recruitment

Cyber security, aziende a caccia di professionisti: ecco le strategie

Anticipare il momento dell’ingaggio, creando delle Academy, o seguire un percorso più tradizionale, snodato tra rete di conoscenze, ricerche del dipartimento HR o tramite società specializzate? Pro e contro delle due strategie che le aziende stanno seguendo per creare o ampliare una struttura a presidio della cyber security

07 Feb 2019
Francesca Bonora

Senior Advisor ICT Security & ICT Governance

Cybersecurity

La ricerca di persone competenti cyber security è una sfida non molto semplice per le aziende, sia per la carenza di queste figure che per una certa impreparazione da parte delle stesse aziende. La buona notizia è che comincia a maturare una nuova sensibilità nei confronti della necessità di dotarsi di strutture a presidio della sicurezza e, di conseguenza, tra le aziende si è scatenata una vera e propria “guerra delle risorse”. Di seguito un confronto tra i due diversi approcci scelti per vincerla.

Le aziende alla “guerra delle risorse”

Le più recenti attività che ho svolto in ambito cyber si sono casualmente tutte concentrate sulla ricerca di persone e competenze per strutture che devono ampliare la capacity del loro presidio cyber security oppure per start up che vorrebbero fare della cyber security uno dei loro valori di core business, se non proprio il core business in quanto tale.

WHITEPAPER
Come abilitare elevati standard di sicurezza, crittografia e monitoraggio dei dati?
Datacenter
Datacenter Infrastructure Management

Molto di più di quanto accada in ambito, mi si conceda il termine, IT “in generale”, il recupero di competenze cyber security vive un intenso periodo di “guerra delle risorse umane”. E teniamo in considerazione che individuare, selezionare e assumere professionisti, dal junior al CIO/CTO, in ambito IT è ancora oggi una sfida non irrilevante, soprattutto nel nostro paese.

Un professore della facoltà di ingegneria dell’Università di Ferrara mi raccontava la reazione che hanno avuto quando a fine 2017 Yoox ha annunciato il lancio del suo programma triennale di “repaltforming”, che tra le altre cose prevede l’espansione del Data Center di Zola Predosa presso cui nascerà anche l’organizzazione che svilupperà la nuova piattaforma proprietaria applicativa di Yoox a supporto del business. Si parlava di circa 600 assunzioni in tutto, di cui 400 di profilo IT. Il professore mi raccontava di una reazione tra l’attonito e il disperato, perché non sapeva immaginarsi come, pur considerando tutti gli atenei del nostro paese, poter sostenere per tre anni un piano di quel tipo con i numeri attuali di neolaureati e all’interno di un contesto di mercato già ampiamente sotto stress.

Difficile che in ambito cyber security ci siano eventi di queste dimensioni, ma se già rispetto alle necessità è scarsa “l’offerta” di profili IT anche solo di neolaureati o neodiplomati senza esperienza, figuriamoci in ambito cyber security che sorta di dramma stiamo vivendo, stante il fatto che anche gli istituti superiori e le università hanno iniziato a trattare il tema solo da qualche anno.

Strategie di recruiting a confronto

Quali sono le strategie di guerra che ho visto scelte dalle diverse organizzazioni?

Mettiamo a confronto le due principali.

“Prendiamoli da piccoli”

L’idea è quella di anticipare il momento di ingaggio delle persone (in prevalenza junior, ma non solo) rispetto a quello dell’assunzione, precisamente di attivare la relazione al momento di costruzione (o crescita) della conoscenza della materia.

La differenza abnorme tra domanda di persone competenti, a tutti i gradi di seniority, e la disponibilità di risorse sul mercato ha fatto sì che, infatti, alcune grandi organizzazioni (o coloro che hanno ampie disponibilità finanziarie e di investimento) si siano mosse addirittura nella direzione della creazione delle cosiddette Academy, intese come centri di formazione tecnica, che abbiano l’obiettivo di formare in modo adeguato le persone da inserire successivamente all’interno delle proprie strutture organizzative.

