Il 2025 ha rappresentato l’anno della sostanziale messa a terra dei progetti finanziati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e dal PNC (Piano Nazionale della Cronicità), incluse le iniziative di digitalizzazione.
Il fermento che ha accompagnato la trasformazione digitale degli attori della sanità italiana si è concentrato principalmente su tre strumenti chiave: la Cartella Clinica Elettronica (CCE), il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 (FSE 2.0) e la telemedicina.
Si tratta dei grandi pilastri della sanità digitale, per capillarità e pervasività nei processi e, auspicabilmente, per gli impatti e i benefici che potranno derivare
dalla loro diffusione e piena adozione a tutti i livelli del Servizio Sanitario Nazionale.
Questi strumenti si inseriscono in un contesto più ampio di innovazione, che include tecnologie e infrastrutture abilitanti come l’Ecosistema dei Dati Sanitari e ambiti di frontiera come l’Intelligenza Artificiale, contribuendo allo sviluppo di nuovi modelli di erogazione e fruizione dei servizi sanitari e sociosanitari.
Indice degli argomenti
Sanità digitale nel 2026: l’IA nella pratica clinica e le altre novità
Le applicazioni concrete di Intelligenza Artificiale (IA) stanno iniziando a sostenere la pratica clinica, per esempio nel supporto alla diagnosi, nell’analisi e interpretazione dei risultati di laboratorio e nella comunicazione con il paziente. Nel 2025 l’IA è stata oggetto di una prima regolamentazione nazionale con
la Legge n. 132/2025, che integra l’AI Act (Regolamento UE 2024/1689) introducendo principi e regole per lo sviluppo, l’adozione e l’uso delle tecnologie di IA in sanità.
Tra questi:
- l’obbligo di informare i pazienti sull’utilizzo dell’IA nelle loro cure, inclusi benefici e logiche decisionali;
- il riconoscimento dell’IA come strumento di supporto alle decisioni cliniche, senza sostituire il giudizio del medico, che rimane responsabile delle scelte finali;
- il divieto di impiego di sistemi che possano introdurre discriminazioni nell’accesso alle prestazioni, con particolare attenzione alle persone con disabilità.
L’Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS)
Accanto all’IA, l’Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS) affianca il FSE 2.0 con l’obiettivo di abilitare servizi basati sul dato, sia per finalità di cura sia di prevenzione.
L’EDS è una piattaforma di raccolta e analisi dei dati sanitari, alimentata dalle informazioni del Fascicolo Sanitario Elettronico e del sistema Tessera Sanitaria (con esclusione dei dati oscurati), finalizzata a prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione e profilassi internazionale.
L’Ecosistema sarà utilizzabile anche per attività di ricerca, programmazione e governo del sistema da parte del Ministero della Salute, di Agenas e delle Regioni e Province autonome, offrendo servizi evoluti per operatori sanitari, cittadini e istituzioni e facilitando, tra l’altro, la compilazione del Profilo Sanitario Sintetico e del dossier farmaceutico.
La gestione dei dati e l’erogazione dei servizi avverranno a livello centrale, con la presenza di dati atomici anche personali, e consentiranno l’interoperabilità dei
processi sia a livello nazionale sia transfrontaliero, sul piano del dato e del processo.
In questo quadro, il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso nel settembre 2024 parere favorevole sullo schema di decreto dell’EDS, stabilendo l’attivazione dei servizi per cura e prevenzione entro il 31 dicembre 2025, mentre quelli per governo, studio e ricerca entro il 31 marzo 2026, in linea con le fasi del FSE 2.0, evidenziando ancora alcune criticità in relazione all’effettiva tutela dei diritti di oscuramento e alla consultazione degli accessi da parte dei cittadini.
Cartella Clinica Elettronica
Sul fronte della Cartella Clinica Elettronica, e più in generale sulla digitalizzazione di tutti i processi in ambito clinico-sanitario, la principale sfida del 2025 – in particolare per il completamento della digitalizzazione dei Dipartimenti di Emergenza-Urgenza (DEA) [1] – è stata la verifica della maturità digitale secondo il modello EMRAM di HIMSS [2].
Le misurazioni, concluse nella parte finale dell’anno, hanno certificato un aumento significativo del livello di maturità digitale delle strutture sanitarie, consentendo il riconoscimento degli investimenti realizzati con i fondi PNRR. Tuttavia, tali risultati rappresentano solo l’esito visibile di un percorso più profondo che ha coinvolto le aziende sanitarie nella progettazione, realizzazione e adozione di nuove soluzioni digitali a supporto dei processi clinico-assistenziali.
Maturità digitale
Il monitoraggio dei progressi e degli impatti ha visto il coinvolgimento di soggetti terzi rispetto allo sviluppo delle soluzioni, incaricati di certificare i livelli di maturità raggiunti.
Accanto alla scala EMRAM, in diversi contesti, è stato utilizzato anche il modello eHealth Journey del Politecnico di Milano, che valuta la maturità digitale non solo sui processi clinici, ma anche su quelli amministrativi, infrastrutturali, di relazione con il cittadino e di integrazione sociosanitaria con il territorio, per una visione completa del livello di maturità digitale di un ente sanitario.
