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Resilienza digitale nella PA, perché OTP e alert sono infrastrutture critiche



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OTP, alert e notifiche operative sono parte integrante dei processi digitali della Pubblica Amministrazione. Il caso RAI evidenzia l’importanza di infrastrutture governabili, manutenute e osservabili, capaci di garantire continuità operativa anche in caso di guasti, incidenti informatici o indisponibilità di un fornitore

Pubblicato il 3 ago 2026

Davide Cantaluppi

Responsabile di progetto ricerca e sviluppo presso Mindly Consulting Srl



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Quando si parla di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, l’attenzione si concentra soprattutto su cloud, intelligenza artificiale, interoperabilità e servizi online. Rimane spesso in secondo piano un elemento meno visibile, ma decisivo: la gestione delle comunicazioni che attivano o sbloccano un processo.

Un codice OTP può consentire l’accesso remoto a un sistema; un alert può chiamare in causa un tecnico reperibile; una notifica può autorizzare il passaggio successivo di una procedura. In questi casi il messaggio è parte del servizio. Se non viene inoltrato nei tempi previsti, può fermarsi l’attività che dipende da quel passaggio.

Molte organizzazioni gestiscono questi flussi attraverso piattaforme esterne collegate via API. È una soluzione efficiente e adatta a numerosi utilizzi. Per gli enti pubblici, però, occorre capire quali dipendenze introduce, quali informazioni rende disponibili in caso di incidente e quanto rapidamente sia possibile intervenire.

Quando la resilienza riguarda l’intero processo

La cybersecurity non coincide con la sola prevenzione degli attacchi. Comprende anche la capacità di continuare a erogare servizi quando un componente non è disponibile, la connettività è degradata o un fornitore incontra un problema. La continuità operativa deve quindi includere anche i passaggi più semplici della catena tecnologica.

Un’amministrazione può avere applicazioni protette, sistemi ridondati e procedure di emergenza ben definite, ma incontrare comunque un blocco se l’OTP necessario per accedere non arriva o se un avviso operativo non raggiunge il destinatario. La criticità dipende dal ruolo del messaggio nell’architettura, non dal suo formato.

Prima di scegliere la soluzione, è utile classificare i flussi: quali comunicazioni possono tollerare un ritardo? Quali impediscono l’accesso a sistemi essenziali? Quali devono essere ricostruibili durante un audit? Chi deve poter consultare i log e gestire un’anomalia? Le risposte distinguono i servizi ordinari dai passaggi che richiedono un presidio più diretto.

Il caso RAI: proteggere l’accesso, non semplicemente inviare SMS

Un caso emblematico emerge dalla documentazione pubblica relativa all’infrastruttura di Strong Authentication adottata dalla RAI per l’accesso remoto e la firma digitale. Nella decisione di contrarre del 7 ottobre 2024, l’azienda evidenzia come il sistema, utilizzato quotidianamente da tutta l’organizzazione, sia stato nel tempo profondamente personalizzato e integrato nei sistemi informativi interni. Proprio questa pervasività lo rende un asset strategico: garantirne la manutenzione e la continuità operativa viene infatti considerato essenziale e non rinviabile.

All’interno dell’architettura sono compresi anche gli apparati SMS gateway con un’importante funzione: il gateway partecipa a un processo di autenticazione dal quale dipende l’accesso ai servizi aziendali. Per questo viene incluso nella manutenzione insieme agli altri componenti e nell’assistenza per guasti e malfunzionamenti.

La procedura evidenzia inoltre l’esigenza di mantenere livelli omogenei di prestazione e una governance unitaria, attribuendo a un unico interlocutore la responsabilità dell’intero ciclo di vita. È una scelta organizzativa prima ancora che tecnologica: quando più elementi concorrono allo stesso servizio, la continuità non può essere affrontata separando il componente principale dai canali che ne rendono possibile l’utilizzo.

Questo approccio incide anche sulla qualità delle decisioni di acquisto e manutenzione. Valutare soltanto il costo del singolo componente può infatti essere fuorviante quando da quel componente dipende un processo critico. Per un ente pubblico conta il costo complessivo del rischio: non solo il prezzo del servizio, ma anche l’impatto di un fermo, i tempi necessari per individuare il problema e la possibilità di attribuire con chiarezza le responsabilità tecniche.

Il caso RAI chiarisce quindi il tema. Non si tratta di “usare gli SMS”, ma di stabilire se il canale impiegato per l’autenticazione sia inserito in un’architettura manutenuta, monitorabile e coerente con la criticità del processo.

La soluzione: un’architettura ibrida e osservabile

Per alcune comunicazioni la risposta può essere un servizio cloud; per altre può essere opportuno mantenere un gateway SMS all’interno del perimetro infrastrutturale dell’organizzazione, eventualmente affiancandolo a canali esterni. L’obiettivo non è riportare tutto internamente, ma evitare che una funzione essenziale dipenda da passaggi che l’ente non riesce a osservare o gestire nei tempi richiesti.

Una soluzione on-premise consente alle strutture ICT di accedere alle configurazioni, verificare i log, controllare le integrazioni e coordinare la manutenzione con il resto dell’infrastruttura. Non elimina la dipendenza dalla rete dell’operatore mobile né garantisce, da sola, la consegna di ogni messaggio. Riduce però gli intermediari tecnologici e rende più chiaro ciò che avviene fino alla presa in carico da parte della rete.

Il vantaggio di una soluzione on-premise risiede soprattutto nella possibilità per l’organizzazione di mantenere un controllo diretto sull’infrastruttura, sulle configurazioni e sui flussi più sensibili. Competenze interne, aggiornamenti, monitoraggio e procedure di gestione degli incidenti permettono di valorizzare pienamente questo modello, aumentando la capacità di verifica e di intervento in caso di anomalie o interruzioni.

Per la Pubblica Amministrazione la scelta dovrebbe partire dalla criticità del processo da proteggere. Occorre valutare l’impatto di un’eventuale indisponibilità, i livelli di servizio richiesti, la tracciabilità delle operazioni e i tempi necessari per il ripristino. In questo quadro, il presidio diretto di alcune componenti può affiancare i servizi esterni, dando vita ad architetture ibride nelle quali i flussi ordinari vengono gestiti attraverso piattaforme cloud, mentre i passaggi più delicati restano sotto il controllo dell’ente.

La resilienza digitale non richiede di eliminare ogni dipendenza esterna, ma di governarla in modo consapevole. Significa conoscere i punti critici della catena, ridurre le aree non direttamente verificabili e predisporre soluzioni proporzionate alle conseguenze di un possibile guasto. Per gli enti pubblici vuol dire poter contare su infrastrutture capaci di sostenere la continuità dei servizi anche quando una componente esterna diventa temporaneamente indisponibile.

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