L’idea non è male, anzi io personalmente ne sono affascinata e, ogni volta che è possibile, in progetti di questo genere mi ci butto a pesce, entusiasta come una trota che da una vasca d’allevamento, non si sa come, riconquista la libertà.

Ecco sì…se non fosse che per fare un Academy occorre disporre non solo di materiale didattico e relativi strumenti, ma soprattutto di corpo docente adeguato, pertanto anche per questo tipo di progetto la prima prova di sopravvivenza si consuma sul campo di battaglia della guerra delle risorse.

Tale prova di sopravvivenza è spesso superata grazie ad una sorta di cambio dell’obiettivo. Anziché cercare solo insegnanti che in pianta stabile facciano la docenza presso la propria Academy, una buona soluzione è stata quella di rivolgersi ad organizzazioni, già mature, che lavorano sul mercato e che quindi hanno presso di sé sia persone di una certa esperienza che use case e strumenti da usare in aula per accelerare i processi di apprendimento. Meglio ancora se l’azienda è straniera, di cultura e tradizione storicamente legate a temi di difesa tecnologica avanzata. Il problema in questo caso si sposta sul piano del costo e della reale affidabilità del modello operativo dell’Academy, che in questi casi è a mezza via tra un centro privato di formazione ed una pura logica di business, che corre quindi il rischio di sommare le criticità di sostenibilità di entrambi.

Ho visto anche un, devo dire eccellente, modello alternativo di un gruppo bancario (ahimè) non Italiano che ha fatto leva sulla propria organizzazione interna di presidio cyber security: ha creato di fatto un organismo aziendale a sé stante fermo restando tutto il resto (dalla mission alle attività operative, dall’organizzazione delle persone alla struttura di costi, eccetera) cui ha aggiunto “l’appendice” dell’Ácademy, mettendo così le basi per un virtuosissimo meccanismo di sfruttamento pieno di tutte le capacità interne e di “iniziazione dei piccoli” non solo alla cyber security, ma anche alla propria cultura aziendale.

Non mi sono ancora capitati sott’occhio dei casi di conclamato successo, fatta eccezione per una realtà ancora diversa, ma stavolta italianissima, anzi di più, emiliana. In questo caso si tratta di una Academy costruita per stimolo, ispirazione e partecipazione da parte di un gruppo industriale italiano e realizzata grazie alle capacità di un professore universitario che da diversi anni forma dei neolaureati tramite un percorso specifico con una selezione a monte particolarmente rigida. Alla fine del percorso i ragazzi vengono valutati dalla “committente” per l’inserimento in struttura, pur non escludendo la possibilità per loro di seguire altre strade dopo l’Academy.

Comunque, tra false partenze e successi, io ritengo che questa strategia di acquisizione di competenze da parte delle aziende sia straordinariamente interessante e feconda di opportunità, soprattutto in un paese come il nostro dove lui per primo beneficerebbe di una crescita maggiore e più distributa di questo tipo di competenze, a prescindere dall’azienda che poi ne fa uso nell’immediato.

“La nostra forza è la Tradizione”

La maggior parte degli interlocutori con cui ho lavorato fino ad ora tende comunque ad avviare un percorso più tradizionale, snodato tra rete di conoscenze, ricerche operate dal proprio dipartimento HR di recruiting e/o tramite società specializzate in questo mestiere.

Primo step: Il progetto di ricerca.

Il progetto di ricerca è, solitamente, la risposta operativa alla necessità di dare seguito ad una soluzione organizzativa. Cioè, in linea teorica, anche per la cyber security vale che l’organizzazione prima definisce cosa gli occorre, poi identifica una soluzione organizzativa che soddisfa il bisogno e da questa soluzione poi deduce la lista della spesa per poterla allestire. Da questa lista della spesa, nasce il progetto di ricerca.

