la giurisprudenza

Controllare il cellulare dei figli, quando si può e si deve farlo

La giurisprudenza – per ultima una sentenza del tribunale di Parma a settembre – stabilisce che i genitori possono e a volte devono controllare le attività online dei figli. Ma non è una vigilanza che va attuata solo se necessario, caso per caso, nel rispetto della privacy

02 Ott 2020
Marco Martorana

avvocato, studio legale Martorana, Presidente Assodata, DPO Certificato UNI 11697:2017

Roberta Savella

Avvocato praticante presso Studio Legale Martorana


Si è posto sempre più negli ultimi anni il dubbio su come disciplinare l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei figli minorenni e, in particolare, sul ruolo che i genitori dovrebbero ricoprire in questo ambito.

Sul punto ci sono state alcune pronunce giurisprudenziali, di cui l’ultima del Tribunale di Parma che, nel decidere su un divorzio, ha stabilito espressamente che tra gli obblighi dei genitori rientra il controllo delle attività online dei figli minori.

La giurisprudenza sul delicato equilibrio tra tutela della privacy e controllo genitoriale

Il tema del controllo genitoriale sui dispositivi dei figli si pone in contrapposizione al diritto dei minori alla privacy, diritto fondamentale che spetta a tutte le persone fisiche in base alle norme europee e nazionali e che viene sancito specificamente con riguardo ai minori nell’articolo 16 della “Convenzione sui diritti del Fanciullo” di New York, ratificata in Italia con legge 176/1991, dove si legge che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata”.

Cassazione 2014

Per bilanciare questi due interessi contrapposti si è dovuta muovere la Cassazione nel 2014, con la sentenza n. 41192. In quell’occasione, la Suprema Corte ha affermato che “il diritto/dovere di vigilare sulle comunicazioni del minore da parte del genitore non giustifichi indiscriminatamente qualsiasi altrimenti illecita intrusione nella sfera di riservatezza del primo”. Serve quindi una “effettiva necessità” per giustificare tale ingerenza, e la sussistenza di questo presupposto va valutata caso per caso.

In definitiva, la Cassazione non esclude che possa avvenire un controllo da parte dei genitori sulle comunicazioni telefoniche dei figli (il caso riguardava la registrazione di alcune telefonate), ma afferma l’importanza di valutare in base alla situazione concreta se è giustificata una prevalenza del diritto/dovere di vigilanza del genitore sulla riservatezza de figli.

Tribunale Caltanissetta 2019

In una sentenza dell’8 ottobre 2019, il Tribunale di Caltanissetta ha stabilito che i genitori hanno il dovere di controllare le chat dei figli minori per evitare che questi commettano degli illeciti. Nel caso di specie, si trattava di un ragazzo che aveva utilizzato Whatsapp per molestare un’altra minore, provocandole “un perdurante stato di ansia e paura” che l’aveva costretta a cambiare le proprie abitudini di vita. In questa sentenza viene anche in luce come l’utilizzo dei sistemi di messaggistica istantanea sia ormai da ricondurre nell’alveo del diritto alla libertà di comunicazione e di espressione, sancito dall’articolo 10 della Convenzione di Roma del 1950, dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000 e all’articolo 21 della Costituzione.

Tuttavia, tale diritto trova un limite nel momento in cui il suo esercizio vada a ledere la dignità della persona, anch’essa oggetto di un diritto fondamentale; in particolare, una tutela speciale va riservata alla dignità dei minori, in quanto soggetti deboli. Il Tribunale sottolinea quindi che “gli obblighi inerenti la responsabilità genitoriale impongono non solo il dovere di impartire al minore una adeguata educazione all’utilizzo dei mezzi di comunicazione ma anche di compiere un’attività vigilanza sul minore per quanto concerne il suddetto utilizzo”.

