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Riforma della legge sull’intelligence, il PD accelera: ecco le parti in campo

La riforma dell’intelligence ossia dell’ormai datata legge 124/2007 troverà spazio in una proposta di legge PD che sarà depositata entro fine anno. È ora la controparte rispetto alla scorciatoia ipotizzata dal premier Conte, con l’istituto italiano alla cybersicurezza, ora saltato in Legge di Bilancio

19 Nov 2020
Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu


Arriverà entro l’anno la proposta di legge PD per la riforma dell’intelligence ossia dell’ormai datata legge 124/2007. Lo comunica uno dei tre promotori, Alberto Pagani, deputato del Pd e membro della Commissione Difesa. Gli altri due sono Carmelo Miceli, deputato Pd e responsabile della Sicurezza nella segreteria nazionale, e Enrico Borghi, membro del Copasir in quota dem.

La proposta di legge si inserisce nel dibattito che ha portato allo stop dell’istituto italiano per la cybersicurezza. La riforma dell’intelligence diventa quindi terreno di spaccatura nella maggioranza, con il premier Giuseppe Conte e il M5S che invece volevano inserire l’istituto nella Legge di Bilancio 2021 e ora – pare – ci riproveranno con il consueto maxi emendamento a questa Manovra.

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La riforma dell’intelligence: una proposta di legge

“Alla proposta per la riforma della legge, ormai datata, ci lavoravano prima che emergesse l’articolo sull’istituto italiano di cybersicurezza”, spiega Pagani. “Era una riflessione più accademica che pratica e ora abbiamo dovuto accelerare per via di questa iniziativa estemporanea e non condivise con il comparto, oltre che incompatibile con la legge 124/2007”.

Scopo della riforma, introdurre innovazioni per risolvere alcuni punti che, nella struttura e nell’impianto dell’intelligence, si è rivelato inefficiente in questi anni. “L’impianto strutturale dell’intelligence ha una logica che mostra incongruenze, ad esempio per la separazione interno-esterno, e ne derivano inefficienze”, spiega.

In conclusione

Ma la proposta ora, come detto, diventa anche strumento per un confronto politico in seno alla maggioranza sulle sorti tutte dell’intelligence. “Per aggiornare l’intelligence e potenziarla serve una riforma complessiva. Che è una legge speciale, da discutere in Parlamento, non decisa solo dal presidente del Consiglio”, dice Pagani. “Necessario anche un confronto con il comparto degli operatori e le altre forze politiche, che noi faremo prima di depositare questa proposta”.

Dall’altra parte della barricata, il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) Gennaro Vecchione, considerato vicino al premier, durante l’audizione di ieri mattina al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha tornato a sostenere la necessità di avviare l’Istituto con la Legge di Bilancio. Anche senza il parere del Copasir e consultazione dei direttori di Aise ed Aisi (i servizi segreti).

Anche se lo stop all’Istituto ha visto soprattutto l’impegno di Italia Viva, insomma, la spaccatura su questo fronte è ben più ampia, come dimostra l’accelerazione sulla proposta di legge PD, che si presenta esplicitamente come controparte rispetto alla “scorciatoia” pensata dal premier e da Vecchione.

Secondo vari esperti, il ruolo che si ipotizzava per l’Istituto sarebbe anche utile per far crescere la cyber security del Paese. Ma il metodo e lo strumento scelti rischiano – entrambi – di causare un danno; come mettere una toppa in un vestito che richiederebbe, probabilmente, un ripensamento più strutturato (e condiviso).

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