La telemedicina
Per quanto riguarda la telemedicina, la Missione 6 del PNRR prevede l’attivazione di servizi dedicati ai pazienti cronici e all’assistenza domiciliare, la realizzazione di infrastrutture tecnologiche e piattaforme nazionali e la diffusione uniforme dei servizi sul territorio.
Alla fine del 2025, tuttavia, non risultano dati pubblici consolidati sull’effettivo raggiungimento dell’obiettivo di presa in carico di almeno 300.000 persone.
La Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT) – il cui compito è abilitare l’interoperabilità, raccogliere i dati, definire standard e consentire il monitoraggio e governo dei servizi di Telemedicina – risulta operativa e la raccolta dati è avviata, ma i risultati concreti sono ancora in fase di consolidamento.
Rimane inoltre da chiarire il rapporto operativo tra la PNT e le Infrastrutture Regionali di Telemedicina (IRT), cui spetta l’erogazione concreta dei servizi di Telemedicina per le strutture sanitarie, inclusa la gestione delle postazioni di lavoro.
La sanità nell’era post-PNRR
Gli investimenti del PNRR hanno innescato una spinta rilevante verso digitalizzazione, innovazione e nuove visioni organizzative.
Molti progetti avviati – dalla telemedicina alle CCE, fino alle Case e agli Ospedali di Comunità – sono però legati a finanziamenti straordinari che non verranno automaticamente replicati.
Si apre quindi una nuova fase, in cui il Servizio Sanitario Nazionale dovrà sostenere la trasformazione con risorse ordinarie e strumenti di programmazione di medio-lungo periodo.
Se finora il PNRR ha agito soprattutto sulla componente tecnologica, la priorità diventa ora investire su cultura organizzativa, competenze, ruoli e modelli di cura. Centrale è il tema della reale maturità digitale del sistema sanitario, intesa non come semplice diffusione di soluzioni, ma come capacità di utilizzarle in modo integrato, coerente e orientato al valore.
Alcune esperienze regionali mostrano come questo obiettivo possa essere perseguito attraverso approcci sistemici che combinano infrastrutture, governance, revisione dei processi e sviluppo delle competenze.
La trasformazione digitale emerge così come un percorso continuo, che richiede misurazione, accompagnamento e apprendimento dall’uso reale delle tecnologie.
Programmazione degli investimenti
In questo scenario, governo e regioni sono chiamati a una programmazione degli investimenti che faccia evolvere processi e competenze, sostenuta da una pianificazione accurata della spesa e da attività continuative di governance e monitoraggio.
La posta in gioco è elevata: senza questo passaggio, il rischio è quello di un cambiamento incompleto, prevalentemente tecnologico e incapace di produrre un reale salto di qualità.
Il cambiamento richiesto è innanzitutto culturale e richiede investimenti duraturi in formazione, accompagnamento al cambiamento, sviluppo di competenze ibride e misurazione degli esiti di salute.
La sfida ultima rimane quella di garantire un sistema sanitario equo nell’accesso, sostenibile e vicino ai bisogni dei cittadini.
Diventa essenziale evitare l’ampliamento delle disparità territoriali e valorizzare le esperienze positive nate grazie al PNRR, integrandole nei sistemi strutturali. Al contempo, sarà sempre più importante affiancare agli indicatori di spesa e alle milestone strumenti di monitoraggio capaci di valutare l’impatto reale dell’innovazione sugli outcome di salute.
L’orchestrazione dei processi come leva del post-PNRR
La digitalizzazione dei servizi sanitari, accelerata in modo significativo dalla spinta del PNRR, ha contribuito a porre le fondamenta per la raccolta e la gestione dei dati in modalità digitale ed interoperabile, aprendo la strada a un utilizzo più sistematico delle informazioni a supporto delle decisioni.
Tuttavia, la sfida che oggi rimane aperta non riguarda più soltanto la disponibilità del dato, ma la capacità di osservare, governare e migliorare i processi assistenziali nel loro sviluppo end-to-end osservando i dati che sono
generati dai sistemi nell’esecuzione dei processi. In molti contesti sanitari, infatti, i dati sono frammentati lungo sistemi verticali, con una limitata visibilità in tempo reale sull’andamento complessivo dei percorsi di cura e delle attività operative.
Per superare questo limite è necessario, da un lato, intervenire sull’organizzazione attraverso la revisione e la completa digitalizzazione dei processi e, dall’altro, dotarsi di strumenti in grado di mitigare la dispersione informativa e valorizzare il patrimonio dati già presente nei sistemi esistenti.
In questo contesto, l’orchestrazione dei processi emerge come una nuova missione strategica per le strutture sanitarie che intendono migliorare la propria sostenibilità e misurare il valore prodotto in termini di Value Based Healthcare (VBHC), intesa come rapporto tra gli outcome di salute per il paziente e i costi sostenuti lungo l’intero percorso assistenziale.
