il paradosso

Sostenibilità, l’Europa alleggerisce le imprese ma stringe sul credito



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L’Unione Europea alleggerisce gli obblighi di rendicontazione per molte imprese, ma rafforza il peso dei rischi ESG nei modelli bancari. Tra linee guida EBA, Omnibus I, fondi sostenibili e credito climatico, la finanza sostenibile europea entra in una fase più selettiva e contraddittoria

Pubblicato il 10 ago 2026

Martina Biella

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Nel giro di pochi mesi, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, l’Unione Europea è intervenuta sui temi di sostenibilità in maniera opposta.

Da un lato, l’11 gennaio 2026 sono diventate operative le Linee guida dell’European Banking Authority (EBA) sulla gestione dei rischi ESG, che impongono alle grandi banche europee di integrare il rischio climatico nei propri modelli di rating creditizio, di governance e di adeguatezza patrimoniale. Dall’altro, il 18 marzo 2026 è entrato in vigore il pacchetto “Omnibus I” — che ha ridotto drasticamente il numero di imprese obbligate a rendicontare le proprie performance di sostenibilità.

Finanza sostenibile europea tra meno obblighi e più credito ESG

Due normative europee, nate dallo stesso impianto valoriale, che nello stesso trimestre dicono cose opposte: meno obblighi di rendicontazione per le imprese, più rigore nei modelli con cui le banche decidono a chi prestare denaro e a quali condizioni.

Queste Linee guida richiedono agli istituti di credito di condurre valutazioni di materialità ESG almeno annuali, di integrare i fattori climatici nei modelli interni di scoring creditizio e nella valutazione del collaterale, e di predisporre piani di transizione prudenziali con obiettivi quantificabili nel breve, medio e lungo periodo. Le banche più piccole e meno complesse hanno tempo fino all’11 gennaio 2027 per adeguarsi; per le grandi banche, l’obbligo è già pienamente operativo.

A questo si somma Basilea IV, che introduce un obbligo per le banche ad integrare i rischi ambientali, sociali e di governance nella governance, nella gestione del rischio e nella pianificazione strategica e apre la strada a un possibile trattamento prudenziale futuro per gli investimenti in strumenti sostenibili, non ancora formalmente introdotto.

Il pricing climatico implicito nei prestiti bancari

La conseguenza per le aziende è quella che gli operatori del credito chiamano informalmente “pricing climatico implicito“: è un meccanismo di prezzo del rischio. Le imprese energivore oppure collocate in aree più esposte al cambiamento climatico pagano spread più alti sui prestiti bancari. Gli analisti di settore riportano oggi una divergenza tra i tassi offerti a imprese più sostenibili e quelle meno virtuose che può raggiungere i 75-100 punti base di spread.

Fondi sostenibili europei, il nodo Articolo 9

Il patrimonio gestito dai fondi europei ha superato i 25mila miliardi di euro a fine 2025, in crescita di quasi il 10% sull’anno — un contesto di mercato solido, sostenuto più dalla performance di borse e obbligazioni che da nuova raccolta. Ma è la composizione interna di questo patrimonio, non la sua dimensione assoluta, a raccontare l’incoerenza di questa fase: nel quarto trimestre 2025 i fondi allineati all’Articolo 9 del Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) — quelli con i requisiti di sostenibilità più stringenti — hanno registrato il nono trimestre consecutivo di deflussi netti, per 6,6 miliardi di euro, mentre i fondi Articolo 8 (sostenibilità dichiarata ma meno vincolante) hanno attratto 70,1 miliardi di euro di nuova raccolta.

Questi dati, però, vanno compresi anche rispetto ad almeno due spiegazioni. La prima è statistica: la contrazione dell’Articolo 9 nasce nella seconda metà del 2022, quando le Autorità di vigilanza europee hanno chiarito che questi fondi devono investire esclusivamente in “investimenti sostenibili”, soglia più severa di quella inizialmente interpretata dal mercato. Secondo European Funds and Asset Management Association (EFAMA), gli asset netti Articolo 9 sono così scesi del 19% rispetto a giugno 2022, a 341 miliardi di euro (il 2,4% del mercato), in gran parte per riclassificazioni verso l’Articolo 8: quindi dovuto ad un adeguamento normativo, non un deflusso deciso dagli investitori.

