Nel settore delle costruzioni, la digitalizzazione sta ridisegnando cantieri, processi, appalti e relazioni tra imprese, fornitori e partner tecnologici. L’uso crescente di piattaforme connesse, dati condivisi e sistemi operativi integrati rende il comparto più efficiente, ma anche più esposto a minacce cyber capaci di incidere sulla continuità dei progetti e sull’intera catena del valore.
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Costruzioni e rischio cyber: un’esposizione sempre più operativa
La trasformazione digitale sta cambiando in profondità il modo in cui le imprese operano, innovano e competono. Dall’industria manifatturiera alla sanità, dalla logistica ai servizi finanziari, fino alle costruzioni e alle infrastrutture, la tecnologia è ormai parte integrante dei processi aziendali. Se digitalizzazione, automazione e connettività generano efficienza e nuove opportunità, allo stesso tempo ampliano la superficie di attacco a disposizione dei cyber criminali.
Secondo il nostro ultimo report “Rischi digitali nel settore delle costruzioni” realizzato in collaborazione con Control Risks, il settore delle costruzioni rappresenta un esempio concreto di una dinamica ormai trasversale: il cyber risk non è più soltanto un problema informatico, ma un rischio operativo e strategico, capace di incidere sulla continuità del business.
Dall’analisi, nel 2025 edilizia, costruzioni e immobiliare hanno registrato il 20% degli incidenti ransomware a livello globale, risultando il primo settore colpito davanti a IT/telecomunicazioni e manifatturiero.
Dal dato alla continuità operativa: un cambio di paradigma
Per anni la sicurezza informatica è stata associata soprattutto alla protezione dei dati. Oggi il paradigma è cambiato. Un attacco ransomware può cifrare file e sottrarre informazioni sensibili, ma può anche interrompere attività produttive, bloccare processi logistici, fermare impianti e generare effetti a catena lungo intere filiere.
L’adozione di piattaforme cloud, dispositivi IoT, sistemi di automazione e strumenti di collaborazione ha moltiplicato i punti di ingresso potenzialmente sfruttabili dagli attaccanti. Nelle costruzioni, l’utilizzo crescente di Building Information Modelling (BIM), sistemi connessi e tecnologie operative integrate offre vantaggi importanti in termini di efficienza e coordinamento, ma introduce anche vulnerabilità in grado di compromettere attività critiche.
Proprio perché ogni settore presenta criticità e peculiarità proprie, come QBE stiamo lavorando per sviluppare coperture sempre più personalizzate, capaci di riflettere le reali esposizioni delle imprese. Nel caso delle costruzioni, ad esempio, la partecipazione a gare e appalti, il coordinamento di più soggetti e il possibile dispendio di tempo e risorse richiedono risposte assicurative mirate.
La lezione più importante va però oltre il comparto edilizio. Nessun settore può considerarsi immune. Le stesse dinamiche riguardano aziende manifatturiere con impianti automatizzati, operatori energetici che controllano infrastrutture critiche, società di trasporto dipendenti da sistemi digitali e organizzazioni finanziarie inserite in ecosistemi sempre più interconnessi.
In questo scenario, il concetto di cyber resilience assume un significato più ampio della semplice cybersecurity. Non si tratta soltanto di prevenire gli attacchi, ma di garantire la capacità dell’organizzazione di continuare a operare anche quando un incidente si verifica.
La domanda non è più solo come evitare un attacco, ma quanto velocemente l’impresa sia in grado di reagire e riprendere le attività.
Ransomware, geopolitica e convergenza IT/OT
Il 79% degli specialisti di Control Risks indicano il ransomware come la minaccia con il maggiore potenziale impatto per le organizzazioni del settore costruzioni. Al tempo stesso, l’aumento delle attività ostili rivolte alle infrastrutture critiche conferma come anche la dimensione geopolitica sia diventata un ulteriore fattore di esposizione.
A rendere il quadro più complesso è la crescente convergenza tra Information Technology e Operational Technology. Sempre più spesso i sistemi che gestiscono processi fisici, macchinari e infrastrutture sono collegati alle reti aziendali tradizionali. Questa integrazione genera vantaggi operativi, ma aumenta anche il rischio che una compromissione informatica produca conseguenze concrete su produzione, sicurezza e continuità operativa.
Per il mercato assicurativo, questa evoluzione richiede un approccio diverso alla valutazione del rischio. Non è più sufficiente analizzare i soli sistemi interni dell’azienda assicurata: occorre comprendere l’ecosistema in cui opera, inclusi fornitori, partner tecnologici, subappaltatori e società esterne che condividono dati, piattaforme o accessi privilegiati.
La supply chain rappresenta infatti uno dei principali fattori di vulnerabilità. Un’organizzazione può investire in controlli avanzati e procedure rigorose, ma rimanere esposta attraverso un fornitore meno maturo dal punto di vista cyber. In reti sempre più interconnesse, il livello di resilienza complessivo non può essere superiore a quello dell’anello più debole della catena.
Per questo, quando valutiamo un rischio cyber, guardare soltanto al perimetro dell’azienda non basta più: è fondamentale capire quanto sia solida l’intera catena di relazioni, fornitori e partner su cui quell’organizzazione fa affidamento ogni giorno.
Governance, quadro normativo e resilienza: una sfida che va oltre l’IT
Le strategie di gestione del rischio stanno quindi evolvendo verso un approccio più integrato. Due diligence sui fornitori, valutazioni periodiche della postura di sicurezza dei partner, requisiti contrattuali specifici, piani di risposta condivisi e maggiore visibilità sugli accessi di terze parti stanno diventando elementi fondamentali di una governance efficace.
Anche il contesto normativo va nella stessa direzione. Regolamenti come la direttiva europea NIS2 rafforzano le aspettative in materia di gestione del rischio cyber e riservano crescente attenzione non soltanto alle organizzazioni direttamente coinvolte nelle infrastrutture critiche, ma anche alle loro filiere.
La conclusione è chiara: il cyber risk non può più essere confinato ai dipartimenti IT. È una sfida aziendale che coinvolge governance, operations, procurement, continuità operativa e gestione dei fornitori. In un’economia digitale e interconnessa, la capacità di resistere, adattarsi e recuperare rapidamente da un incidente rappresenta un fattore distintivo per competitività e sostenibilità.
La vera cyber resilience non si costruisce quindi attorno a una singola organizzazione, ma lungo l’intera catena del valore. Oggi la domanda non è se un attacco possa colpire un settore specifico, ma quanto l’intero ecosistema sia preparato a rispondere quando accadrà.














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