L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle attività scolastiche e nella vita quotidiana dei più giovani. Accanto alle opportunità offerte dagli strumenti generativi, emerge però una domanda decisiva: l’accesso diseguale alla tecnologia e alle competenze necessarie per utilizzarla rischia di aggravare la povertà educativa?
Indice degli argomenti
Intelligenza artificiale e povertà educativa, il rischio nascosto
Un punto di vista meno discusso e ribadito è quello messo in luce dall’ultima indagine dell’Osservatorio sulla povertà educativa che illustra come l’accesso consapevole all’Intelligenza Artificiale riguarda anche la lotta alla povertà educativa. Come si evince dai dati questo diventa un ennesimo moltiplicatore delle disuguaglianze, creando una nuova forma di divario digitale, soprattutto quando le tecnologie e la modalità e le competenze per usarle, oltre che gli strumenti corretti non sono accessibili in modo equo.
A livello globale,osservano i ricercatori dell’Osservatorio, l’uso dell’IA tra i minori è diventato un fenomeno di massa e lo mostrano quasi ogni giorni le numerose indagini, sia internazionali, europee e nazionali, e tutte concordano nell’indicare quanto l’uso di strumenti di IA generativa tra gli studenti per i compiti scolastici e per le attività quotidiane sia in crescita.
IA nella scuola: regole e formazione contro la povertà educativa
Come è noto il dibattito sugli aspetti dell’uso dell’IA nell’insegnamento e nell’apprendimento è acceso e si inserisce in un quadro normativo nazionale e internazionale.
L’Unione europea, con l’AI Act del 2024 , ha classificato come ad alto rischio i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell’istruzione.
Anche la legge nazionale 132/2025 propone un approccio antropocentrico, delega il governo a potenziare l’alfabetizzazione all’IA e le discipline Steam nelle scuole per rafforzare le competenze di studenti e formatori, introducendo anche limiti anagrafici per la tutela dei dati dei minori.
A marzo 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 100 milioni per l’attivazione di percorsi di formazione per il personale scolastico, di workshop e laboratori per un utilizzo consapevole e sicuro dell’IA nella scuola, in attuazione delle Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche .
Intelligenza artificiale e povertà educativa: il nuovo divario digitale
L’impatto dell’IA nei sistemi educativi e da parte di minori, come emerge dalla ricerca di Openpolis, crea un gap digitale che si aggiunge ai fattori di disuguaglianza già esistenti: dalla condizione sociale al luogo di residenza, non è solo una questione tecnologica, ma un tema centrale di povertà educativa.
L’Osservatorio sulla povertà educativa sta monitorando – e continuerà a farlo per tutto l’anno 2026 – come l’accesso disomogeneo all’IA rischi di innestarsi sulle disuguaglianze educative e territoriali in Italia.
La pubblicazione, a cura di Openpolis e l’impresa sociale Con i Bambini[1], vuole essere un’occasione per gettare le basi per una riflessione fondamentale sul rapporto tra intelligenza artificiale e minori.
Inoltre, tra gli obiettivi c’è anche quello di fornire strumenti a chi lavora quotidianamente con i ragazzi, è prevista infatti entro la fine dell’anno la pubblicazione di un toolkit rivolto all’intera comunità educante, pensato per insegnanti, educatori, operatori del terzo settore e famiglie, per offrire un orientamento critico sulle potenzialità e sui rischi dell’IA.
L’intenzione è anche quella di confrontarsi con le scuole e la rete territoriale, per una comune valutazione dei riscontri ottenuti .
I dati sull’IA tra giovani e disuguaglianze educative
Partendo dai dati forniti da Eurostat nel 2025 colpisce quello relativo alle abitudini quotidiane di una parte consistente degli adolescenti europei: considerando la fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni, il 66,4% dei ragazzi e delle ragazze nell’UE ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di IA generativa nei tre mesi precedenti l’indagine.
In ben 19 stati la quota di giovani fruitori supera la media: le percentuali più elevate si registrano in Estonia (89,3%), Grecia (85,1%) e Danimarca (83,1%).
All’estremo opposto si collocano invece Romania (48,2%), Germania (51,5%) e Italia (51,9%), paesi in cui poco più della metà dei giovani dichiara di aver utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale generativa.
Secondo i ricercatori dell’Osservatorio sulla povertà educativa la questione non riguarda soltanto se le differenze osservate oggi tra i paesi europei tenderanno a ridursi o ad ampliarsi, ma anche come una tecnologia sempre più diffusa influenzerà i percorsi educativi, le opportunità di apprendimento e più in generale le condizioni di vita di bambini, adolescenti e delle comunità educanti che li accompagnano nella crescita.
Uso scolastico dell’IA tra gli adolescenti italiani
E’ importante anche comprendere per quali finalità l’IA venga utilizzata e i dati di Eurostat raccontano che molti giovani europei utilizzano l’IA per lo svolgimento di compiti e la preparazione di elaborati, infatti a livello europeo la finalità più frequente tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni è quella scolastica.
Nel complesso, i dati mostrano come il ricorso all’intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti italiani risulti ancora meno diffuso rispetto a quanto osservato in gran parte dell’Unione europea.
Un altro elemento importante da analizzare è capire le motivazioni che spingono una parte non marginale degli adolescenti a non fare uso dell’IA: i dati Eurostat mostrano che i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni, che non hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l’indagine, hanno addotto come motivazione di gran lunga più frequente la percezione di non averne bisogno.
Lo dichiara il 74,6% dei non utilizzatori, una quota perfettamente in linea con la media dell’Unione europea.