La seconda riguarda la composizione della categoria: i fondi Articolo 9 restano sbilanciati su strategie azionarie attive (circa il 60%) e quasi assenti negli ETF (circa il 4%), proprio mentre gli investitori europei si spostano in massa verso strumenti passivi a basso costo — un trend che penalizza allo stesso modo fondi sostenibili e non, e che EFAMA indica come causa principale.

È comunque necessario ammettere che al momento nessuna di queste spiegazioni esclude che una parte dei deflussi rifletta davvero una minore domanda di sostenibilità “stringente” — ma nessuna delle fonti disponibili permette, al momento, di isolare quanto del fenomeno sia dovuto a questo piuttosto che ai due fattori strutturali appena descritti.

Finanza sostenibile bancaria e crescita dei prestiti ESG

Il canale che continua a crescere, però, è un altro: quello dei finanziamenti bancari, dove i volumi sono ben più ampi. Nei primi sette mesi del 2025 il mercato europeo del credito e dei prestiti ESG (in euro) ha registrato emissioni per circa 421 miliardi di dollari, in linea con lo stesso periodo del 2024 (dati ING). All’interno di questo mercato dominano proprio gli strumenti bancari: tra il 2020 e il 2024 il solo label sustainability-linked ha rappresentato oltre il 70% delle emissioni di prestiti sostenibili in dollari (Environmental Finance), a conferma di quanto il canale del prestito — accordo bilaterale tra banca e impresa — sia più pervasivo e insieme meno esposto a verifica esterna indipendente rispetto a un’emissione obbligazionaria. Il singolo caso di ING è indicativo: nel primo semestre 2025 la banca ha mobilitato 68 miliardi di euro di finanza sostenibile — l’H1 più alto della sua storia — con le transazioni di green loan cresciute del 48% su base annua. Sul fronte bancario italiano, Intesa Sanpaolo ha erogato circa 89,4 miliardi di euro di nuovi prestiti tra il 2021 e il 2025 per economia verde ed economia circolare, con l’obiettivo dichiarato di destinare il 30% dei nuovi prestiti a medio-lungo termine ad attività ambientali e sociali nel periodo 2026-2029.

Difesa, gas e nucleare: i confini mobili della sostenibilità

C’è infine un ultimo fronte che merita di essere raccontato, perché mostra che l’instabilità di questa fase coinvolge i confini stessi di cosa venga classificato come “sostenibile”. Con la Comunicazione del 30 dicembre 2025 sull’applicazione del quadro della finanza sostenibile al settore della difesa, la Commissione europea ha affermato ciò che fino a poco tempo fa appariva un ossimoro: investire nell’industria degli armamenti può essere compatibile con la finanza sostenibile.

Non è la prima volta che tali confini si spostano sotto la pressione degli eventi: già nel 2022 gas naturale ed energia nucleare erano entrati nella Tassonomia verde sotto la spinta dell’emergenza energetica legata alla guerra in Ucraina. Ed è qui il punto: proprio perché orienta miliardi di euro di capitali, dovrebbe reggersi su criteri stabili e verificabili, i principi della sostenibilità non dovrebbero cedere alla pressione geopolitica del momento.

Il messaggio della finanza sostenibile europea alle imprese

La finanza sostenibile europea, dunque, non sta arretrando: è il quadro normativo a muoversi in modo contraddittorio. Bruxelles alleggerisce la rendicontazione pubblica dichiarativa e, nello stesso trimestre, con le regole prudenziali impone alle banche di pesare sempre di più il rischio climatico nei modelli con cui decidono chi accede al credito e a quali condizioni. Come risposta, il settore finanziario prosegue nel richiedere i dati di sostenibilità, a prezzare il rischio climatico e a spostare capitali verso la transizione. Lo dicono i numeri, dai volumi robusti della finanza sostenibile bancaria al pricing privilegiato ottenuto dalle imprese più sostenibili. Il messaggio dal mercato finanziario verso le aziende è chiaro: al di là di ciò che oggi la normativa europea richieda o non più di rendicontare, la sostenibilità resta un criterio con cui le banche valutano chi finanziare e a quali condizioni. Chi ha già avviato il proprio percorso non deve rallentare; chi non l’ha ancora fatto ha tutto l’interesse a partire ora — non per rincorrere una norma, ma per non farsi trovare impreparato quando saranno i numeri, e non più solo i moduli da compilare, a fare la differenza.

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