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Fare startup nel Mezzogiorno, priorità all’uso strategico dei fondi: ecco perché

La priorità per gli imprenditori che vogliono avviare startup nel Mezzogiorno è sfruttare in modo strategico i fondi a disposizione, prestando attenzione a ciò che imprese e università necessitano e offrono, senza precipitarsi verso il mercato da soli, bruciando le tappe.

16 Set 2021
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Sono la forza dell’ecosistema locale e l’entusiasmo autentico dei giovani talenti del territorio le leve fondamentali per poter trasformare i fondi dedicati alle nuove imprese del Mezzogiorno in veri e proprio trampolini di lancio verso il successo. Settori come l’Agritech, il Turismo o le Infrastrutture ad oggi potrebbero essere i più promettenti, ma la spinta all’innovazione sta penetrando anche in altri: sta ai neoimprenditori ascoltare imprese e territorio per essere i primi a cogliere le opportunità emergenti.

 

Cosa significa fare startup nel Mezzogiorno

I tre fattori fondamentali a cui guardare se si desidera avviare una startup sono università, aziende e istituzioni. Tutti e tre hanno spesso una forte componente territoriale ed è quindi necessario conoscere le loro caratteristiche peculiari nella zona in cui si desidera fare impresa, così da muoversi al meglio, consapevoli dei punti di forza e delle criticità con cui ci si troverà a fare i conti.

La fotografia scattata nel report “Panorama economico di mezz’estate del Mezzogiorno” pubblicato da Srm, Centro Studi collegato al gruppo Intesa San Paolo, smentisce molti luoghi comuni sul Sud Italia mostrando come, se fino a poco tempo fa si avvertiva voglia di innovazione nell’aria, oggi tale percezione è diventata tangibile, concreta e misurabile.

Ad oggi il Mezzogiorno risulta infatti essere l’area con il più elevato tasso di imprenditorialità giovanile (10%, rispetto alla media nazionale del 8,4%) con oltre 15.000 imprese innovative, numero in forte crescita (+52%, rispetto alla media nazionale +34%). Il territorio dimostra coi fatti di voler imboccare con decisione la via dell’innovazione e della tecnologia, con il 34% delle imprese manifatturiere del Sud intervistate che dichiara di aver effettuato investimenti in tal senso nell’ultimo triennio mentre i giovani scelgono sempre di più le discipline STEM (il 25,3% rispetto alla media nazionale del 24,6%), presupposto fondamentale per avviare startup che possano contare su una tecnologia in grado di conquistare fiducia e investitori. Il Politecnico di Bari e l’Università degli Studi di Napoli Federico II sono le due eccellenze, ma anche altri atenei si mostrano sempre più attivi nel formare giovani talenti che possono contare su 6 dei 24 poli tecnologici nazionali finalizzati a collegare il mondo accademico e l’economia reale.

Un altro esempio virtuoso che rappresenta questa spinta all’innovazione dal Sud è quello dell’Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, che, tra le diverse iniziative di orientamento all’avvio di impresa, ospiterà la StartCup Abruzzo 2021.

Per vedere un Mezzogiorno realmente competitivo, però, la strada è ancora lunga e ci sono aspetti su cui il territorio mostra falle che un neoimprenditore deve conoscere e saper affrontare. Per quanto riguarda le istituzioni, la burocrazia e l’organizzazione farraginosa spesso ne caratterizzano l’operato rendendo gli sforzi di chi vuole fare startup nel Mezzogiorno ancora più ardui. A questo problema si associa il forte divario nel livello di digitalizzazione, non solo della PA ma anche delle imprese stesse: tra quelle del Sud con almeno 10 addetti l’87% si colloca a un livello “basso” o “molto basso” di adozione dell’ICT contro l’82% del dato nazionale.

A sostenere il Mezzogiorno nel suo percorso di crescita anche da questo punto di vista ci sono importanti risorse come quelle disponibili del PNRR che assegna al Sud circa 82 miliardi di euro con cui il Ministero per il Sud e la Coesione territoriale conta di ottenere una importante crescita del Pil meridionale nel quinquennio 2021-2026 che porti la sua rappresentatività dall’attuale 22,7% ad oltre il 24. Proprio le startup potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nel restringere il gap attualmente esistente tra le due macroaree del Paese.

Come fare startup nel Mezzogiorno sfruttando al meglio i fondi dedicati

Di fronte a un quadro di forti contrasti tra luci e ombre ma in evoluzione e potenzialmente fertile per coloro che sanno instillare semi di innovazione in modo strategico, non poche persone rientrate al Sud per lavorare in smart working dalla propria terra durante i periodi di lockdown hanno iniziato a coltivare l’idea di diventare imprenditori, puntando su una tecnologia per trasformarla in futura fonte di guadagno. Chi per questi o altri motivi ha scelto di fare startup nel Mezzogiorno deve muoversi in maniera strategica per far sì che le debolezze del territorio diventino leve di successo. Questo significa per prima cosa muoversi in ottica di ecosistema, cogliere le opportunità di quelli nascenti nel Sud, inserirsi al loro interno ascoltandone i bisogni e le aspettative, per poter poi diventarne parte attiva e propositiva se non trainante. Per farlo è necessario guardarsi attorno e identificare ad esempio il settore migliore in cui proporsi tra quelli più ricettivi nell’area geografica di azione, cercando anche talenti sul territorio che portino non solo le proprie competenze ma anche il proprio network.