La sentenza del Tribunale di Parma n. 698/2020

La questione di fronte al Tribunale di Parma riguardava una causa di divorzio che si protraeva già da alcuni anni; i giudici dovevano riesaminare gli accordi presi dai coniugi nelle udienze precedenti e valutare se apportare delle modifiche per via delle nuove esigenze date dalla crescita dei figli gemelli della coppia, ora quattordicenni e quindi in una fase piuttosto delicata, e delle mutate condizioni economiche degli ex coniugi. Un motivo particolare di disaccordo tra i due era proprio la collocazione dei figli e il metodo educativo da attuare nei loro confronti. Il contrasto si era poi acuito dopo la scoperta, da parte della madre e subito comunicata da questa al padre, di file pedopornografici presenti sul telefono di uno dei due figli, ottenuti tramite un gruppo Whatsapp di cui entrambi i gemelli facevano parte, oltre che di video girati dal ragazzo e che lo ritraevano in atteggiamenti trasgressivi. Emerge dalla decisione dei giudici parmensi la necessità di regolamentare il rapporto tra gli ex coniugi in funzione di garantire ai minori la migliore educazione possibile e una crescita serena nonostante le circostanze difficoltose del divorzio.

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È proprio nell’interesse dei minori che il collegio ha stabilito che i genitori dovranno monitorare e filtrare con appositi dispositivi la loro attività sul computer e supervisionare i contenuti presenti sui loro telefoni cellulari.

Tali misure sono infatti indispensabili per evitare che i ragazzi subiscano influenze nocive per lo sviluppo della loro personalità, visto che si trovano in una fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza in cui ancora non hanno raggiunto la maturità necessaria per saper distinguere tra input positivi e negativi, come hanno dimostrato alcuni atteggiamenti tenuti da uno dei due anche per quanto riguarda la scelta delle compagnie da frequentare. Ben venga dunque un controllo più stringente da parte dei genitori, se finalizzato a tutelare la crescita dei figli in un ambiente adeguato, anche nel contesto digitale. L’internet, infatti, con la sua moltitudine di informazioni, molte delle quali per niente adatte a bambini e adolescenti, costituisce una fonte di continui pericoli per lo sviluppo delle giovani menti. I genitori hanno quindi il potere ma anche il dovere di controllare che le immagini, i video, le notizie e i vari contenuti con cui i figli vengono a contatto siano effettivamente adeguati alla loro giovane età.

La necessità di una educazione a monte

La sentenza del Tribunale di Parma in realtà dedica solo poche righe in via incidentale alla questione del controllo dei cellulari, concentrandosi più precisamente sulle problematiche relative al rapporto tra gli ex coniugi e all’affidamento dei figli.

Viene quindi ordinato ai genitori di supervisionare i contenuti presenti sugli smartphone dei gemelli e di applicare filtri di parental control sul computer, senza però soffermarsi sulla radice del problema: chi educa i ragazzi a un uso responsabile delle nuove tecnologie?

Anche dalle dichiarazioni dei figli emerge come vi sia in realtà una mancanza di consapevolezza in merito ai rischi del mondo digitale e ai suoi effetti sullo sviluppo della personalità. Il controllo genitoriale è necessario e doveroso, ma rimane una soluzione superficiale. Sarebbe poi anche interessante valutare quanto un genitore non nativo digitale possa effettivamente comprendere il mondo dematerializzato in cui gli adolescenti oggi si muovono con tanta disinvoltura. Le varie applicazioni disponibili in rete per il parental control sono un valido aiuto per gli adulti poco esperti, ma come muoversi nel momento in cui un ragazzo viene a contatto con contenuti digitali dannosi per il suo sviluppo può essere deciso solo se alla base c’è una attenta valutazione e comprensione del problema anche da parte dei genitori stessi.

In conclusione

Di fondo, si può concludere che i contenuti e le declinazioni della responsabilità genitoriale si sono evoluti nel tempo, modellando un istituto giuridico che oggi si allontana dal rigore della vecchia potestà genitoriale. Oggi il focus è sui doveri che i genitori hanno nei confronti dei figli per consentire una loro crescita il più possibile serena e lineare, ed è principalmente in funzione di questo scopo che si articola tutto il complesso di diritti e obblighi che informa il rapporto tra genitori e prole.

La digitalizzazione della sfera privata non rende certo le cose più semplici, creando anzi nuovi problemi e questioni da risolvere nel contesto familiare.

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