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Turismo, così riparte l’innovazione made in Italy

Qualcosa si sta muovendo verso un upgrading del sistema d’offerta. Appurato il fallimento su questo fronte da parte degli enti locali, da alcuni anni l’iniziativa è tornata nelle mani dei privati e molte startup italiane stanno puntando sulle attività in-destination

Pubblicato il 31 Ott 2017

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Abbiamo sempre sbagliato a vendere i viaggi. Ci siamo concentrati sugli hotel e i mezzi di trasporto come se il turista andasse in vacanza per stare in albergo o in aereo e abbiamo relegato a ancillary le attività in destinazione (visitare attrazioni, gustare la cucina tipica locale, partecipare a eventi) che sono il vero motivo per cui un viaggiatore si muove. È una bella provocazione questa lanciata a conclusione del Convegno di presentazione dei risultati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo 2017. E coglie nel segno su uno dei problemi principali del turismo italiano che sconta un ritardo importante rispetto alla proposizione delle attività che costituiscono il cuore della vacanza.

Il ritardo è ancora più ampio sulla digitalizzazione di questi servizi, nonostante sia ormai risaputo che non essere online equivale quasi a non essere. Di fronte a una domanda che chiede di poter acquistare in anticipo e in digitale (l’84% dei turisti italiani che hanno accesso a internet prenota almeno un servizio online prima della vacanza e la percentuale è simile per gli altri grandi paesi europei), l’offerta stenta ancora ad adeguarsi. Considerando anche solo le attività più richieste durante il viaggio (attività culturali e ristorazione), meno del 10% dei musei italiani ha un sistema di biglietteria online e meno del 25% dei ristoranti è presente su applicazioni o portali dedicati alla ristorazione come 2Spaghi o TheFork. Non a caso i turisti che acquistano o prenotano online prima della partenza almeno un servizio cosiddetto ‘aggiuntivo’ (tour guidati, ristorazione, trasporti locali etc.) sono molti di meno di coloro che prenotano alloggi o mezzi di trasporto (47% vs 81%). La situazione si fa ulteriormente critica quando si consideri la prenotazione online una volta giunti sul luogo della vacanza, anche a causa dei forti limiti che i turisti sperimentano quando accedono da smartphone: solo il 37% dei siti web sei musei consentono una buona esperienza su dispositivi mobili.

Ma sembra che qualcosa si stia muovendo verso un upgrading del sistema d’offerta. Appurato il fallimento su questo fronte da parte degli enti locali, da alcuni anni l’iniziativa è tornata nelle mani dei privati e molte startup italiane stanno puntando sulle attività in-destination (se ne occupa il 20% delle circa 150 startup censite in ambito turismo e cultura), anche se con notevoli criticità derivanti da sotto-dimensionamento, business model poco scalabili e pochi finanziamenti che si riflettono in bassi investimenti in tecnologia. Un paio di esse però hanno dimostrato di avere i numeri per fare il salto e sfidare i giganti del web (come Google e Airbnb che pure hanno compreso le forti potenzialità di questo ambito) perché hanno dalla loro un forte ancoraggio al territorio (e quindi ai partner che posso garantire un solido sistema d’offerta) insieme a forti investimenti in tecnologia e business model che nascono fin da subito con una forte attenzione alla scalabilità e all’internazionalizzazione.

Il riferimento è innanzi tutto a Musement che ha recentemente annunciato l’integrazione con Triposo, che permetterà di unire la tecnologia di machine learning della startup olandese ai servizi di scoperta e prenotazione di esperienze in-destination di quella italiana.  L’algoritmo di apprendimento automatico di Triposo, infatti, consentirà a Musement di offrire, su un’unica piattaforma, i contenuti di milioni di siti uniti alle sue opzioni di prenotazione. Musement ha anche un accordo con la startup guidata da Ficarra, che intende diventare il tour operator e distributore di turismo incoming, B2C e B2B, di riferimento per la destinazione Italia.

Molto interessante anche, sempre in ottica sia b2b che b2c, l’esperienza di Faberest, che ha digita­lizzato la distribuzione e la gestione operativa di tour e attività locali grazie a un software che abbatte i tempi di gestione degli ordini con un com­plesso sistema di rating e notifiche, permettendo così all’utente finale di poter prenotare tour e attività anche last minute.

Sarà finalmente giunto il momento in cui il sistema turistico italiano si dota di una seria struttura industriale in uno degli ambiti di maggior ricchezza del paese e più promettenti per il futuro, anche come prospettive di internazionalizzazione?

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