CDTI

Startup italiane, gambe fragili: il ruolo della donna può fare la differenza

La formazione per passare dalla cultura del “posto fisso” a quella del “rischio”; l’imprenditoria femminile per garantire alle donne il ruolo che meritano nell’ecosistema e le fondamenta solide per sperare in una prospettiva di crescita più veloce nei prossimi anni: la ricetta per le startup del futuro

26 Gen 2022
Maria Pia Giovannini

Vice Presidente del CDTI di ROMA

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Il percorso che deve intraprendere una startup, perché cresca su basi solide, è ancora molto tortuoso e con tanti problemi da affrontare: dai numeri forniti dal Mise nell’ultima edizione del report di monitoraggio trimestrale sulle startup iscritte al sistema camerale si percepisce un quadro generale che, seppur in ripresa dopo il periodo di chiusura dovuto alla pandemia, non è ancora abbastanza positivo.

Inoltre, come hanno testimoniato i presenti delle aziende che sono iscritte al sistema camerale, su circa 10.000, solo un numero irrisorio riesce a raggiungere un successo stabile nel tempo, le startup hanno un fatturato medio di circa 196 mila euro e spesso sono in perdita, offrono lavoro a circa 65 mila addetti che sono tuttavia per lo più i soci fondatori.

Nella mia analisi, il ruolo dell’imprenditoria femminile è cruciale per il futuro dell’universo startup italiano.

Più donne imprenditrici startup: un nuovo fondo per le imprese “rosa”

Un punto su cui ancora molto si deve fare.

Di contro ci sono tanti elementi che fanno ben sperare in una prospettiva di crescita delle startup più veloce nei prossimi anni e che sono principalmente legati alle strategie di Governo, al PNRR che prevede fondi per lo sviluppo delle startup e all’utilizzo diffuso dei nuovi modelli di gestione delle risorse tecnologiche (cloud, etc) che riducono i costi iniziali di impianto per la gestione di una impresa.

Tuttavia per garantire il concreto successo delle iniziative lanciate dalle startup si rende necessario che le startup sappiano coniugare una “imprenditorialità ingegnosa”, ovvero la visione e il coraggio di intraprendere una nuova iniziativa innovativa “tipica dei giovani” con la consapevolezza e la capacità di assemblare tutti le componenti che portano dall’idea alla progettazione e realizzazione, fino alla fase commerciale tipica di persone che hanno maturato una forte competenza manageriale nel loro percorso professionale.

Tutto questo deve essere accompagnato da azioni di formazione per cambiare la cultura di questo Paese per passare dalla cultura del “desiderio del posto fisso” (ormai, per molti, solo un miraggio) alla cultura del “rischio” per avventurarsi verso l’ignoto.

L’ingegnosità è una dote naturale ma sicuramente poter disporre di una palestra dove esprimere le proprie idee, imparare a rischiare e poter ripartire anche in caso di errore aiuta al cambio di passo necessario per il nuovo paradigma.

Il CDTI su questo aspetto della formazione è stato molto vigile e ha avviato diverse iniziative tra cui non ultimo il convegno del 20 ottobre 2021 su “e-leadership per la trasformazione digitale” e rappresenta, come ha dimostrato questa primo progetto, un “environment positivo” dove coltivare lo sviluppo delle startup in innovazione e tecnologia facendo incontrare chi ha “ingegno innovativo” e con chi ha maturato “una esperienza manageriale”.

Il “fattore donna” nell’ICT

Nel mio intervento, visto anche il mio ruolo di promotrice dell’“Assemblea delle Donne ICT”, ho focalizzato l’attenzione sul “fattore donna”.

Guardando all’esperienza fatta in questo primo progetto dedicato alle start up, nonostante il desiderio del Presidente e mio, di avere un equilibrio di genere, abbiamo potuto constatare che delle 21 startup che hanno aderito all’iniziativa, solo 8 hanno dichiarato presenze femminili nel board e solo 3 hanno un CEO donna.

Le altre donne, in posizione “apicale”, sono socie o figure di marketing amministrativo.

Anche tra i mentor abbiamo lo stesso schema: su 23 solo 6 sono donne.

