore di una potenziale situazione esistenziale patogena, un fattore diagnostico-predittivo da non sottovaluta.

Secondo uno studio del CNR (consiglio nazionale ricerche) in Italia il 16,7% dei ragazzi di età compresa tra i 9 e 18 anni, ha riferito di aver compiuto atti di violenza sugli animali (Corsaletti L., 2020). Un campanello di allarme fortissimo poiché bambini e adolescenti crudeli verso gli animali hanno una probabilità maggiore, rispetto a chi non lo fa di manifestare in età adulta la ripetizione di schemi comportamentali patologici, che sono frequentemente violenti e pericolosi (Corsaletti-Lusa,2020).

Conclusioni

Nei casi di violenza sulle donne esaminati dai Profiler dell’FBI emerge che il violentatore, maltrattatore, spesso partner della vittima, aveva in precedenza ucciso e maltrattato uno o più animali domestici e che non solo i Serial killer, ma anche i Sex Offender iniziano a commettere atti di violenza nei confronti degli animali nell’infanzia o nell’adolescenza, prima di passare alla crudeltà e uccisione delle persone (Corsaletti-Lusa,2021 ). Le stime sul Link sono importanti considerando che il 30/40% degli assassini hanno annoverano nel loro cv criminale maltrattamenti nei confronti di animali. La definizione di crudeltà su animali ovvero animal cruelty la dobbiamo all’unità analisi comportamentale dell’FBI, nota come Behavioral Analysis Unit (B.A.U) (Corsaletti L., 2020 e Corsaletti-Lusa,2021). alla luce di quanto sino ad ora esposto, diviene fondamentale ideare un data base basato sui parametri criminologici sin qui esposti basati sui cases reports di uccisioni maltrattamenti effettuati sugli animali in giovane età da porre successivamente in sistema con i crimini seriali effettivamente compiuti da adulti in modo da ottenere una casistica informatica volta a illustrare una tipologia di omicida ben definito (Corsaletti-Lusa, 2021).

Quanto delineato, può essere realizzato studiando parametri criminologici appropriati da inserire in un database mirato a prevenire gli omicidi e identificare l’autore del reato.  Ciò permetterebbe agli investigatori di individuare l’assassino avendone tracciato un larvato profilo criminogeno(Corsaletti-Lusa, 2021).  

Bibliografia

  1. Zara G. :“La psicologia criminale giovanile”, Carocci, Roma, 2006;
  2. Corsaletti L. “Maltrattamento animale e pericolosità sociale. Utili parametri in ambito criminologico” in Casale A.M., Lusa V.: “Criminologi e Criminalisti in formazione”, Maggioli Editore, 2020;
  3. Corselets L., Lussa V. ”Deviant Behavior in Relationships Between Humans and Animals” in Proceedings AMERICAN ACADEMY OF FORENSIC SCIENCES, in Psychiatric & Behavioral Sciences, Denver Colorado (USA),2021.

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