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Il riconoscimento facciale nel campanello di casa è una pessima idea: ecco perché

Il riconoscimento facciale di terzi va bandito da ogni soluzione di elettronica di consumo almeno fino quando la tecnologia non si rivelerà sufficientemente matura e, anche dopo, andrà governato con prudenza. Vediamo quali sono i rischi concreti

Pubblicato il 09 Mag 2020

Guido Scorza

Avvocato

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Un campanello sulla porta di milioni di case che informa i proprietari – in casa o fuori casa – che davanti alla loro porta c’è un poco di buono è, semplicemente, una pessima idea che rischia di trasformare il mondo in un set cinematografico di orwelliana memoria nel quale, peraltro, si diffonderebbero alla velocità della luce forme di autodifesa, magari con l’alibi della legittima difesa.

Proviamo a spiegare perché bisogna aspettare che la tecnologia sia sufficientemente matura prima di inserirla in qualsiasi soluzione elettronica, inserendo questa affermazione nell’ormai annoso dibattito internazionale tra i favorevoli e i contrari al riconoscimento facciale per distinguere i buoni dai cattivi. Tra chi, pur di fermare un poco di buono in più ritiene accettabile che i volti di milioni di persone siano passati allo scanner anche se stanno semplicemente passeggiando nelle strade delle loro città e chi preferisce un poco di buono in più in giro pur di non accettare di trasformare milioni di persone in protagonisti e co-protagonisti di un videogame.

Un dibattito vecchio di cento anni

È un dibattito, nelle sue linee essenziali, vecchio esattamente cent’anni riassunto magistralmente da Oliver Wendell Holmes Jr, Giudice della Corte Suprema americana, in uno dei primi casi di intercettazioni telefoniche della storia: «Dobbiamo scegliere, e da parte mia ho già scelto, se per la società è più pericoloso che qualche criminale si sottragga alla giustizia o che il governo giochi un ruolo ignobile pur di assicurarlo alla giustizia».

La questione oggi è, se possibile, resa ancora più complicata dalla circostanza che può darsi ormai per assodato che i sistemi di riconoscimento facciale hanno, per il momento, un margine di errore decisamente elevato con la conseguenza che è piuttosto facile che scambino un buono per un cattivo o viceversa.

È per questo che la notizia che rimbalza dagli Stati Uniti secondo la quale la Ring, produttrice dell’omonimo campanello intelligente starebbe conducendo una ricerca di mercato tra i propri clienti per conoscere la loro opinione sull’eventuale introduzione tra le funzionalità del campanello di un sistema di riconoscimento facciale non può essere lasciata cadere nel nulla come si trattasse semplicemente di una delle tante idee strampalate che di tanto in tanto rimbalzano dall’universo tecnologico.

Un rischio da scongiurare

Dicevamo che il campanello di casa col riconoscimento facciale non è da considerarsi una buona idea.

Le riserve espresse in precedenza nascono dal fatto che il campanello intelligente può sbagliare e confondere, magari, un corriere per un incallito criminale o, peggio ancora, scambiare tutti i corrieri appartenenti a una determinata etnia, per poco di buono.

Già che le forze dell’ordine possano utilizzare, come sfortunatamente continua a accadere, tecnologie di riconoscimento facciale nella piena consapevolezza dell’immaturità tecnologica è circostanza che non può far piacere a chiunque creda che il fine non giustifica sempre i mezzi ma che tecnologie di questo genere diventino addirittura di massa e finiscano avvitati sulle porte di molte delle nostre case è un rischio da scongiurare in ogni modo.

Qui una posizione, forse più forte o, almeno, più netta, di quella già contenuta nel libro bianco della Commissione europea sull’intelligenza artificiale è urgente: il riconoscimento facciale di terzi va bandito da ogni soluzione di elettronica di consumo almeno fino quando la tecnologia non si rivelerà sufficientemente matura e, anche dopo, andrà governato con prudenza facendo tesoro delle parole del Giudice Holmes.

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