Il settore dell’Agricoltura, ad esempio, potrebbe essere uno dei più aperti ad accogliere le startup tech, come anche quello del turismo dove proprio l’introduzione di una forte componente tecnologica potrebbe portare innovazione nel modo di lavorare, colmando così il gap esistente e permettere alla attività del Mezzogiorno di contrastare i grandi player promuovendo la propria qualità. Decisivo potrebbe essere l’uso di intelligenza artificiale, per analisi predittive di dati ancora poco o per nulla utilizzati dalle piccole e medie imprese meridionali, specialmente in questo settore, e per la profilazione e gestione ottimizzata dei clienti, così da metterli al centro del proprio business e continuando ad attrarne di nuovi. Ad aiutare le imprese nella retention e nell’acquisizione di nuovi clienti, saranno cruciali nuove tecniche di marketing supportate non solo dall’AI ma anche da mezzi più interattivi ed immersivi come la realtà virtuale e aumentata.

Un altro settore particolarmente attraente per chi vuole lanciare una startup nel Mezzogiorno e che potrebbe dare buoni risultati è quello delle infrastrutture, un tasto dolente per quest’area dove c’è un forte bisogno di innovare da diversi punti di vista – dal monitoraggio all’ottimizzazione dei processi, dalla gestione dello sviluppo all’individuazione di opportunità di rafforzamento – ma ci sono anche importanti finanziamenti.

Individuato l’ecosistema, anche se embrionale, in cui ci si vuole inserire, è molto importante che un neoimprenditore non si precipiti da solo verso il mercato, bruciando le tappe, con la scusa di un ecosistema più debole rispetto a quello del Nord. Niente “learn by doing”, servono metodo, confronto e strategia chiedendo supporto a mentor, incubatori o acceleratori e realtà come gli Startup Studio, arrivati di recente anche in Italia e finalizzati ad abbattere il tasso medio di fallimento delle startup finora attorno al 90%.

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In università alla ricerca di idee per startup nel Mezzogiorno

Chi mira a sviluppare progetti innovativi basati su intelligenza artificiale e Augmented e Virtual Reality può trovare anche realtà strettamente dedicate a queste tecnologie e che stanno mostrando una particolare attenzione al Mezzogiorno. Archangel AdVenture, iniziativa lanciata da professionisti e manager per sostenere la nascita e lo sviluppo di progetti, ha scelto ad esempio di puntare sulla valorizzazione del patrimonio tecnologico che spesso anche al Sud, come nel resto di Italia, rischia di restare racchiuso tra le mura degli atenei. Coinvolgendo l’Università degli Studi del Molise e l’Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio” di Chieti – Pescara vuole avviare una iniziativa comune che presto sarà lanciata dopo il successo di quella già realizzata con il Centro Saperi & Co dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, il Contamination Lab focalizzato sull’AI. “Si tratterà di un meccanismo diverso ma sempre con l’obiettivo si avvicinare la ricerca accademica e l’Università alla cultura imprenditoriale” – commenta Ciro Di Carluccio, CEO di Archangel AdVenture-. “L’idea è quella di mettere in contatto studenti e dottorandi di tecnologia con i loro colleghi impegnati in studi più applicativi, così da scoprire insieme come trasformare teorie o progetti in startup che possano idealmente partecipare a delle “call for startup” in cui mettiamo a disposizione le nostre competenze e la nostra esperienza per valutare i progetti e seguirli nel loro sviluppo sul mercato.

Uno dei nostri prossimi tre scouting tech verticali su AI e AR/VR sarà poi orientato specificamente verso il Mezzogiorno: utilizzeremo infatti la piattaforma di Startup Scouting digitale di proprietà di una delle nostre Startup basata su tecnologia Open Source Intelligence (OSINT,), che andrà alla ricerca, facendo leva sulle proprie funzionalità di Intelligenza Artificiale, di opportunità per la fondazione di nuove Startup geograficamente collocabili nel mezzogiorno.. Questo ci permetterà di identificare delle opportunità di investimento anche molto embrionali sul territorio per poi proporle ad altri co-investitori anche istituzionali che hanno interesse a fare startup nel Mezzogiorno, mettendo al centro la tecnologia e liberandone il potere innovativo di cui quest’area geografica ha fortemente bisogno”.

L’articolo è parte di un progetto di comunicazione editoriale che Agendadigitale.eu sta sviluppando con Archangel

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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