Agenzia Nazionale Cybersecurity

Strategia cybersecurity nazionale, siamo alla svolta: ecco i punti chiave per il futuro

L’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale decolla in tutta la sua operatività, ma dobbiamo iniziare a muoverci tutti, a livello personale e aziendale, per partecipare a questo “party” della sicurezza offerto dalla congiunzione astrale, con un Governo attento, un’Agenzia appena fondata, un’Europa consapevole

20 Mag 2022
Luisa Franchina

Presidente Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche

Strategia cybersecurity nazionale,

Con i provvedimenti al vaglio del Comitato Interministeriale per la Cybersecurity presieduto del Presidente del Consiglio, l’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale decolla definitivamente in tutta la sua operatività, fatto salvo l’organico ancora incompleto e in via reclutamento.

Arrivano infatti in questi giorni la Strategia Nazionale di Cybersecurity con il Piano attuativo e il DPCM che attua l’art. 1 comma 7 lettera B del D.L. 105/2019 denominato Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica. Il decreto conterrà i criteri per l’accreditamento dei Laboratori Accreditati di Prova (LAP) dei quali si potrà avvalere il CVCN, Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale, per le valutazioni e le certificazioni di cyber security di prodotti dell’Information and Communication Technology, i metodi di comunicazione tra CVCN e LAP e tra CVCN e CV (Centri di Valutazione) di Interno e Difesa.

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Le parole chiave della strategia nazionale cybersecurity

Le parole chiave della strategia che sostituisce quella emanata dal DIS nel 2013 all’indomani del primo decreto sulla architettura nazionale cibernetica, il decreto Monti, sono protezione, risposta e sviluppo.

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Sviluppo di una autonomia digitale nazionale

Sviluppo di una autonomia digitale nazionale, già ampiamente promulgato dall’Agenzia. Una autonomia Software e Hardware che passa per la crescita di aziende ICT in grado di fornire al tessuto pubblico e privato italiano soluzioni funzionali, sostenibili, brillanti e, appunto, nazionali, ma passa anche per la diffusione della cultura di cybersecurity e per la creazione di professionalità con competenze di cyber security tecniche e non solo, in quantità tale da fermare il fenomeno del mecenatismo delle grandi aziende verso i profili competenti in materia a discapito delle PMI che restano tagliate fuori dall’insourcing di competenze tecniche.

Risposta tempestiva e consapevole agli attacchi cyber

Risposta tempestiva e consapevole agli attacchi, ma non solo, anche a incidenti e a minacce in genere. Risposta nella quale l’Italia dovrà farsi trovare unita, sia nelle istituzioni preposte che nel rapporto pubblico privato che deve essere biunivoco. Risposta nella quale L’ACN prevede di investire finanziamenti per progetti legati all’Incident Response all’impiego dell’intelligenza artificiale per aumentare gli attacchi rilevati e ridurre i tempi di reazione, di fatto mitigando i possibili impatti degli attacchi stessi. Risposta che si basa sul rapporto pubblico privato anche sotto forma di scambio informativo e che vedrà la creazione di un hyper SOC che raccolga appunto informazioni tempestive e mirate dai SOC pubblici e privati diffondendo le medesime a raggera verso i potenziali target. Una azione auspicata da tempo dalla comunità degli esperti per creare di fatto uno scambio simile a quello che negli altri Paesi avviene a livello degli ISAC (Information Sharing and Analysis Centre) nella versione americana, denominati diversamente, ma sempre agenti nello stesso modo, in altri Paesi.

Protezione per tutti, dal cittadino alle aziende alle istituzioni

Protezione per tutti, dal cittadino alle aziende alle istituzioni. Per raggiungere questo obiettivo occorre prima di tutto che gli attori appena citati si rendano parte attiva, informandosi e agendo di conseguenza alle opportunità che tutto questo incredibile lavoro dell’ACN e del Governo sta offrendo al nostro Paese. Occorre che le PA centrali e locali, soprattutto locali, e le partecipate si informino e avviino l’uso dei finanziamenti e delle opportunità sancite. Occorre iniziare a spendere il PNRR con i fondi dedicati a questo tema e gli ulteriori fondi che arriveranno grazie alla Strategia Nazionale che offre un ulteriore 1,2 % degli investimenti nazionali lordi a favore della cyber security.

Si parla da un anno di PNRR e di attivazione di questi progetti, ma la ricaduta sul mercato interno dovuta alle possibili attività connesse non è pervenuta neanche nelle tracce radar delle grandi aziende e delle multinazionali. Un segno, questo, che ci deve far riflettere. Per non parlare delle PA locali che dovranno comunque muoversi autonomamente o con raggruppamenti per realizzare le proprie attività in ottica di evoluzione delle competenze e della postura di cyber security.

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In altre parole dobbiamo iniziare a muoverci tutti, a livello personale e aziendale, per partecipare a questo “party” della sicurezza offerto dalla sopra descritta congiunzione astrale, con un Governo attento e consapevole, una Agenzia appena fondata, ma già in grado di dimostrarsi tempestiva ed esauriente prima di tutto nelle azioni legislative che pongono le basi per la risposta nazionale organizzata, una Europa parimenti consapevole che si muove contemporaneamente con DG home e DG connect (equivalenti rispettivamente di ministeri dell’interno e delle comunicazioni) per promulgare le due direttive NIS 2 e CER, atte a dare un quadro coeso, unico e orchestrato di security, cyber and kinetic, ossia cibernetica e fisica. Una Europa che contemporaneamente lavora alacremente con ENISA alla realizzazione degli schemi europei di certificazione cyber security di prodotto. L’idea è quella di creare una Regione, quella Europea, profondamente consapevole dal punto di vista della security e con un approccio consolidato e standardizzato alla security stessa, esattamente come l’approccio già adottato nella safety.

Da questo punto di vista, l’Italia si è portata avanti con la creazione del CVCN e oggi, con l’arrivo del DPCM che norma l’operatività del Centro e con la incorporazione dell’OCSI (Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica) già operante nel MISE, entra a pieno titolo nel novero dei Paesi innovativi in tema di certificazioni e standard, con la possibilità di esprimersi in modo autorevole e universalmente riconosciuto nei consessi sovranazionali durante le discussioni per trovare il modo di standardizzare e organizzare la disciplina della cyber security. L’obiettivo condiviso è quest’ultima diventi una professione e non un’arte, riconoscibile, comprovabile, misurabile, con professionisti di alta e media qualità, ma in quantità sufficienti a rispondere al mercato e con prodotti che rechino marchi di certificazione riconoscibili (come già oggi il marchio CE della compatibilità elettromagnetica, per esempio) attestanti l’avvenuto controllo, almeno a livello base, della rispondenza a requisiti minimi di sicurezza consolidati, comprovati, comunitari.

Questo sta preparando per noi il CVCN nell’Agenzia. Ora tocca a noi imparare a chiedere le valutazioni e le certificazioni e addentrarci in un mondo dove anche questa disciplina deve divenire patrimonio di tutti e non di pochi eletti.

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