Molto più contenuta invece la percentuale di chi afferma di non aver mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l’esistenza; in Italia si tratta del 3% dei giovani, un dato inferiore alla media europea (4,4%) pari al 4,5%.
Competenze digitali per un’intelligenza artificiale consapevole
L’8,6% dei giovani italiani che non utilizza l’intelligenza artificiale dichiara infatti di non sapere come usarla; si tratta di una quota superiore alla media dell’Unione europea (7,3%) e che richiama direttamente il tema delle competenze digitali.
Il 9% dei giovani che non usano l’IA non la usa perché non saprebbe come fare, il che rappresenta un elemento che evidenzia la necessità di investire in percorsi educativi dedicati, capaci di fornire non soltanto competenze tecniche ma anche strumenti per comprendere il funzionamento e le implicazioni dell’intelligenza artificiale.
La sfida principale sembra piuttosto essere quella di garantire che l’uso dell’intelligenza artificiale avvenga in modo consapevole: come la utilizzano? Con quale grado di comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti e con quali strumenti critici per valutarne risultati e conseguenze?
Per questo motivo il ruolo della scuola, delle famiglie e più in generale della comunità educante appare destinato a diventare sempre più importante.
L’obiettivo non è favorire o scoraggiare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma mettere tutti i giovani nelle condizioni di comprenderne il funzionamento e di utilizzarla in maniera responsabile, autonoma e informata.
Le applicazioni di intelligenza artificiale generativa possono infatti offrire opportunità importanti per l’apprendimento, l’accesso alle informazioni e lo sviluppo di nuove competenze.
Scuola e comunità educante contro la povertà educativa
La diffusione dell’IA tra i più giovani pone una importante sfida educativa, dove la scuola rappresenta il principale punto di riferimento; vi è poi attorno una comunità educante più ampia – famiglie, educatori, associazioni, realtà sportive e culturali – che contribuisce alla crescita delle nuove generazioni.
Promuovere un uso consapevole di queste tecnologie significa infatti investire non solo nelle competenze digitali, ma anche nel rafforzamento dei contesti educativi e delle opportunità di apprendimento, rilevano i ricercatori di Openpolis.
Sia per i giovani che per gli insegnanti e gli educatori di fronte alla crescente diffusione dell’IA molti paesi europei stanno cercando di finire strategie e regole per accompagnarne l’introduzione nelle scuole.
Secondo un rapporto[2] pubblicato da European Schoolnet a fine 2025, nel giro di pochi anni l’IA è passata dall’essere un tema marginale a una delle principali priorità delle politiche educative europee.
Nessuno dei 23 sistemi scolastici analizzati considera oggi la questione secondaria e oltre la metà la colloca tra le aree di intervento più rilevanti.
L’obiettivo principale non è soltanto introdurre nuove tecnologie nelle classi, ma utilizzarle per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento, preparare gli studenti alle competenze richieste dalla società digitale e supportare il lavoro degli insegnanti.
La maggior parte dei sistemi educativi europei dispone già di documenti ufficiali che affrontano temi come l’uso etico dell’intelligenza artificiale, la tutela dei dati personali, la formazione dei docenti e l’impiego degli strumenti di IA nelle attività didattiche.
Parallelamente, quasi tutti i sistemi educativi stanno introducendo percorsi di alfabetizzazione all’IA all’interno dei curricula scolastici, generalmente integrandoli nelle discipline già esistenti.
In questo quadro, l’Italia presenta una particolarità: insieme alla Finlandia infatti è tra i pochi paesi a prevedere un primo avvicinamento a questi temi già a partire dalla scuola dell’infanzia.
L’indagine di Openpolis conferma come il rafforzamento delle competenze degli insegnanti rappresenti la priorità più citata dalle amministrazioni scolastiche, per cui il dibattito sull’intelligenza artificiale nella scuola è, prima ancora che tecnologica, una questione educativa.
Aule informatiche e disuguaglianze nell’accesso all’IA
Al fine di garantire equità di accesso alla formazione e all’uso delle tecnologie per la didattica e quindi a quello dell’IA, nella ricerca è stato analizzato un dato rilevante: la presenza e la diffusione delle aule informatiche negli edifici scolastici italiani.
I dati messi a disposizione dal MIM relativi all’anno scolastico 2024/25[3] indicano che in Italia, tra i 39.351 edifici scolastici censiti, solo 15.998 sono dotati di aule informatiche.
Si distinguono per la percentuale più elevata di strutture adeguate la Valle d’Aosta, la Liguria (59,1%), il Piemonte (53,6%) e le Marche (51,4%).
Percentuali diverse si registrano in Abruzzo (27,8%), Calabria (27,2%) e Lazio, dove solo il 25,4% degli edifici dispone di tali spazi dedicati.
Tra le città Pavia (91,4%), Modena (87,7%) e Aosta (82,1%) guidano la classifica con le percentuali più elevate, risultando gli unici centri a superare la soglia dell’80%, mentre i valori più bassi si rilevano a Catanzaro (5,4%), Cosenza (6,6%) e Latina (8,6%).
Inoltre, nelle scuole delle aree interne la presenza di aule informatiche è più rara, nei comuni polo la quota supera il 44%, in quelli dell’hinterland il valore scende già al di sotto della media nazionale, attestandosi al 40,1%.
La percentuale cala progressivamente nei comuni intermedi (37,8%), in quelli periferici (37%) e tocca il minimo negli ultraperiferici (33,8%).
Riferimenti su intelligenza artificiale e povertà educativa
Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche
[1] Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente ↩
[2] The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. […] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors. ↩
[3] Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche – Openpolis ↩

























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