A volte non è necessario disattivare server e oscurare siti per attuare il controllo dell’informazione: si può sempre ricorrere ai metodi tradizionali come l’esercizio della forza sui giornalisti. E l’accusa di disinformazione, quando non supportata da prove concrete, può essere strumentalizzata dal potere per danneggiare reputazioni, reprimere e incriminare. In questo modo, in Egitto nei giorni scorsi, l’intera redazione di Matsadaash, piattaforma di fact-checking e giornalismo investigativo, è stata smantellata fisicamente, con l’accusa di spargere disinformazione per conto dei Fratelli Musulmani. I giornalisti hanno respinto le accuse e hanno denunciato di aver subito torture all’Agenzia di sicurezza nazionale, l’agenzia di intelligence interna egiziana.
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Perché l’arresto dei giornalisti in Egitto riguarda anche l’Europa
Gli arresti dei giornalisti del media online Matsadaash, accusati di fare disinformazione per i Fratelli Musulmani, apre una questione oltre la libertà di stampa: in un Egitto decisivo per gli equilibri di Mediterraneo e Medio Oriente, per non lasciar spazio a polarizzazioni la stabilità deve puntare sulla fiducia, non su repressione e controllo
Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu

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