Come per tutti i progetti di ricerca, è ovviamente molto diverso cercare alcuni specifici profili per risolvere puntualmente alcune debolezze oppure cercare l’intera cosiddetta “piramide”, ma una cosa ho visto accomunare i progetti di ricerca che mi sono capitati sott’occhio: il caso della cyber security è una sorta di punto di singolarità (nel senso matematico del termine).

Mi spiego.

Sono tutti consapevoli della difficoltà di trovare i profili giusti per le varie aree della cyber, ma se posso muovere (l’oramai attesa) critica costruttiva alle organizzazioni suggerirei a queste ultime, prima di impostare un piano di ricerca e recruiting, di prendersi il tempo per accertarsi di aver ben compreso i vari “mestieri” che compongono l’officina della cyber security (“officina” intesa sia come impianto industriale che come laboratorio composto dalla presenza operante di più personalità artistiche affini, come dice il dizionario): fare analisi forense, monitoraggio, difesa attiva, data protection, intelligence, analisi tecnica di pattern o vettori d’attacco, ecc. ecc. sono attività che non richiedono esattamente lo stesso tipo di conoscenza né lo stesso spettro di attitudini e inclinazioni né lo stesso livello minimo di seniority. In altre parole, anche se un filo più complicato data la novità, come per le altre aree aziendali occorre sapere bene cosa cercare in termini di skill e capacità in ambito cyber security, anche per essere in grado di riconoscerli quando finalmente li si trova. Invece ho riscontrato che quello che normalmente le organizzazioni “sanno e sanno fare” per le altre aree materie, nel caso della cyber spesso non sanno né si preoccupano abbastanza di procurarsi tale conoscenza prima di avviare la ricerca. E vale a tutti i livelli di profili cercati, dall’analista malware al CISO.

L’importanza delle competenze giuste

A me è successo di essere invitata ad un colloquio per un posto di responsabile di ICT Security di una bellissima azienda italiana. Anche se il progetto professionale che ho scelto è diverso e difficilmente avrei valutato una opportunità di quel tipo, lo stesso ho accettato l’invito perché davvero l’azienda era ed è molto interessante da capire e da imparare. E poi, mai dire mai!

In breve, dopo la reciproca introduzione e presentazione abbiamo iniziato a parlare del loro progetto: stavano allestendo la struttura interna a presidio della sicurezza da zero. Prima di allora non se n’erano mai occupati, poi per una serie di ottimi (e mi sa anche un pochino dolorosi) motivi avevano stabilito di dotarsi di un team apposito. Molto giusto e comprensibile.

Poi però il risultato della nostra lunga discussione è stato che in verità non avevano chiaro perché gli occorreva una struttura interna e, ovviamente, non avevano neanche chiaro cosa avrebbe dovuto fare.

Quindi non avevano idea di cosa chiedere in termini di contenuti né di come fare per capire se di fronte avevano la persona giusta o no. Forse erano della scuola di pensiero che un buon manager è tale anche se non sa niente della materia di cui la sua struttura si occupa, chissà.

Ad ogni modo, al di là del fatto che io non sono di quella scuola di pensiero, questo approccio applicato in sicurezza è pericolosissimo.

La loro idea di partire cercando il capo non era sbagliata, anzi, vista la loro inesperienza, selezionare prima il/la capobranco e poi far costituire a lui/lei il branco medesimo è il risultato di una buona suggestione. Però almeno il/la capobranco occorre saperlo riconoscere, se non se ne ha la capacità, è possibile farsi supportare da qualcuno che lo sa fare!

Se non mi sbaglio alla fine assunsero una persona dal profilo ed esperienza di tipo legale, forse hanno modificato in corso d’opera il loro progetto organizzativo, ma questa è un’altra storia.

So what?