Orchestrare un processo significa coordinare e governare un workflow complesso di attività che coinvolge molteplici sistemi, molteplici ruoli, unità organizzative e servizi, assicurando che le diverse fasi interagiscano in modo coerente e integrato.
Attraverso strumenti di orchestrazione, è possibile osservare i dati generati dai processi in tempo reale e trasformarli in informazioni utili a supportare decisioni operative e strategiche.
Vantaggi su più livello
I benefici di questo approccio si manifestano su più livelli. In primo luogo, l’orchestrazione favorisce la standardizzazione dei processi e l’automazione delle attività manuali e ripetitive, liberando tempo e risorse che il personale sanitario può dedicare alla presa in carico del paziente.
In secondo luogo, consente la sincronizzazione delle informazioni tra sistemi informativi eterogenei, garantendo una visione condivisa e aggiornata dei dati lungo l’intero processo, riducendo errori, duplicazioni e ritardi.
Infine, abilita un cambio di paradigma nella valutazione delle performance, spostando l’attenzione dal costo del singolo servizio al valore generato lungo tutto il percorso assistenziale, in coerenza con i principi della VBHC.
L’orchestratore non si sostituisce ai sistemi informativi esistenti, ma si colloca a un livello superiore di gestione e governo, integrandosi con essi e mettendo in relazione dati clinici, operativi e gestionali.
Per questo motivo, la presenza di un’architettura informativa adeguata, la qualità e disponibilità dei dati e una solida interoperabilità tra i sistemi rappresentano prerequisiti essenziali.
Evolvere a un processo strutturato
Allo stesso tempo, l’implementazione efficace di strumenti di orchestrazione richiede un forte presidio organizzativo: modelli di governance chiari, revisione dei processi, coinvolgimento degli utenti secondo logiche di co-design e service design e, infine, un’adozione incrementale delle soluzioni, capace di accompagnare il cambiamento e renderlo sostenibile nel tempo.
Processi trasversali come la prevenzione, i servizi territoriali e la salute mentale rappresentano ambiti prioritari per questo approccio. Con questo approccio si può evolvere da insieme di iniziative frammentate a processo strutturato, fondato sull’uso intelligente dei dati e sull’integrazione tra sanità, territorio e politiche sociali.
Analogamente, la salute mentale richiede modelli organizzativi capaci di garantire continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e monitoraggio degli esiti, superando la frammentazione attuale dei servizi.
Cyber security, servizi al cittadino e valorizzazione del dato
Nel contesto post-PNRR, la cyber security evolverà necessariamente da tema tecnico a fattore strategico di continuità del servizio e di governance. L’adeguamento alla direttiva NIS2 rappresenta un’opportunità per rafforzare modelli di gestione del rischio, resilienza e responsabilità, rendendo la sicurezza un prerequisito per la fiducia, l’interoperabilità e lo scambio sicuro dei dati.
Parallelamente, i servizi digitali al cittadino diventano il luogo in cui il valore degli investimenti deve farsi più visibile.
Superata la fase dei portali e delle app, la sfida è progettare servizi personalizzati, proattivi e capaci di accompagnare il cittadino lungo i percorsi di cura, riducendo complessità e distanze tra sistema e persone.
La valorizzazione del dato completa il quadro: il passaggio dal reporting consuntivo a un uso del dato per l’orchestrazione dei processi, il supporto alle decisioni cliniche e manageriali e la programmazione basata sui bisogni reali è una condizione essenziale per la sostenibilità del sistema.
Le prospettive della sanità digitale nel 2026
La conclusione ormai prossima del ciclo di risorse del PNRR segna il passaggio da una sanità sostenuta da finanziamenti straordinari a una sanità chiamata a rendere strutturale e sostenibile l’innovazione avviata, creando valore. Consolidare quanto realizzato e investire in pochi ambiti di frontiera – orchestrazione dei processi, valorizzazione dei dati, sicurezza, AI – non è una scelta opzionale, ma una condizione necessaria per evitare che il PNRR resti un esercizio di modernizzazione fine a sé stessa.
In questo quadro, lo spostamento verso modelli “As A Service” per infrastrutture, piattaforme e soluzioni applicative rappresenta una leva strategica per garantire continuità, aggiornamento evolutivo e flessibilità nell’uso delle risorse.
Il post-PNRR non richiede nuove accelerazioni isolate, ma la capacità di far maturare quanto avviato, spostando il focus dalla tecnologia al valore generato per cittadini, professionisti e sistema.
È in questo passaggio che si gioca la possibilità di trasformare il PNRR in un vero punto di svolta per il Servizio Sanitario Nazionale.
Bibliografia
[1] Missione 6, Componente 2, Investimento 1.1 “Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero”, sub-investimento M6C2 I1.1.1 “Digitalizzazione DEA I e II livello”.ospedaliero”.
[2] Modello utilizzato per valutare il grado di adozione della cartella clinica elettronica (EHR – Electronic Health Record) negli ospedali, sviluppato da HIMSS – organizzazione internazionale no-profit che promuove la trasformazione digitale in ambito sanitario.















