Il caso

Bari, prossima Smart City “verde” del Sud

Molte le iniziative in arrivo nel campo della mobilità sostenibile, della sanità telematica, dell’educazione digitale e del cloud computing per la pubblica amministrazione

04 Dic 2012
Federico Guerrini

giornalista

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Dalla sanità gestita in remoto (e-Health), all’erogazione di servizi didattici e amministrativi in cloud. Dalla riduzione dei consumi alla progettazione di Smart Grid per l’erogazione efficiente dei flussi energetici a livello di singolo quartiere.

Sono molti i progetti che puntano a fare di Bari davvero una Smart City, una città intelligente. Il capoluogo pugliese è coinvolto infatti in quattro delle sperimentazioni approvate dal Miur nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività (Ponrc) 2007 – 2013 ed è al centro in questo periodo di diversi convegni e workshop dedicati al tema della sostenibilità in area Mediterranea. Ha tutte le carte in regola, insomma per candidarsi a essere una delle città faro del Sud per la realizzazione su scala locale di alcuni degli obiettivi inclusi nell’Agenda Digitale. In particolare sono la mobilità intelligente e la sostenibilità ambientale i due filoni principali in cui si articola il piano di sviluppo del capoluogo pugliese, in linea con quanto previsto anche dall’Agenda digitale europea e sulla scia di sperimentazioni in atto in altre città italiane. Mllano in particolare, in vista di Expo 2015 punta molto sulla razionalizzazione del traffico urbano e l’infomobilità e anche Genova e Bologna hanno messo la mobilità sostenibile fra i punti chiave della pianificazione urbana.

A Bari l’attenzione per questi temi viene da molto lontano.

“Il progetto Bari Smar City – spiega Pasquale Capezzuto, Energy Manager del Comune – prende le mosse dall’adesione, avvenuta a luglio 2010, al Patto dei Sindaci, un’iniziativa a carattere volontario promossa dalla Ue, in cui le Città aderenti si impegnano alla riduzione delle emissioni di gas inquinanti per almeno il 20% entro il 2020; ma il Comune di Bari fin dal 1995 aveva un ufficio che gestiva la politica energetica sul territorio, ed è quest’ufficio che oggi si occupa del coordinamento Smart City”.

Nel 2006 è stato approvato il Piano energetico comunale, che ha portato alla riqualificazione edilizia in varie aree della città grazie a delle partnership fra pubblico e privato. A esso ha fatto seguito, dopo l’adesione al Patto, l’ambizioso Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (Paes) che ha previsto l’attuazione di un programma di investimenti di circa 1,8 miliardi di euro che dovrebbe generare circa 15.000 posti di lavoro entro il 2020. “Il Paes – prosegue Capezzuto – è il primo pilastro della Smart City. Non si concentra solo sul tema delle fonti rinnovabili, ma riguarda anche l’Ict, la pianificazione scolastica, la mobilità e incide pure su cultura, sicurezza e inclusione sociale, in sintonia col programma nazionale Smart City del Miur promosso dal ministro Profumo, che fa un discorso di sostenibilità a 360 gradi, e con l’Agenda digitale proposta dal governo”.

“L’Agenda Digitale – concorda Angela Tumino, responsabile della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano – tocca tanti temi, che hanno in comune un obiettivo di fondo: sfruttare le nuove tecnologie per migliorare la qualità della vita. Da questo punto di vista, il tema dell’ecosostenibilità ambientale è quello a cui si sta più ponendo più attenzione, tenendo però presente che in, questo caso, il digitale è solo uno dei fattori in gioco, assieme allo studio dei materiali costruttivi, allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, e ad altri aspetti”.

La stima dei green jobs che sarà possibile creare a Bari è frutto di uno studio della società Accenture e tiene conto di tutti gli impieghi che ruotano attorno alla realizzazione delle 78 “azioni” previste dal Paes: dagli installatori ai progettisti ai manutentori. “In realtà – commenta Tumino – quando si valutano cifre di quest genere, bisogna tenere conto anche del possibile effetto di moltiplicazione di provvedimenti. Se i dati sui flussi di traffico, ad esempio, fossero raccolti in formato aperto, si darebbe la possibilità anche a sviluppatori esterni di costruirci sopra servizi e applicazioni. Inoltre, tali strumenti potrebbero essere basati su un’infrastruttura cittadina condivisa. All’estero stanno nascendo molte aziende che usano l’Internet delle cose per gli scopi più svariati, come monitorare il livello di umidità delle piante di casa o la salute degli animali domestici; il problema, in questi casi, è che l’infrastruttura di comunicazione è costosa, ma se ce ne fosse una comune, si potrebbe dar vita a una galassia di apparati intelligenti”.