Anche se sembra scontato: il progetto di ricerca va sostenuto con competenze specifiche che abilitino un buon risultato della ricerca medesima, per cui per tutte le organizzazioni che con la materia hanno poca famigliarità, sembra davvero necessario raccomandare di farsi supportare da esperti che limitino la possibilità di fare errori o perdere/far perdere tempo. Ci sono sul mercato varie possibilità, dal singolo advisor alle società che operano in ambito cyber security e offrono anche questo tipo di supporto così come, più tradizionalemente, società di ricerca che hanno maturato esperienza anche in questo comparto per cui sono certamente preparate.

Secondo step: il profilo di costo delle risorse

Mentre è relativamente facile convincere l’azienda che il presidio cyber security ha necessità di persone ad alta specializzazione tecnica e con determinate peculiarità, subito dopo è tutto da rifare quando si tocca il tema del costo per profilo di competenza e seniority.

La prossimità della cyber con il mondo ben più vasto dell’IT fa sì che venga dato per scontato che a parità di parole chiave e di numero di anni di esperienza, il tipo di negoziazione sia del tutto simile e anche i valori in gioco del tutto analoghi.

Ora, non sostengo certo che in termini di stipendio o di compenso in generale le persone che lavorano in ambito cyber security debbano necessariamente guadagnare di più, ma è ovvio che quando si è in regime di risorse scarse per accaparrarsele occorre essere disposti a qualcosa in più rispetto a chi come noi è in competizione per le stesse risorse.

Di fronte a questa quasi ovvia evidenza, vedo un apprezzabile tentativo di rilanciare di un 10/15% senza però un evidente razionale sottostante se non che le persone dicono subito di no alla prima offerta.

Quindi?

Quindi io suggerisco attenta riflessione nel momento in cui si stabilisce quanto occorre essere disposti a pagare per delle risorse competenti in ambito cyber security. Attenta significa che se da un lato è più che sensato tentare di avere un benchmark di riferimento, dall’altro è opportuno che tale benchmark sia solido e non preso da un comparto che “ci somiglia”. E se non c’è altra possibilità che ragionare per analogie, occorre mettere da subito in cantiere (cioè a budget) una buona percentuale di contingency che consenta di aggiustare il tiro in modo tempestivo, se non già di tirare da subito in modo congruo: è sempre un segnale non scevro da ambiguità quello che una azienda dà quando fa un’offerta che immediatamente migliora se il candidato tentenna o rifiuta.

Ma dell’offerta nel suo complesso, a mio modo di vedere non è l’aspetto economico quello più importante.

Ovviamente il denaro è un elemento molto rilevante sia per l’azienda che per la persona, ma finalmente vedo maturare la proposizione da parte delle aziende verso un modello più consono al popolo della sicurezza.

Oltre al tema del compenso, vedo sempre più spesso la volontà di arricchire il contesto di offerta con elementi che sono importanti per “una persona che fa sicurezza”.

Mi riferisco sia agli aspetti valoriali, proposti come motivazione di base per maturare la volontà autentica di proteggere l’azienda ed i suoi asset (volontà che talvolta deve essere ferrea per non cedere di fronte a determinati ostacoli), sia agli aspetti di contesto come la possibilità di accedere a fonti di conoscenza o strumenti particolarmente sofisticati, di essere affiancati o seguiti da persone altamente competenti e specializzate e più in generale dalla capacità dell’azienda di sostenere e stimolare la crescita della conoscenza delle persone…e magari della loro identità di esperti di cyber security.

La morale che sembra emergere dal confronto di queste due diverse strategie per vincere la guerra delle risorse penso possa essere riassunta in questa la chiosa finale: quale che sia la strategia che ci diamo, tra le armi da prevedere per accaparrarci persone competenti in cyber security, suggerisco dotarsi di quella della comprensione dei bisogni e desideri di questa nuova genìa, che punta alla crescita della conoscenza, alla specializzazione (talvolta quasi elitaria) e sembra acquisire, man mano che il tempo passa, una identità specifica e molto forte che va riconosciuta.

WHITEPAPER
Ripensare il performance management. Quali nuovi approcci possibili? Scopri l’app Feedback4You!
Risorse Umane/Organizzazione
Smart working
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 3