Il progetto CDTI riflette, in effetti, il dato nazionale che troviamo nell’Osservatorio sull’Imprenditoria femminile di Unioncamere: una presenza femminile nei vertici aziendali limitata al 20-30%.

In particolare secondo gli ultimi dati di novembre 2021 emerge che in Italia solo 1 impresa su 6 è guidata da donne (su 6 milioni di imprese solo 1,3 milioni) e meno di 154mila sono quelle giovanili: rispettivamente il 22% e il 2,6% del totale.

Fino ad oggi le imprese femminili erano più presenti in ambiti tradizionali, concentrate nel settore dei servizi (66%) con dimensioni micro (media 9 persone) ma fortunatamente è una questione generazionale. Ora invece le giovani scelgono percorsi più gratificanti, tecnologici, dove possono mettere in gioco le loro competenze. Questo cambio generazionale è legato anche alla propensione allo studio delle discipline STEM su ci si sta facendo pressione per ampliare, con la conoscenza delle tecnologie, le capacità femminili. Purtroppo tuttavia le studentesse nelle facoltà STEM ancora scarseggiano (solo il 18,3% degli iscritti sono donne).

Ci sono studi che dimostrano come la propensione al rischio nella donna sia inferiore a quella dell’uomo e che pertanto questa sia la ragione che ha generato un’auto-rinuncia agli studi STEM e alle sfide lavorative.

Ma io non sono molto d’accordo con questa teoria.

L’importanza del sostegno all’imprenditoria femminile

A mio avviso servono coraggio e ottimismo per combattere tutti gli stereotipi che riducono le potenzialità femminili ed una più elevata attenzione al benessere sociale prerequisito necessario per consentire alla donna di impegnarsi in ruoli apicali.

La pandemia ci ha dimostrato come nuove organizzazioni del lavoro, opportunamente gestite, possono rappresentare una nuova forma di equilibrio tra lavoro e famiglia.

Servono modelli di riferimento a cui le donne possono ispirarsi. La minore propensione al rischio delle imprenditrici si è anzi dimostrato un fattore di successo per lo sviluppo dell’impresa femminile perché hanno una gestione “dolce”, più pragmatica e calcolata del rischio».

Servono incentivi finanziari. E anche qui una notizia positiva. Sul finire del 2021 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.246 il DM del Mise del 30 settembre 2021 sulla costituzione del Fondo Impresa Donna di 40 milioni che prevede investimenti e servizi a sostegno dell’imprenditorialità femminile attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.

Stiamo pertanto lavorando con l’augurio che la partecipazione alle iniziative promosse dal CDTI verso le donne sia sempre più numeroso e consistente.

Il comitato “donne ICT per le donne” di CDTI

Ricordo infatti che il CDTI nel corso dell’anno, tra le tante iniziative, ha lanciato l’8 marzo la citata Assemblea delle donne ICT e costituito “un comitato donne ICT per le donne” pensando alle Next Generation women a cui abbiamo il dovere di lasciare un mondo migliore.

Questo Comitato è un centro di ascolto di donne ICT per le donne, aperto e integrato nel CDTI che vede ancora una rappresentanza fortemente maschile, per sviluppare nelle donne la conoscenza delle tecnologie e delle discipline STEM.

Il comitato ha, in questo primo breve periodo di vita, rivolto le sue azioni a creare collaborazioni e sinergie con altre associazioni e network di donne tra cui vorrei citare

“Inclusione donna” un network coeso di oltre 60 associazioni per rappresentare le istanze sulla parità di genere alle forze governative,

– “Fondazione Mondo Digitale”, per l’impegno verso le studentesse in particolare con il programma “Coding Girls” in cui le socie del Club hanno partecipato come “role model”;

-“Inspiring fifty”, ispirato alla ricerca dei role model femminili nel campo dell’innovazione tecnologica in cui io sono presente nel panel delle 50 nominate questo anno;

– “Fondazione Zenzero”, per la realizzazione di un progetto di sostegno umanitario alle giovani profughe afgane che possono essere inserite in programmi di formazione nelle discipline STEM.

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