Uno dei settori in cui si concentranno maggiormente gli sforzi dell’apparato comunale barese, è quello della mobilità sostenibile, termine dentro cui ricadono più progetti, coprenti differenti esigenze: dalla centralizzazione delle informazioni sul traffico, e la comunicazione delle stesse ai cittadini, ai sistemi di tipo park&ride: parcheggi scambiatori alimentati a energia fotovoltaica, dove lasciare l’automobile e raggiungere il centro cittadino a bordo di navette elettriche. Bari punta inoltre ad essere la prima città del Sud a dotarsi di una rete elettrica per le auto: a dicembre, nei pressi del teatro Petruzzelli, dovrebbe essere posizionata la prima colonnina di rifornimento, e l’obietivo è quello di arrivare entro la fine del prossimo anno, ad avere almeno una cinquantina di stazioni di ricarica. Nel frattempo, partirà un servizio di bigliettazione elettronica.

“Partiremo a gennaio – racconta l’ingegner Capezzuto – sperimentando sui mezzi cittadini e nei parcheggi la possibilità di acquistare i ticket via palmare e smartphone; il progetto è promosso da una società privata per cui per il Comune è a costo zero, in base ai risultati, si deciderà poi se proseguire o meno”. Nel 2013 andranno a gara i progetti di efficientamento energetico per ridurre i consumi degli edifici comunali e di sensibilizzazione della cittadinanza a un uso delle risorse rispettoso dell’ambiente – “vogliamo stimolare – sottolinea Capezzone – l’utilizzo di fonti rinnovabili anche da parte di privati cittadini, con la diffusione di questi temi presso le famiglie”.

Fra un paio di mesi dovrebbero iniziare a concretizzarsi anche le iniziative contenute nel progetto Res Novae, uno dei quattro che vedono coinvolta Bari fra quelli approvati dal ministero nel bando Smart Cities Communities and Social Innovation e che verà la collaborazione di General Electric, Ibm, Politecnico di Bari, Enel, Cnr e altri partner per la realizzazione di quartieri “modello” sul piano della gestione e programmazione dei consumi. Un quartiere, ancora da scegliere (probabilmente uno di quelli periferici) verrò reso più efficiente mediante strumenti di Smart info, con cui i residenti potranno avere informazioni in tempo reale sui loro consumi e Smart grid per collegare fra loro le infrastrutture critiche di produzione energetica. Nella lottizzazione Maglia 21 (nella zona di Japigia) sorgerà invece ex novo un quartiere modello da 10.000 abitanti; un abitato all’incrocio fra città e campagna, dove l’altezza degli edifici non potrà superare i 15 metri.

Oltre che per la mobilità sostenibile a Bari arriveranno, tramite il Miur, finanziamenti anche per progetti nel campo della e-health, del cloud computing nella P.a. e per la digitalizzazione dell’istruzione. Si tratta rispettivamente, dei progetti Smart Health, Prisma ed Edoc@Work 3.0. “Sono finanziamenti che andranno per lo più alle imprese – spiega Luigi Ranieri, ricercatore dell’Università del Salento – ma essendo il Comune oggetto della ricerca è stato naturalmente coinvolto nella scelta dei temi”. Il filone Smart Health ha ad oggetto soprattutto esperimenti di de-ospedalizzazione, ovvero di diagnostica e monitoraggio dei pazienti in remoto tramite strumenti telematici, una prassi che potrebbe supplire alla necessità della visita di persone nel caso di particolari patologie, come i problemi cardiaci e il diabete. “Per le scuole invece – chiude Ranieri – è prevista l’ottimizzazione dei percorsi educativi mediante le nuove tecnologie, la formazione di classi virtuali, a cui gli alunni partecipano da casa, assieme ad altre novità didattiche”. Il contributo complessivo per i tre progetti – da spartirsi fra le varie Regioni coinvolte (Puglia, Calabria, Sicilia e Campania) è di circa 73 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 38 milioni del progetto Res Novae. Tutti i progetti partiranno il prossimo anno, dopo il via libera definitivo del Ministero.

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